Primarie Lega, Centemero: “Milano va ascoltata”


Politica

“Merita regole certe, trasparenza amministrativa e soprattutto una visione di lungo periodo capace di coniugare crescita economica e coesione sociale”

di Angelo Vitale

Giulio Centemero

In vista delle primarie che il movimento guidato da Matteo Salvini ha indetto nel prossimo weekend nel capoluogo lombardo L’identità ha sentito Giulio Centemero, deputato, capogruppo della Lega in commissione Finanze della Camera, presidente dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo e autore del libro ”Anche i ricchi piangono La crisi del modello Milano e delle global city”.

Milano torna al centro del dibattito dopo le recenti assoluzioni nel procedimento relativo a Torre Milano. Cosa ne pensa?

“Le sentenze si rispettano sempre. Le assoluzioni dimostrano quanto fosse importante evitare processi sommari e condanne preventive sui giornali. Attendiamo naturalmente le motivazioni, ma emerge un elemento chiaro: chi ha operato lo ha fatto all’interno di un quadro normativo e interpretativo che per anni è stato considerato valido. Detto questo, il tema vero non è giudiziario ma politico. Milano deve interrogarsi sul proprio modello di sviluppo. Negli ultimi anni la città è cresciuta molto. È diventata più attrattiva, più internazionale, più interessante per investitori, imprese e professionisti. Tuttavia, insieme alla crescita sono aumentate anche alcune fragilità. Sempre più famiglie, giovani professionisti e appartenenti al ceto medio fanno fatica a vivere in città. Il costo della casa è diventato un tema centrale e molte persone sono state progressivamente spinte verso l’hinterland. La questione non è essere favorevoli o contrari allo sviluppo. Ma capire quale sviluppo vogliamo. Milano merita regole certe, trasparenza amministrativa e soprattutto una visione di lungo periodo capace di coniugare crescita economica e coesione sociale”.

Temi che affronta anche nel suo libro “Anche i ricchi piangono”.

“Esattamente. Il libro nasce dall’osservazione di un fenomeno che non riguarda soltanto Milano ma molte grandi città globali. Per anni abbiamo misurato il successo di una città attraverso il numero di investimenti, il valore degli immobili, la capacità di attrarre capitale internazionale. Tutti indicatori importanti. Ma nel frattempo si sono aperte nuove fratture sociali. Milano resta una delle città più dinamiche d’Europa, ma è anche una città nella quale molte persone che lavorano, producono reddito e contribuiscono alla crescita iniziano a percepire un senso di esclusione. Da qui il titolo provocatorio del libro. Il punto non è fermare la crescita ma renderla più inclusiva. Una città funziona quando offre opportunità non solo a chi arriva con grandi capitali, ma anche a chi ci vive, ci lavora e vuole costruirvi il proprio futuro”.

Perciò la proposta delle primarie del centrodestra sostenuta dalla Lega?

“Assolutamente sì. Le primarie del 19 e 20 giugno uno degli appuntamenti politici più importanti per il futuro della città. Non devono essere viste semplicemente come uno strumento per scegliere un candidato sindaco ma possono diventare qualcosa di molto più importante: una grande occasione di partecipazione civica. Milano è una città complessa, ricca di energie, competenze e sensibilità diverse. Prima ancora di scegliere chi la governerà, dobbiamo ascoltarla. Per questo rivolgo un appello ai milanesi: partecipate. Andate a votare. Portate idee, proposte, esperienze. Le primarie possono rappresentare il primo passo di un percorso collettivo per costruire la Milano del prossimo decennio. Una Milano che torni a mettere al centro famiglie, giovani, imprese, innovazione e qualità della vita”.

Perché è così importante questo appuntamento?

“Perché la politica deve tornare a essere un luogo di partecipazione. Troppo spesso i cittadini percepiscono una distanza dalle istituzioni. Le primarie rappresentano invece uno strumento attraverso il quale le persone possono contribuire direttamente alla costruzione di una proposta politica. Milano ha bisogno di ascolto, lo dico da tempo. La città cambia rapidamente e la politica deve avere l’umiltà di mettersi in ascolto prima di avanzare soluzioni. Le primarie, un’opportunità e non solo una competizione”.

In questi giorni sarà contemporaneamente impegnato nel Forum Economico dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo a Marrakech il 19 e 20 giugno. Qual è il suo significato?

“Uno dei più importanti appuntamenti internazionali organizzati dalla PAM. Parteciperanno rappresentanti di governi, parlamenti, istituzioni finanziarie internazionali, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, WTO, OCSE, investitori, fondi e imprese provenienti dall’Europa, dal Golfo e dall’Africa. Discuteremo di integrazione economica, commercio internazionale, debito pubblico, intelligenza artificiale, investimenti, occupazione, startup e sicurezza alimentare. Viviamo una fase caratterizzata da grandi trasformazioni geopolitiche. In questo contesto il Mediterraneo può tornare a essere una piattaforma di connessione tra Europa, Africa e Medio Oriente. L’obiettivo della PAM è favorire dialogo, cooperazione e sviluppo economico attraverso la diplomazia parlamentare”.

Quale risultato concreto si aspetta dal Forum?

“Uno degli aspetti più interessanti è che non sarà soltanto un momento di confronto istituzionale. Sotto gli auspici della PAM verrà infatti siglato un accordo tra due importanti operatori dell’ecosistema del venture capital e dell’innovazione, Oasis500 e SM Capital. Un segnale molto importante. Significa trasformare il dialogo politico in opportunità economiche concrete, favorendo investimenti, crescita delle imprese innovative e collaborazione tra ecosistemi imprenditoriali diversi. Credo che la diplomazia economica moderna debba fare esattamente questo: creare ponti, attrarre capitali e generare occasioni di sviluppo reale”.

Che ruolo può avere Milano in questo scenario internazionale?

“Milano resta la capitale finanziaria italiana e uno dei principali hub economici europei. Proprio per questo deve continuare a guardare al mondo. L’Italia ha tutte le potenzialità per diventare una piattaforma di connessione tra Europa, Mediterraneo, Africa e mondo transatlantico. Milano può svolgere un ruolo fondamentale in questa strategia. Ma per farlo deve saper tenere insieme competitività internazionale e inclusione sociale. Da un lato deve continuare ad attrarre investimenti, innovazione, imprese e talenti. Dall’altro deve restare una città nella quale sia possibile vivere, lavorare e costruire una famiglia. Questa è la vera sfida del prossimo decennio”.

Come immagina la Milano del futuro?

“Vorrei una Milano che continui a crescere senza perdere la propria anima. Una città capace di attrarre capitali senza espellere il ceto medio, che investa nell’innovazione ma anche nella qualità della vita. Una città aperta al mondo ma attenta ai bisogni concreti dei suoi cittadini. Perciò considero le primarie del 19 e 20 giugno un passaggio fondamentale. Non stiamo semplicemente scegliendo un candidato ma iniziamo una discussione sul futuro di Milano. Rinnovo l’invito a tutti i milanesi a partecipare, votare e a far sentire la propria voce. Il futuro della città si costruisce insieme, ascoltando chi la vive ogni giorno”.


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