La devianza giovanile è uno dei fenomeni più delicati e complessi della nostra società. Proprio la complessità del problema rende indispensabile un approccio multidisciplinare, che tenga conto dell’attività di contrasto, esplori dinamiche e tendenze, si interroghi su origini e motivazioni, per rispondere al diffuso allarme sociale senza cadere in facili semplificazioni. L’indagine che l’Eurispes ha recentemente dedicato al fenomeno – supportata dai dati forniti dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale – ha preso in considerazione i fattori che nel corso degli ultimi anni possono aver influito sulle condizioni di vita e sul benessere dei giovani, a cominciare dalla pandemia, con tutte le sue implicazioni, senza trascurare l’evoluzione del sistema scolastico ed educativo, i fenomeni migratori e l’integrazione sociale dei ragazzi, l’impoverimento delle famiglie, l’impatto dei Social Network e dei modelli da essi veicolati. L’obiettivo è anche quello di tenere alte la consapevolezza e la sensibilità della pubblica opinione sui nodi problematici che rischiano di essere trascurati o non colti e di sollecitare risposte ed interventi concreti.
Il mondo giovanile non è un gruppo sociodemografico omogeneo, ed è bene non cadere nella tentazione di trattarlo come se lo fosse
Il mondo giovanile – è opportuno ricordarlo – non è un gruppo sociodemografico omogeneo, ed è bene non cadere nella tentazione di trattarlo come se lo fosse, anche quando si prendono in esame gli episodi di devianza e vera e propria criminalità. Troppo spesso, anche in Italia, vediamo ragazzi le cui esistenze sono precocemente incrinate, per carenze affettive ed educative, per condizioni di disagio economico e sociale, per abuso, sfruttamento. Ad alcuni il futuro è stato semplicemente negato – giovanissimi, italiani e stranieri, arruolati dalla criminalità organizzata, o esclusi da un normale percorso scolastico e dal sostegno di una famiglia. Anche al di fuori da condizioni tanto penalizzanti, molti ragazzi, cresciuti in ambienti del tutto “normali”, persino nell’agio, intraprendono percorsi devianti. Anche i contesti apparentemente meno problematici possono, infatti, generare comportamenti antisociali quando non criminali: una devianza “borghese”, “normalizzata”, che si esprime con vandalismo, bullismo, formazione di gang giovanili, sempre più violente ed aggressive, ma anche comportamenti autodistruttivi – dallo sballo ritualizzato alle dipendenze, ai comportamenti irresponsabili alla guida.
Anche i contesti apparentemente meno problematici possono generare comportamenti antisociali: una devianza giovanile “borghese”, “normalizzata”
Questi percorsi devianti, come si diceva, non sono riconducibili ad una interpretazione unica. Si può riconoscere, in alcune forme di trasgressione alle regole, una ricerca di omologazione, di appartenenza e riconoscimento in gruppi sociali alternativi a quelli rappresentati dalle istituzioni educative. Per molti ragazzi la devianza esprime il disagio derivante dal confronto con una società di cui non si sentono realmente parte, né tantomeno protagonisti. Da qui quel senso di esclusione, la sfiducia nella possibilità di far sentire la propria voce e contribuire allo sviluppo del Paese e ai suoi cambiamenti. Molte condotte antisociali nascono da questo profondo scollamento, che significa anche mancanza di obiettivi ed ideali, crisi di valori, rifiuto delle regole socialmente condivise, per alcuni persino noia.
Emarginazione e subcultura violenta costituiscono il terreno privilegiato dal quale generano le condotte devianti e criminali
L’attività di ricerca ed analisi conferma un diffuso malessere giovanile che si manifesta, in alcuni casi, in una silenziosa esclusione sociale, in altri, in comportamenti antisociali e, talvolta, criminosi. Emarginazione e subcultura violenta costituiscono il terreno privilegiato dal quale generano le condotte devianti e criminali. Tuttavia, la diffusa difficoltà da parte dei giovani nell’adattarsi alla vita da adulti e nel gestire le sfide e le contraddizioni della società contemporanea sono, in molti casi, all’origine di un disagio che trova espressione nel conflitto con la società stessa e con ruoli, norme e valori che essa richiede.
I Social Network si rivelano strumenti che amplificano i comportamenti devianti, facendone modelli accattivanti, diffondendone l’esempio, disumanizzando le vittime
I Social Network si rivelano poi, in molti casi, strumenti che amplificano i comportamenti devianti, facendone modelli accattivanti, diffondendone l’esempio, disumanizzando le vittime e desensibilizzando gli autori, normalizzando condotte in realtà violente e abusanti. In quest’ottica, ogni tentativo di prevenire e di arginare l’aumento della devianza giovanile troverà maggiore efficacia se rivolto non soltanto verso i soggetti coinvolti, ma anche verso i contesti relazionali all’interno dei quali essi formano la propria personalità futura, primi fra tutti l’ambito familiare e quello scolastico. Senza dimenticare l’impegno di proiettare i giovani in un’idea di futuro, un futuro che li veda parte attiva della società. Occorre, infine, tenere presente che una parte del fenomeno rimane “sommerso”, poiché l’emersione ed il contrasto attivo di molti comportamenti antisociali risultano frenati dalle resistenze delle famiglie e dalla chiusura dei ragazzi stessi. Anche questa è una sfida che non può non essere accolta.
È necessaria una lettura interdisciplinare del fenomeno della devianza giovanile per un’esigenza di analisi e comprensione
Le giovani generazioni rappresentano la società del futuro, gli uomini di domani, e proprio per questa ragione è tanto importante interrogarsi su insidie e bisogni che li riguardano. In particolar modo, per coloro che rischiano di smarrire il proprio cammino all’interno della società. È necessaria una lettura interdisciplinare del fenomeno della devianza giovanile per un’esigenza di analisi e comprensione, da diverse prospettive, dei dati reali.
*Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes.
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