Il caldo non sembra voler concedere tregua. Dopo settimane di temperature ben oltre le medie stagionali, con ondate di calore sempre più intense e una siccità che continua a mettere in difficoltà diverse aree del Paese, l’estate 2026 conferma una tendenza che gli scienziati osservano ormai da anni: il cambiamento climatico non è più uno scenario futuro, ma una realtà con cui fare i conti ogni giorno. «È un problema attuale e non possiamo più fare finta di niente», dichiara a Leggo Carlo Alberto Pratesi, Presidente dello European Institute of Innovation for Sustainability e professore di Marketing, Innovazione e Sostenibilità all’Università Roma Tre in occasione del progetto “Valore Acqua”, presentato a Massafra (Taranto) e finanziato da Heineken per sostenere il fabbisogno d’acqua a Castellaneta, evitando che gli agricoltori la prelevino dalla falda attraverso i pozzi.
Un progetto che verrà inaugurato quest’anno e completato entro il 2028, con lo scopo di evitare il prelievo dalla falda – una delle principali riserve della Puglia – per sostituirlo con l’acqua proveniente dal fiume Bradano e dalla diga di San Giuliano in Basilicata. In sostanza i pozzi non saranno più attivi e una vasca da accumulo di 10mila metri cubi, già esistente, verrà ripristinata. Un modo per risolvere il problema della siccità, sentita specialmente nel mese di giugno: il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e anche in Italia, con termometri che hanno superato più volte i 40 gradi. Pratesi ci spiega perché «questa sarà la più fresca delle prossime estati» e quali sono i cambiamenti, individuali e collettivi, che non possiamo più rimandare.
Stiamo vivendo estati sempre più calde e periodi di siccità sempre più lunghi. Stiamo assistendo a un’anomalia o possiamo considerarla la nuova normalità?
«Il problema è che le previsioni che si erano fatte decenni fa purtroppo non solo si stanno verificando, ma con un’accelerazione rispetto anche agli scenari meno positivi. Questa non è solo la nuova normalità, ma sarà una normalità che tenderà a peggiorare. Qualcuno dice che questa sarà l’estate più calda degli ultimi decenni, ma possiamo dire che sarà anche la più fresca dei prossimi decenni. Purtroppo la scienza non è mai così capace di spiegare che non c’è da discutere, i dati sono incontrovertibili a livello internazionale».
Le ondate di calore sono sempre più frequenti. Secondo lei siamo culturalmente pronti ad affrontare una crisi climatica di questo livello?
«La risposta è no, non siamo pronti. Non abbiamo chi ci spiega bene e in maniera semplice, senza banalizzare, qual è la strada giusta da prendere. E non so chi dovrebbe raccontarla, perché l’educazione dovrebbe venire dalla famiglia, ma non è sempre preparata, o dalla scuola, che non è pronta o non ha i tempi giusti per applicarla.
I media potrebbero essere di aiuto, anche se non sono argomenti semplici da spiegare. Il punto è che tutti dovremmo adottare un cambiamento più olistico, soprattutto nelle nostre scelte di consumo».
Tornando al problema dell’acqua, in quanto diverse regioni affrontano il problema della siccità. Quanto è urgente cambiare e come possiamo farlo per fare in modo che il consumo si riduca sempre di più?
«La cosa incredibile è quanto poco la si risparmi. Come prima cosa, quindi, bisognerebbe lavorare sul risparmio: sarà difficile spiegare ai nostri nipoti che laviamo i pavimenti o le automobili con l’acqua potabile. Noi facciamo degli sprechi che non hanno nessun senso, dovremmo iniziare a eliminare quelli che non pregiudicano la nostra qualità di vita. Anche gli impianti andrebbero modificati: per gli scarichi utilizziamo l’acqua potabile quando in realtà si potrebbe riciclare l’acqua della doccia. Per non parlare dell’acqua che non beviamo ma che consumiamo attraverso i prodotti, sappiamo benissimo che per produrre carne ne serve tantissima. Quindi anche ridurre la carne potrebbe essere un buon modo per diminuire il nostro impatto. Insomma, si potrebbe fare moltissimo per risparmiare».
Le imprese e i cittadini cosa possono fare per migliorare questa condizione?
«Tutti devono fare la loro parte: le aziende che investono per ridurre il loro impatto e i cittadini nell’agire in maniera corretta. Anche se questo non è sempre vero, perché se chiediamo loro quanto sono preoccupati dicono “tanto”, ma quando gli domandiamo quanto si stanno impegnando sono poche le risposte sincere. Ad esempio si potrebbe ridurre il tempo delle docce o non usare l’aria condizionata, ma sono abitudini faticose da adottare specialmente all’inizio. Per questo è importante fare una buona comunicazione per spiegare che non ci sono alternative. Credo molto nell’educazione, nell’informazione e nella formazione, perché non sempre le persone hanno la giusta percezione di quanto sia grave l’aumento delle temperature. Avere dei comunicatori che sappiano raccontare bene le emozioni, che siano positive o negative, è fondamentale. Servono questi professionisti per motivare e invogliare al cambiamento, se manca la comunicazione ci potrebbe essere il rischio che si possa agire con l’imposizione».
Lei è ottimista? Pensa che siamo ancora in tempo per limitare gli effetti più gravi del cambiamento climatico o dobbiamo adattarci?
«Dobbiamo essere positivi, perché altrimenti non faremo più figli o nipoti. Sono convinto che si possa fare ancora qualcosa, anche se il mio timore è che ci muoveremo quando ci si renderà conto che non ci saranno alternative. Quindi bisognerebbe agire un po’ prima, perché è sempre meglio prevenire che curare. In questo la comunicazione è fondamentale, anche se viene sottovalutata veramente tanto».
Ultimo aggiornamento: sabato 1 agosto 2026, 07:57
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