Edilizia, la doppia sfida tra PNRR e rincari delle materie prime


Nei cantieri italiani il 2026 si sta rivelando un anno di passaggio. Da un lato c’è ancora la spinta degli investimenti collegati al PNRR, che continua a sostenere produzione, valore aggiunto e occupazione. Dall’altro lato si stanno facendo sentire le tensioni internazionali, con la crisi nel Golfo e nello Stretto di Hormuz che, dopo oltre cento giorni, ha già prodotto effetti sui costi energetici, sulle materie prime e sulle catene globali di approvvigionamento. Per le imprese delle costruzioni, quindi, la fase è delicata: il settore resta uno dei motori dell’economia italiana, ma inizia a mostrare segnali di rallentamento proprio mentre si avvicina la fase finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il quadro emerge dal report di Confartigianato “Dalla crisi del Golfo ai cantieri: la congiuntura nelle costruzioni, tra spinta dei costi e fase finale del PNRR”, presentato durante un webinar promosso da Anaepa-Confartigianato Edilizia. Il dato più evidente riguarda il valore aggiunto: nel primo trimestre del 2026 le costruzioni in Italia crescono del 3,0% su base annua, risultando il comparto più dinamico dell’economia nazionale. Il confronto europeo rende ancora più chiara la portata del risultato, perché nello stesso periodo la crescita media dell’Unione europea si ferma allo 0,2%. Anche il 2025 si era chiuso con una dinamica positiva: la produzione delle costruzioni in Italia era aumentata del 3,5%, contro il 2,3% della media Ue.

Accanto a questi segnali positivi, però, il report evidenzia una perdita di slancio. Nel primo trimestre del 2026 la produzione delle costruzioni frena al +0,1%, mentre gli investimenti, pur restando superiori del 3,9% rispetto a un anno prima, registrano un calo congiunturale dello 0,4%. È il primo segnale di arretramento dopo una fase di crescita sostenuta. Anche le aspettative delle imprese sui piani di costruzione, misurate a maggio sulla media di tre mesi, tornano in territorio negativo per la prima volta dopo cinque anni. Per la classe imprenditoriale il messaggio è chiaro: il settore non è fermo, ma sta entrando in una fase nella quale la crescita automatica trainata dai grandi programmi pubblici non può più essere data per scontata.

A pesare sono soprattutto i costi. Le tensioni geopolitiche stanno alimentando rincari su energia e materiali, con un impatto diretto sui margini delle imprese e sulla programmazione dei cantieri. A maggio 2026 i prezzi dei metalli e dei minerali, materie prime essenziali per la filiera dell’edilizia, registrano un aumento del 39,3% su base annua. È un dato che incide su tutta la catena produttiva, dalla costruzione delle infrastrutture alla riqualificazione degli edifici, fino agli interventi più legati all’efficienza energetica. In un settore caratterizzato da appalti, tempi lunghi e preventivi spesso definiti con largo anticipo, oscillazioni così marcate possono trasformarsi in un elemento di forte pressione economica.

Sul lavoro, invece, la dinamica resta espansiva. Nel 2025 gli occupati nelle costruzioni crescono del 4,7%, un ritmo superiore sia alla media europea del settore, pari all’1,3%, sia all’aumento complessivo dell’occupazione italiana, fermo allo 0,8%. La crescita è particolarmente sostenuta nel Centro e nel Nord-Ovest. Ma anche qui emerge un elemento critico: la difficoltà di reperire personale qualificato. Nel 2025 il 62,7% delle assunzioni previste nelle costruzioni risulta di difficile reperimento, una quota superiore di 15,7 punti percentuali rispetto alla media generale del 47,0%. Rispetto all’anno precedente il dato cresce di 3,2 punti percentuali, mentre nel resto dell’economia si registra una lieve riduzione. Il problema, quindi, non è soltanto creare lavoro, ma trovare competenze adeguate alla trasformazione del settore.

Il ruolo del PNRR resta centrale. Secondo le elaborazioni contenute nel report, senza l’effetto degli investimenti legati al Piano l’economia italiana avrebbe registrato una fase recessiva più lunga, con conseguenze particolarmente rilevanti nel Mezzogiorno. Per le costruzioni il PNRR ha rappresentato una leva decisiva, ma proprio per questo il 2026 apre una questione strategica: che cosa accadrà dopo la conclusione degli interventi finanziati dal Piano. La frenata degli investimenti rende necessario programmare nuove opere infrastrutturali, soprattutto per la protezione del territorio e per la riduzione della vulnerabilità agli effetti del cambiamento climatico.

Un altro fronte riguarda il patrimonio edilizio. L’Italia ha davanti un vasto fabbisogno di riqualificazione energetica e di miglioramento della qualità abitativa, ma le imprese hanno bisogno di un quadro ordinato e stabile di incentivi fiscali. Dopo la stagione dei bonus edilizi e la fase straordinaria del PNRR, il tema non è solo quanto investire, ma come costruire strumenti prevedibili, sostenibili per i conti pubblici e utili alla programmazione aziendale. La transizione demografica aggiunge un ulteriore livello di complessità: incide sulla disponibilità di manodopera, sulla composizione della domanda abitativa e sulla necessità di adattare case, servizi e infrastrutture a una popolazione che cambia.

Infine, resta aperto il nodo del credito. Il costo del finanziamento per le imprese delle costruzioni rimane superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla media delle imprese, mentre i prestiti al settore risultano in flessione. In un comparto che ha bisogno di anticipare risorse, sostenere cantieri lunghi e assorbire rincari improvvisi, l’accesso al credito diventa una variabile decisiva. La combinazione tra tassi elevati, materie prime più care e fine progressiva della spinta PNRR impone alle imprese una fase di maggiore selettività, ma anche alle politiche pubbliche una programmazione più chiara. L’edilizia continua a crescere, ma il ciclo che si apre richiede meno emergenza e più strategia industriale.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione

Source link

Di