il robot che estirpa le erbe tossiche nei pascoli


Raggy è il robot autonomo che estirpa le erbe tossiche nei pascoli: niente chimica, niente manodopera, solo AI e machine vision.

Chi gestisce pascoli, allevamenti estensivi o aree verdi pubbliche conosce bene il problema: le erbe tossiche per il bestiame crescono dove non vorresti, si moltiplicano rapidamente e rimuoverle a mano è costoso, lento e faticoso. In Gran Bretagna il problema più sentito è la Jacobaea vulgaris, il senecio jacobaea — una pianta diffusa in tutta Europa, inclusa l’Italia, che contiene alcaloidi pirrolizidinici capaci di causare danni epatici irreversibili e morte nei cavalli e nel bestiame se ingerita anche in piccole quantità nel fieno essiccato.

Un’azienda del Sud-Ovest inglese ha deciso di affrontarlo con un robot autonomo. Si chiama Raggy, è elettrico, si muove da solo, riconosce la pianta con la visione artificiale e la estirpa meccanicamente alla radice. L’estate 2026 sarà quella dei suoi primi trial in campo nelle fattorie del Dorset. Ma le implicazioni — tecnologiche e agronomiche — vanno ben oltre la Gran Bretagna.




Il Robotic Traction Unit (RTU) di Robotriks durante i test finali al Dorset Innovation Park di Wool, vicino a Wareham: la piattaforma è completamente elettrica, con autonomia di batteria fino a 24 ore— una frazione del prezzo dei robot agricoli comparabili attualmente sul mercato. 

Foto di: OmniTrattore.it

La pianta: perché il senecio è un problema anche in Italia

Prima di parlare del robot, vale la pena capire cosa combatte. Il senecio jacobaea è considerato uno dei problemi agricoli più persistenti in Gran Bretagna: può contaminare i pascoli e causare gravi danni alla salute del bestiame. La pianta contiene alcaloidi che causano danni epatici irreversibili. 

In Italia il genere Senecio comprende numerose specie — tra cui S. jacobaea, S. vulgaris e S. inaequidens — presenti soprattutto in prati magri, bordi stradali, pascoli di collina e montagna. La pianta è tossica sia fresca che essiccata nel fieno: paradossalmente, gli animali al pascolo tendono a evitarla perché amara, ma la ingeriscono volentieri quando è mescolata al fieno secso, dove il sapore è mascherato. I danni epatici si accumulano nel tempo e spesso diventano evidenti solo quando sono irreversibili.

La rimozione è obbligatoria per legge in Gran Bretagna; in Italia il controllo rientra nelle buone pratiche agricole ma non è prescritto uniformemente. Il metodo tradizionale — estirpazione manuale con guanti e attrezzo dedicato, per non diffondere i semi — è efficace ma estremamente lento: un ettaro infestato può richiedere giorni di lavoro.

Il robot con batteria da 24 ore

Al cuore del progetto c’è il Robotic Traction Unit (RTU) di Robotriks, una piattaforma che l’azienda sviluppa dalla sua origine all’Università di Plymouth.  Alimentato da batterie con autonomia fino a 24 ore, può essere impiegato per una vasta gamma di compiti, dal monitoraggio delle colture alla raccolta. 

Per il progetto Raggy, l’RTU è stato equipaggiato con capacità sofisticate di rilevamento e rimozione. Usando machine vision e tecnologia connessa, individua le piante di senecio e le rimuove meccanicamente alla radice. Il sistema è alimentato dalla piattaforma Qualcomm Dragonwing, il che significa che il robot può prendere decisioni in campo in tempo reale. 

Il punto chiave è “in tempo reale”: non si tratta di un sistema che raccoglie immagini, le invia a un server remoto e aspetta una risposta. L’elaborazione avviene direttamente a bordo del robot — quello che in gergo tecnico si chiama edge AI — con latenza praticamente nulla. Questo è fondamentale per un’applicazione agricola dove le condizioni del terreno cambiano continuamente e la pianta va riconosciuta con certezza prima di estirparla, per evitare di danneggiare le specie adiacenti.

Come funziona: machine vision, edge AI e rimozione meccanica

Il flusso operativo di Raggy si articola in tre fasi distinte.

La prima è il rilevamento: le telecamere di bordo acquisiscono continuamente immagini del terreno davanti al robot. Il modello di visione artificiale — addestrato su migliaia di immagini di senecio in diverse fasi di sviluppo, in diverse condizioni di luce e su diversi tipi di suolo — analizza le immagini in tempo reale e identifica le piante target con la loro posizione precisa.

La seconda è la localizzazione: una volta identificata la pianta, il sistema calcola le coordinate esatte dell’apparato radicale. La rimozione deve avvenire alla radice per essere efficace: tagliare il fusto lascia il rizoma intatto e la pianta ricresce.

La terza è l’estirpazione meccanica: un attuatore — il cui design dettagliato non è ancora stato reso pubblico — agisce sulla pianta rimuovendola fisicamente senza uso di erbicidi. Il suolo viene perturbato il meno possibile per preservarne la struttura microbiologica.

Jake Shaw-Sutton, direttore di Robotriks, ha descritto l’RTU come «una piattaforma modulare, progettata come uno strumento agricolo multifunzione flessibile capace di eseguire una serie di compiti in agricoltura e potenzialmente in altri settori». In pratica: la stessa macchina che oggi estirpa il senecio potrebbe domani monitorare le colture, raccogliere campioni di suolo o distribuire trattamenti localizzati — basta cambiare il modulo frontale. Quadricottero



Raggy: il robot che estirpa le erbe tossiche nei pascoli

Flusso operativo di Raggy nei pascoli del Dorset: rilevamento visivo della pianta → localizzazione dell’apparato radicale → estirpazione meccanica alla radice → nessun uso di erbicidi. Il sistema è alimentato dalla piattaforma edge AI Qualcomm Dragonwing, che elabora le immagini direttamente a bordo senza inviare dati a server remoti.

Foto di: OmniTrattore.it

Il contesto: autonomia del segnale e il Global Autonomy Cluster

Un dettaglio spesso trascurato nei comunicati sui robot agricoli è la connettività. I sistemi che dipendono da una connessione dati stabile funzionano bene nei capannoni e nei laboratori, ma nei pascoli — spesso in zone di collina o montagna con copertura mobile scarsa — la storia cambia.

Dave Happy, amministratore delegato di Telint, ha sottolineato che i vantaggi del Dorset — in particolare l’accesso allo spettro radio — rendono la contea un luogo ideale per testare e sviluppare il sistema. 

La filosofia edge AI di Qualcomm Dragonwing risponde esattamente a questa sfida: elaborazione locale, dipendenza minima dalla connettività, capacità di operare in autonomia anche in aree con copertura radio limitata. È lo stesso principio che guida il progresso dei droni agricoli di ultima generazione — e che renderà i robot terrestri davvero utilizzabili in condizioni reali di campo.


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