Roma, 18 giugno 2026 – Ogni anno in Italia vengono diagnosticate circa 30mila1 nuove neoplasie ematologiche, di cui oltre 2.1002 riguardano bambini e adolescenti. Oggi sono circa 500mila3 le persone che convivono con un tumore del sangue, ma grazie ai progressi della ricerca scientifica lo scenario è profondamente cambiato: terapie innovative come l’immunoterapia e i trapianti di cellule staminali emopoietiche hanno aumentato le possibilità di guarigione e consentono a un numero crescente di pazienti di convivere a lungo con la malattia mantenendo una buona qualità di vita. In diversi casi l’aspettativa di vita delle persone affette da una patologia ematologica si avvicina sempre più a quella della popolazione generale. Un risultato che testimonia il valore della Ricerca Scientifica e della collaborazione tra associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni e comunità medico-scientifica, impegnate quotidianamente nello sviluppo di cure sempre più efficaci e accessibili.
Sono quasi 60 anni che AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma – è al fianco dei pazienti e delle loro famiglie, sostenendo la Ricerca Scientifica e contribuendo concretamente al miglioramento dell’assistenza ematologica nel nostro Paese. Negli anni AIL ha investito sempre più fondi per il finanziamento della ricerca scientifica indipendente: nel 2025 AIL ha finanziato 206 progetti di ricerca su leucemie, linfomi, mieloma e altre malattie del sangue, supportando studi innovativi finalizzati a comprendere i meccanismi alla base delle patologie, favorire diagnosi sempre più precoci e sviluppare nuove strategie terapeutiche. L’Associazione ha inoltre ampliato il proprio impegno individuando e sostenendo importanti progetti di ricerca guidati dai più autorevoli ematologi italiani, molti dei quali presenti alla conferenza stampa dedicata alla Giornata Nazionale, e dal GIMEMA, punto di riferimento imprescindibile per la ricerca indipendente e luogo nel quale, attraverso i working party, gli ematologi elaborano e sviluppano protocolli di ricerca nelle diverse patologie. L’impegno dell’Associazione ben si traduce anche nel sostegno a 111 Centri di Ematologia e di Trapianto di Cellule Staminali distribuiti sul territorio nazionale, attraverso il finanziamento di personale sanitario, apparecchiature, farmaci, ambulatori e reparti dedicati. Nel 2026 AIL rafforza ulteriormente il proprio investimento nella Ricerca indipendente sostenendo, insieme alle principali società scientifiche in ambito ematologico (SIE, SIES, FIL, GITMO e AIEOP), progetti innovativi, presentati proprio in occasione della Giornata Nazionale, che spaziano dall’applicazione del Digital Twin alle sindromi mielodisplastiche, agli studi sulla leucemia linfoblastica acuta pediatrica, fino a nuove ricerche sui linfomi cutanei rari e a programmi di alta formazione per medici e infermieri ematologici e di ricerca.
Oggi, a Roma presso la Sala Minerva di Palazzo De Carolis, si è tenuta la Conferenza stampa dedicata alla Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, il tradizionale appuntamento dell’Associazione per sottolineare e condividere i progressi della Ricerca ematologica e per ribadire un messaggio importante rivolto ai pazienti e ai loro familiari: non siete soli.
Tema della conferenza stampa AIL 2026: “Ricerca e cura in ematologia: l’impegno di AIL tra presente e futuro”. Un incontro importante a tema medico-scientifico che vede la partecipazione di illustri ematologi e rappresentanti delle Società scientifiche italiane in ambito ematologico.
«AIL è nata quasi 60 anni fa con l’obiettivo di essere accanto ai pazienti ematologici e alle loro famiglie in tutte le fasi del percorso di malattia con una vicinanza concreta fatta di ascolto, supporto umano e sostegno alla Ricerca Scientifica e alle cure – spiega Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL-. In questi anni abbiamo continuato a rafforzare questo impegno, mettendo sempre al centro la persona, i suoi bisogni, la qualità della vita e l’avanzamento della ricerca. Oggi AIL, insieme alle sue 83 sezioni provinciali e grazie all’impegno di oltre 18.000 volontari, rappresenta una rete capillare di solidarietà presente su tutto il territorio nazionale, con le Case AIL, le cure domiciliari per adulti e bambini, il supporto psicologico e molti altri servizi per pazienti e caregiver. Nel 2020 è nata La Scuola Nazionale di Formazione AIL per i Volontari che offre percorsi di formazione continua, tenuti da psicologi, medici ed esperti del settore e ha l’obiettivo di accrescere le competenze necessarie per assistere i malati e le loro famiglie. – E prosegue il Presidente -, nel corso degli anni, anche grazie al costante sostegno di AIL alla ricerca, le terapie per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma sono diventate sempre più mirate ed efficaci».
Le terapie CAR-T stanno ridefinendo il paradigma di cura di numerosi tumori ematologici, oltre che i per i risultati ottenuti nei pazienti con malattia refrattaria o resistente, anche per le nuove prospettive di impiego nelle fasi più precoci. «Le cellule CAR-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell’immunoterapia – spiega Franco Locatelli, Direttore Area Clinica di Onco-Ematologia Pediatrica, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma – esistono già numerosi prodotti CAR-T approvati per l’uso clinico nel trattamento delle forme refrattarie e resistenti delle leucemie linfoblastiche acute a cellule B, dei linfomi non-Hodgkin a cellule B e del mieloma multiplo. Oggi, però, l’obiettivo si sta spostando progressivamente verso un utilizzo più precoce. Sono infatti in corso, o in fase di attivazione, trial clinici che prevedono l’impiego delle CAR-T già alla prima ricaduta, nei pazienti con caratteristiche di alto rischio, e potenzialmente anche in pazienti neo diagnosticati nei quali esistano evidenze di un’elevata probabilità di fallimento delle terapie tradizionali».
Le patologie ematologiche sono malattie rare e alcune come il mieloma multiplo vengono diagnosticate prevalentemente in persone con più di 70 anni. Fino a tempi recenti le opzioni erano limitate, oggi il panorama è cambiato anche grazie all’introduzione di sempre più efficaci anticorpi bispecifici. «Negli ultimi anni uno dei progressi più importanti è stato l’impiego di schemi di induzione basati su quattro farmaci anziché tre.– informa Paolo Corradini, Professore Ordinario di Ematologia Università di Milano, Direttore di Ematologia e Direttore Scientifico f.f. Istituto nazionale dei Tumori di Milano – questo si è aggiunta l’introduzione di un anticorpo monoclonale molto efficace, il daratumumab, che riconosce una proteina presente sulla superficie delle cellule di mieloma, chiamata CD38. L’integrazione di questo farmaco nelle fasi di consolidamento e mantenimento ha rappresentato un cambiamento significativo, contribuendo sia a migliorare la sopravvivenza sia ad aumentare la qualità di vita dei pazienti. Quando la malattia è sotto controllo e il paziente è in remissione, infatti, si riducono sintomi importanti come il dolore e il benessere complessivo migliora sensibilmente».
La leucemia mieloide acuta è una patologia rara e aggressiva che colpisce soprattutto gli over 60. «Negli ultimi anni sono diventate disponibili nuove terapie con meccanismi d’azione molto diversi da quelli della chemioterapia tradizionale – informa Alessandro Rambaldi, Professore di Ematologia, Direttore Scientifico Fondazione per la Ricerca-FROM, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo-. Le nuove terapie hanno ampliato enormemente il numero di malati ai quali oggi possiamo proporre un trattamento con intento potenzialmente curativo. In passato molti pazienti di età superiore a 65 anni ricevevano esclusivamente cure di supporto, perché non erano candidabili a trattamenti efficaci. Oggi, grazie a terapie meglio tollerate, possiamo portarli in remissione e offrire loro anche il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, che resta la strategia curativa per eccellenza».
Le neoplasie mieloproliferative croniche sono un gruppo di malattie rare che globalmente hanno un’incidenza inferiore ai 5 casi per 100mila all’anno. Le principali sono tre: trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi. «La scoperta che la via JAK-STAT è alterata in queste malattie, indipendentemente dalla mutazione presente, ha portato allo sviluppo degli inibitori di JAK – informa Alessandro M. Vannucchi, Presidente SIES, Professore di Ematologia, Direttore della SOD Ematologia, CRIMM, Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative, Direttore Dipartimento di Oncologia, Direttore Scuola di Specializzazione in Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi e Università di Firenze-. Attualmente disponiamo di tre farmaci approvati in Europa e di quattro negli Stati Uniti. Questi trattamenti hanno cambiato radicalmente l’approccio terapeutico, migliorando in modo significativo la qualità di vita dei pazienti. In molti casi consentono un controllo ottimale dei sintomi e permettono alle persone di tornare a svolgere una vita pressoché normale».
La leucemia mieloide acuta riguarda prevalentemente persone con un’età media alla diagnosi di circa 60-70 anni, oggi le terapie target hanno modificato il trattamento. «Fino a pochi anni fa, chi non era eleggibile a trattamenti chemioterapici intensivi aveva a disposizione principalmente terapie di supporto oppure agenti ipometilanti utilizzati da soli, strategia quest’ultima che spesso garantiva risposte limitate e di breve durata – informa Adriano Venditti, Consiglio direttivo SIE, Professore Ordinario di Ematologia Università di Roma Tor Vergata, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia Azienda Universitaria Policlinico Tor Vergata-. Oggi lo scenario è profondamente mutato grazie all’introduzione delle terapie target, farmaci mirati che agiscono su specifiche alterazioni molecolari della cellula leucemica oppure interferiscono con processi metabolici critici per la sua sopravvivenza».
L’impatto degli inibitori tirosin-chinasici sulla leucemia mieloide cronica è stato incredibile, fino agli anni Novanta l’unica possibilità concreta di guarigione era data dal trapianto di midollo osseo. «Oggi, lo scenario è completamente diverso e il primo effetto tangibile riguarda la sopravvivenza dei pazienti – informa Fabrizio Pane Professore Ordinario di Ematologia, Direttore di Dipartimento di oncologia Ematologia e Anatomia Patologica, Università Federico II di Napoli, Direttore UOC Ematologia e Trapianti di Midollo, A.O.U. Federico II di Napoli-. I dati del Registro svedese di popolazione mostrano che l’aspettativa di vita dei pazienti è solo lievemente inferiore rispetto a quella della popolazione generale. Nella maggior parte dei casi, la LMC è diventata una malattia cronica, controllabile nel lungo periodo. Le evidenze più recenti suggeriscono inoltre che una quota significativa di pazienti possa interrompere il trattamento. Tra questi, oltre il 60-65% riesce a mantenere una remissione stabile senza necessità di riprendere il trattamento. In questi pazienti si parla sempre più spesso di “guarigione funzionale”».
In Italia, nel 2025 in ematologia sono stati eseguiti 5.259 trapianti e 750 CAR-T. «Per quanto riguarda il trapianto autologo nel nostro Paese si osserva una tendenza alla riduzione, specialmente nel trattamento dei linfomi, di oltre il 30%, rispetto a cinque anni fa – informa Massimo Martino, Presidente GITMO, Direttore Centro unico regionale trapianti CSE e terapie cellulari, Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria-. Questo calo è dovuto a un sempre maggior utilizzo della terapia CAR-T. L’aspetto positivo da sottolineare è che è in aumento l’uso di questo approccio in pazienti sopra i 60 e 70 anni. Il mieloma multiplo è la patologia più trattata con trapianto autologo e rappresenta il 63% delle procedure. Al contrario dell’autologo, il numero di trapianti allogenici è in costante crescita. Nel 2025 sono stati effettuati 2.152 trapianti in Italia, con un incremento di oltre il 7% rispetto a due anni prima. Le patologie principali sono la leucemia mieloide acuta, seguita dalla linfoblastica, ma cresce l’uso anche per mielodisplasie e mielofibrosi».
Ogni anno in Italia si registrano circa 15.5001 nuovi casi di linfoma, tra forme non-Hodgkin e Hodgkin, le innovazioni terapeutiche stanno cambiando l’approccio terapeutico. «Le immunoterapie, in particolare le CAR-T e gli anticorpi bispecifici, rappresentano una vera rivoluzione nel trattamento dei linfomi, soprattutto dei linfomi non-Hodgkin – informa Luigi Rigacci, Responsabile Commissione Linfoma di Hodgkin FIL, Comitato Direttivo FIL, Direttore UOC Ematologia e Centro Trapianto Cellule Staminali Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico e Professore Associato di Ematologia Università Campus Bio-Medico di Roma -. I risultati ottenuti finora sono estremamente incoraggianti. Nei pazienti affetti da forme particolarmente aggressive di linfoma, queste terapie consentono di raggiungere lunghe sopravvivenze e potenziali guarigioni in circa il 40% dei casi. Prima dell’avvento di queste strategie terapeutiche, la stessa categoria di pazienti aveva una sopravvivenza mediana di poco superiore ai sei mesi e soltanto l’8-10% risultava vivo a due anni».
I tumori ematologici pediatrici sono patologie rare. In Italia si stima che ogni anno vengano diagnosticati circa 1.400 casi di malattie oncoematologiche nei bambini fino a 14 anni e circa 800 negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni. «Grazie ai progressi della ricerca e all’elevata qualità delle cure disponibili nel nostro Paese, queste patologie sono oggi curabili con esiti molto positivi – spiega Angela Mastronuzzi, Presidente AIEOP, Responsabile Unità di Neuro-Oncologia Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Professore Associato di Pediatria, Università Cattolica del Sacro Cuore-. Oggi, la sfida principale non è soltanto guarire i pazienti, ma garantire loro una qualità e un’aspettativa di vita il più possibile sovrapponibili a quelle della popolazione generale. Per questo motivo la ricerca si sta orientando verso una medicina sempre più personalizzata. La personalizzazione delle cure si basa su una stratificazione del rischio sempre più accurata, resa possibile dalla valutazione della malattia residua minima e dall’identificazione delle alterazioni molecolari caratteristiche di ciascuna patologia».
Ricerca scientifica e innovazione sono i pilastri su cui AIL fonda assistenza e cura dei pazienti ematologici. «Agli inizi degli anni Ottanta nacque il GIMEMA – informa Marco Vignetti, Presidente Fondazione GIMEMA Franco Mandelli, Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto- una rete collaborativa con l’obiettivo di condividere idee, progetti e protocolli terapeutici per i pazienti affetti da leucemie acute. Attualmente sono oltre 50 gli studi attivi all’interno del network. Uno dei progetti è LabNet, che quest’anno celebra 20 anni di attività. Oggi LabNet, in Italia, collega 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici attraverso una piattaforma digitale che assicura l’accesso a una diagnostica molecolare avanzata, certificata e omogenea. – E continua Vignetti – ha raggiunto circa 15.000 pazienti ed eseguito oltre 200.000 esami molecolari, confermandosi una realtà unica nel panorama italiano dell’ematologia. L’impatto sulla pratica clinica è significativo: molte decisioni terapeutiche dipendono oggi dalla risposta molecolare del paziente e richiedono test affidabili e standardizzati. Questo si traduce in cure più appropriate e personalizzate e al tempo stesso il Servizio Sanitario Nazionale beneficia di un utilizzo più efficiente delle risorse».
SOGNANDO ITACA
Il progetto “Sognando Itaca” è nato nel 2006 sul lago di Garda da un giovane paziente appassionato di vela. Quest’anno è partito da Venezia l’8 giugno per approdare a Brindisi il 18, dopo aver toccato 7 porti: Venezia, Rimini, Pesaro, Ancona, Giulianova, Bari e Brindisi. «La barca a vela AIL – informa Giuseppe Navoni Vicepresidente Nazionale AIL, Presidente AIL Brescia, Coordinatore Sognando Itaca-, con skipper professionisti, pazienti, medici, infermieri e psicologi, naviga lungo le coste italiane, facendo tappa nelle città in cui è presente una divisione di Ematologia. In ogni porto di attracco, le Sezioni AIL coinvolte danno vita all’Itaca Day, durante il quale i pazienti, adulti e bambini, accompagnati da volontari, medici e infermieri, hanno la possibilità di imbarcarsi per vivere un’esperienza a bordo. L’obiettivo è di diffondere la velaterapia quale metodo terapeutico volto alla riabilitazione psicologica e al miglioramento della qualità della vita dei malati ematologici».
In occasione della Giornata Nazionale contro leucemie, linfomi e mieloma, AIL rinnova un appuntamento ormai atteso e consolidato per pazienti e familiari: il Numero Verde AIL Problemi Ematologici 800 22 65 24, attivo domenica 21 giugno dalle 8.00 alle 20.00.
Un servizio gratuito che permette ai pazienti di parlare direttamente con ematologi esperti, ricevere chiarimenti sulle proprie patologie e sulle terapie in corso, in totale riservatezza e senza le limitazioni di tempo che spesso hanno con gli ematologi che i seguono abitualmente. Come lo scorso anno, saranno più di 40 gli ematologi a disposizione, un numero elevato di specialisti per garantire un supporto ancora più ampio, tempestivo e personalizzato.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
AgenSalute Desk
Source link


