Rassegna stampa giustizia (26.06.2026)


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Ben trovati agli ascoltatori di Radio Radicale, ben trovati con questo appuntamento settimanale dedicato alla rassegna stampa sui temi della giustizia oggi e il 26 giugno 2026, e abbiamo diversi argomenti sul sul nostro tavolo, che sono stati affrontati dai quotidiani appunto relativi a quel che accade nel mondo nel mondo della giustizia e nel mondo giudiziario questa settimana anche andremo a vedere, ma partiamo dalla partiamo, come al solito dal carcere, perché,
L’estate rovente è arrivata e il carcere è diventato un luogo decisamente infernale di questo, e con questo apre il dubbio nel.
Nell’edizione del 24 giugno, dove si mette in evidenza
Come all’interno delle carceri, di fatto non si fa nulla per diciamo, rendere più vivibile la situazione per i detenuti, mentre diciamo per i liberi si iniziano ad apprestare dei presidi a tutela della salute.
Proprio in concomitanza con l’arrivo, oramai pieno corso appunto di una calura sostanzialmente insopportabile, anche determinata evidentemente dalle nuove temperature che da qualche anno a questa parte accompagnano anche le estati italiane come conseguenza del cambiamento climatico, inferno carcere nell’estate rovente è una seconda pena fuori. Arrivano gli alert per proteggere bambini e anziani e diciamo subito che bambini e anziani sono ristretti nelle nostre carceri italiane ma dentro le prigioni nulla vien fatto dentro le Viggiani. Il caldo diventa insopportabile per i dati del ministero della Giustizia, per i 64.850 detenuti stipati in posti che ne potrebbero accogliere 46.337. Questi dati al 15 giugno del ministero della Giustizia
Per i 64.000 cittadini detenuti illegalmente nelle prigioni italiane scrive Damiano Aliprandi, sul dubbio il caldo è una tortura e questa è la situazione.
Determinata, si ribadisce ancora una volta anche dalla continua introduzione da parte del governo di nuovi reati, dall’inizio della legislatura sono stati introdotti 59 reati, 57 aggravanti.
E la repressione di fatto è la via più economica e sposta la responsabilità del tutto sulla magistratura, dicevamo che appunto anche nelle nostre carceri ci sono, oltre che anziani, lo andremo a vedere anche i bambini in cella il numero infame scrive Luigi Manconi su Repubblica il numero aumenta l’infamia pure il numero dei bambini in cella anche con questo caldo, senza che per loro siano apprezzati i appunto presidi a tutela della salute dei bambini liberi, eppure questi bambini hanno l’unica colpa di essere figli di madri,
Detenute una infamia, appunto secondo Luigi Manconi, non sarà tutta colpa di Giorgia Meloni, eppure c’è un numero che si tende a rimuovere ed è un numero infame, è quello dei bambini, da 0 a 3 anni rinchiusi in una cella unitamente alle proprie madri questo numero è passato da 17 bambini nelle carceri italiane nel 2023 agli attuali 30. Su questo incremento pesa la discrezionalità del differimento della pena per le donne in gravidanza,
Volute dal decreto sicurezza da uno dei decreti sicurezza approvati dal governo Meloni nel giugno del 2025, in altre parole, prosegue Manconi, la donna non ha più il diritto di portare a termine la gestazione in condizioni di libertà, ma questa possibilità viene accordata o rifiutata dal magistrato competente per l’esecuzione della pena e questo ha portato appunto a questo numero di 30 bambini incolpevoli detenuti in questo inferno illegale delle carceri italiane, ma i numeri del sovraffollamento fanno,
Direttamente riferimento a al numero dei detenuti che sono tali per aver violato la legge sulle sostanze stupefacenti, 20.000 detenuti, più di 20.000 detenuti per la violazione della legge sulle sostanze stupefacenti, di questo scrivono il 25 giugno l’Unità a pagina 7 con Angela Stella e anche sempre il dubbio.
Il 34% della popolazione penitenziaria italiana è in cella per reati di droga, ma titola l’Unità, la droga è liberissima e le mafie ringraziano la war on drugs, un fallimento su tutti i fronti, il proibizionismo ha fallito lo dicono anche i dati del sottosegretario Mantovano, vero e proprio paladino del proibizionismo in materia di sostanze stupefacenti i numeri delle dipendenze ci parlano di una pandemia, secondo il sottosegretario Mantovano, e quindi questa relazione del governo conferma quanto denunciato nel libro bianco sulle droghe e delle associazioni, cioè il proibizionismo non funziona più
Angela Stella inizia l’articolo il numero di le dipendenze ci parlano di una pandemia che ha la particolarità di non essere percepita come tale, è questo l’accostamento utilizzato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che in una conferenza stampa il giorno prima, quindi il 24 ha presentato la relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia secondo la premier Giorgia Meloni,
Occorrono dunque un approccio a 360 gradi e risposte lungimiranti, insomma, il proibizionismo non funziona secondo Angelo Stella, e la conferma è arrivata sempre ieri quando è stata presentata alla Camera dei punta dei deputati.
Su iniziativa del deputato di più Europa, Riccardo Magi, la diciassettesima edizione del libro bianco sulle droghe dal titolo eh non sono pazzi, il libro bianco spiega Angela Stella il rapporto indipendente che ogni anno analizza gli effetti del testo unico sugli stupefacenti, sul sistema penale, sul sistema penitenziario, oltre che sui servizi sulla salute delle persone.
Che usano sostanze e più in generale sulla società diverse le associazioni che si occupano della redazione di questo libro bianco che evidentemente fa da pendant con la relazione del Governo e tra le altre vengono citate la Società della Ragione Forum droghe Antigone Cgil,
Associazione Luca Coscioni, ARCI lilla con l’adesione di a buon diritto, appunto e meglio legale, ogni anno viene presentata in occasione del 26 giugno Giornata internazionale contro l’abuso di droghe e il narcotraffico nell’ambito della campagna internazionale di.
Mobilitazione che chiede politiche sulle droghe rispettose dei diritti umani e delle evidenze scientifiche, e anche quest’anno coinvolgerà oltre 250.
Città, inoltre, 100 Paesi, ma vediamo in pillole i dati più significativi che sono contenuti in questa in questo rapporto, dopo quattro anni consecutivi, nel 2025 diminuiscono gli ingressi complessivi in carcere del 3,4%, calano anche gli ingressi per violazione dell’articolo 73 del Testo Unico.
Che nel 2025 sono stati 10.784 su 42.000 pari al 25,7% del totale degli ingressi in carcere, la riduzione rispetto, la riduzione percentuale rispetto al 2024 è tuttavia molto limitata l’anno precedente.
La percentuale di ingressi in carcere determinata dalla violazione delle leggi sulle sostanze stupefacenti era del 25 otto, quest’anno è del 25 e 7, in altre parole, ancora oggi più di un ingresso in carcere su quattro è legato alla normativa sulle droghe.
Al 31 dicembre 2025 complessivamente erano 21.562 persone, pari al 33,9% della popolazione detenuta le persone, appunto in carcere per la violazione del testo unico sulle sostanze stupefacenti e vien fatto notare sempre da Angela Stella come la percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla media europea che è del 18% ed è nettamente superiore anche alla media di tutto il mondo dove gli ingressi in carcere per la violazione delle norme sulle sostanze stupefacenti prevista evidentemente da vari Paesi si attesta sul 22%.
Il.
Nel 2025.
17.308 persone tra quelle che hanno fatto ingresso in carcere.
Sono tossico dipendenti.
Al 31 dicembre erano presenti come certificati come tali negli istituti penitenziari italiani 20.767 detenuti tossicodipendenti pari, ancora una volta, al 32,7% del totale.
La regressione
Continua a concentrarsi prevalentemente sulle persone che usano cannabis e.
Dal 1990 è stata superata la soglia di 1 milione e mezzo di persone segnalate per detenzione di droghe a uso personale, 1,1 milioni di persone sono state segnalate qui parliamo delle diciamo segnalazioni di tipo amministrativo, quindi l’articolo 75 DPR 309 91 milione 1,1 milioni di persone,
Sono state segnalate appunto per l’uso di cannabis, insomma un approccio quello proibizionista, che l’Italia, con tutti i governi di centrodestra e di centrosinistra, non ha mai abbandonato di fatto, che produce questi numeri tossicodipendenti in carcere, 34% della popolazione detenuta.
Appunto legata a reati commessi in violazione delle norme sulle sostanze stupefacenti, ma, come scrive Angela Stella nella nell’articolo dell’Unità, la droga e come diceva anche Marco Pannella, ricordiamocelo, che appunto auspicava la legalizzazione delle droghe, a fronte di una libertà nell’uso delle droghe che c’è oggi la droga infatti è liberissima la si può acquistare dietro qualsiasi angolo de di qualsiasi strada di una qualsiasi città italiana e,
Chi è che ringrazia i trafficanti dicono tante grazie, perché lo stato di fatto con il proibizionismo ha dato in appalto, in esclusiva alla criminalità organizzata, la commercializzazione di.
Sostanze e i numeri che abbiamo appena letto, per esempio, sull’uso della cannabis, di sostanze che sono trattate usate.
Da All da da milioni, sostanzialmente da milioni di persone sul territorio italiano, persone che si riforniscono appunto al mercato esclusivo, appaltato dallo Stato alla criminalità organizzata, che ovviamente fa utili da capogiro e ringrazia e ringrazia vivamente un cambio di passo, un cambio di prospettiva,
Sul tema diciamo, delle sostanze stupefacenti da parte di governanti illuminati forse produrrebbe meno tossicodipendenti, meno il carcere, utilizzato meno come discarica sociale e probabilmente verrebbero sottratti.
Diciamo, verrebbe sottratto quello che è il core business della criminalità organizzata e verrebbero sottratti utili miliardari, che poi finiscono per condizionare anche, diciamo, la vita economica e politica di questo di questo Paese, ma tant’è non è certo con il Governo Meloni che si può pensare di,
Diciamo approdare ad una approccio antiproibizionista che appunto, dovrebbe avere al centro semplicemente l’osservazione della realtà, la fotografia dello stato di cose e, appunto, la messa a terra di politiche per la riduzione dei danni.
Che le sostanze stupefacenti fanno invece in questo modo si aprono, ma andiamo ancora e abbiamo visto anche, appunto, come poi incide sulla sulla vita carceraria e il tema.
Della.
Architettura in tema caro, come ricorda Manuel Orazi sul foglio di questa mattina a pagina 2, un tema, caro Marco Pannella, a quello dell’architettura delle carceri rieducare il detenuto è anche un problema architettonico che nessuno ha risolto.
La.
La l’architettura degli istituti penitenziari può essere uno dei primi passi per fare in modo che appunto la pena sia conforme al dettato costituzionale, nel senso che anche la ripartizione degli spazi, dei luoghi di detenzione e, oltre che la loro cura, evidentemente,
è un fattore tradizionalmente,
Indicato anche da Marco Pannella
Un tema spinoso.
Di recente ricorda Manuel Orazi, quello dell’architettura degli istituti di pena di recente liquidato, e qui c’è praticamente tutta la distanza, appunto, tra la visione di Marco Pannella riguardo a questo tema e, per esempio, l’attualità e di recente liquidato, quello dell’architettura delle carceri, un tema liquidato,
In maniera opposta da Del Mastro dall’ex sottosegretario del mazzo che, come ricorda appunto ma non Orazi sul foglio a pagina 2 del di questa mattina, che si spinse a dire Del Mastro che provava un’intima gioia all’idea di far sapere che non lasciamo respirare chissà il dietro il vetro oscurato si parlava di automobili ma, insomma, come vengono strutturate le carceri, per esempio il carcere di Sollicciano che è stato sequestrato la scorsa settimana abbiamo letto
È un’idea folle di carcere, pensate che ha una, diciamo struttura circolare, per cui è complessivamente molto complicato avere la visuale di tutto il corridoio dove ci sono le celle dei detenuti, cioè chi lo ha costruito, evidentemente chi lo ami immaginato di lo ha disegnato non si è posto questo problema e questo rende necessario moltiplicare gli agenti di della polizia penitenziaria perché dopo ogni curva non si vede più tanto per dirne una, ma questo è solo appunto una un esempio di come poi in carceri,
Pensati male, finiscono per fare una brutta fine, questo.
Addirittura, con un provvedimento senza precedenti nella storia giudiziaria italiana, a è stato sequestrato in alcune sue sezioni, evidentemente non per la sua struttura architettonica, ma per la fatiscenza delle condizioni in cui.
Appunto, è stato mantenuto e rispetto sempre alla questione delle carceri, è stata finalmente trasmessa al Parlamento la prima relazione.
Della, l’attuale Garante nazionale delle persone private della libertà.
L’articolo polemico e di Eleonora Martini, sul manifesto del 20 giugno, a pagina 8 arriva già vecchia la prima relazione della gara del nuovo Garante e niente Parlamento insomma, evidentemente questa nuova formazione del Garante dei detenuti, espressione del governo Meloni lascia molto a desiderare rispetto a quel lavoro che aveva contraddistinto il precedente collegio presieduto da Mauro Palma e qui appunto Eleonora Martini dice appunto che questa relazione finalmente è arrivata, ma a contiene dati vecchi ormai di un anno e mezzo,
Che si limitano a fotografare le condizioni delle carceri a fine 2024 e nel frattempo sottolinea, erano la Martini sul manifesto molto è cambiato, il numero dei detenuti è aumentato di 4.000 unità, basti pensare.
Che appunto Bojinka metà carcere è stato metà carcere di Firenze è stato persino sequestrato su questo neanche una parola da parte del Garante presieduto da Turrini Vita e forse proprio perché si tratta di una relazione vecchia di una relazione.
Che sostanzialmente è inutile presentare al Parlamento oggi nel 2026 e appunto viene evidenziato come
C’è stata la sola solo solo la trasmissione, ma senza la presentazione al Parlamento, come invece era accaduto negli anni precedenti.
Si evidenzia come nel corso del 2024 si legge nel documento il Garante effettuato 90 visi nel 68 strutture di cui 56 istituti penitenziari ha gestito complessivamente 358 tra reclami e segnalazioni.
Sono numeri veramente neanche troppo alti, un’attività che ha fruttato molto in termini di relazioni istituzionali
Polemizza evidentemente, Eleonora Martini, sul manifesto, ma molto poco in termini di tutela dei detenuti, come ammette la stessa relazione, infatti, tutte le analisi sono ottenute attraverso l’elaborazione dei soli dati forniti dal Dap, non proprio ciò che ci si aspetta da una autorità indipendente è sempre sul carcere questa settimana sul tema carceri questa settimana,
C’è stata.
La liberazione di Gianni Alemanno, che aveva animato diciamo per tutta la sua detenzione con delle.
Lettere dal carcere quotidiane, questa diciamo anche la battaglia per un carcere più umano per un carcere legale, diciamo da questo punto di vista.
Il la notizia, il fatto di cronaca è stato ripreso da tutti i giornali, in alcuni giornali hanno dato diversi giovani, le do la parola ad Alemanno, per esempio il Messaggero, il quotidiano di Roma Alemanno, è stato il sindaco di Roma, era recluso a Rebibbia,
E il 25 giugno, a pagina 6, c’è l’intervista primo giorno di libertà, io esco innocente dal carcere, ma il sistema è da cambiare, l’ex sindaco di Roma ha scontato la sua pena, la vita in cella di fa diventare un altro, ora voglio pensare ai detenuti, ma nel 2027 non mi candiderò.
E Gianni Alemanno ha.
Ha parlato appunto appena uscito dal carcere del di quel che vuole essere il suo impegno a tutela, diciamo, vuole con vuole continuare sostanzialmente il suo impegno per non.
Per cercare di fare in modo quanto più possibile oramai erano ha imparato sulla sua pelle come di carcere, parl, parlano e scrivono in pochissimi e lui diciamo l’impegno che ha assunto, invece è quello di mantenere acceso, per quanto gli sarà possibile un rifletto un riflettore sul mondo sul mondo carcerario,
E si ripromette.
Di incontrare il ministro Nordio per spiegargli che cos’è il carcere oggi credo che lui non lo sappia bene, ma mi sembra una persona disposta ad ascoltare, si ripromette anche di parlare con i vertici del DAP da cui derivano le inefficienze, le durezza e le lungaggini del sistema penitenziario e insisterà su casi come quelli di Antonio Russo appunto parlavamo degli anziani, dei, inclusi gli anziani fuori con il caldo, evidentemente sono
Oggetto di attenzione da parte della collettività da parte della società, ma i gli anziani, i detenuti, no, uno di questi, di cui Alemanno, ha parlato spesso e Antonio Russo 88enne e la particolarità della vicenda di Antonio Russo è che praticamente ha ottenuto la grazia del presidente della Repubblica oramai circa tre mesi fa ma ancora questo folle sistema burocratico,
Del mondo penitenziario italiano non ha trovato il modo di farlo uscire dal carcere, quindi Antonio Russo, 88enne graziato dal presidente della Repubblica, è ancora in carcere, cattiverie burocratiche, vessazioni li chiama a Gianni
Alemanno e Antonio Russo, 88enne da graziato, è ancora in carcere, con 40 gradi all’ombra, si potrebbe, si potrebbe dire, è questa, appunto è la situazione che.
E che si che si presenta, evidentemente nelle molte carceri italiane io esco da Rebibbia, ma in quelle celle la giustizia è morta, questa è la lettera pubblicata il giorno della sua uscita dal carcere del 24 giugno, dal dubbio la lettera di Gianni Alemanno.
In cui appunto?
L’ex sindaco di Roma, come dire, mette a terra quello che sarà o che dovrebbe essere
Il suo programma politico riguardo al carcere, una volta di conquistata, appunto la libertà e.
In questo diciamo in questo percorso.
Ha fiducia Sergio d’Elia, sull’Unità che, scrive Alemanno, esce di prigione, incontra il generale caro Gianni, spiega Vannacci, cos’è il carcere perché diciamo questo poi entravano più nel mondo, appunto dei rapporti proprio della politica, però, insomma, non è che lasciano un granché ben sperare.
Perché, Gianni Alemanno è stato subito arruolato dal Generale Vannacci e allora Sergio degli appunto spera che
Alemanno non cambi caro, Gianni spiega Vannacci, cos’è il carcere?
Fargli sentire il fetore di urina e di feci e del cibo mai consumato, che avvolge tutto e tutti all’interno delle prigioni detenuto, detenuti e dei tenenti colpevoli e innocenti condannati e in attesa di giudizio.
Dirgli una, diciamo un momento dell’articolo di Sergio d’Elia, digli a Generale Vannacci che le vittime meritano ascolto, rispetto, verità e riparazione, ma che meritano anche uno Stato di diritto capace di difenderle innanzitutto prevenendo e delitti e non semplice e non semplicemente,
Ferocemente, punendo i delinquenti digli al generale Vannacci, caro Gianni, che la forza di uno Stato di diritto si misura nella capacità di difendere Abele senza essere disumano con Caino, che il rischio mortale per lo Stato di diritto è diventare, in nome di Abel, esso stesso Caino e queste speranze di Sergio d’Elia però,
Forse andranno, come dire, frustrate, perché poi, il giorno dopo, i giornali di portano della cena che c’è stata, tra appunto.
Il giorno stesso.
In cui è uscito dal carcere con Vannacci di Alemanno.
E Vannacci che dice Caino, deve martiri, deve marcire in carcere e l’ex sindaco si accoda, ci sono persone che vogliono cambiare vita se poi queste opportunità non viene, ma non viene colta rimangano in galera.
Feccia sì, ma carcera di no, il duo sovranista scarica i detenuti, la soluzione al sovraffollamento più penitenziari mai amnistia, dice il generale che sigla il patto con Alemanno nella scena romana, questo scrive Francesca Spasiano sul dubbio.
Questa mattina
In A A pagina 8
Le parole appunto di Vannacci, al quale, evidentemente, nonostante gli auspici di nessuno di Sergio d’Elia,
Alemanno non è riuscito a far
Cambiare neanche di un millimetro, la sua prospettiva Vannacci dice chi deve scontare una pena, deve penare quindi sostanzialmente il carcere in umano, va bene, va bene così.
Era in qualche modo preventivabile, la speranza è l’ultima a morire e spera e speriamo che Alemanno invece riesca pian piano, un millimetro al giorno a far comprendere a Vannacci che.
Che evidentemente, appunto ciò che va rispettato in uno Stato di diritto sono le norme, innanzitutto quelli della Costituzione che prevedono, nonché il detenuto che scontinua pena debba penare, ma che il detenuto che sconti una pena.
Debba essere tendenzialmente rieducato e sicuramente non deve penare nei termini auspicati da Vannacci, cioè i trattamenti inumani e degradanti nel nostro Stato non dovrebbero esistere, ovviamente è una è una chimera.
In questo momento, ma lo è da decenni, perché appunto le carceri italiane, già dichiarate illegali dalla Corte europea dei diritti dell’uomo oramai 13 anni fa, non sono mai cambiate e sono, per di più.
Peggiorate, chiudiamo il capitolo relativo alla al carcere e andiamo ad occuparci della della giustizia e, più in generale, ma direttamente connesso poi agli effetti che ha sul mondo carcerario, è, diciamo, il l’oggetto di di un’intervista che Paolo Festuccia.
Questa mattina pubblica sulla stampa al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Binelli, e il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Fabio Binelli non è la prima volta che si esprime tanto sul tema della giustizia.
E sul populismo securitario e giustizialista quanto sul tema delle carceri in modo abbastanza.
Difforme dalla partito che in qualche modo lo ha portato al Csm, che la Lega di Salvini e invece Binelli da avvocato mostra.
Avvocato mostra molta sensibilità verso il rispetto del del modello costituzionale, verso il rispetto dello Stato di diritto dentro e fuori dal carcere e equi, parla di un modello di giustizia che andrebbe rinnovato del tutto troppi reati, giustizia, da cambiare, ci vuole un nuovo modello di giustizia, non tutta l’Italia è ad alta densità e ad alta densità mafiosa e occorre allora guardare verso i grandi i beni da proteggere.
Privacy reputazione e anche l’ambiente tra quattro anni ricorda, appunto Binelli come il modello di giustizia che viviamo quotidianamente è un modello di giustizia che si basa su un codice penale che tra quattro anni appunto, avrà un secolo, un codice penale fascista che neanche,
I governi di sinistra e neanche tutti coloro che hanno, come dire, nel corso dell’ultima campagna referendaria si sono schierati per il no a difesa della Costituzione con nessuno attore politico, salvo i radicali di Marco Pannella, hanno mai tentato di metter mano al codice penale di matrice fascista che evidentemente sta bene a tutti così,
E Pinelli e invece, appunto.
Lo
Auspica un cambio di marcia.
E ricorda come, oltre a questo codice penale vecchio di un secolo, ci sono un numero infinito di reati sparsi nelle varie leggi, nessuno è mai riuscito a contarli tutti questi reati sparsi il panpenalismo, no ai reati sparsi in ogni legge, ogni legge che viene promulgata,
Ha praticamente una parte speciale finale, dove immancabilmente ci sono le dove immancabilmente ci sono appunto le norme penali a presidiare il rispetto di quella di quella di quella legge e così si danno deleghe amplissime, evidentemente alla.
Magistratura, che poi, peraltro, verso alcuni governi, dicono di voler di volerne invece limitare il campo di azione, però ogni reato nuovo è una delega ulteriore alla magistratura e tra reati nuovi e reati vecchi, quel che manca è la tutela di beni moderni, come appunto,
La privacy, per esempio, ma anche più in generale, l’ambiente e la.
L’ambiente anche come, come ci dice appunto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura,
Il segnaliamo come anche ci sia una citazione importante.
Di Leonardo Sciascia, non tutta l’Italia, è ad alta densità mafiosa e appunto, come diceva Sciascia, riferisce Vinelli, se tutto è mafioso, nulla, poi è più, è più mafioso e e a fronte di.
Appunto, tendenze a ri disegnare una giustizia più moderna.
Ci sono poi dei.
Delle marce indietro, non non di poco, non di poco conto,
Allora cambiamo, diciamo, adesso affrontiamo un po’altri altri fatti che danno spunto evidentemente poi ad altre riflessioni che sono accaduti in questa settimana, innanzitutto è di ieri la notizia della definitività della condanna nei confronti di Mauro, Moretti, ex amministratore delegato e direttore.
Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato e presidente di Grandi Stazioni.
La condanna è per la strage di Viareggio.
E c’è un colloquio sul Corriere della Sera, a pagina 15 con Mauro, Moretti.
L’articolo è di Antonella Baccaro, sono pronto alla cella entro con la schiena dritta, ma per tutti i manager è un precedente pericoloso, come sto ho raggiunto questo momento e in perfetta forma fisica e psichica che ora sono pronto, Mauro Moretti 73 anni aspetta questo momento da troppo tempo per non essere oramai sufficientemente preparato al peggio che nel suo caso è il carcere.
L’ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato dal 2006 al 2014, l’unico il cui numeri i suoni ancora negli anni bui corridoi della sede di piazza della Croce Rossa, è comunque ormai un condannato in via definitiva, la Cassazione ieri ha messo la parola fine a una vicenda processuale iniziata il 16 dicembre 2010 quando la procura di Lucca lo iscrisse nel registro degli indagati. Quindi, appunto, teniamo a mente anche questo a 16 anni.
2010 2026 16 anni per celebrare un processo nel nostro Bel Paese.
Indagato appunto per la strage ferroviaria di Viareggio, insieme a 37 altre persone.
Il disastro che era del 29 giugno 2029, in cui perirono 32 persone e oltre 100 rimasero ferite a seguito del deragliamento di un treno merci carico di gpl e
Ah, questo evento ricorda Antonella Baccaro, che ha indelebilmente indelebilmente segnato il prima e il dopo di molte vite di molte famiglie, tra cui oggi anche quella, appunto oggi, per gli ultimi 16 anni, anche quella del manager che aveva legato il proprio nome e la propria reputazione proprio all’ammodernamento della rete ferroviaria proprio sotto il profilo della sicurezza e dell’avvio della magica avventura dell’alta velocità.
Un uomo dal carattere duro, dall’eloquio diretto tratti che gli hanno procurato non pochi guai, non ultimo quello di diventare l’imputato perfetto per un processo che è stato anche molto mediatico in questi anni le sentenze si sono rincorse e Moretti ha studiato in prima persona il proprio dossier ora ascoltandolo si ha la netta impressione che la sua conclusione sia quella di essere vittima di una palese ingiustizia.
E a pesargli intanto c’è la vicenda di soap Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, costituito nel carcere, romano di Rebibbia, nel 2024, per scontare la sua condanna definitiva a 4 anni, e qui poi ci sono le riflessioni di Moretti, che sono assolutamente in da tenere in considerazione.
Riteniamo che un fondo di verità ci sia in queste considerazioni, quattro anni di condanna, parlando di Vincenzo Soprano, ma anche del suo caso sono il termine oltre il quale si va in carcere e, guarda caso, i quattro anni sono stati inflitti anche a me.
Il suo ragionamento è che, per un reato colposo ad un incensurato come lui, in genere viene data la riduzione di un terzo della pena.
Per le attenuanti, anziché soltanto quella di un nonno, non a lui, che pure quei quattro anni li ha superati, avendo rinunciato alla prescrizione, gli si potrebbe dire povero lui che ha creduto alla giustizia in Italia, ma insomma lui ha rinunciato alla prescrizione e adesso entra in carcere di cui tutti normalmente si avvalgono anche questo gesto, secondo l’ex manager avrebbe dovuto essere considerato dai giudici che lo hanno giudicato e invece no, perché il capro espiatorio ci doveva essere, quindi la Procura ha chiesto di lasciare tutto così com’è, ma ciò che più lo agita
È che la sentenza che lo ha condannato e fate attenzione perché veramente aberrante il principio adottato per la sua per la condanna di Moretti, ricordiamolo, ovviamente Moretti non era il meccanico che vedeva se i bulloni delle carrozze erano abitati o no, era l’amministratore delegato delle Ferrovie,
E sulla base di quale logica è stato condannato
A giudizio di chi parla di chi legge, per voi è una logica davvero aberrante.
Stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, evidentemente quello secondo cui il principio è quello secondo cui seguire le regole non basta per essere assolto da questa responsabilità, che di fatto è una responsabilità oggettiva che lo anche ho dato il, l’amministratore di Ferrovie dello Stato avrebbe dovuto derogare alle leggi.
Ossequiosamente rispettate, in base ad un diritto positivo a propria volta basato sul principio del neminem, ledere cioè del non danneggiare nessuno in pratica ciò che avrebbero preteso da lui i giudici per non condannarlo è che lui si sarebbe dovuto accorgere, in base alla propria esperienza, che le norme in quel periodo in vigore non garantivano a sufficienza la Cigarettes la sicurezza,
E per questo avrebbe dovuto violarle
Chiedendo documenti alla ditta proprietaria del mezzo che ha deragliato, che in realtà non aveva il potere di chiederle quando l’ho spiegato dice Moretti ad altri amministratori delegati di altre aziende, si sono messi tutti le mani nei capelli perché questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager.
Per Moretti, dunque a 72 anni si aprono le porte del carcere è quando appunto ci sono poi i processi,
Mediatici che mettono sopra l’altare il caprone espiatorio, ecco, allora questo è quello che si verifica, evidentemente a Viareggio c’è stata una strage.
Evidentemente questa strage è stata colpa di qualcuno, evidentemente questo qualcuno non lo si è riusciti ad individuare, e allora si getta la croce addosso al manager che avrebbe dovuto addirittura violare le regole per.
Accertarsi di una situazione di cui avrebbe dovuto a vedersi sulla base della semplice sua esperienza e con ciò andare a chiedere ai fornitori di Ferrovie dello Stato tutta una serie di documenti, in violazione delle norme positive che appunto, invece disciplinano.
La ma la materia e questo è appunto il caso di Mauro Moretti
Ma a proposito di?
Appunto.
Rapporti tra processi e media, sappiamo perché lo abbiamo visto nelle scorse settimane come il Csm, infine, nonostante la campagna tentata, ma potremmo dire alla fine sventata da parte del Fatto Quotidiano di bloccare le delibere del Csm che un anno,
Solo ribadito ciò che è scritto nelle direttive europee e leggi ordinarie, facendole diventare obblighi deontologici per i magistrati, come se i magistrati non fossero già sottoposti alle leggi dello Stato e quindi diciamo ah ah, come se per loro, con tasse più la violazione deontologica piuttosto che la violazione di una norma ordinaria,
Ma questo è quindi il Csm, ha dato vita a questa delibera, che pone appunto dei limiti alla.
Alla comunicazione non in materia di processi è perché poi si fa sempre il solito gioco gattino per cui si dice,
Che è bavaglio sui processi, no, non c’è nessun bavaglio, c’è semplicemente la richiesta di una comunicazione civile, non in violazione della presunzione di innocenza, quando, durante la fase delle indagini preliminari, perché poi dei processi appunto ai nostri cari giornalisti italiani non interessa nulla troppo lenti, troppo complicati, troppo poco scandalistici e nelle indagini che invece si annidano le 3 Esse,
Sesso, sangue e soldi che fanno scandalo, che distruggono la reputazione delle persone e che fanno vendere tanti.
Tanti spazi di pubblicità, oltre che evidentemente a far piacere a tanti magistrati della pubblica accusa, a tanti magistrati della pubblica accusa che sostengono l’accusa, è che molto spesso fanno leva sull’aiutino dei giornali.
Questo però non sta non sta bene a tutti, e allora, in questa settimana, il Corriere della Sera pubblica un articolo di un di Caterina Malavenda, Caterina Malavenda, è l’avvocato del Corriere della Sera, è un avvocato che si occupa da anni.
Di
Diffamazioni, quindi, di reati che ledono la reputazione se ne occupa dalla prospettiva, appunto, dei giornali e dei giornalisti, non dei diffamati e anche i giornali importanti giornali potenti come il Corriere della Sera appunto, e che dice la nuova era dei processi invisibili così si spegne la cronaca giudiziaria.
Insomma, è un articolo molto polemico sulla delibera della adottata dal Csm e ci limitiamo a sottolineare che il titolo non è corretto, perché non si tratta di spegnere la cronaca giudiziaria, eventualmente si tratta di mitigare la cronaca delle indagini preliminari.
La cronaca del giudizio, la cronaca del processo, è un’altra cosa ed è una come dire, ed è un articolo che non interessa la stampa nostrana.
Se non appunto in termini totalmente residuali rispetto a tutta l’attenzione che viene invece riservata alla fase delle indagini preliminari, dove il pubblico ministero evidentemente la fa da padrone e che cosa dice Caterina Malavenda dice che la presunzione di innocenza è diventata sostanzialmente un grimaldello per mettere a punto un bavaglio no, quindi Carignano renda ha la medesima posizione.
Del di Marco Travaglio e del Fatto Quotidiano. Così non la vede invece Enrico Novi, che sul dubbio il 24 giugno risponde in questo diciamo ping pong all’articolo della Malavenda, l’incredibile attacco alle norme del Csm sulla tutela degli indagati sferrato sul Corriere della Sera dall’avvocata. La presunzione di innocenza è un grimaldello, l’assurda fatwa di Malavenda libertà di stampa vuol dire anche poter utilizzare espressioni sconcertanti per difendere la libertà di stampa. Caterina Malavenda, un’avvocata da sempre impegnata nel difendere i giornali e i giornalisti dalle aggressioni, scrive Enrico Novi ricattatorio, che sia sensibile al tema e non solo inevitabile, ma anche giusto, perché sarebbe inumano non sviluppare una specifica attenzione per i tentativi di imbavagliamento dopo essersi occupati a lungo di procedimenti del genere, ma pure con tutte le dovute giuste premesse leggere che l’avvocato Malavenda definisce in un corsivo del Corriere della Sera di ieri, la presunzione di innocenza, un grimaldello
Azionando dal Csm per giustificare le linee guida sulla comunicazione giudiziaria è davvero troppo tutelare le persone, la loro dignità sarebbe un atto di arroganza o, nella migliore delle ipotesi, un abuso oramai siamo a questo e siamo al punto che una simile tesi viene accreditata persino down autorevolissimi.
Espressioni della professione forense, la lunga scia di Mani Pulite ha scavato un solco irrimediabile oramai nella coscienza civile, la Crocifissione pubblica dei politici presunti innocenti pure loro ha persuaso anche menti lucide, corte che sputa Nara è giusto che il diritto a sfruttare supera quello dell’innocente a non vedersi sputato chissà se l’avvocato Malavenda approva la legge, Costa sull’obbligo di dare evidenza mediatica le sentenze assolutorie, magari sì, ma è impossibile che non si renda conto Lever prima di quanto siano illusori i rimedi. Postumi se se è stato per anni triturato dalla stampa per un’indagine, se ti hanno sbattuto in galera e nel frattempo ci ha rimesso la carriera
Magari la credibilità professionale che te ne fa in una società del genere, in cui il sospetto schiaccia la verità di un taglio medio sul giornale che ti aveva massacrato all’epoca con il titolo del tipo in realtà, l’ex assessore non era corrotto figura di carta straccia, una beffa più che un ristoro, ma se è per questo anche il potere curativo dei comunicati con cui i tribunali dovrebbero render noto che il politico tal dei tali perseguitato dalla perseguito dalla locale Procura il risultato agli occhi degli stessi giudici innocenti rischiano di rimarginare.
Ben poco e effettivamente poi sempre sul dubbio, nel numero del 23 giugno in edicola c’è un articolo di Simona Musco, in cui viene data la parola al professor Vittorio Manes, che si pone in termini diametralmente opposti a quella visione proposta appunto dall’avvocato Malavenda sul Corriere della Sera, per la quale appunto la presunzione d’innocenza diventa un grimaldello per mettere il bavaglio e invece il professore Vittorio Manes ordinario di diritto penale presso l’Alma Mater studiorum di Bologna dice stop a gogne e pm Star, così il Csm ha riscoperto la civiltà del diritto dalle regole su toghe comunicazione un argine alla dittatura dei media è una svolta di civiltà
L’articolo è lungo e complesso.
E tra le novità, invece, che vengono valorizzate dal professor Manes, c’è quella appunto per cui la notizia dell’inizio indagini deve.
Seguire appunto le nuove linee guida che vanno a ridisegnare il confine tra cronaca che molto spesso finisce per essere se puro e semplice sfruttamento e dignità.
Perché perché una notizia a inizio indagini fa danni irreversibili nella vita delle, nella vita delle persone e indagini che cambiamo argomento?
Non ci sono state invece e di questo si lamenta o meglio si lamenta e questo denuncia Daniele Capezzone sul tempo.
Con riferimento al tutte le questioni, evidentemente che la Commissione parlamentare sta facendo emergere sugli affari in materia. Diciamo gli affari consumati all’epoca del Covid affari milionari in Spagna sono stati giudice a far esplodere il caso Covid qui in Italia è in corso un eccellente lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta, ma la magistratura che fa tra il maxi appalto di mascherine farlocche da oltre un miliardo, e le accuse agli ex colleghi di studio di Giuseppe Conte, Daniele Capezzone, si domanda tutto normale. Il sonno delle toghe immaginate se ci fosse stato di mezzo a fare gli stessi affari, un governo di centrodestra, la magistratura italiana, cosa sta facendo? Si domanda appunto, Daniele Capezzone riguardo a gli scandali che stanno emergendo in nella commissione parlamentare di inchiesta. Ma le indagini sono in mano ai pubblici ministeri e i pubblici ministeri sono i
Dominatori assoluti della fase delle indagini preliminari e anche, ovviamente, sono gli unici titolari dell’esercizio dell’azione penale e non vanno alla ricerca della verità, c’è un fatto questa settimana che,
Prende le mosse dalla termine della scorsa settimana, la soluzione in Corte di Cassazione dei pm De Pasquale e Spadaro.
Che hanno, diciamo che erano stati condannati in primo e secondo grado per aver occultato delle prove a favore degli imputati nel processo Eni Nigeria, ecco, la Cassazione tra virgolette li salva sostenendo la motivazione deve essere ancora depositata, però, insomma.
La lettura che ne è stata fatta da tutti i commentatori, anche sulla scorta della requisitoria stessa del procuratore generale, è che la Corte di Cassazione, con la soluzione con la formula il fa, perché il fatto non sussiste abbia accettato sostanzialmente la.
Interpretazione per la quale ci appare corretta nel nostro ordinamento non sussiste alcun obbligo penalmente sanzionabile per i pubblici ministeri di effettuare non solo indagini a favore dell’indagato, ma neanche di starsi a preoccupare, di evidenziare ai giudici che giudicano prove magari che sono appunto finite nelle loro mani a favore degli imputati e tutto questo peccato che è stato raccontato al corpo elettorale italiano in modo completamente diverso.
Durante la campagna referendaria, ve lo ricorderete no, la famosa cultura della giurisdizione pm, giudici che devono stare insieme perché vanno tutti e due a perseguire la verità, il pm in realtà il primo giudice, ecco parrebbe che oggi sia stato svelato anche dalla Corte di Cassazione giallo era stato in realtà in passato ma non si è riuscito a non si è riusciti a farlo comprendere diciamo la grande opinione pubblica che tutte queste sono delle bere balle.
Un altro corpo all’assurdo mito dell’inquirente, primo giudice, questo è l’articolo di Simona Musco sul dubbio del 20 giugno, Innocenti loro Spadaro e De Pasquale.
Eh, ma condannato il mito del pm. Primo giudice, durante la campagna referendaria e la magistratura ha difeso l’unicità delle carriere con due slogan rassicuranti, il pm non deve vincere, cerca anche le prove a discarico e ancora il pubblico ministero è il primo giudice dei fatti. Narrazioni nobili, pensate per rassicurare il cittadino sul fatto che l’accusa non agisce sulla base di teoremi, rendendo così superflua una separazione delle carriere. Oggi, paradossalmente, è proprio la sentenza di assoluzione su questo caso della Cassazione a far scricchiolare, diciamo, usa questo termine. Simona Musco quelle affermazioni. I giudici, infatti, hanno assolto
Lo De Pasquale e Spadaro dall’accusa di aver nascosto prove favorevoli alle difese nel processo Eni una decisione che dal punto di vista strettamente garantista, non fa una piega, come rilevato dalla stessa Procura generale, non esiste nel nostro ordinamento, non a norma penale specifica ma e in assenza di reato la soluzione è l’unico approdo possibile tuttavia, appunto, questa sentenza fa crollare ove mai ce ne fosse stato bisogno.
Quanto sostenuto dagli stessi magistrati e dall’ANM in campagna referendaria il tempo è finito.
Non riusciamo a dar lettura di un altro paio di articoli che avremmo ho voluto leggere, segnaliamo la mafia, non esiste, a nord, il Csm rimuove 10.000 indagini, le inchieste sui boss dei pm valgono di più solo al Sud, questo è l’articolo del Fatto Quotidiano che appunto chiarisce come il,
Diciamo, il Csm abbia approvato delle regole.
Per far sì che?
Alle nelle Procure del Nord non sia prioritario avere avuto esperienze in materia di criminalità organizzata, come se al Nord la mafia non esistesse, chiudiamo qui il racconto del Giornale di questa settimana e auguriamo un buon ascolto con il prosieguo della programmazione di Radio Radicale e a sentirci la prossima settimana.


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