Una storia messa in pausa proprio quando era arrivato il tanto atteso colpo di scena. Perché dopo una carriera trascorsa lungo le periferie del calcio mondiale, Yoane Wissa si è dovuto fermare proprio quando era riuscito a farsi strada nel centro. La stella Repubblica Democratica del Congo (che stasera alle 19 affronterà il Portogallo nella prima giornata del Gruppo K al Mondiale 2026) ha passato l’ultimo anno sulle montagne russe, con vette esaltanti seguite da sprofondi vertiginosi.
Wissa è uno di quei giocatori esplosi tardi, di quelli che hanno dovuto dribblare gli avversari e lo scetticismo altrui, che hanno dovuto cercare se stessi in ogni gol, in ogni assist. È solo nel 2025 che il suo talento diventa finalmente abbacinante. Con la maglia del Brentford segna 19 reti in Premier League. Un risultato più che notevole. Soprattutto per uno che ha già compiuto 28 anni. «Kovo», il «Pelato», come lo chiamano affettuosamente i tifosi congolesi, inizia a far gola a molte big, che iniziano a mettergli gli occhi addosso. Il Newcastle lo tratta per tutta l’estate. Ma per strapparlo ai biancorossi servono tutti i petrodollari del Pif. Proprio sul gong del mercato la squadra bianconera bussa alla porta delle “Api” con un assegno da 64 milioni di euro. Il prezzo è giusto.
Al Newcastle con la maglia che fu di Shearer
Wissa diventa il terzo acquisto più oneroso nella storia del club. Un dettaglio che gli infonde il coraggio necessario a scegliere la maglia numero 9 che fu di Sua Maestà Alan Shearer, uno che a Newcastle ha a che fare più con la divinità che con le cose degli uomini. Sembra l’inizio di una storia perfetta. Solo che nessuno riesce a scriverla davvero. C’è un piccolo dettaglio che in quel momento pare assolutamente trascurabile: prima di firmare con il Newcastle l’attaccante nato a Épinay-sous-Sénart si infortuna con la Nazionale. Sembra un infortunio come tanti. Poi la cosa si fa più seria. Si comincia a temere la lesione del crociato. Wissa perde le prime 14 partite. Torna in campo il 6 dicembre del 2025. Gioca 15’ contro il Burnley. E proprio contro il Burnley, ventiquattro giorni più tardi, trova la sua prima rete in Premier League.
Per tutti è l’inizio di una serie senza fine. Invece quella rete resta l’unica della sua annata nel campionato inglese. Proprio per questo il Mondiale delle polemiche può essere per Wissa il modo migliore per spegnere i dubbi intorno al suo passato e al suo futuro al St. James Park. Non un grande problema per un attaccante che nel corso della sua carriera ha dovuto sempre dimostrare qualcosa più degli altri.
Wissa comincia da portiere e finisce da attaccante
La sua parabola parte da lontano. Suo padre e suo fratello erano grandi appassionati di calcio. Così Yoane cresce con la presenza costante del pallone. Sembra un’infanzia alla Holly e Benji in salsa transalpina, invece è la realtà. A sette anni gioca già in una squadra. Solo che viene schierato a difesa dei pali. «Ho cominciato come portiere perché, il giorno prima di una partita, giocai con un mio amico e, quando mi misi in porta, lui non riuscì a segnare», racconta. «Il portiere della squadra non era presente e il mio amico disse all’allenatore che me l’ero cavata bene. Credo di aver giocato in porta per circa quattro anni, dai sette agli undici».
In questo periodo diventa amico di un altro ragazzino piuttosto vivace. Si chiama Tanguy Ndombele e qualche anno più tardi vincerà uno scudetto con il Napoli di Spalletti. «Abbiamo giocato insieme dagli otto ai quattordici anni», dice. «Frequentavamo anche la stessa scuola quando avevamo circa dodici anni. È un mio grandissimo amico. Siamo stati nella stessa classe per un anno: eravamo un incubo». Il nucleo familiare ha un ruolo fondamentale nel suo imprinting calcistico. Suo padre spinge il figlio a giocare a pallone, ma pretende in cambio buoni risultati a scuola. Solo che i voti di Yoane non sono esattamente buoni. Così l’uomo gli proibisce di giocare a calcio per un anno.
La preferenza è una cosa seria.
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I consigli di mamma e papà
Il ruolo di portiere inizia a stargli stretto. Anche perché la madre non ne può più di vederlo fermo tra i pali. «In seguito passai a centrocampo perché mia mamma disse che non voleva più che giocassi in porta dato che secondo lei il portiere non fa molto durante la partita», ha ricordato ai tempi in cui giocava nel Brentford. «Lo dissi all’allenatore e cominciai a giocare come numero 6 a centrocampo per circa due anni. Nei due anni successivi giocai invece da numero 10 e da esterno». Intorno ai 14 anni arriva la svolta. Per la sua vita. Per la sua carriera.
Il ragazzo inizia a giocare a rugby. Ed è anche piuttosto bravo. Così è costretto a scegliere tra i due sport. In verità è una decisione che suo padre prende al posto suo. «Mio figlio deve giocare a calcio», dice. Non è un consiglio. È un diktat. La palla ovale finisce in soffitta. Wissa finisce allo Châteauroux, dove può studiare e giocare insieme. Inizia un percorso tutto nuovo. Il ragazzo viene schierato attaccante. E segna un gol dietro l’altro. «Sinceramente, non pensavo che sarei diventato un calciatore professionista», ricorda, «poi andai allo Châteauroux e pensai: “Questo è il momento”. Lasciai i miei genitori e sentii di avere qualcosa da realizzare».
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Il ragazzo è determinato. Tanto che a 16 anni scrive un messaggio su Facebook alla Nazionale del Congo chiedendo un provino. Nel 2016, a 20 anni, è già in Ligue 1, con l’Angers di Stéphane Moulin. La punta è ancora acerba. Gioca due partite. Non segna, viene spedito in Ligue 2. Ci resta per cinque stagioni. Una con il Laval (2 reti), una con l’Ajaccio (9 gol) e poi tre con il Lorient. Nell’ultima stagione ne segna addirittura 15. Il club sale in Ligue 1. È il tanto atteso salto di qualità. Molti si domandano se Wissa sarà all’altezza della sfida. Lui risponde sul campo. Mette a referto 10 reti. Il Lorient si salva. Per lui è tempo di un nuovo inizio. Finisce al Brentford in Premier League.
È un salto enorme. La punta, però, si crea un paracadute. Inizia a osservare i suoi compagni. Come passano, come dribblano, come tirano. Li prende come spunto per migliorare le sue lacune. La cosa funziona. Al terzo anno arriva in doppia cifra. Poi ecco l’exploit: 19 reti in Premier e la chiamata del Newcastle. Una storia di crescita che si è interrotta proprio sul più bello. E che Wissa vuole riprendere già da stasera, con la maglia della Repubblica Democratica del Congo.
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Andrea Romano
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