Si avvicina uno degli appuntamenti fiscali più attesi dell’anno: il 16 giugno è la data entro cui i proprietari devono versare l’acconto IMU 2026. L’IMU si paga in due tranche: la prima rata, l’acconto, scade il 16 giugno, mentre il saldo va versato entro il 16 dicembre. L’acconto corrisponde al 50 per cento dell’imposta annua, calcolato applicando le aliquote deliberate nell’anno precedente (a meno che il Comune abbia già deliberato le nuove aliquote 2026). Il saldo di dicembre invece verrà calcolato con gli aggiornamenti 2026 che i Comuni devono comunicare entro ottobre.

Sono tenuti al pagamento i proprietari di una seconda casa, una prima casa di lusso, un negozio, un terreno edificabile o un capannone. L’abitazione principale — la prima casa— e relative pertinenze (garage e cantina) è esclusa dall’Imu, salvo che non rientri nelle categorie catastali degli immobili di lusso (A/1, A/8 e A/9).
Il ministero dell’Economia è intervenuto per ridurre la forte frammentazione territoriale dell’Imu, introducendo criteri più uniformi nella definizione delle aliquote e delle eventuali riduzioni. La legge di bilancio 2026 ha lasciato ai Comuni la facoltà di ridurre o azzerare l’Imu per immobili inagibili colpiti da calamità naturali o eventi eccezionali. Confermate le esenzioni la casa assegnata all’ex coniuge, alloggi sociali, personale delle forze dell’ordine. Anche quest’anno per i coniugi con doppia residenza e domicilio vale la doppia esenzione. Sono inoltre previste numerose riduzioni legate al contratto d’affitto a canone concordato o al comodato d’uso gratuito a parenti di 1 grado e per i pensionati residenti all’estero.
Con tante variabili in gioco — aliquote comunali aggiornate, esenzioni, riduzioni e nuove regole — calcolare correttamente l’Imu può risultare complicato. Per questo il Caf Cisl è al tuo fianco: i nostri operatori ti aiutano a verificare la tua situazione, calcolare l’importo corretto e compilare il modello F24 senza errori. Non aspettare l’ultimo momento: prenota subito il tuo appuntamento presso la sede Caf Cisl più vicina a te.
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“Pronti a contare” con Adiconsum


Adiconsum, in qualità di capofila, del progetto PRONTI A CONTARE, l’iniziativa di educazione finanziaria finanziata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (D.D. 12 maggio 2025) sta realizzando, affiancata anche da altre Associazioni Consumatori (Codacons, Confconsumatori, CTCU, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino), degli eventi in presenza su tutto il territorio nazionale e dei webinar, gratuiti e aperti a tutti. Varie le tematiche che vengono affrontate nel corso degli incontri: dalla comprensione del valore del denaro e la sua gestione consapevole alla costruzione di un bilancio familiare personalizzato e sostenibile, dai rischi del credito digitale (BNPL.Buy Now Pay Later) al riconoscimento precoce del sovraindebitamento e alle soluzioni praticabili per uscirne. Alcuni incontri si sono già svolti nei mesi di aprile e maggio. Tra gli eventi in presenza fissati per i mesi di giugno e luglio ricordiamo quelli di Adiconsum: 15 giugno a Palermo, 19 giugno a Pescara, 25 giugno a Matera, 7 luglio a Roma e 9 luglio a Udine. Il 27 giugno, a Perugia si terrà invece un incontro in presenza curato dal Movimento Consumatori. Per i webinar organizzati da Adiconsum le date da ricordare sono invece il 17 giugno e il 2 luglio. Per restare sempre informati sugli eventi del progetto “Pronti a contare” restate collegati al sito www.adiconsum.it.
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In Abruzzo nasce la nuova agenzia formativa della CISL


Con l’impresa sociale LAI, Lavoro Apprendimento Innovazione Abruzzo, è ripartita l’esperienza IAL in questa regione, grazie alla determinazione di Usi CISL Abruzzo Molise e di IAL nazionale e gli apporti di IAL Emilia Romagna, Marche e Molise.
Con una offerta di servizi integrati, competenze e qualità certificate dall’accreditamento regionale, condizione necessaria per operare nel campo della formazione finanziata con risorse pubbliche e dei Fondi Interprofessionali, LAI è espressione della comune volontà di rafforzare, attraverso la leva formativa e la presenza sul territorio, l’impegno a sostegno delle persone, fuori e dentro il lavoro.
Il 29 maggio questo progetto ha avuto uno step importante con l’inaugurazione della nuova sede di LAI Abruzzo a L’Aquila, presso lo storico edificio della CISL, ricostruito dopo il terremoto che sconvolse il capoluogo abruzzese nel 2009.
Nelle parole del Segretario Generale Cisl Abruzzo, Notaro, dei Presidenti di IAL Nazionale, Mastrovincenzo e LAI Abruzzo, Parlato, del Sindaco Biondi e dell’Assessore regionale alla formazione Santangelo, la soddisfazione per il nuovo ente a servizio della comunità abruzzese, e la conferma del ruolo strategico della formazione, in un’epoca di transizioni digitali e green, per promuovere dignità e qualità del lavoro, competitività delle imprese e sviluppo dei territori.
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Dalla ricongiunzione al cumulo: come mettere insieme i contributi per la pensione


Sempre più spesso, nel corso della vita lavorativa, capita di cambiare attività, settore o tipologia di contratto. I contributi si distribuiscono così tra casse, fondi e gestioni previdenziali diverse, componendo carriere sempre meno lineari. A complicare ulteriormente il quadro ci sono poi le esperienze lavorative all’estero, che aggiungono ulteriori tasselli a un mosaico previdenziale già di per sé complesso.
A questo si aggiungono possibili “buchi” contributivi, coperti, in alcuni casi, da contribuzione figurativa come avviene, ad esempio, per la NASpI oppure da versamenti volontari. Prima o poi, però, arriva il momento di fare i conti: capire quanti contributi abbiamo, in quale Ente o Cassa si trovano e quale strada consenta di accedere alla pensione nel modo più favorevole. Ma è davvero possibile mettere tutto insieme senza penalizzazioni?
«Il nostro sistema previdenziale è particolarmente complicato», spiega Davide Guarini, presidente del Patronato Inas Cisl. «Esistono diversi istituti che permettono di valorizzare le posizioni contributive maturate in gestioni differenti: ricongiunzione, cumulo, totalizzazione e computo. Ciascuno risponde a regole proprie e può incidere in modo diverso sui requisiti di accesso alla pensione e sul calcolo dell’assegno».
La ricongiunzione consente l’unificazione effettiva delle posizioni assicurative e, nella maggior parte dei casi, comporta un costo per il lavoratore. In sostanza, i contributi vengono trasferiti da una gestione o da un fondo a un altro, con l’obiettivo di raggiungere i requisiti necessari per il pensionamento.
Diverso è il caso del cumulo, che è gratuito e non prevede lo spostamento materiale della contribuzione. I periodi maturati nelle diverse gestioni vengono sommati ai fini del diritto alla pensione, mentre ciascun Ente liquida la propria quota secondo delle regole ben precise.
Anche la totalizzazione non comporta oneri per il lavoratore, ma ha specifiche prestazioni pensionistiche e, in linea generale, prevede il calcolo contributivo delle quote interessate, salvo le eccezioni stabilite dalla normativa.
Il computo, infine, è uno strumento applicabile in situazioni particolari e consente di utilizzare nella Gestione Separata Inps i contributi versati in altri fondi e gestioni per conseguire i trattamenti pensionistici tipici dei lavoratori parasubordinati.
«Alcuni di questi istituti vanno richiesti al momento della domanda di pensione, mentre altri devono essere valutati con largo anticipo», sottolinea Guarini. «Per questo è fondamentale affidarsi al Patronato Inas Cisl: una consulenza qualificata e personalizzata permette di orientarsi tra le diverse possibilità, individuare la soluzione più adatta e valorizzare al meglio tutta la contribuzione versata».
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ISCOS a Coopera: visioni per una nuova cooperazione


La cooperazione ha più bisogno di grande iniziative o di micro interventi dal basso? Florinda Mancino, referente per i progetti di ISCOS, ha provato a rispondere a questa domanda durante la Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, Coopera 2026.
Nel suo intervento ha acceso i riflettori su una sfida centrale per il nostro settore: la coesistenza tra i programmi complessi e il prezioso ecosistema delle piccole organizzazioni. I progetti di grandi dimensioni garantiscono stabilità, economie di scala e un forte impatto trasformativo. Rischiano però di essere troppo rigidi e in alcuni casi distanti dalle reali necessità dei beneficiari, finendo a volte per tradursi solo in un’altra forma di colonialismo economico. I piccoli interventi, come ha spiegato Mancino, sono al contrario più agili e immediatamente vicini ai bisogni delle comunità, ma lottano contro alti costi di gestione, strutture più deboli e spesso mancano di una visione di insieme.
La convinzione maturata da ISCOS nella sua quarantennale esperienza è che per valorizzare davvero la cooperazione italiana serva creare interconnessioni strategiche tra questi due approcci, semplificando la burocrazia, condividendo le buone pratiche e rendendo i grandi progetti più flessibili e inclusivi. Il settore della cooperazione è tuttavia ancora molto sbilanciato: secondo i dati di Open Cooperazione e Runts emerge che appena sette organizzazioni detengono oltre il 50 per cento delle entrate totali del comparto, e solo 12 concentrano più della metà dei dipendenti.
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Formazione e responsabilità: il percorso ANOLF sul Terzo Settore


Il Terzo Settore non è un semplice spazio assistenziale, ma un’infrastruttura sociale fondamentale per la coesione e la democrazia del Paese. Con questa consapevolezza, ANOLF Nazionale promuove un percorso formativo dedicato al Terzo Settore che prenderà il via il prossimo 29 maggio, rivolto a dirigenti, presidenti territoriali, operatori e volontari. L’obiettivo è offrire strumenti concreti per muoversi con competenza nel perimetro delineato dal D.Lgs. 117/2017, approfondendo temi cruciali come il RUNTS, la governance, il bilancio, il fundraising e il rapporto tra volontariato e lavoro. “La formazione, per ANOLF è un adempimento fondamentale, una scelta politica, organizzativa e culturale”, dichiara Maria Ilena Rocha, Presidente Nazionale ANOLF. “Significa investire sulla qualità della rappresentanza sociale e sulla responsabilità dei gruppi dirigenti. In un’associazione impegnata quotidianamente sull’inclusione e sui diritti dei migranti, conoscere il Terzo Settore significa comprendere meglio la nostra stessa missione. Una struttura che cura la trasparenza e la governance è più forte, più autorevole e capace di supportare le persone”. Il corso, dal taglio pratico e partecipato, punta a unire idealità e competenza gestionale, rafforzando l’unitarietà e la credibilità della rete associativa nei territori.
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Povertà e casa, Sicet: il rapporto Istat conferma l’urgenza della questione abitativa


Il nuovo rapporto annuale dell’Istat conferma il nesso tra povertà e condizione abitativa. Per il 35,9 per cento degli individui le spese per l’abitazione rappresentano un onere economico pesante. E non aiuta avere una occupazione. Il rapporto, infatti, sgombra il campo dall’idea che il lavoro sia una protezione sufficiente per non scivolare nella povertà: nel 2024 il 7,9 per cento dei nuclei con persona di riferimento occupata si trova in condizione di povertà assoluta. Tra le famiglie di operai e assimilati l’incidenza raggiunge il 15,6. A fare la differenza sembra essere il possesso della casa in cui si vive. Il ceto medio, che nel 2025 rappresenta il 61,2 per cento dei residenti, vive per l’80 per cento in abitazione di proprietà. Nelle classi a rischio povertà questa quota scende al 59,6. In sostanza, l’assenza della proprietà della casa sembra correlare con maggiori fragilità sociali, e non solo nelle fasce di reddito più basse. «I dati del rapporto Istat – commenta il segretario generale del Sicet Cisl Fabrizio Esposito – confermano quanto il Sicet sostiene da tempo: la questione abitativa non è una questione a sé stante, ma è inscindibile dalla coesione sociale. Senza casa adeguata, la povertà si riproduce e si aggrava. È urgente regolamentare il mercato delle locazioni per favorire una maggiore diffusione dei contratti concordati di lunga durata. Pertanto, nel Piano Casa, recentemente approvato, si dovranno individuare con precisione i requisiti economici dei destinatari della nuova edilizia residenziale sociale: senza questi elementi, il rischio è che la nuova offerta non raggiunga chi ne ha davvero bisogno».
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Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Cisl
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