POLITICA
Tra Vannacci e De Luca, la partita siciliana del centrodestra e il fattore Scarpinato
L’analisi del quadro politico nazionale individua nella Sicilia una delle regioni più interessanti per comprendere le future dinamiche del centrodestra. Da un lato il fenomeno mediatico rappresentato da Roberto Vannacci, dall’altro il radicamento politico e territoriale di Cateno De Luca. Due modelli profondamente diversi, ma entrambi caratterizzati da una forte personalizzazione della proposta politica.
Secondo diverse ricostruzioni pubblicate nelle ultime settimane, proprio nell’Isola il consenso attribuito a Vannacci si fermerebbe attorno al 2,5 per cento, una percentuale inferiore rispetto alle aspettative che accompagnano il generale dell’Esercito in altre aree del Paese. È una previsione che ha spinto diversi osservatori e giornali a interrogarsi sulle ragioni di un dato che, almeno sulla carta, potrebbe apparire sorprendente.
Il peso di De Luca e la specificità siciliana
Una prima risposta viene individuata nella figura di Cateno De Luca. Il sindaco di Taormina rappresenta oggi uno dei pochi leader siciliani in grado di esprimere un consenso a doppia cifra, costruito negli anni attraverso una presenza costante sul territorio e una strategia comunicativa di altissimo livello.
La sua capacità di mobilitazione appare ancora più significativa se si considera che il percorso politico con Ismaele La Vardera si è interrotto da tempo e in maniera tutt’altro che indolore. Il consenso riconducibile a De Luca non può quindi essere letto come il risultato di alleanze ancora operative o di rendite di posizione, ma come il frutto di una capacità autonoma di costruzione del consenso e di un rapporto consolidato con una parte dell’elettorato siciliano.
Ma la Sicilia, ancora una volta, si dimostra più complessa di qualsiasi schema precostituito. Ridurre il dibattito politico regionale a una contrapposizione tra il fenomeno Vannacci e il radicamento di De Luca rischia infatti di lasciare fuori altre variabili che continuano a incidere negli equilibri del centrodestra isolano.
Il voto delle divise e l’equazione non automatica
Una delle letture più interessanti riguarda il cosiddetto voto delle divise.
L’associazione quasi automatica tra il profilo di Roberto Vannacci, generale dell’Esercito Italiano, e il consenso proveniente dal mondo delle Forze Armate e della sicurezza rischia infatti di semplificare una realtà molto più articolata, soprattutto in Sicilia.
Nell’Isola il rapporto con il mondo delle uniformi non si esaurisce nel prestigio del grado o nella forza della comunicazione. Contano anche le relazioni personali, la conoscenza diretta dei territori, la presenza nelle istituzioni e i percorsi costruiti nel tempo.
Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la figura di Francesco Paolo Scarpinato.
Il fattore Scarpinato
Assessore regionale ai Beni culturali, ufficiale dell’Esercito Italiano e uomo delle istituzioni, Scarpinato rappresenta una presenza politica che si è sviluppata seguendo un percorso diverso rispetto ai fenomeni più esposti mediaticamente.
Le precedenti competizioni elettorali hanno evidenziato l’esistenza di un consenso personale consolidato, maturato nel tempo attraverso l’attività politica sul territorio e il ruolo ricoperto nelle istituzioni.
Allo stesso tempo, il rapporto costruito negli anni con il mondo delle divise rappresenta, nella lettura di molti osservatori della politica siciliana, uno degli elementi distintivi del suo profilo pubblico. Scarpinato non si è avvicinato alle uniformi per esigenze di comunicazione o per opportunità politica. Ne conosce il linguaggio, i valori e il senso del dovere per esperienza personale e professionale.
È anche per questa ragione che, almeno in Sicilia, il consenso proveniente da quell’area non può essere considerato un bacino automaticamente contendibile da chiunque provenga dal mondo militare. La vicenda siciliana dimostra, ancora una volta, che le appartenenze simboliche non sempre coincidono con le dinamiche concrete del consenso.
Il lavoro nel governo Schifani e nei Beni culturali
Nel governo guidato dal presidente Renato Schifani, Scarpinato ha mantenuto un profilo prevalentemente operativo, concentrando l’attenzione sull’attività amministrativa e sulla gestione delle deleghe assegnate.
Nel settore dei Beni culturali, l’assessorato ha accompagnato iniziative, sostenuto progettualità e seguito percorsi di valorizzazione del patrimonio regionale, mantenendo una presenza costante su un comparto strategico per la Sicilia e contribuendo a mantenere alta l’attenzione su una delle principali risorse identitarie ed economiche dell’Isola.
Una partita ancora aperta
La Sicilia continua così a offrire una fotografia politica diversa dal resto del Paese. Da un lato il fenomeno nazionale rappresentato da Roberto Vannacci; dall’altro il radicamento territoriale e la capacità di mobilitazione di Cateno De Luca; accanto a queste due dinamiche, una terza variabile rappresentata da figure istituzionali come Francesco Paolo Scarpinato, il cui consenso personale e il rapporto costruito negli anni con il territorio e con il mondo delle divise contribuiscono a rendere ancora più articolata e imprevedibile la partita del centrodestra siciliano.
Ed è probabilmente proprio questa la particolarità dell’Isola: i fenomeni politici possono certamente attirare l’attenzione, ma il consenso continua a misurarsi anche sulla capacità di costruire nel tempo relazioni, credibilità e riconoscibilità all’interno delle comunità e delle istituzioni.
Quella proposta è soltanto una prima chiave di lettura. Nei prossimi giorni, Il Moderatore analizzerà, a turno, il profilo politico e il radicamento di altri protagonisti della scena siciliana, nella convinzione che gli equilibri dell’Isola meritino di essere osservati con attenzione e senza schemi precostituiti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Francesco Panasci
Source link


