Milano brinda, il Mef incassa e gode: 9 miliardi dai Btp e lo spread è fermo. Ora il nodo è il futuro oltre il Pnrr
La pace è un vero affare. Per tutti, altroché. Le Borse, in tutto il mondo, credono ai negoziati e non si son lasciate deprimere troppo dalle tensioni e dal congelamento delle trattative. Il petrolio ha provato una timida risalita ma non è andato oltre gli 80 dollari al barile del brent mentre il Wti è rimasto saldamente sotto la soglia. Il gas ad Amsterdam si quotava pure sotto i 42 euro al Mwh. È una situazione in divenire ma il sentiment, sui mercati, è più che positivo. Del resto, la settimana che s’è appena conclusa ha rappresentato una vera e propria boccata d’ossigeno per la finanza e pure per l’economia in ogni angolo del pianeta.
La pace è un affare
La pace è un affare, altroché. Per questo, le piazze finanziarie hanno chiuso tutte, almeno in Europa, intorno alla pari. Tutte, già. Tranne la Borsa di Milano. Che ieri ha chiuso sfondato a più riprese quota 53mila punti. Il Ftse Mib ha chiuso la settimana con un rotondo +0,66%. Il brio delle contrattazioni ha interessato un po’ tutti ma chi ha avuto più ragione degli altri a festeggiare è stato il Mef. Già, perché ieri alle 13 s’è chiuso il collocamento dei nuovi titoli di Stato Btp Italia Sì. E la campagna s’è conclusa con un successo. Perché, a fronte di 281.140 contratti sottoscritti, sono stati raccolti capitali per poco meno di 9 miliardi. Per la precisione, nelle capienti casse di via XX Settembre, son finiti 8.842,593 milioni di euro. Per avere un’idea di quanti soldi siano, basti pensare che siamo più o meno sulle stesse cifre che il Pnrr ha messo a disposizione per le sole infrastrutture sanitarie. Segnale, questo, fondamentale che conferma ancora una volta la centralità del risparmio privato e la necessità, per i governi (soprattutto europei) di mobilitarlo per innescare una vera e autentica svolta. Altro che nuove tasse, altro che patrimoniali che deprimono, incupiscono e impoveriscono.
Spread fermo, Btp in volo
La notizia più interessante, però, riguarda lo spread. Che ha fluttuato, come era assolutamente prevedibile, ma è rimasto tra poco oltre la soglia dei 70 punti. La speculazione finanziaria c’è, ma (finora) non fa eccessivi danni. Giorgetti incassa e gode. Che affare, la pace.
C’è crescita oltre il Pnrr?
A proposito, poi, di Pnrr per l’Italia s’avvicina il momento della conclusione del piano. Siamo alle battute finali e, di assodato, c’è (ancora una volta) che il Sud cresce più del Nord. Lo ha riferito Svimez, asserendo che il Mezzogiorno viaggia a un ritmo superiore rispetto a quello della media nazionale (+0,7% contro lo 0,5%) per il quarto anno di fila. Non era mai successo, almeno dal 1980. Lo ha confermato, poi, anche Moody’s che ha sottolineato come “investimenti e riforme stanno gradualmente riducendo le significative disparità tra il Nord e il Sud del Paese”. Bene, già. Ma il lavoro è tutt’altro che finito. Semmai, è appena all’inizio. “A causa della debole crescita della produttività e delle tendenze demografiche fortemente sfavorevoli, saranno necessarie riforme strutturali continue e il mantenimento di livelli di investimento più elevati anche dopo la conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza nell’agosto 2026, per aumentare il tasso di crescita potenziale dell’Italia, che stimiamo all’1% annuo nei prossimi cinque-dieci anni”, dicono gli analisti. Insomma, se sarà stato un successo indebitarsi con la Ue (perché questo è stato il Pnrr, altro che l’helicopter money spacciato dalla politica qualche anno fa) lo dirà solo il tempo. Perché l’affare si compia e le cose si rimettano in sesto è necessaria la pace.
Senza la pace, che senso ha l’hub mediterraneo?
Non ha senso lavorare all’hub mediterraneo se il Mare Nostrum è in fiamme. Sarà necessario rientrare, e subito, dall’emergenza energia perché il Sud riuscirà a diventare davvero lo snodo dell’Europa verso il Medio Oriente, che dovrà tornare pacificato e aperto ai traffici internazionali, e l’Africa. E se il Mediterraneo tornerà centrale perché l’Africa diventerà un mercato immenso e affidabile, sarà necessario che tutto intorno ci sia pace e stabilità. La guerra gioca contro l’Italia e contro l’Europa, sia chiaro. La pace è, invece, l’unico e vero affare. Almeno per noi.
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Giovanni Vasso
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