L’Unione europea interviene sulla crisi migratoria che ha interessato Ceuta e prende posizione dopo le tensioni tra Spagna e Italia.
Al termine della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno, il commissario europeo Magnus Brunner ha assicurato che nessun migrante è entrato nell’area Schengenattraverso l’enclave spagnola e che l’emergenza può considerarsi superata.
Brunner: “Nessuno è entrato nell’area Schengen da Ceuta”
Nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio Affari Interni informale, svoltosi in videocollegamento martedì 4 agosto 2026, il commissario europeo agli Affari Interni e alle Migrazioni Magnus Brunner ha ribadito che la situazione a Ceuta è tornata sotto controllo.
“La Spagna ha confermato oggi, come già detto in precedenza, che praticamente tutti coloro che sono entrati a Ceuta sono ora rientrati. Nessuno ha attraversato il confine da Ceuta verso la Spagna continentale e l’Europa continentale“, ha dichiarato, aggiungendo che la crisi migratoria può essere considerata risolta.
Magnus Brunner
Secondo Brunner, l’integrità dell’area Schengen è stata preservata grazie alla collaborazione tra Spagna, Marocco e Commissione europea. Il commissario ha inoltre ringraziato Madrid, l’amministrazione di Ceuta e le autorità marocchine per il lavoro svolto nel ripristinare rapidamente la normalità.
Intanto, però, fino a fine mese – salvo cambiamenti – l’Italia ha sospeso l’accordo di Schengen con la Spagna per il timore di arrivi nel nostro Paese dalla penisola iberica.
La solidarietà dell’UE alla Spagna
Brunner ha espresso la piena solidarietà dell’Unione europea nei confronti della Spagna.
“Questi ultimi giorni sono stati una prova della nostra resilienza europea, una prova della sicurezza delle nostre frontiere esterne, e hanno chiaramente mostrato che esistono attori che non hanno alcun rispetto per la sicurezza o anche per la vita di persone innocenti”, ha affermato.
La riunione straordinaria dei ministri dell’Interno è stata convocata dopo il massiccio afflusso di migranti registrato nei giorni scorsi, quando circa 70mila cittadini di Paesi terzi avevano raggiunto l’enclave spagnola di Ceuta dal Marocco.
Nessuna critica alle regolarizzazioni decise da Madrid
Il commissario europeo ha anche escluso un collegamento tra la politica di regolarizzazione adottata dal governo spagnolo e quanto accaduto a Ceuta.
“Non vediamo al momento un legame diretto tra le regolarizzazioni e gli accadimenti di Ceuta”, ha spiegato, chiarendo che durante il vertice non sono state rivolte critiche alla Spagna per le misure adottate.
Brunner ha però precisato che, pur trattandosi di una competenza nazionale, queste regolarizzazioni non rappresentano un messaggio positivo per gli altri Paesi europei.
“Le regolarizzazioni non sono un buon segnale per il resto d’Europa, proprio no. Capisco che è competenza nazionale e che sono state fatte perché si tratta principalmente di latinoamericani, che parlano la stessa lingua e hanno la stessa cultura, ma il messaggio per il resto d’Europa non è positivo. Proprio no“, ha sottolineato.
La risposta all’Italia sui controlli Schengen
Le dichiarazioni del commissario arrivano anche dopo la decisione dell’Italia di reintrodurre controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna e di rilanciare il tema degli hub per i rimpatri nei Paesi terzi.
Proprio in merito alla sospensione del governo Meloni di Schengen, Brunner ha affermato di comprendere le preoccupazioni espresse da Roma.
“Capisco in parte questa reazione degli italiani, anche perché la gente era preoccupata. I cittadini europei sono preoccupati ed è per questo che abbiamo questa possibilità di introdurre temporaneamente controlli nel Codice delle frontiere Schengen”, ha dichiarato.
Piantedosi: “Non è una scelta contro la Spagna”
Sulla decisione di sospendere Schengen è tornato il governo italiano tramite le dichiarazioni del ministro degli Interni Matteo Piantedosi che ha cercato di sanare le fratture con gli spagnoli.
“Vorrei chiarire in modo netto la natura della nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime: non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner. È una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come avvenuto in tantissimi altri casi”, ha dichiarato.
Matteo Piantedosi
La replica di Madrid: “Che l’Italia revochi subito i controlli”
La Spagna continua intanto a criticare la decisione dell’Italia di sospendere temporaneamente l’accordo di Schengen con Madrid e reintrodurre i controlli negli aeroporti dopo la crisi migratoria di Ceuta.
Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha definito la misura “priva di necessità e proporzionalità”, ribadendo che lo spazio Schengen non è stato messo in discussione.
Durante la riunione è stato inoltre chiarito che Ceuta dispone di un regime particolare all’interno dell’area Schengen e che nessuna persona può lasciare l’enclave senza un controllo effettivo.
Proprio per questo, nonostante il ministro abbia sottolineate di non aver ricevuto ancora comunicazioni ufficiali da parte di Roma sulla sospensione dei controlli,auspica che la decisione possa arrivare “al più presto”.
Fernando Grande-Marlaska
Hub per i rimpatri e procedure d’asilo fuori dall’Ue
Nel corso della conferenza stampa Brunner ha affrontato anche il tema degli hub per i rimpatri nei Paesi terzi, definendoli uno strumento legittimo per gli Stati membri che scelgono di adottarlo.
“I centri di rimpatrio sono stati menzionati da alcuni Stati membri, in particolare da quelli che li stanno predisponendo o che stanno preparando i negoziati con Paesi terzi. Il progetto Italia-Albania è diverso. È un progetto italiano. Ma cinque o sei Stati membri stanno collaborando per discutere con Paesi terzi dei centri di rimpatrio“.
Il commissario ha quindi invitato ad ampliare il dibattito anche alla possibilità di esaminare le domande di asilo fuori dal territorio dell’Unione europea, nei casi consentiti dal concetto di Paese terzo sicuro.
“Concentriamoci sugli hub di rimpatrio, è legittimo ed è compito degli Stati membri che lo desiderano, ma concentriamoci anche sul concetto di Paese terzo sicuro. Questo significa che la procedura di asilo può effettivamente essere svolta al di fuori dell’Unione europea, laddove il concetto di Paese terzo sicuro lo consenta”, ha concluso.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Francesco Costa