L’Unicas al centro della politica industriale del Lazio: da Cassino la ricetta per la transizione post-automotive



EconomiaPresentato all’ateneo il rapporto di Banca d’Italia: l’economia regionale cresce dello 0,6% grazie a turismo ed export. Il prof. Trequattrini traccia la rotta: “L’università e il Consorzio Industriale uniti per trasformare la ricerca in innovazione”

L’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale si conferma baricentro del dibattito economico e industriale della regione. Questo pomeriggio, l’Aula Magna dell’ateneo della città martire ha ospitato la presentazione del prestigioso rapporto della Banca d’Italia sull’andamento dell’economia regionale del Lazio, un evento di cruciale importanza che ha visto la partecipazione delle massime autorità accademiche, dei rappresentanti del mondo produttivo e dei vertici dell’istituto di via Nazionale. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del rettore Marco Dell’Isola, il quale ha sottolineato il ruolo sinergico e imprescindibile che l’università riveste nel tessuto sociale e produttivo del territorio meridionale della regione.

Subito dopo, l’intervento del professor Raffaele Trequattrini ha offerto una profonda chiave di lettura locale all’intera analisi, spiegando innanzitutto che la scelta di Cassino come sede per questo importante confronto non è affatto casuale.

“Cassino e il Lazio meridionale rappresentano oggi uno dei laboratori più interessanti e complessi della politica industriale italiana”, ha evidenziato Trequattrini, descrivendo un’area che ha storicamente conosciuto un imponente sviluppo manifatturiero e che ora si trova ad affrontare in prima linea la difficile transizione dell’automotive. Il professore ha poi aggiunto che, nonostante il rapporto restituisca un’immagine del Lazio complessivamente positiva e ricca di straordinari punti di forza – come la leadership nella farmaceutica e una posizione geografica unica – la sfida per il futuro richiede un cambio di passo decisivo.

I dati emersi dal rapporto della Banca d’Italia, illustrati dettagliatamente dalla direttrice della sede di Roma, Antonella Magliocco, e dal capo della divisione Analisi e ricerca economica territoriale, Marco Gallo, restituiscono infatti la fotografia di una regione la cui crescita nel 2025 subisce un rallentamento rispetto al progresso dell’anno precedente, pur mantenendosi in territorio positivo.

Il Prodotto Interno Lordo laziale si è assestato su un incremento dello 0,6 per cento, un ritmo moderato e in linea con l’andamento nazionale, ma superiore allo 0,5 per cento della media del Paese. A sostenere l’attività economica regionale sono stati principalmente i consumi privati, gli investimenti nei lavori pubblici trainati dai cantieri del Pnrr e, in modo straordinario, l’impatto dei flussi turistici e dei pellegrini legati alle celebrazioni del Giubileo, capaci di imprimere una spinta del 19,2 per cento sulla spesa dei non residenti e un aumento generale dei consumi dell’1,3 per cento.

Accanto alle luci dei consumi e della complessiva solidità finanziaria delle imprese, con ben l’87 per cento delle aziende laziali che dichiara di aver chiuso l’esercizio in utile, il rapporto evidenzia dinamiche strutturali interne estremamente diversificate.

Le esportazioni complessive continuano a correre a ritmi sostenuti, registrando un balzo del 9,6 per cento a livello regionale a fronte di un più modesto incremento nazionale del 3,3 per cento. Questo exploit è guidato ancora una volta dal settore chimico-farmaceutico, autentico leader dell’export laziale con una crescita del 17,7 per cento, arrivando da solo a coprire la metà dell’intero valore delle merci vendute all’estero dal Lazio, principalmente verso il mercato di riferimento degli Stati Uniti.

Un dato eccezionale che, se da un lato conferma l’eccellenza produttiva del territorio, dall’altro introduce un elemento di potenziale vulnerabilità legato alla forte concentrazione del rischio economico su un unico comparto. Al secondo posto per rilevanza si posiziona il settore dei mezzi di trasporto, comprensivo di automotive e aerospazio, con un incremento del 2,6 per cento su base annua. Ottime notizie arrivano anche dal comparto delle costruzioni, che cresce del 3,6 per cento grazie alle commesse pubbliche e ai grandi eventi, mentre si registra una netta flessione per l’agricoltura, penalizzata dal crollo di circa 17 punti percentuali nella produzione di vino e mosto e dalla drastica riduzione delle superfici coltivate a cereali.

La vera sfida emersa durante la tavola rotonda all’Unicas riguarda proprio la capacità della governance locale di trasformare i propri evidenti punti di forza in un modello di sviluppo sostenibile e resiliente nel lungo periodo. Il professor Trequattrini, nel corso del suo discorso, ha richiamato l’attenzione sulle fragilità strutturali evidenziate da via Nazionale, soffermandosi in particolare sulla forte dipendenza industriale del Cassinate. “La Banca d’Italia evidenzia come il Sistema Locale del Lavoro di Cassino presenti uno dei più elevati livelli di esposizione alla filiera automotive a livello nazionale – ha ammonito il docente –. Questo significa che la sfida che abbiamo davanti non consiste soltanto nel difendere ciò che esiste, ma nel costruire le condizioni affinché possano nascere nuove traiettorie di sviluppo”.

In questo scenario di profonda metamorfosi, Trequattrini ha individuato nel Consorzio Industriale del Lazio il braccio operativo fondamentale per guidare la svolta, tracciando una netta linea di demarcazione rispetto al passato.

“Per molti decenni i Consorzi industriali hanno costruito infrastrutture materiali: strade, reti idriche, depuratori, aree produttive. Oggi la competitività di un territorio dipende sempre più da altre infrastrutture: energia, innovazione, logistica, competenze, servizi alle imprese”, ha spiegato il professore, auspicando che l’ente si trasformi da semplice gestore a vera e prima piattaforma territoriale per la competitività. L’obiettivo finale, condiviso nell’aula dell’ateneo, è quello di superare i vecchi ostacoli legati ai costi energetici e alla difficoltà di tradurre i risultati scientifici in applicazioni industriali.

“Credo che il messaggio più profondo del Rapporto della Banca d’Italia sia proprio questo – ha concluso Trequattrini –: il futuro del Lazio non dipenderà soltanto dalla quantità di investimenti pubblici o dalla forza dei suoi singoli settori, ma dalla capacità di mettere in relazione infrastrutture materiali e capitale intellettuale, imprese e università, innovazione e territorio”.


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