Elezioni anticipate a primavera 2027: il piano della maggioranza e la contromossa delle opposizioni


Al voto sì, al voto no. E se sì, quando? E se quando, con quale legge?

Quanti dubbi assillano il Centrodestra in questi ultimi due mesi di lavoro parlamentare prima (guerre e crisi geopolitica internazionale permettendo) della pausa estiva.

Centrodestra ed elezioni, quanti dubbi

La coalizione di Governo in questi ultimi giorni sta ragionando sempre più  sul calendario che potrebbe portare alle prossime elezioni politiche.

Sebbene la conclusione naturale della legislatura sia prevista nell’autunno del 2027, diversi osservatori individuano nella primavera dello stesso anno una finestra particolarmente significativa.

Vale infatti la pena ricordare che alla fine di marzo, infatti, molti parlamentari eletti per la prima volta nel 2022 maturerebbero i requisiti necessari per il trattamento pensionistico, una circostanza che tradizionalmente riduce la disponibilità ad anticipare la fine della legislatura.

La premier e le dichiarazioni sulle fine (naturale) del mandato. Con la riforma elettorale o no?

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni continua ufficialmente a indicare il completamento del mandato come obiettivo prioritario.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia

Anche la riforma elettorale allo studio della maggioranza viene presentata come uno strumento pensato per favorire stabilità e governabilità, consentendo una più rapida individuazione del vincitore e una transizione ordinata verso il nuovo Esecutivo.

Tuttavia, negli ambienti governativi si ragiona anche su possibili scenari alternativi.

Una delle ipotesi considerate sarebbe quella di convocare le elezioni politiche tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2027.

Le soluzioni alternative del Centrodestra… ad aprile 2027 (con la riforma)?

Dunque il Centrodestra non guarda alle prossime Politiche solo con l’obiettivo di una nuova legge elettorale, ma anche guardando alle migliori “opportunità” che può “offrire” il calendario.

Andare al voto ad esempio nell’aprile del prossimo anno permetterebbe di evitare la sovrapposizione con le elezioni amministrative nelle principali città italiane, contesti nei quali il Centrosinistra parte spesso da posizioni di maggiore competitività e potrebbe beneficiare di una dinamica favorevole sul piano elettorale.

In questo quadro, il Governo punta ad accelerare l’iter della riforma elettorale, con l’obiettivo di completarne l’approvazione nei prossimi mesi.

Una volta definito il nuovo sistema di voto, l’attenzione potrebbe spostarsi sugli equilibri interni alle coalizioni e sulle strategie per la scelta della leadership.

I nodi del Centrosinistra

Sul fronte opposto, il Centrosinistra è chiamato a sciogliere diversi nodi.

E’ ormai un rilievo evidente che l’eventuale introduzione dell’obbligo di indicare preventivamente il candidato premier renderebbe necessario definire con anticipo la guida della coalizione.

La questione riguarda in particolare il rapporto tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, con la prospettiva di una competizione interna tra Elly Schlein e Giuseppe Conte per la leadership dell’alleanza.

Elly Schlein, Giuseppe Conte e Silvia Salis: chi sarà il candidato premier del Centrosinistra?

E con Silvia Salis, sindaco di Genova, che scalpita accreditata ben più di un terzo incomodo e con l’endorsment del leader di Azione Carlo Calenda che ha dischiarato già due volte che con lei candidato premier, il suo partito si collocherebbe nella coalizione di Centrosinistra.

Il leader di Azione Carlo Calenda

Primarie, se sì, come?

Conte, dal canto suo, considera essenziale il ricorso alle primarie, ritenendole uno strumento utile per mantenere mobilitato l’elettorato pentastellato e rafforzare la legittimazione del futuro leader della coalizione.

Le modalità di svolgimento di queste eventuali primarie rappresentano però uno dei punti più delicati della trattativa.

Tra le proposte avanzate figurano sistemi di voto digitale affiancati alle tradizionali consultazioni nei gazebo, mentre resta aperto il confronto sulla struttura della competizione.

In particolare, proprio il Movimento 5 Stelle sarebbe orientato a sostenere una selezione in un unico turno, ritenendo che un eventuale ballottaggio potrebbe modificare gli equilibri tra i diversi candidati in campo e incidere significativamente sul risultato finale.

L’accelerazione sulla riforma elettorale, la bocciatura dei big del Pd

Fatto sta, tornando alla riforma elettorale, che per il Partito Democratico, la corsa del Centrodestra verso una nuova legge non è il segno della sicurezza di una maggioranza solida, ma il sintomo di una crescente inquietudine politica.

Secondo il responsabile riforme del Pd, Alessandro Alfieri, la fretta di modificare le regole del voto tradisce il timore che l’attuale sistema possa favorire una coalizione progressista oggi più competitiva rispetto al 2022.

Alessandro Alfieri del Pd

Dietro l’accelerazione sul cosiddetto “Melonellum”, sostiene l’opposizione, ci sarebbe la preoccupazione per diversi fattori: il progressivo logoramento del governo, le tensioni interne alla maggioranza, la crescita del fenomeno Vannacci e una situazione economica e internazionale sempre più complessa.

In questo quadro, la riforma elettorale verrebbe letta come un tentativo di blindare il consenso e prepararsi all’eventualità di elezioni anticipate prima che queste criticità possano pesare ulteriormente sull’Esecutivo.

La narrazione del Pd è chiara: se il Centrodestra corre per cambiare le regole del gioco, è perché teme che gli equilibri politici stiano cambiando e che il vantaggio accumulato negli ultimi anni non sia più così scontato.

I ritocchi al Melonellum

Nel frattempo, se è vero che il cosiddetto Melonellum è stato appena riscritto, già si profila una nuova revisione.

A rimettere mano al testo saranno ancora una volta i “rappresentanti diplomatici” della maggioranza, che dopo una prima correzione si trovano ora al lavoro su una terza versione della riforma.

I dubbi di costituzionalità emersi nei colloqui informali con gli uffici tecnici delle Camere e confermati da fonti vicine alla Consulta stanno infatti spingendo il Centrodestra a valutare ulteriori e significativi interventi.

Le modifiche dovrebbero essere depositate in Commissione Affari costituzionali della Camera prima dell’approdo in Aula, previsto per il 26 giugno.

Il condizionale, tuttavia, resta d’obbligo. Le difficoltà nel trovare soluzioni in grado di superare le criticità costituzionali, sommate all’ostruzionismo delle opposizioni, rischiano infatti di rallentare il percorso del provvedimento e di compromettere il calendario fissato dalla maggioranza, che punta ad approvare la legge prima della pausa estiva.


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 Luigi Costanzo

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