ispettori, algoritmi e badge per la sicurezza sul lavoro


Il ministro Marina Calderone oggi, 30 giugno, ha informato la Camera e fatto fare il punto dettagliato sullo stato della sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia, tracciando un bilancio delle azioni passate e delineando la strategia futura per contrastare infortuni, malattie professionali e sfruttamento. Una discussione che si inserisce in un momento in cui il dibattito istituzionale punta a consolidare la trasformazione della gestione della sicurezza da risposta emotiva a una vera azione strutturale di lungo termine.

Nella storia economica del nostro Paese, questo tema è stato talvolta vissuto dalle imprese come un costo extra o un vincolo burocratico. L’esecutivo dichiara di voler a ribaltare questo paradigma sottolineando come un ambiente lavoro sicuro non sia un ostacolo alla crescita, ma un fattore essenziale di qualità, efficienza e competitività sui mercati nazionali e internazionali.

La strategia complessiva del Governo si sviluppa lungo quattro direttrici, ovvero maggiore  cultura della prevenzione, rafforzamento della formazione per datori di lavoro e dipendenti,  potenziamento dei controlli ispettivi e valorizzazione delle aziende virtuose attraverso meccanismi premiali. Secondo la Calderone, il 2025 ha rappresentato un fondamentale punto di svolta in quanto sono stati consolidati gli interventi degli anni precedenti e si è giunti all’introduzione del decreto legge 159, un provvedimento specificamente varato per dare solidità e concretezza alle tutele nazionali in materia di salute e sicurezza.

La prima risposta tangibile della politica si misura sul terreno della vigilanza, incrementando la presenza fisica dello Stato laddove si annidano i maggiori pericoli. Le verifiche ispettive totali sul territorio nazionale sono aumentate di oltre il 50 percento in tre anni, e passano dalle circa 100mila registrate nel 2022 alle oltre 157mila del 2025. Se si isola l’attività specifica dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l’organo statale che invia i propri funzionari a controllare i contratti e le condizioni di sicurezza, il volume degli accertamenti è più che raddoppiato nello stesso arco di tempo, passando da 63.571 a 130.579 verifiche annuali.

Per rendere possibili questi numeri, è stato necessario affrontare il problema storico della carenza di personale, avviando un piano strutturale di assunzioni che ha invertito anni di tagli. All’inizio di quest’anno, infatti, il personale ispettivo complessivamente operativo ha raggiunto le 4.366 unità, rispetto alle 3.848 del 2021, segnando il primo incremento strutturale dopo molto tempo. Questa forza di vigilanza sul campo include ispettori civili, di cui un terzo sono tecnici specializzati in salute e sicurezza, ispettori di Inps e Inail e militari dell’Arma dei Carabinieri. Il piano prevede inoltre l’ingresso a regime di altre 1.700 unità aggiuntive attraverso procedure concorsuali in via di conclusione e scorrimenti di graduatorie.

Accanto agli uomini, nuove tecnologie per rendere i controlli più mirati e meno invasivi per chi rispetta le regole, a partire dall’introduzione del “badge di cantiere”, un tesserino elettronico dotato di un codice identificativo univoco e di sistemi di tracciabilità digitale. Attualmente in fase di collaudo e prossimo all’operatività, consentirà alle autorità di verificare istantaneamente chi sia presente all’interno dei cantieri edili e delle attività ad alto rischio, contrastando il lavoro sommerso, statisticamente correlato alla maggior parte degli infortuni gravi. Negli ultimi quattro anni, nonostante un incremento occupazionale che vede oltre un milione di lavoratori in più inseriti nei regimi di prevenzione, l’incidenza statistica degli infortuni mortali ogni 100mila dipendenti mostra una progressiva regressione.

Un capitolo cruciale della risposta politica riguarda il settore dell’agricoltura e il dramma legato al caporalato e allo sfruttamento lavorativo. Episodi come quello di Amendolara dimostrano concretamente come la sicurezza e la legalità siano aspetti indissolubili. Per contrastare questa piaga, il ministero ha varato una campagna straordinaria di vigilanza nel settore agricolo che coprirà l’intera stagione estiva del 2026, concentrandosi sulle aree territoriali a più alto tasso di irregolarità, e l’imminente attivazione di una banca dati dedicata specificamente agli appalti in agricoltura.

L’intervento del ministro ha preceduto il dibattito tra le forze politiche, le cui posizioni distanti si sono viste sia negli interventi che nelle risoluzioni presentate sul tema. Dai banchi dell’opposizione è giunta la richiesta di interventi più rigidi, con «sanzioni severe per le imprese». Il centrosinistra ha evidenziato il legame tra precarietà contrattuale e vulnerabilità fisica dei lavoratori.
La replica della maggioranza si è concentrata sulla difesa dei provvedimenti adottati, sostenendo che «i risultati concreti ci sono» e promuovendo un modello basato sulla responsabilità condivisa e sul sostegno alle imprese che scelgono la via della trasparenza.
Tra i punti salienti della risoluzione di maggioranza la richiesta di rafforzare i poteri e gli organici dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’introduzione dell’educazione alla prevenzione sin dal ciclo della scuola primaria.

Di impianto nettamente differente è la risoluzione delle forze di opposizione, con cui si chiede al Governo di porre come obiettivo prioritario l’azzeramento assoluto degli infortuni e delle malattie professionali attraverso un netto inasprimento delle sanzioni per le aziende responsabili di violazioni, l’introduzione della responsabilità solidale con i subappaltatori in materia di sicurezza sia negli appalti pubblici che privati, e la richiesta di definire criteri nazionali uniformi per rimodulare gli orari di lavoro.

L’informativa di Marina Calderone conferma la volontà del Governo  di consolidare un modello che bilanci l’azione repressiva (necessaria per contrastare le irregolarità e il caporalato) con incentivi strutturali rivolti alle imprese virtuose, cercando così di superare la logica dell’emergenza. Ma il divario tra la visione dell’Esecutivo e le proposte delle opposizioni, che premono per un approccio più sanzionatorio e vincolante in termini di stabilità contrattuale, dimostra quanto ancora il tema rimanga una frontiera divisiva.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Guglielmo Macavò

Source link

Di