«Su consiglio del mio legale, mi avvalgo della facoltà di non rispondere in base ai diritti garantiti dal Quinto emendamento». Sono 111 le volte in cui Anthony Fauci, convocato sotto giuramento davanti alla Commissione per la Sicurezza interna e gli Affari governativi del Senato americano, ha scelto il silenzio. L’ex direttore del NIAID si è rifiutato di rispondere non solo a domande compromettenti come l’origine del Covid o sui finanziamenti alle ricerche condotte a Wuhan, ma anche quando il senatore Josh Hawley gli ha chiesto: «Che giorno della settimana è oggi?», «Di che colore è la sua cravatta?» o «Di che colore è il tappeto davanti a lei?». Tre domande innocue, utilizzate per dimostrare che Fauci non stava valutando caso per caso il rischio di autoincriminarsi, ma aveva deciso di opporre alla Commissione un rifiuto assoluto. La risposta, identica, è risuonata per tutta l’audizione durata circa tre ore.
Fauci era stato citato con un mandato di comparizione dopo essersi sottratto a un’audizione volontaria. Nella dichiarazione iniziale ha accusato il presidente della Commissione Rand Paul – che poche ore prima aveva reso pubblici i diari personali del virologo – di nutrire una «evidente ossessione» per la sua incriminazione e di averlo convocato con un solo obiettivo: indurlo a pronunciare «qualcosa, qualsiasi cosa» che potesse giustificare la promessa di mandarlo «dietro le sbarre». Ha quindi annunciato che, per quanto gli costasse, avrebbe seguito il consiglio dei suoi legali. La linea difensiva ha trasformato l’aula in un teatro dell’assurdo: Fauci non ha risposto nemmeno quando il senatore Bernie Moreno gli ha chiesto di recitare il Quinto emendamento sul quale fondava il proprio silenzio. Ancora una volta, la stessa formula.
Hawley ha contestato la legittimità del ricorso generalizzato al Quinto emendamento richiamando la sentenza Brown v. Walker del 1896: secondo il senatore, la grazia concessa da Joe Biden avrebbe eliminato il rischio di incriminazione per i reati federali commessi nel periodo coperto dal provvedimento e, con esso, il diritto di non rispondere su quei fatti. Poi l’affondo: «Credo di sapere perché lo fa. Perché non vuole rispondere alle domande. Perché ha fatto ogni sorta di cose terribili. Perché durante la pandemia si è arricchito mentre la gente moriva». L’effetto giuridico della grazia sul diritto al silenzio resta tuttavia controverso e Rand Paul ha riconosciuto che la questione potrebbe dover essere risolta dai tribunali. La clemenza «piena e incondizionata», preventiva e retroattiva, firmata da Biden nel gennaio 2025 non copre comunque eventuali reati successivi, come una nuova falsa testimonianza, né impedisce al Congresso di proseguire le proprie indagini.
Uno dei capitoli più duri dell’interrogatorio ha riguardato il denaro. Hawley ha accusato Fauci di avere utilizzato dipendenti e risorse federali in orario di lavoro per sollecitare candidature a premi personali che superavano complessivamente il milione di dollari. Al centro delle contestazioni figura il Dan David Prize, riconoscimento da un milione di dollari assegnatogli nel 2021, di cui il 10% era destinato per regolamento a borse di studio. Secondo i documenti citati durante l’audizione, funzionari federali avrebbero collaborato alla preparazione delle candidature e interpellato gli uffici etici sulla possibilità che Fauci incassasse i premi. Hawley gli ha chiesto se avesse ordinato ai propri dipendenti di lavorare alle pratiche, se avesse fatto pressioni per superare le obiezioni etiche e quanto denaro avesse ricevuto. Nessuna risposta. Il senatore ha inoltre sostenuto che, negli anni della pandemia, il patrimonio familiare di Fauci sia salito oltre i 12 milioni di dollari. Il silenzio dell’interessato ha impedito qualsiasi chiarimento nel merito.
Le domande hanno attraversato l’intera gestione pandemica. Rand Paul ha chiesto conto dei finanziamenti del NIAID a EcoHealth Alliance e delle ricerche sui coronavirus svolte al Wuhan Institute of Virology, accusando Fauci di avere negato davanti al Congresso che si trattasse di ricerche nel campo del guadagno di funzione. Ashley Moody ha incalzato Fauci sulla regola dei sei piedi di distanziamento, pari a circa 1,8 metri, ricordando che lo stesso immunologo aveva ammesso come quella misura fosse «in qualche modo comparsa» senza il sostegno di studi clinici controllati. «Le scuole non riaprirono, le attività non riaprirono, le chiese non riaprirono», ha ricordato la senatrice. Ron Johnson lo ha invece interrogato sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, sui segnali avversi e sulle informazioni conosciute dalle autorità sanitarie. A entrambi Fauci ha opposto il Quinto emendamento. Dal canto loro, i democratici, guidati da Gary Peters e Maggie Hassan, hanno invece denunciato una procedura costruita per trasformarlo in un capro espiatorio.
La tensione è esplosa quando l’avvocato David Schertler ha tentato ripetutamente di intervenire a difesa del suo assistito. «Lei non ha la parola», lo ha ammonito Paul. Dopo oltre un minuto di scontro, il presidente ha ordinato agli agenti di allontanarlo dall’aula, tra gli applausi di una parte del pubblico. Al termine della seduta, Paul ha annunciato un voto per dichiarare Fauci in oltraggio al Congresso. Hawley ha scelto, invece, il terreno politico: «Il silenzio è un’ammissione», ha scandito, sostenendo che le azioni del virologo non sarebbero state mosse solo dal denaro: «Alla fine dei conti non si trattava solo dei soldi, vero? In realtà si trattava di una questione di potere». Ed è proprio questa l’immagine consegnata dall’audizione. Dopo avere incarnato per anni la “scienza” che pretendeva obbedienza assoluta, Fauci si è trincerato dietro il diritto a non autoincriminarsi. L’uomo che chiedeva agli americani di fidarsi ciecamente delle regole e delle istituzioni non ha risposto neppure sul colore della propria cravatta.
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Enrica Perucchietti
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