Tornano a crescere le riserve finanziarie detenute da famiglie e imprese italiane. Tra aprile 2025 e aprile 2026 la liquidità complessiva è aumentata da 2.022,8 a 2.068,7 miliardi di euro, con un incremento di 45,9 miliardi (+2,3%). A trainare la crescita sono soprattutto i conti correnti, saliti di 51,3 miliardi (+3,8%) fino a raggiungere 1.400,5 miliardi, valore che rappresenta quasi i due terzi dell’intera massa di liquidità detenuta nel sistema. In aumento anche i depositi rimborsabili con preavviso (+8 miliardi, +2,5%) e quelli con durata prestabilita oltre i due anni (+6,2 miliardi, +4,7%), mentre risultano in diminuzione i depositi vincolati fino a due anni (-6,1 miliardi, -5,4%) e i pronti contro termine (-13,6 miliardi, -12,6%).
È quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il rafforzamento delle riserve riguarda soprattutto le famiglie, che incrementano i propri depositi di 31,5 miliardi (+2,8%), e le aziende, che registrano un aumento di 16,7 miliardi (+4%). In crescita anche le disponibilità delle imprese familiari (+5 miliardi, +5,8%), degli enti di previdenza (+6,3%) e delle onlus (+8,6%), mentre arretrano le risorse detenute dai fondi d’investimento (-2,2%), dalle assicurazioni (-25,5%) e dai fondi pensione (-10%).
Ad aprile 2026 i conti correnti rappresentano il 67,7% della liquidità complessiva, davanti ai depositi rimborsabili con preavviso (15,9%), ai depositi con durata prestabilita (11,9%) e ai pronti contro termine (4,6%). Il quadro evidenzia una ritrovata capacità di accumulo di risparmio da parte di famiglie e imprese, accompagnata dalla persistente preferenza per strumenti immediatamente disponibili.
«L’aumento della liquidità detenuta da famiglie e imprese è un segnale incoraggiante che testimonia la solidità del tessuto economico italiano e la ritrovata fiducia degli operatori, nonostante un contesto internazionale ancora caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, conflitti regionali, incertezze commerciali e volatilità dei mercati finanziari. Il fatto che i depositi continuino a crescere dimostra come il Paese abbia saputo rafforzare le proprie basi patrimoniali e mantenere elevata la capacità di risparmio anche in una fase complessa. In questo quadro, riteniamo che la stabilità politica garantita dall’attuale governo guidato da Giorgia Meloni rappresenti un fattore di grande importanza per l’economia nazionale. La continuità dell’azione di governo, la credibilità acquisita sui mercati internazionali e il mantenimento di un quadro di finanza pubblica ordinato stanno contribuendo a creare un contesto favorevole alla fiducia di famiglie e imprese. È anche grazie a questa stabilità istituzionale che gli operatori economici possono programmare investimenti, rafforzare le proprie riserve finanziarie e affrontare con maggiore serenità le sfide provenienti dall’estero. Naturalmente resta fondamentale proseguire lungo questa strada, sostenendo crescita, competitività e riduzione della pressione burocratica e fiscale. Ma i dati sulla liquidità confermano che l’Italia dispone di fondamentali solidi e di un patrimonio di risparmio privato che continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del Paese e una garanzia di resilienza di fronte agli shock internazionali» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Banca d’Italia, nel corso dell’ultimo anno, tra aprile 2025 e aprile 2026, la liquidità complessiva detenuta da famiglie, imprese e altri operatori economici è passata da 2.022,8 a 2.068,7 miliardi di euro, registrando un incremento di 45,9 miliardi pari al 2,3%. Si tratta di una crescita significativa che conferma il rafforzamento della capacità di risparmio del sistema economico italiano dopo gli anni caratterizzati dall’elevata inflazione e dal forte aumento dei tassi di interesse. Dietro questo risultato complessivo si nasconde tuttavia una profonda ricomposizione delle diverse forme di deposito e delle varie categorie di risparmiatori.
Il movimento più rilevante riguarda ancora una volta i conti correnti, che aumentano da 1.349,2 a 1.400,5 miliardi di euro, con una crescita di 51,3 miliardi (+3,8%). Questa dinamica rappresenta il principale motore dell’espansione della liquidità complessiva e indica che famiglie e imprese hanno ripreso ad accumulare disponibilità immediatamente utilizzabili, privilegiando sicurezza e flessibilità rispetto ad altre forme di impiego del risparmio.
Il ritorno sopra quota 1.400 miliardi conferma la centralità del conto corrente come principale strumento di gestione della ricchezza liquida degli italiani. Accanto ai conti correnti crescono anche i depositi rimborsabili con preavviso, che passano da 320,5 a 328,5 miliardi di euro, con un aumento di 8 miliardi (+2,5%).
Si rafforzano inoltre i depositi con durata prestabilita oltre i due anni, saliti da 132,8 a 139,1 miliardi (+6,2 miliardi, +4,7%), segnale che una parte dei risparmiatori continua a orientarsi verso strumenti di medio-lungo termine quando le condizioni di rendimento risultano favorevoli. In senso opposto si muovono invece i depositi con durata prestabilita fino a due anni, che diminuiscono da 112,5 a 106,4 miliardi (-6,1 miliardi, -5,4%), e soprattutto i pronti contro termine, scesi da 107,8 a 94,3 miliardi (-13,6 miliardi, -12,6%), evidenziando una minore incidenza degli strumenti di tesoreria a brevissimo termine.
L’analisi della distribuzione della liquidità tra i diversi soggetti economici mostra che il contributo più consistente proviene dalle famiglie. I loro depositi aumentano infatti da 1.134,6 a 1.166,2 miliardi di euro, con una crescita di 31,5 miliardi (+2,8%), consolidando ulteriormente il loro ruolo di principale detentore del risparmio nazionale. L’incremento testimonia una progressiva ricostituzione delle riserve finanziarie dopo gli anni in cui l’inflazione aveva inciso sul potere d’acquisto e costretto molti nuclei familiari ad attingere ai propri depositi per sostenere le spese correnti. Anche il sistema produttivo mostra segnali di rafforzamento.
Le aziende aumentano infatti la propria liquidità da 414 a 430,7 miliardi di euro, con un incremento di 16,7 miliardi (+4%), mentre le imprese familiari passano da 85,3 a 90,3 miliardi, con una crescita di 5 miliardi (+5,8%). L’accumulo di liquidità da parte del mondo produttivo rappresenta un elemento positivo anche sotto il profilo della capacità di autofinanziamento e della resilienza rispetto a eventuali shock economici futuri.
Continuano a crescere anche gli enti di previdenza, le cui disponibilità aumentano da 27 a 28,7 miliardi (+1,7 miliardi, +6,3%), e le onlus, che passano da 36,4 a 39,6 miliardi (+3,1 miliardi, +8,6%). Entrambe le categorie evidenziano una dinamica positiva superiore alla media complessiva, segnale di una situazione finanziaria in progressivo consolidamento.
Di segno opposto risultano invece le dinamiche registrate in alcune componenti del settore finanziario. I fondi d’investimento vedono ridursi la propria liquidità da 297,8 a 291,3 miliardi (-6,5 miliardi, -2,2%), mentre le compagnie di assicurazione registrano il calo più marcato in termini percentuali, passando da 18,7 a 13,9 miliardi (-4,8 miliardi, -25,5%). In diminuzione anche i fondi pensione, che scendono da 8,9 a 8 miliardi (-889 milioni, -10%). Si tratta di movimenti che possono riflettere differenti strategie di allocazione del patrimonio e una riallocazione delle risorse verso altri strumenti finanziari.
La fotografia più aggiornata, relativa ad aprile 2026, mostra come si distribuisce la liquidità complessiva di 2.068,7 miliardi di euro. La quota dominante è ancora rappresentata dai conti correnti, che con 1.400,5 miliardi costituiscono il 67,7% del totale, confermando la forte preferenza degli italiani per la liquidità immediatamente disponibile. Seguono i depositi rimborsabili con preavviso, pari a 328,5 miliardi e al 15,9% del totale, i depositi con durata prestabilita, che complessivamente raggiungono 245,5 miliardi (11,9%), e i pronti contro termine, scesi a 94,3 miliardi, equivalenti al 4,6% della liquidità complessiva.





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Ufficio Stampa Unimpresa
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