Gli oppiacei sono gli analgesici per eccellenza della medicina moderna: procurano a un cervello cosciente la sensazione di estasi quasi celestiale, rendono possibili interventi chirurgici salvavita e trasformano il dolore dei malati terminali in un’esperienza fisicamente sopportabile, anziché in una tortura atroce degna dei campi di concentramento nazisti.
Purtroppo, l’euforia indotta da queste sostanze può generare effetti devastanti su chi ne fa uso sconsiderato. I rischi sono dipendenza fisica, atroci tormenti da astinenza se si interrompe l’assunzione o cadere nella tossicodipendenza vera e propria, riducendo l’intera esistenza in una distruttiva ricerca di droga.
Quello che l’opinione pubblica probabilmente non sa – forse perché il mondo politico non si è debitamente informato né ha educato i cittadini – è che le sostanze prodotte sinteticamente, definite dalla scienza Nuove Sostanze Psicoattive (Nsp) e chiamate comunemente “droghe di sintesi” hanno ormai largamente sostituito eroina e morfina come principali agenti tossici letali. Mentre eroina e morfina si ricavano dal lattice contenuto nei semi del papavero da oppio – coltivato in Asia sud-occidentale (Afghanistan e Turchia) o sud-orientale (regioni del Myanmar, della Thailandia e del Laos note come Triangolo d’oro) – le Nsp sono prodotte in laboratorio totalmente da precursori chimici, causa primaria dei gravi problemi aggiuntivi rispetto alle storiche “droghe pesanti”.
Il ricorso a sostanze non derivate dall’oppio evita numerose difficoltà logistiche: l’oppio va coltivato, curato, protetto da intemperie e ladri, e trasformato per renderlo facilmente contrabbandabile prima ancora di essere spedito verso gli Stati Uniti. Ogni fase è costosa e richiede molta manodopera. Al contrario, chimici con sufficiente competenza (ma non servono certo dei laureati in chimica), come le organizzazioni criminali transnazionali messicane, note come cartelli o El Narco, hanno dimostrato di saperlo fare seguendo formulari noti.
Oggi la Nsp più conosciuta è il fentanyl. Nel 1968 la Fda americana lo aveva approvato come complemento rapido ma di breve durata all’anestesia e come trattamento analgesico per dolori estremi. Sintetizzato e utilizzato legalmente, il fentanyl può salvare vite o alleviare la sofferenza premorte. Ma se prodotto e consumato illegalmente, causa morte per overdose a livelli inimmaginabili. Dal 1999, solo negli Stati Uniti oltre 800 mila persone sono morte per overdose di fentanyl illecito (quasi due terzi del totale), un numero superiore alle vittime americane in tutti i conflitti militari successivi alla Seconda guerra mondiale. Il fentanyl agisce con tale rapidità che può uccidere prima ancora che si finisca di iniettare la dose. Oggi, negli Stati Uniti è ormai il nemico pubblico numero uno, ritenuto più letale di qualsiasi genere di serial killer.
Ma il fentanyl non è l’unico oppioide sintetico dell’era moderna. La chimica del Novecento, arricchita dagli studi scientifici disponibili in rete, consente di sintetizzare oppiacei “nuovi” a partire da sostanze di laboratorio facilmente reperibili, con una potenza che supera di gran lunga quella della morfina e persino del fentanyl. Una di queste nuove categorie sono i nitazeni. Tecnicamente noti come oppiacei 2-benzilbenzimidazolici, i nitazeni sono stati sintetizzati per la prima volta nel 1959 da un’azienda farmaceutica svizzera allo scopo di sviluppare un analgesico più potente ma meno assuefacente della morfina. L’impresa è riuscita solo a metà: alcuni nitazeni sono da 500 a mille volte più potenti della morfina, ma risultano anche molto più assuefacenti e presentano una «finestra terapeutica» molto più ristretta – cioè l’intervallo tra la dose terapeutica massima e quella letale minima. Il loro utilizzo aumenta dunque il rischio di dipendenza e di overdose mortale, soprattutto se inseriti in droghe prodotte illegalmente. Di conseguenza, la Fda non ne ha mai autorizzato l’uso e secondo la legge americana sono illegali.
Nel 2019, dopo decenni, sono comparsi nei mercati delle droghe illegali di Stati Uniti, Canada ed Europa. Possono essere assunti in vari modi e, in forma più insidiosa, possono essere aggiunti ad altre polveri, come cocaina o eroina o, ancora più subdolamente, in compresse, sotto forma di falsi farmaci dall’aspetto regolare, come l’Adderall, uno stimolante che può essere prescritto legalmente per trattare, ad esempio, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ma usato anche per potenziare le prestazioni atletiche o cognitive, per ridurre l’appetito o semplicemente come stimolante.
Così come è possibile assumere inconsapevolmente cocaina tagliata con fentanyl, studenti possono allo stesso modo ingerire nitazeni acquistando Adderall su internet per affrontare studi superiori ed esami, rivelandosi quindi potenzialmente letali non soltanto per chi cerca lo “sballo” totale.
Come per il fentanyl, Cina e Messico sono i principali responsabili: secondo Ben Westhoff, autore di «Fentanyl, Inc.», l’industria chimica cinese «è diventata un mostro di Frankenstein, potente, distruttivo e incontrollabile». Come per il fentanyl, le aziende chimiche cinesi producono i precursori dei nitazeni; oppure, in laboratori clandestini realizzano il prodotto finito, che poi raggiunge il Messico camuffato tra altre sostanze chimiche per la sintesi finale o per il contrabbando immediato negli Stati Uniti.
È vero che la Cina ha per due volte “accettato” di collaborare con gli Stati Uniti per frenare la produzione e la vendita di fentanyl illegale o dei suoi precursori alle organizzazioni criminali messicane: è tuttavia altamente improbabile che Pechino lo abbia fatto per mero impulso umanitario. Come ha osservato Vanda Felbab-Brown della Brookings Institution, «a differenza del governo americano, che cerca di scollegare la cooperazione antidroga con la Cina dal complesso delle relazioni geostrategiche bilaterali, la Cina subordina la propria collaborazione antidroga alle relazioni geostrategiche». Il fine del regime cinese è superare gli Stati Uniti come potenza militare ed economica mondiale, e incrementare il numero di dipendenti o di morti per droghe illecite è un sistema per indebolire il Paese senza ricorrere ad azioni militari o economiche dirette o alla luce del sole.
È più realistico ritenere che la Cina abbia detto voler collaborare per ottenere qualcosa in cambio: continuare a minare l’America dall’interno, sostituendo i nitazeni e altre droghe sintetiche alla produzione e alla vendita ridotta di fentanyl. Semplicemente, il regime cinese ha ottenuto qualcosa senza dare nulla.
Gli Stati Uniti devono quindi, insieme agli alleati, affrontare il problema. Esistono già, fortunatamente misure, sia nei Paesi Nato che in altri colpiti dal flagello delle droghe illecite, che è possibile adottare.
Si dovrebbe iniziare prendendo atto che il problema dei Nsp esiste, è tragicamente in crescita e che la responsabilità non è soltanto di Paesi come Cina e Messico, ma anche dei consumatori di droghe e di parte della società. Cina e Messico sono responsabili della creazione e del contrabbando di droghe illegali, ma anche i cittadini che ne fanno volontariamente uso. Quest’ultimo aspetto è conseguenza, in parte, dalla perdita del senso del valore dei sacrifici per il bene comune, inteso come responsabilità condivisa. Negli ultimi sessant’anni si è fallito nell’inculcare nei più giovani l’importanza del sacrificio personale a vantaggio dei vicini, delle comunità e del Paese.
Nella moderna società occidentale l’autoaffermazione e la gratificazione personale sono state esaltate come prioritarie, mentre il valore del sacrificio di sé è appena sfiorato e, se lo si evoca, è spesso con riluttanza. Certo, le dipendenze da sostanze (alcol, nicotina) e da vizi (gioco d’azzardo) ci accompagnano da secoli – Noè fu il primo viticoltore, i soldati romani tirarono a sorte le vesti di Gesù e l’industria del tabacco ha lanciato la produzione internazionale di sigarette.
Ma negli ultimi decenni sono emersi nuovi mietitori di vite, di cui fentanyl e nitazeni sono solo i più recenti: è tempo che l’amministrazione Trump faccia della prevenzione dell’uso di droghe una priorità.
Occorre anche, nel breve periodo, affrontare la vera e propria ecatombe per overdose legate ai nitazeni: come il fentanyl, sono di gran lunga più potenti di morfina o eroina, il che significa che servirebbero dosi multiple di naloxone per recuperare chi non ha ancora superato il punto di non ritorno. E occorrono quindi scorte maggiori di questi «interruttori» e, inoltre, incrementare i test tossicologici post-mortem e lo scambio di informazioni – a livello locale, nazionale e internazionale – affinché ogni giurisdizione disponga di dati aggiornati sulla presenza di nitazeni nelle proprie comunità.
Altra misura preventiva è il mantenimento della chiusura del confine col Messico – contrariamente a quanto successo sotto l’amministrazione Biden – fonte di droghe illecite: dalla cannabis all’hashish, dalla metanfetamina al fentanyl, che i cartelli non hanno alcun interesse a interrompere. Chiudere il confine sudoccidentale ovviamente non fermerà i criminali – restando accessibile quello canadese – ma metterli in sicurezza può comunque salvare molte vite. Inoltre, il tracciamento dei precursori chimici delle Nsp e l’informazione sui pericoli della crescente disponibilità di queste sostanze: il governo federale dovrebbe assumersi il compito. Molti precursori provengono da Cina, India o altre zone, e solo le autorità nazionali possono affrontare congiuntamente la questione.
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Paul J. Larkin per ET USA
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