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La all’Assessore Morniroli e, grazie al professore Anastasia, con loro condivideremo questa riflessione su sull’ultimo libro di Samuele Ciambriello, le lettere al Garante e un volume in cui il Garante ha raccolto le le, le centinaia, le centinaia di missive di di comunicazioni, dei messaggi che ha ricevuto in questi anni ma prima di entrare nel merito di questa presentazione io vorrei subito,
Lasciare la parola al padrone di casa,
Massimiliano, eccolo qua, ecco, eccoci, eccoci la sola parola, ah, ah, Massimiliano Manfredi, per per un saluto.
Allora, innanzitutto grazie grazie a tutti quanti voi, per essere qui un ringraziamento ai nostri ospiti, a don Mimmo, al procuratore Policastro, assessore morbido, oli agli altri protagonisti, di questo è un ringraziamento alla moderatrice, un ringraziamento e un saluto a tutti i partecipanti in questa sala che rappresenta, come voi ben sapete la casa di tutti i cittadini campani un ringraziamento e un saluto a tutti i colleghi, con colleghe e colleghi consiglieri regionali che si sono, sono qui che prima ha voluto pure la possibilità di salutare don Mimmo logicamente,
Ci troviamo di fronte alla presentazione del libro di Samuele di Samuele Ciambriello che, come voi ben sapete, diciamo con onore, occupa il ruolo di garante dei detenuti, che uno degli organismi che, in seno alla Presidenza e a questo Consiglio, su qui, in questa sala più volte ci siamo confrontati con tutti gli attori che riguardano il mondo della detenzione quindi le forze dell’ordine che ringrazio anche qui rappresentanti per essere qui e per il lavoro che fanno come tutti gli operatori del mondo penitenziario, come tutti gli operatori del mondo sociale, ci siamo più volte confrontati su tutta una serie
Di tematiche, anche talvolta, col Presidente Fico in queste prime settimane di lavoro, all’interno dell’Osservatorio è presente anche una presenza del nostro Consiglio regionale con due consiglieri, proprio perché riteniamo questo un organismo profondamente utile sia.
Per quanto riguarda quelli che devono essere le condizioni delle detenute e dei detenuti, soprattutto dei minori, all’interno delle strutture carcerarie, ma il nostro obiettivo è cercare quella dichiarare quanti più possibili percorsi di riconversione e di riabilitazione che ci consentano di rimettere nel circuito positivo tutta diciamo quante più energie possibili logicamente dobbiamo essere anche concreti ed affrontarci anche.
Temi che sono di straordinaria qualità, ecco quotidianità e che riguardano anche le nostre competenze per tutta la parte dei percorsi di riabilitazione del lavoro che noi possiamo fare sulle attività sociali c’è l’assessore Mauro minori, che saprà come meglio di me dire ci sono altre questioni a cui tengo molto su cui stiamo lavorando con tutti gli operatori della direzione penitenziaria e delle strutture competenti col presidente Fico, come sa bene il garante Ciambriello che riguardano temi importanti come la sanità penitenziaria, che è un tema molto delicato nell’organizzazione nella,
Ed è uno dei primi temi che stiamo cercando con le procure e col presidente Fico, con le strutture sanitarie di affrontare sotto questo, e logicamente noi ci troviamo di fronte ad una si presentazione del libro, però questo tocca delle persone delle, diciamo, dei temi che riguardano direttamente la coscienza civile di una società di un Paese e che non è soltanto un appuntamento culturale e rappresenta dal mio punto di vista, soprattutto in una fase nella quale viviamo una fase positiva sicuramente per Napoli e il Sud la Campania dal punto di vista della crescita economica, dal punto di vista degli investimenti, ecco, è in questi momenti dove le cose sembrano andare un po’meglio del passato, che noi dobbiamo girarci indietro, rivolgerci a chi ha più bisogno di un aiuto, perché con la solitamente mentalità diciamo che
E è propria di Napoli del Sud e dei meridionali, dobbiamo portare sulla barca e avanti tutti quelli che hanno bisogno di non avere una mano in più, è proprio in questo momento in cui Napoli e la Campania, il Mezzogiorno, paradossalmente anche per i dati economici cresciamo più del Nord il nostro obiettivo deve essere con una catena umana di portare tutte le fasce di questa società in questa parte.
È positiva e questo non è un fatto soltanto educativo, ma è un valore dal punto di vista politico e sociale, come sono importanti i numeri del Pil dell’economia, dei cantieri, del PNR, della crescita, anche questo target sociale per noi è importante è l’ultima cosa che dico, ma c’è dormitori che lo ricorderà col presidente Fico abbiamo iniziato questa legislatura in una maniera un po’particolare. Avremmo potuto dare come primo segnale partire subito dopo anni,
Di buon lavoro da presentare. Una grande opera pubblica, uno stadio, un’autostrada. Noi abbiamo scelto di partire dagli ultimi, dagli ultimi parlando di sanità, di cure, di assistenza sociale, da chi ha più bassi. Da Kiev abbiamo deciso di parlare di autismo, di difficoltà, di disabilità, di Caire Cheever di chi ha bisogno di una mano in più. Sembrava una scelta politica un po’particolare, la mia più grande soddisfazione. Poi saremo misurati sui risultati, come deve essere con la politica. Quello che posso dire in questi primi sei mesi di lavoro che abbiamo fatto e che la mia più grande soddisfazione è che, quando cammino tra le persone e questa scelta è passata adesso, e quindi a prescindere dal clamore delle cose mediatiche, toccare la carne viva delle esigenze delle persone crea affetto e attenzione. Poi tocca a noi la politica nel suo complesso. Maggioranza e minoranza misurarsi, diciamo, sull’attenzione, sulla capacità di cogliere dei risultati e con grande soddisfazione, almeno, mi permetto di dire, in questi primi sei mesi, per me è molto importante presiedere un’aula che su questi temi va alla capacità di andare al di là delle appartenenze politiche e su questi temi messi i primi interventi che abbiamo fatto, l’aula ha dato una forte prova di unità. Secondo me, è un modo con cui quest’Aula che oggi vi ospita sa mettere nell’esercizio delle proprie funzioni al centro le esigenze di tutti i cittadini. Grazie di essere qui e grazie per questa discussione
Grazie grazie e gli ultimi e nessuno come, come dice spesso il nostro cardinale, nessuno deve rimanere indietro perché noi non lasciamo nessuno indietro e, parlando di ultimi, il professor Anastasia è garante dei diritti dei detenuti nella nella regione Lazio, professore, tra l’altro ha anche diciamo una certa urgenza perché è un treno che parte alle 16:30 quindi deve scappare scappare via via subito professore,
Alle 17:03 17 e 17 5 va be’.
Proprio e ci siamo, se ne deve andare, quindi è andato, è già andato, okay è andato benissimo, professore.
Professore, lei, quante lettere riceve quante e soprattutto quali sono le le emergenze e le necessità, i disagi che i detenuti che le scrivono mettono mettono in evidenza, ma allora intanto, grazie di questa occasione, grazie all’amico e collega Samuele Ciambriello,
E di poter discutere di questo, di questa raccolta che lui ha fatto per il valore che ha, perché, innanzitutto, in un libro in cui leggiamo le parole delle persone detenute ed è una cosa questa importantissima è riuscire a ascoltare le parole delle persone detenute senza senza filtri, io sto preparando la mia relazione annuale al Consiglio regionale del Lazio e sono a circa 3.500 diciamo e istanze di detenuti che sono state, come dire fatte proprie dal dal mio ufficio nel corso del 2000 al 2025 istanze che ovviamente vengono presentate nei colloqui oralmente, come facciamo abitualmente fa anche
E Samuele negli istituti di pena, e che qualche volta arrivano arrivano per per iscritto, diciamo.
E peraltro, in qualche caso ancora e solo il carcere offre ormai questa possibilità sulla vecchia carta scritta, diciamo così con la biro, perché i detenuti diciamo sì scrivono ancora così nelle nostre caselle di posta, è ormai queste cose, non arrivano più arriva al massimo qualche fattura può arrivare, diciamo in casa ecco eh ma invece quelli dei detenuti si possono,
Possono arrivare perché il modo con cui le persone detenute in gran parte possono ancora comunicare, comunicare con l’esterno e in queste, in questi racconti, in queste richieste ovviamente c’è ci sono le difficoltà e la sofferenza della condizioni di detenzione, la separazione degli affetti dagli affetti,
Le incertezze rispetto al futuro Che ne sarà dopo o che cosa ne è Durante della propria famiglia fuori dei propri figli, del del coniuge della coniuge, che che sia, ci sono queste cose qui e c’è la speranza e la fiducia in una in un ruolo istituzionale importante quello io lo posso dire ormai perché sono al termine del mio mandato ormai decennale, quindi diciamo così sono a conclusione di questa di questa mia esperienza, però, appunto, penso, lo pensano anche rispetto al grande lavoro che ha fatto e sta facendo Samuele Ciambriello in Campania,
Un ruolo importante di apertura e di fiducia per le persone detenute, che sanno di poter contare su una persona o un ufficio o quello che sia, che è stato voluto da una istituzione territoriale e quindi in qualche modo e diciamo sì la Regione Campania che si fa carico di questa cosa e offre questa possibilità di comunicazione e di dialogo con le persone detenute questa è una risorsa fondamentale importantissima io,
Ho spesso diciamo, ho avuto delle riserve sul nome troppo pretenzioso di garante no, perché poi i detenuti, quando ci vedeva bene alla voce 2 garante, quindi il garante che fa dice dovrebbe risolvere tutti i problemi potrebbero, il Garante non può risolvere tutti i problemi diciamo quindi il nome più pretenzioso di quello che può fare è però può fare, diciamo e può fare tanto possono fare tanto gli enti territoriali che scelgono vip di intraprendere questo percorso.
Perché quell’articolo 27, comma 3, della Costituzione non è una responsabilità esclusiva dell’amministrazione penitenziaria e l’Amministrazione penitenziaria, una grandissima responsabilità di coordinamento, di regia, diciamo rispetto a quelle finalità, ma quelle finalità non si perseguono senza appunto che quella quell’articolo 27 comma 3 non diventi una responsabilità repubblicana di tutte le istituzioni e della società civile. Non si fa prevenzione dei trattamenti contrari al senso di umanità senza una sanità che funzioni dentro il carcere ed è responsabilità regionale, ma senza una politica sociale che in qualche modo si faccia carico delle persone detenute e dei loro
Dei loro familiari. Fuori non si fa senza una partecipazione attiva della società civile e delle forme del volontariato di chi è fuori. Quindi è una responsabilità di tutti e quindi è proprio per questo che io credo sia particolarmente importante l’impegno che gli enti territoriali si sono presi con l’individuazione di queste figure, con la nomina di queste figure, che sono appunto impegni per fare cose che vanno esattamente in quella direzione, c’è, dipende e che non possono consistere in trattamenti contrari al senso metà e che devono tendere alla rieducazione del condannato. Questo si può fare se questa responsabilità di impresa vi è impresa da tutti e anche il contributo che è qui in questo. In questo volume c’è la testimonianza di ciò che le persone detenute vivono, dicono raccontano al Garante, è un modo, diciamo così, per far vivere nella comunità tutta l’esperienza della detenzione, le difficoltà e i problemi che essa e quindi io per questa ragione ovviamente sono come scrivo anche nella prefazione che gentilmente Samuele mi ha chiesto
E sono grato appunto a Samuele per questo suo impegno e per il contributo che ci ha dato con questo libro, grazie.
Grazie grazie professore, in realtà è il libro di Samuele fa un’operazione semplicissima, però preziosa nel senso che lui ci ci fa conoscere quello che accade dietro quelle quelle sbarre e soprattutto che lo fa conoscere attraverso la voce dei protagonisti, è vero, Samuele, è per questo che credo immagino sia nata l’idea poi alla fine di di scrivere questo libro.
Samuele?
Vesuvio, va bene, io vi ringrazio.
Questa è la seconda presentazione pubblica d’intesa con l’editore Pasquale Testa che faccio, la prima, a cui sono molto legato e la Pastorale carceraria e della Diocesi di Napoli.
Associazione Liberi di volare che insieme un po’alla mia.
Parrocchia dei Ponti Rossi, quando vado in entrambi i casi in entrambi i posti mi sento un po’a casa e anche lì ho detto tre cose semplicissime che questo.
Di solito i detenuti vengono raccontati spesso da persone sociologi, senza offesa, scrittori, senza offesa politici senza offesa che non li hanno mai né visti né ascoltati.
No della bibliografia, ci sono libri di diciamo dove si parla di carcere, il 99% dei politici nazionali.
90 regionale pure parlano di carcere dappertutto, anche sui social, ma anche qui il dono dell’ascolto non c’è.
Direbbe ghetto
Parlare è un bisogno, ascoltare un’arte, la categoria dei politici non è la categoria degli artisti diciamo, ma lo dico perché Calamandrei, aveva ragione, Vieni, vedi vieni e vedi per essere andati un po’di magistrati un po’di garantì l’associazione Antigone a Sollicciano hanno chiuso, hanno chiuso delle sezioni disumane e degradanti,
Ora io dico che il carcere in Italia è illegale, ma non lo dico io lo dice lo Stato italiano, perché attraverso 17.000 sentenze negli ultimi tre anni, fatti non dai garanti dai magistrati di sorveglianza che hanno riconosciuto ai detenuti, trattamenti inumani e degradanti,
E queste persone, per ogni 10 giorni di atteggiamenti di maltrattamenti, ogni 10 giorni gli è stato concesso un giorno di libertà coattiva, non lo so quando la camorra fa dei patti, se tu mi riconosci che io ho subito maltrattamenti che non significano fisici, sovraffollamento, mancanza di spazi di lavoro, perché poi mi riconosci 10 giorni, finita in un giorno di libertà sembra un rapporto tra usuranti o l’usuraio con il suo cliente, lo dico questo sistema non democratico in Italia, quindi, in questo momento lo Stato italiano ha dichiarato che le nostre carceri 64.000 detenuti su 46.000 posti in Campania, 8.016 posti
2000 in più non c’è solo la sicurezza, c’è la non dignità nelle carceri italiane se poi a questo ci aggiungiamo 21.000 detenuti stranieri.
20.000 tossicodipendenti, 4.600 malati di mente a livello nazionale a livello regionale, su questi 8.000 detenuti, solo i certificati dubbi.
2.113 tossicodipendenti, la metà denunciati dai familiari vuol dire che il sistema.
Esterno dei SerT, probabilmente lo dico da Andrea i servizi sociali di di di ascolto, di un sistema di prevenzione che non funziona, se questo ci aggiungiamo poi io non ho ricette che 565 di loro, tra cui 80 psicotici a Poggioreale, stanno in carcere, ma chi li deve curare vedono h 24 la gente,
A Poggioreale ci sono due eroi psichiatri, due eroi, ma così noi vogliamo aiutare le persone, chiudo.
La persona che sbaglia a sangue in questo libro.
Non deve pagare la persona che, sbaglia, deve cambiare anche stando in carcere, quindi io voglio la certezza della pena, con la qualità della pena e mentre dico certezza della pena, la persona che esce con queste carceri adulte minorili.
Può cambiare cambia e mentre sta dentro che succede, scrive le lettere che leggerete adesso io, grazie all’editore a due nobili miei benefattori, vi regaleremo una cinquantina di copie solo oggi, perché voglio dirvelo ufficialmente compratele diffondendolo.
Ve l’ho dato a don Mimmo il contratto, io non prendo una lira per legge, all’editore ho chiesto nel contratto è scritto che ricavato, che tocca alla persona che ha scritto il libro va alla Caritas Diocesana di Napoli, quindi quelli che li hanno ricevuti in primis alcuni consiglieri regionali presenti alcune Autorità comprato in una decina di copie regalate degli amici, così lo leggeranno e sanno che il ricavato va alla Caritas Diocesana di Napoli. Ora sono richieste denunce e confessioni suppliche. Sapete la cosa che più che mi ha colpito nelle lettere
Alcune volte la maggioranza dicono questa frase, chiedo solo chiedo solo di essere trasferito, chiedo solo di essere operato, chiedo solo di vedere mio figlio, chiedo solo di andare al funerale di mio padre, chiedo solo chiedo solo.
Vi rendete conto che chiedo solo allora è la misura di una dignità che non c’è?
Chiedo solo di incontrare il mio magistrato di sorveglianza, il mio educatore chiedo solo Madonia, in questa Italia, di quelle sentenze da circa due anni la Corte costituzionale ha detto questo giace in 26 Paesi europei nel nostro no che c’è il diritto all’affettività,
Che ogni ognuno dei 189 carceri deve mettere in campo uno spazio almeno una volta al mese d’intimità senza la sorveglianza degli agenti.
In due anni, in tutta Italia sono una ventina gli istituti che li hanno fatti in Campania.
Una piccola quota del reparto mediterranee del carcere di Secondigliano e un’altra piccola quota nel carcere di Benevento, cioè noi stiamo elemosinare diritti soggettivi personali.
Io mi arrendo e allora che è successo queste lettere non raccontano solo la storia di queste persone, leggetele raccontano la solitudine e l’indifferenza delle persone.
Raccontano che i processi si fanno sui social.
Raccontano che la gente vuole 18 anni di carcere, vuole abbassare l’età punibile per i minori, vuole l’ergastolo, sento anche da alcuni avvocati, certo, abbiamo vinto ha avuto l’ergastolo, abbiamo vinto, ha avuto l’ergastolo, abbiamo vinto motivi gli avvocati perché capisco invece il dolore di tanti familiari con i quali anche da diversi anni insieme alla Fondazione Polis,
Addome a don Tonino Palmese, entriamo con i familiari delle vittime innocenti nelle carceri, qui non si tratta di dividerci tra buoni e cattivi e Caino e Abele, lo dico senza trascorso ecclesiastico quando il buon Caino, poi l’aveva ucciso il giusto fratello Dio, già contraria alla pena di morte, dice poi errare nel mondo ma guai a chi ti ucciderà,
Io ho paura anche di entrare molte volte nelle chiese e nelle università, dove si studia pure i giurisprudenza sociologia, perché alla mia domanda, ma un giovane di 15 anni che sbaglia deve e loro mi risponderanno tutti paga, e questo cambiare chi lo deve fare, questo libro vuole offrire un ponte levatoio per vincere un po’di indifferenza.
64.000 detenuti in Italia, una bella nota, il rapporto ogni 14 detenuto e di un volontario bene o male che il volontariato c’è un terzo settore, cioè perché il 75% di queste persone, che sconta fino all’ultimo giorno ci ritorna noi dobbiamo incrementare quella forza del 25% che non ci torna grazie a nuovi percorsi di solidarietà. Le lettere che abbiamo ricevuto soltanto dal 2023 al 2026 mi hanno portato a scrivere 600 e sette volte alla direzione sanitaria di un carcere
Interventi al magistrato di sorveglianza. 88 volte alle procure 44 volte ai trasferimenti per avvicinamento familiare campani che stanno in Sardegna, in Piemonte, siciliani che stanno qui c’è la X, il diritto, la territorialità della pena per una persona che è fatto per il diritto affettivo con la famiglia, chi si può permettere di andare a trovare il congiunto in Piemonte, in Lombardia, in Sardegna, pochissimi camorristi o ricchi, il diritto alla difesa, chi lo può permettere? Chi si può permettere un avvocato che gira l’Italia per difendere e poi anche il diritto al reinserimento sociale, se io vado nel Veneto dalla Campania o i vasi in Sicilia, in quali in quale luogo io possa essere inserito, se non lo conosco quell’uomo, però, molte volte devo essere sincero, ci siamo riusciti se fossero pure tra l’anno scorso e quest’anno 42 volte che il Dap, dopo una nostra lettera, avvicina qualcuno e fra poco lo ascolteremo qualche cosa siamo riusciti a farlo. Sono piccole cose dal valore non quantificabile così alcuni interventi diciamo di attraverso i finanziamenti della giunta regionale dell’ufficio di presidenza,
In alcune lettere si dicono con umanità queste cose perché ci chiedono i frigoriferi.
Ci chiedono, diciamo, di far vedere le partite del Napoli, qua c’è stata pure un’interrogazione parlamentare su don Mimmo Ciambriello, maestro albergo a 5 stelle, Poggioreale deputato, non uno di mezza strada, si vedono pure le partite del Napoli. Sto dicendo sommessamente che mi vergogno di dirvelo. Semmai stiamo arrivando a questo. Hanno pure il frigorifero sia stato pagato dalla Giunta regionale a pur il frigorifero, ma uno che fa il colloquio con i familiari e il diritto a portare gli alimenti ed altri due li deve mettere. Dico questo che sono sembrano piccole cose, ma in questo libro e attraverso questo libro che un ponte levatoio, io lancio e rilancio una domanda
Quale idea di giustizia e di umanità?
Abbiamo noi credenti, o non è quell’idea, abbiamo rispetto ad una giustizia che dovrebbe cucire e ricucire quale idea ci siamo fatti del carcere, l’anagramma di carcere, cercare o per noi tutti carcere viene solo dall’ebraico cercar che significa tumulare, metterli sottoterra.
Perciò Gesù Cristo disse ecco in carcere e siete venuti a trovarmi già 2000 anni fa lo dico perché non era una questione di buonismo, di perdonismo, è una questione di civiltà, più persone, recuperiamo, più cittadini, recuperiamo più le nostre città, sono anche sicuro un pezzo finale lo dedico ai minori.
Il motto meglio prevenire che curare vale soprattutto per loro 19.000 minori l’anno scorso in Italia 6.200 in Campania sono stati fermati, denunciati, accompagnati ai servizi sociali messi alla prova, reati un po’gravi nelle comunità, un migliaio di loro reati gravissimi negli istituti di Nisida, il ruolo o negli altri istituti penitenziari che questo governo da 17 che erano mi ha aperto altri tre prove dopo il decreto Caivano.
Ora il comun denominatore di tutti questi, anche dei 21 che in Campania l’anno scorso, purtroppo si sono macchiati di omicidio, era una dispersione scolastica, la disgregazione familiare, allora interveniamo un po’in tempo prima che dal disagio passino alla devianza e prima che della devianza passano microcriminalità.
Vanno bene ogni tanto questi Comitati per l’ordine e la sicurezza, facciamo più rete fra di noi sulle politiche sociali, cioè ripartiamo dagli ultimi applicando il diritto che è nell’articolo 3 della Costituzione, il diritto all’uguaglianza, se si applica quel diritto alla prevenzione si vivrà che avremmo meno carcere io non voglio più carceri, vorrei in qualche carcere un po’più umano viene rispettato innanzitutto il diritto alla dignità, chi legge queste lettere, qualcuno l’ascolterete, c’è proprio il minimo sindacale,
Vorrei solo abbiamo bisogno di uomini della speranza,
Ho sempre perché c’è don Mimmo, ma un po’per ricordi.
L’uomo della speranza, partendo, è la donna della speranza, da Sant’Agostino vive due virtù, l’indignazione rispetto ad ogni ingiustizia, alle cose che non vanno, ma non basta, la donna e l’uomo della speranza vive la seconda virtù.
Il coraggio, il coraggio di cambiare quelle cose che non vanno e che lui ha denunciato, grazie.
Se lo meritava questo applauso, Samuele, e appassionato appassionato, come al solito il problema è far passare il concetto che i detenuti abbiano dei diritti, è proprio questo, cioè questo è un tema assolutamente impopolare, perché si ritiene che chi ha sbagliato deve pagare e quindi se deve pagare deve pagare e come deve pagare cioè non è che ci possiamo strappa tanti distinguo il frigorifero ok, ad ogni modo,
Ascoltiamole, ascoltiamo le 3 lettere Carmen Ruggiero che il responsabile dello staff del garante ne ne ha scelte tre, appunto e adesso, le leggera.
Okay.
Lontana da mio figlio, egregio Braff Ciambriello, sono la signora Luisa, se vi ricordate, abbiamo parlato al concerto di Franco Ricciardi, le scrivo per chiederle aiuto, glielo chiedo per pietà. A inizio luglio mi hanno trasferita fuori Napoli per sovraffollamento, ha iniziato lo sciopero della fame. Dal momento in cui ho messo piede qui dentro, ho parlato con l’educatrice qui e mi ha detto che farà il possibile per rimandarmi indietro PROF. Io ho un bambino di 8 anni e mia mamma di 66 anni, che ad oggi prende la pillola della chemio era l’unica che veniva i colloqui a portarmi la a mio figlio
Da precisare che il PRAP della Campania che ha deciso questi trasferimenti io qui non posso stare.
Mi hanno strappato il cuore dal petto, togliendomi la possibilità di vedere mio figlio siamo in tre di noi che stiamo allo sciopero della fame, forse da qui dentro ne uscirò morta, non toccherà cibo finché non mi trasferiscono di nuovo dove stavo sì, è vero quel carcere, un macello, credetemi se dovessi scegliere il male minore, scelgo il male peggiore, ma almeno lì ai miei affetti questo è un altro dramma per mio figlio. Io le chiedo nelle sue possibilità di aiutarmi
Lo faccia, almeno per lui, io qui non resisto, poi solo 20 minuti di video di videochiamata Aqui danno, poi si parla di suicidi. Io psicologicamente, non sto per niente bene già il mio peso normale e 52 e 53 chili non mi fermo con lo sciopero, qui è tutto messo nero su bianco, professore, voi siete una persona di cuore, io voglio espiare la mia condanna, ma vedendo mio figlio non posso dargli un’altra delusione al solo pensiero mi sento sprofondare, la prego, mi aiuti, mi faccio tornare dov’ero prima. Le dico anche che sono stata scelta al corso, ha detto ai piani e non potevano muovermi da dov’ero
Per favore, mi dia una mano io qui non resisto, non ce la faccio, ho bisogno del mio piccolo PROF, spero di avere sue notizie e so che lei può fare qualcosa, io qui faccio di tutto, ma mi serve il suo aiuto la ringrazio per la sua attenzione.
Aiutami a incontrare il magistrato.
Caro Samuel, buongiorno purtroppo la mia situazione, come ben sai ancora, non si riescono a comprendere i tempi per una definizione chiara. Il tempo passa e, se non fosse per qualche momento di aggregazione e di vivere insieme unitamente al conforto dei familiari, farebbe un inferno sia al corrente di tante cose. A nome mio e di tutti non posso che ringraziarti per la tua presenza, che si avverte l’esperienza di aver gustato un panettone insieme. È stata per noi tutti che siamo consapevoli di tutto quello che è nelle tue possibilità. Hai fatto e potrei fare un momento di spensieratezza. Colgo l’occasione per sottoporre alla sua attenzione una particolarità che mi riguarda. Sono mesi che ho fatto richiesta di avere un incontro con il giudice di sorveglianza. Vorrei anzi devo incontrarlo
Non è per ottenere una raccomandazione, ma solo per poter parlare, conosce bene la mia vicenda e lo scopo di tutto questo incontro è quello di presentarmi a farmi conoscere, ti prego, ti prego vivamente di intercedere per la fissazione di questo incontro che mi risulta essere nella normalità per ottenere un colloquio con il magistrato di sorveglianza grazie ancora di tutto quello che potrei fare ti abbraccio ti aspetto,
Una TAC saltata, la paura delle metastasi e il sottoscritto, con la presente, espone quanto segue a maggio di quest’anno l’area sanitaria di questo istituto programma una TAC con mezzo di contrasto, poiché lo scrivente un malato oncologico con l’asportazione del polmone sinistro carcinoma colpo polmonare, ma l’attacco programmata non è stata effettuata poiché la scorta non era disponibile. Lamento la grave situazione in cui mi trovo che mi causa un grave stato di ansia, dato che il mio stato di salute non viene monitorato venendo meno dove ci fosse bisogno che il diritto di cure, e comunque del controllo della mia malattia che nel caso precedente, se non curata, mi potrebbe
Di andare incontro agli metastasi tumorali con gravissime conseguenze irreversibili, considerando che il diritto alla salute, tutelato e garantito dall’articolo 32 della Costituzione chiede un intervento immediato, ringrazio di porgo cordiali saluti.
Grazie grazie grazie Carmen procuratore procuratore, c’è una frase che lei ha detto in una in una recente intervista che in realtà fa sintesi un po’di tutto di tutto il ragionamento che è stato fatto fino ad ora, e lei ha detto questo se si sceglie il sistema carcere o centrico che io non condivido allora è necessario costruire carceri civili e dignitose, altrimenti la pena diventa inutile e dannosa per la società procuratore mi pare che diciamo è è davvero una sintesi perfetta come si costruisce l’alternativa?
Buonasera a tutti, grazie per questa opportunità, debbo premettere ringraziamento al Garante.
Il Professor Ciambriello, che ha voluto con questo libro farci ascoltare le voci di dentro le voci del delle persone in carcere e farci entrare in contatto con quella sofferenza, ma anche quell’umanità e quella speranza che all’interno del carcere c’è.
Proseguendo una lunga, c’è una storia che inizia con l’autobiografia della leggera di Danilo Montaldi, del 1961, in cui dà voce e dà voce alle donne, all’epoca della di strada eh, perché sentire ed ascoltare le persone veramente senza intermediazioni significa entrare nella loro realtà, quindi grazie Samuele Ciambriello per questo libro che ci con sé consente a tutti di entrare nella realtà del carcere.
In realtà del carcere e vengo alla risposta uguale, ma.
Prima di tutto conoscerlo, e questo libro lo fa consente alle persone di comprendere che io dico io faccio un mestiere, fatto, un mestiere in cui le persone e le mando in carcere.
Come dire il mio mestiere, accertare la responsabilità di infliggere una pena e poi molti casi e carcere.
Quando si va in Ca’perché la norma me lo impone, quando si era in carcere abbiamo scatta un altro meccanismo e il meccanismo della tutela del delle persone all’interno della struttura, carcere che significa per la nostra Repubblica Italiana, dignità per tutti, perché non si perdono i diritti quando si varca quella quel cancello.
Ma tutto questo parte, a mio parere, da una strana, così come dire abitudine nei di tutti noi italiani, probabilmente perché noi non prendiamo sul serio.
Le norme.
I diritti presi sous, i diritti presi sul serio.
Ci consentono di dare le risposte che lei mi chiede, le faccio un esempio molto semplice a cui ha fatto riferimento già Samuele Ciambriello.
Guardate che la Corte di giustizia europea?
La famosa sentenza Torreggiani, tutti quanti discutiamo.
Sostanzialmente dice, guarda, Cara Italia dice la Corte europea.
Tu col sovraffollamento e con lo stadio in cui si trovano nelle carceri.
In realtà sottopone le persone che siano detenuti o le persone che stanno dentro al carcere a trattamenti inumani e degradanti.
Ora noi abbiamo applicato.
Lo Stato italiano applicato questa decisione dicendo, ma io do un rimedio.
Ovviamente un cosiddetto risarcitorio che prima era si conteggiano proprio in.
All’inizio si chiedeva il risarcimento del danno sostanzialmente prima dell’intervento, la nuova normativa, che prevede la riduzione in si monetizzava il trattamento inumano e degradante, il che significa.
Non prendere sul serio le leggi, le norme dei diritti delle persone e neanche il diritto europeo.
Di recente, qualche giorno fa.
Il tribunale di sorveglianza di Firenze ha sollevato una questione di costituzionalità e ha detto guardate di fronte al trattamento degradante inumano è incostituzionale, visto che i diritti devono devono essere garantiti a tutti, è incostituzionale che il magistrato di sorveglianza non posso non possa sospendere la pena per non contribuire esso stesso.
Ah
Esercitare quel trattamento inumano e degradante, perché se io mando in carcere un una persona che merita di essere detenuto e va in un carcere sovraffollato, possiamo dire quelli napoletani, entrambi sono sovraffollati, in realtà io contribuisco nei confronti di questa persona.
A sottoporlo a un trattamento degradante e inumano, sentiamo il giusto peso alle parole e il giusto peso ai diritti non è consentito e quando io ero in un’occasione a Poggioreale mi trovavo in quell’occasione disse il suo nome e noi dobbiamo iniziare a pensare in realtà non c’è ancora stata una sentenza della nave in remissione alla Corte costituzionale che non so cosa deciderà da parte del Tribunale di Sorveglianza disse Leoni dissi e ripeto, dobbiamo iniziare a pensare al numero chiuso,
Scandalo, ma se noi non siamo in grado di garantire dignità, perché la CEDU ci dice noi esercitiamo nei confronti dei detenuti un trattamento degradante e inumano e noi non possiamo essere corresponsabili di questo trattamento.
È complesso anche perché noi siamo abituati a contrapporre i diritti del detenuto.
Ai diritti delle vittime, come se queste due cose andassero bilanciato per cui se aumentano i diritti dei detenuti, in realtà diminuiscono i diritti delle vittime, in realtà non è così, perché perché noi non non pensiamo mai seriamente a quali sono i principi della nostra Costituzione e quelli che noi proclamiamo continuamente perché il diritto del detenuto,
Non vanifica i diritti delle vittime, anzi la nostra Costituzione, ma io ci credo fermamente in diritti del detenuto consente.
Alla collettività di dire meglio e più in sicurezza, perché significa che io restituisco alla società un uomo, una persona, una donna.
Non incattivita, non incredulità.
Non rancorosa, ma che si è visto trattare con umanità e dignità e può restituire alla società la stessa umanità, dignità con la quale è stata trattata, ma se non lo trattiamo in modo degradante e inumano.
Quando ci viene consegnato perché il detenuto viene consegnato, il corpo del detenuto viene consegnato allo Stato quando entra e varca quella quella soglia del carcere ci viene consegnato, noi abbiamo l’obbligo d’obbligo di custodirlo e restituirlo in una condizione migliore rispetto a quello che lo abbiamo avuto.
O almeno uguale questo oggi non è garantito sia perché e questo in questa sede mi sembra doveroso.
Dirlo perché è competenza della Regione, sia perché la tutela, la salute all’interno dei carceri è in una condizione deprecabile.
Assai critica, tanto da come dire spingere me procuratore generale una volta entravano in carcere, verificato lo stato in cui si trovava la tutela della salute, a farmi promotore di un protocollo d’intesa tra l’Asl e un’associazione di volontariato Elfman, per garantire le visite specialistiche all’interno del carcere di Poggioreale di Secondigliano eccetera perché la Asl
Non riuscì non riesce a garantire in modo sufficiente queste visite specialistiche impegnando impegnano uomini, perché garantire una visita specialistica all’interno fuori dal carcere significa l’accompagnamento, pulizia tendenziale che deve essere distolta dal dai propri compiti per l’accompagnamento con una garanzia minima questo significa che,
Il problema del carcere fee è principalmente del governo del ministero che ne che governa e ha le possibilità, una volta farci fatta la scelta, carcere Centrica di operare.
In modo dignitoso, all’interno del carcere, ma anche responsabilità di tutti, in questo caso andiamo, a mio parere, della Regione, che deve fare tutto il possibile per garantire una tutela della salute.
All’interno del carcere.
Ma salute mentale che non incidono neppure perché tanto è poco tutelata fuori
Figurarsi se tutelata dentro a un carcere, quindi per me oggi è un appello alla Regione.
A fare quello che rimesso alle sue responsabilità, non è possibile mantenere questo livello di assistenza, di salute, di tutela della salute all’interno del carcere perché è poco dignitoso e si contribuisce a quel trattamento degradante, inumano che la CEDU ci dice essere sa essere il nostro trattamento, io quindi ringrazio il Samuele Ciambriello, per quello che fa per quello che ha fatto e per questo libro che ci sbatte in faccia questa realtà direttamente e senza diciamo intermediazioni.
Grazie e buon lavoro.
Grazie grazie procuratore, presidente Manfredi, ha raccolto l’appello del del procuratore e eseguiremo appunto e la l’andamento, diciamo, del dell’impegno e dell’impegno certo, anche il presidente, certo assessore fare rete, fare rete è stato detto più volte da da tutti i protagonisti di questa di questo confronto che cosa vuol dire fare rete e come soprattutto la rete sociale può aiutare i detenuti soprattutto ad evitare che poi ci ricadano,
Okay è andato a buon pomeriggio a tutti a tutti, grazie Samuele per avermi invitato a questo confronto a partire dal tuo libro, perché un confronto interessante che ci fa mettere la testa, ma anche la pancia dentro un problema importante che sicuramente deve essere presa in carico meglio di quanto viene fatto fino ad ora.
Puoi rispondo anche alla domanda, però permettetemi di fare alcune considerazioni più generali, intanto, quando avevo anch’io avevo notato quel, chiedo solo e allora forse quel chiedo, solo ci serve, perché quel chiedo solo può spiegare perché poi nessuno si deve scandalizzare, se uno chiede un frigorifero,
Perché in quel chiedo solo c’è chiedo solo le cose che per tutti gli altri tutti gli altri sono le cose normali che fanno parte della nostra quotidianità e quindi danno il senso.
Nella pesantezza di quel luogo e quindi spiegano perché è importante anche un frigorifero o vedere una partita, e allora qui c’è il primo merito del libro di Samuele.
Che è quello di come dire raccontare con le voci di chi è detenuto, quindi con le voci da dentro, un fenomeno con parole semplici e comprensibili, da tutto e da tutti.
Perché a volte, nei nostri manuali di coi nostri, perché fino a sei mesi fa il mio lavoro era un’altra, quello dell’operatore sociale, molto spesso noi raccontiamo ai nostri servizi e le nostre finalità con parole critiche che ci capiamo soltanto noi, mentre invece in questo libro c’è per chiunque legge anche per chi non è esperto la consapevolezza di quello di cui si sta si sta parlando e tra l’altro attraverso queste parole semplici riesca come dire riesce,
A non fare alcuni errori che invece vengono fatti purtroppo nel dibattito pubblico politico, anche molte volte su queste tematiche, che sono i rischi di semplificare quello che è complesso.
E di raccontare rappresentazioni che non corrispondono alla realtà.
E questo libro, con parole semplici, ma anche colte dei detenuti, riesce a non cadere in questi due errori e questa è una cosa fondamentale, seconda questione.
Che voglio riprendere prima Stefano Anastasia, che m’ha fatto piacere rivedere dopo un bel po’di tempo, insomma, perché ha fatto un po’un’adunata reduci, amici, diciamo, Samuele perché ci conosciamo da tanti, da tanti anni, ha detto, non si può parlare di carcere se non si assume come priorità,
Le politiche e sociali che accompagnano le persone detenute nelle loro quando sono dentro, ma anche quando escono e e le loro e le loro famiglie, e io credo che questa dichiarazione sia assolutamente vero, ma purtroppo inascoltata oggi, perché mai come oggi, a seguito del modello economico che stiamo vivendo e dell’assenza di politiche pubbliche che rimettono al centro la centralità del sociale e dei diritti rischia davvero, come diceva don Ciotti tanti anni fa di diventare una sorta di discarica sociale,
Oppure, come diceva il direttore del Ferrante Aporti un po’di anni fa, questo carcere è diventato un luogo di ultime stanze in cui altro che reinserimento perché, diciamocelo, il mondo non è che va molto bene in questo momento?
Anzi, le diseguaglianze alle povertà sono sempre più diffuse, vi do soltanto 5 5 dati, il 5% di questo Paese detiene oltre il 50% della ricchezza.
È lo 0 1% circa il 9%.
Banca d’Italia ci dice che il 30%.
Degli italiani, una ricchezza insufficiente per restare a galla sopra il livello di povertà, più di un migrante su tre in povertà assoluta, il 30% di questo pa del lavoro di questo Paese al lavoro povero che non consente di uscire dalla soglia di correre il rischio di essere povero e la scuola che dovrebbe essere il primo elemento lo diceva qualcuno prima,
Per contrastare, voglio dire quei percorsi che poi portano, voglio dire la possibilità anche di entrare nel circuito penale e forse, dopo il sistema sanitario, la seconda parte di fondamentali della nostra Costituzione, che è messa sotto attacco da politica e la stanno smantellando politiche che altro che portano alla scuola non più essere quello che dicevamo una volta l’ascensore sociale,
Dove tutti avevano le stesse opportunità.
Ma quasi un posto dove ormai si certifica e si selezione in ingresso e non in uscita, lasciando fuori i ragazzi e le ragazze più fragili, quelli che invece avrebbero forse più bisogno di stare dentro a questo meccanismo è la risposta.
Della politica, qual è quella di andare nella direzione che ci hanno raccontato il procuratore Samuele Stefano, cioè di come dire rimettere al centro le politiche anche in termini di prevenzione, per evitare che poi le diseguaglianze e le povertà producano quello che abbiamo raccontato non mi pare proprio.
Anzi, mi sembra che si vada esattamente dalla dalla parte contrarie, dove il problema non è più tanto prevenire, contrastare, supportare chi poveri diseguale per essere reinserito, ma il problema che si pone soltanto più quello di come governare le diseguaglianze dandole per scontate.
Come governare come diceva Papa Francesco gli scarti?
Che vengono comunque ormai dati per normali da un modello economico che infastidito da qualsiasi forma di regolamentazione.
Perché non c’è dubbio che negli ultimi anni e qui sta il valore politico del libro di Samonà?
Il mercato ha vinto.
E quindi sta spingendo sempre di più lo Stato ad arretrare rispetto alla sua funzione principale che resta che era è e costituzionale.
Che era e dovrebbe essere quella di essere garante, primo dell’esigibilità dei diritti delle persone.
E questa spinta la sta facendo in diverse direzioni, 1.
Delegando al mercato tutto quello che quella parte di salute, sofferenza che può essere messo sul mercato Ota De Leonardis dice la messa in produzione della sofferenza, del profitto, pensate ai meccanismi di privatizzazione della sanità.
Seconda questione, scaricando di nuovo sulle famiglie, e quindi in questo Paese significa scaricare sulle donne, perché siamo un Paese ancora fortemente patriarcale, dove i compiti di cura non sono distribuiti in maniera misura tra uomini e donne e la terza questione e qui viene il carcere diventa non occuparsi del reinserimento dell’inclusione, ma di contenere le persone e il carcere diventa uno di questi luoghi di contenimento dove gli altri diversi, i poveri, che si sicuramente sbagli, vengono contenuti tra l’altro in un carcere che sempre più viene, come dire, a perdere la sua funzione istituzionale di garantire la riabilitazione e reinserimento e guardate non è soltanto il carcere, noi siamo di fronte oggi in questa regione, a un dibattito politico perché i CPR
Che il governo vuol costruire anche in questa regione guardate che sono istituzioni totali, carceri dove vengono rinchiusi all’80% delle persone che non hanno commesso nessun reato.
Perché quella è l’idea, non più le politiche per l’immigrazione, di inclusione, di convivenza, di inserimento, che sarebbero la vera scelta, ma il Cpr c’è un carcere che contiene e persone che non commettono reati e pensate a quante persone vengono di nuovo spinte.
In forme di contenimento in istituti magari in grandi Rsa invece che nelle politiche domiciliari integrate a livello territoriale, in questo momento in Parlamento ci sono tre proposte di legge che vorrebbero riaprire i manicomi.
Noi siamo in questa fase e allora il libro di Ciambriello poi arrivo velocemente alla risposta.
Eh beh ha dell’importante fondamentali perché, guardate, in parte è stato detto, ma le le maledico così.
1.
Restituisce corpi biografie, desideri, dolore, aspettative alle persone in detenzione se le fa tornare umane.
Perché quel meccanismo di smantellamento del principio costituzionale legato all’articolo 3, ma l’articolo 32, eccetera, è avvenuto anche perché la propaganda di questi anni ha negato l’umanità delle persone differenti, non c’è più il povero.
Non c’è più Mario, ma c’è il tossicodipendente, non c’è più generi farmacia la prostituta e quando le persone perdono umanità è più facile essere indifferente cattivi nei loro confronti.
E così, se nei primi sei mesi di quest’anno sono morte 900 persone nel Mediterraneo, poco importa o se una persona muore in carcere perché non curata poco importa, perché quelli non sono persone ma sono detenute clandestino e quindi possiamo tirare alla nostra testa dall’altra parte essere indifferenti o persino essere contenti che quegli 800 non sono arrivati sulle nostre coste.
Perché questo è successo, allora il cervello con queste storie ci restituisce l’umanità, lo diceva il procuratore, questo è un valore fondamentale oggi.
Restituisce attenzioni a queste persone riconosciute se la parte sugli effetti che bellissima tra l’altro, siccome ormai sono confuso, dopo sei mesi di questa vita dall’assessore che mi sembrano sei anni, mi sono dimenticato il libro con tutti gli appunti in macchina, perché perché era proprio di no?
Quindi.
Diciamo quindi no, mia, mi ero assegnato dei dei dei pezzi, però restituisce, come dire, sogni e desideri queste persone non sono, non hanno soltanto dei bisogni, perché questa è l’altra grande, diciamo difficoltà che noi abbiamo nel guardare alle fragilità non sempre e soltanto in negativo, quindi restituire spazio c’è un pezzo bellissimo, non mi ricordo se nella prefazione tua che dice restituire spazio a parole centellinate, sorvegliate, restituite, restituire voce a chi ne è privato, no, voglio dire questo è già stato ripreso, quindi, insomma, questo è il valore
Quindi decrittato, sempre davvero parziale, perfetto rispetto a questo, adesso arriva la domanda, certo che fare alleanze è importante, ma dobbiamo farla sapendo bene quali sono le direzioni in cui andare, perché guardate.
Quando uno di Cerete no nel senso quante reti abbiamo fatto in questi anni e poi di quelle reti, troviamo i buchi e non i nodi, perché forse per fare non tanto una rete, ma intorno a queste questioni dobbiamo ricostruire un patto, un’alleanza in questo questa Amministrazione in qualche maniera è vero che ha investito subito, poi non sarà sufficiente ma abbiamo messo 82 milioni immediatamente sulle disabilità, stiamo riattivando il confronto con le parti sociali,
Stamattina ho fatto una bellissima riunione con 80 famiglie arrabbiate perché sul territorio non arrivano i servizi per i loro figli con disabilità e hanno ragione ad essere arrabbiate, e quindi dobbiamo prendere l’incarico, dobbiamo fare un patto perché questa rabbia non si trasformi in rancore perché quel rancore poi alimenta quella propaganda che nega le persone per cui poi le persone dicono quelle detenuto chiudiamole la porta buttiamo via la chiave,
Perché quello diventa il nemico opportuno su cui una politica incapace incompetente scarica le responsabilità della precarietà di vita che vivono le persone e quindi abbiamo bisogno di un’alleanza di senso culturale intorno a questa vicenda e allora su questo e vado velocemente alla chiusura certo che va ripreso un lavoro sulla sanità in carcere, sulla formazione in carcere, su questo con Ciambriello possiamo lavorare in questa direzione con gli assessorati competenti. Stanno per partire due progetti importanti che abbiamo avuto finanziamenti dal ministero di Giustizia sulle attività esterne e interne al carcere. Poi lasciatemelo dire qui c’è
Il cardinale battaglie, insomma, che per primo ha lanciato l’idea del patto educativo nella città, su questo va ripreso c’è stata una manifestazione a cui abbiamo preso parte, promossa da 150 organizzazioni del privato sociale, laico e religioso che chiedeva scusate non è il telefono ma siccome sono anziana e la sveglia per la pillola per la pressione quindi non è questo.
Rispetto a questo che chiedeva in qualche modo, come dire, di riprendere in mano questa idea del patto, l’abbiamo raccolta l’ho detto in piazza Impero autorizzate come Regione, ci siamo già incontrati con i cardinali e noi dobbiamo costruire in questa regione un grande patto che rimette in piedi un’alleanza di senso dove l’educazione torni ad essere una delle priorità della pubblica amministrazione perché non c’è dubbio che educazione contrasto alla povertà, contrasto alle diseguaglianze non sono,
Le politiche di serie B che arrivano dopo le politiche che contano, fare welfare, fare il contrasto alla povertà, fare contrasto alle diseguaglianze in questa regione, rimettere al centro l’educazione, significa parlare di sviluppo, non esiste sviluppo giusto se questo era intorno all’estero delle proprietà della politica rispetto a queste questioni e su questo dobbiamo costruire un’alleanza.
Che in qualche maniera superi anche la logica dei progetti una tantum per bando di un anno, che poi finiscono e su questo stiamo costruendo una sperimentazione in cui individueremo con dati certi 10 12 aree di questa regione, dove in qualche maniera proveremo a proporre un’altra logica poi faremo anche i bandi, Scuola, Viva, eccetera, ma intanto sperimentiamo un’altra cosa in cui su quei territori,
Individueremo delle linee di indirizzo, metteremo delle risorse a monte, ma poi chiederemo a quei territori, con le scuole, con i Comuni, con la Chiesa, con le associazioni di declinare i soldi sui bisogni concreti di quei territori, perché se io continuo a pensare che la povertà educativa alla contrasti in questa regione proponendo lo stesso laboratorio a Monteforte, Irpino e a San Giovanni a Teduccio vuol dire che sto sprecando i soldi pubblici sprecando i soldi pubblici, noi dobbiamo fare in modo che le persone che hanno a che dire su quelle questioni,
Usino quelle risorse per costruire delle risposte a bisogni concreti che andremo a valutare attraverso un sistema robusto di valutazione che valuti non quante penne sono state utilizzate, quanti registi son stati firmati, ma quanti ostacoli sono stati rimossi dalla vita delle ragazze e dei ragazzi che prenderemo in carico, insomma, io credo che il libro di Samuele ci aiuta a fare una cosa che un mio amico completamente fuori di testa,
Ma che alcuni di voi conoscerà che, Alessandro Bergonzoni.
Voglio dire che un attacco è un attore che gioca, diciamo così, sulle parole, una sera dopo la pandemia a cena mi ha detto guarda Andrea la prima capacità che tutti noi dobbiamo avere, sia che facciamo l’operatore, l’attore il presidente del consiglio regionale se vogliamo saper intercettare la complessità che abbiamo di fronte lo spaesamento che stiamo vivendo in questo mondo che non riconosceremo più che a.
Solo per dire ripristinato la guerra come uno degli strumenti di regolarizzazione.
Del dei conflitti e delle relazioni internazionali, la prima capacità che dobbiamo avere e guardare al mondo con occhi, ma indossati prima, grazie mille,
Grazie grazie Assessore, affidiamo le conclusioni a a don Mimmo don Mimmo che nel corso della via crucis che celebrò nel carcere di Poggioreale nel 2025 definì il sistema penitenziario disumano e lontano dai principi evangelici e costituzionali, chiedendo naturalmente in quell’occasione che venisse restituita dignità ai detenuti ecco non non crediamo che sia cambiato molto da quella via crucis don Mimmo,
Buonasera a tutte e a tutti e grazie per questo incontro e per questo momento saluto chiaramente il presidente Massimiliano Manfredi.
Andrea Aldo Samuele, la signora che ha letto anche qualche brano del testo e anche De Maria Chiara e tutti quanti voi che siete qui, perché per me è veramente importante poter essere questa sera qui e condividere con voi anche questo momento di riflessione, a partire proprio dal libro di Samuele a cui subito sento il bisogno di dire grazie.
Grazie non tanto per ciò che ha scritto.
Ma grazie soprattutto per ciò che ha vissuto, mi spiego
Queste pagine non nascono dietro ad una scrivania, né tantomeno dall’osservazione distanti e di una realtà studiata nei numeri o nelle statistiche, nascono dall’incontro, nascono lungo i corridoi delle carceri nelle sale colloqui nelle sezioni sovraffollate.
Nelle celle dove spesso il tempo sembra fermarsi.
E dove le domande più profonde dell’esistenza umana risuonano appunto con una forza particolare.
Che cosa ha fatto Samuele?
Samuele ha semplicemente scelto di stare accanto e ha scelto di ascoltare.
È l’ascolto e il filo rosso che attraversa questo libro.
Le lettere raccolte in queste pagine.
Non sono semplicemente documenti o testimonianze, sono vite vite che chiedono di essere riconosciute.
Sono parole che cercano un interlocutore, sono grida che domandano di non essere archiviate nell’indifferenza.
Noi viviamo in un tempo nel quale spesso si parla molto e si ascolta poco, ce lo diciamo sempre.
Si giudica rapidamente e si comprende raramente.
Per questo considero questo libro un esercizio prezioso di umanità.
Come diceva Andrea
Perché restituisce voce e volto a persone che rischiano di essere conosciute soltanto attraverso il reato commesso o la sentenza ricevuta?
Eppure, dietro ad ogni fascicolo giudiziario continua ad esserci sempre una persona dietro ogni errore c’è una storia, dietro ogni condanna c’è un essere umano che porta con sé responsabilità, fragilità, sofferenze, ma anche possibilità di cambiamento.
Leggendo queste pagine, vi dico la verità, mi sono tornate alla mente tanti incontri vissuti da lei negli anni, mi sono tornate negli occhi i volti incontrati nelle periferie sociali ed esistenziali del nostro Paese.
Ma mi sono tornate alla memoria anche i viaggi nelle aree più povere dell’America Latina, dove ho potuto constatare quanto spesso l’ingiustizia sociale, l’esclusione e la mancanza di opportunità.
Preparino il terreno alla marginalità e alla devianza,
E mi sono tornate alla mente le visite a Poggioreale, a Secondigliano e anche a Nisida.
Luoghi che non rappresentano soltanto attenti istituti penitenziari sono luoghi che interrogano la coscienza civile di un Paese, luoghi nei quali ho incontrato la sofferenza ma, credetemi, anche quel desiderio di riscatto.
Luoghi nei quali ho incontrato uomini e donne che chiedevano soprattutto una cosa non essere identificati per sempre con il proprio errore.
È qui che emerge per me il primo grande insegnamento di questo libro, proveniente non da un ragionamento astratto ad una riflessione accademica, ma dalle nude parole scritte con un inchiostro particolare che l’inchiostro della sofferenza.
La nostra Costituzione e il Vangelo, pur appartenendo ad orizzonti diversi, convergono su un punto essenziale.
Nessuna persona può essere mai considerata definitivamente perduta.
L’articolo 27 della Costituzione afferma che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, guardate che non è una formula burocratica, è una scelta di civiltà, significa che lo Stato non rinuncia mai alla persona, significa che, anche quando condanna un reato, continua a credere nella possibilità di una trasformazione.
Significa soprattutto che la giustizia non coincide con la vendetta.
Questa intuizione, profondamente vicina anche al cuore del messaggio evangelico nel Vangelo Gesù.
Non ha mai negato il male, non ha mai banalizzato la responsabilità personale, ma non ha mai smesso di vedere la persona oltre il peccato ha sempre cercato ciò che poteva rinascere, ha sempre aperto una strada nuova, pensate a Zaccheo.
Pensate alla donna sorpreso in adulterio, pensata al buon ladrone, in tutte queste storie emerge una verità decisiva, l’essere umano è sempre più grande dei suoi errori e la sua vita non coincide mai con i suoi sbagli.
Per questo una società che punisce senza educare genera soltanto rancore.
Una società che umilia genera ulteriore violenza, una società che, esclude senza offrire opportunità di reinserimento, non fa altro che costruire nuove marginalità, al contrario, una società che custodisce la possibilità del cambiamento.
Costruisce futuro il secondo grande tema che attraversa queste pagine ed è stato in qualche modo ripreso da tutti, è proprio quello della dignità umana, molte lettere raccontano condizioni difficili, affetti spezzati, diritti negati attese interminabili.
Ci ricordano una verità semplice ma fondamentale, una persona detenuta perde la libertà personale.
Ma non la propria dignità.
La dignità non è un premio che si conquista, non è una ricompensa riservata a chi si comporta bene.
E il valore intrinseco che appartiene ad ogni essere umano.
Quando una cella e sovraffollata?
Quando l’accesso alle cure diventa insufficiente, quando gli affetti vengono mortificati,
Quando la persona viene ridotta ad un numero?
Non viene ferito soltanto il detenuto,
Viene ferita la credibilità stessa delle istituzioni democratiche.
Perché il modo in cui trattiamo le persone più fragili racconta il tipo di società che stiamo costruendo, ed è proprio parlando di fragilità che non possiamo evitare una riflessione su una delle emergenze più drammatiche del sistema penitenziario contemporaneo.
Il fenomeno dei suicidi in carcere.
Non spetta a me chiaramente condividere statistiche e dati che sono allarmanti, ma anche in assenza di questi numeri così spaventosi, anche se si trattasse di pochi casi, sarebbero lo stesso, un problema enorme, perché la vita di tutti, anche di chi sbaglia,
Ha un valore immenso, unico e ogni suicidio.
Ogni suicidio rappresenta una sconfitta dietro ogni numero c’è un volto, dietro ogni statistica c’è una storia interrotta.
C’è una famiglia, chi riceve una notizia devastante, c’è una persona che ad un certo punto ha smesso di vedere una possibilità di futuro, naturalmente nessuna spiegazione può essere semplice, non fraintendetemi, ogni vicenda possiede la propria complessità.
Esistono fragilità psicologiche, percorsi biografici segnati dalla sofferenza, condizioni personali differente, ma sarebbe un grave errore considerare questi eventi come questioni esclusivamente individuali.
Quando una persona si toglie la vita in carcere, guardate che tutta la società che è chiamata ad interrogarsi.
Perché il suicidio spesso è il punto estremo di una solitudine, è diventata insostenibile.
È il segnale di una disperazione che non è stata intercettata e il drammatico esito di una perdita di senso e di speranza per questo attenti la risposta, non può limitarsi all’aumento dei controlli o delle procedure di sorveglianza, sicuramente queste misure sono necessarie, però da sole non bastano la speranza non nasce da una telecamera,
La speranza nasce dalle relazioni.
Dalla presenza di più operatori preparati e sostenuti anche nel loro ruolo.
Nasce dal lavoro degli educatori, degli psicologi, dei volontari.
Nasce dalla possibilità di studiare, di lavorare, di mantenere vivi gli affetti, nasce dalla percezione che qualcuno continua a credere nella possibilità di un cambiamento.
In fondo, allora, capite che è il contrario della speranza, non è il dolore.
Ma è la convinzione che nulla possa cambiare.
Ecco perché ogni suicidio in carcere.
Ci obbliga ad interrogarci sul significato stesso della pena e sulla nostra capacità di custodire l’umanità delle persone affidate alle istituzioni, ma il carcere non riguarda soltanto chi è detenuto, riguarda anche chi vi lavora ogni giorno.
Penso agli uomini e alle donne della polizia penitenziaria chiamati a svolgere un compito difficile e anche delicatissimo penso agli educatori, agli assistenti sociali, agli psicologi, ai medici, ai cappellani, penso ai tanti volontari.
Persone che ogni giorno cercano di tenere insieme sicurezza e umanità, regole, relazioni, e penso anche alle famiglie.
Spesso dimentichiamo che la pena colpisce indirettamente anche loro.
Madri, padri, mogli, figli che affrontano attese distanze, sacrifici, sofferenze silenziose, anche loro abitano una ferita, anche loro hanno bisogno di essere accompagnati, le lettere allora di Samuele raccontano e mostrano quanto il tema degli affetti sia centrale nell’esperienza della detenzione.
Nessuno cambia da solo e nessuno si salva da solo, ogni percorso di rinascita passa attraverso relazioni significative, sempre per questo tutelare gli affetti non rappresenta una concessione sentimentale.
Significa creare le condizioni perché la persona possa immaginarsi un futuro diverso.
E arriviamo così ad una riflessione più ampia.
Le carceri rappresentano una sorta di specchio etico della società.
Per comprendere davvero la qualità etica di un paese.
Non basta osservare i suoi risultati economici, le sue infrastrutture.
O le sue eccellenze culturali,
Occorre guardare come vengono trattate le persone fragili, le più vulnerabili e più marginali, gli istituti di pena ci pongono una domanda decisiva.
Che cosa facciamo noi, di chi sbaglia?
Se la risposta è l’esclusione definitiva, allora stiamo costruendo una società che è fondata soltanto sulla paura.
Se la risposta è
La responsabilità accompagnata dalla possibilità del riscatto.
Allora stiamo costruendo una società fondata sulla speranza.
Per questo il libro di Samuele non parla soltanto di carcere, parla della nostra idea di giustizia.
Parla della nostra capacità di ascoltare, parla del rapporto tra sicurezza e dignità, parla della necessità di riconoscere che non esiste contraddizione tra il dovere di punire il reato e il dovere di custodire l’umanità di chi lo ha commesso, ci ricorda che esiste una differenza fondamentale tra chiudere una persona dentro una cella,
E chiuderla dentro al proprio passato.
La prima può essere una necessità prevista dalla legge, la seconda non dovrebbe appartenere ad una società democratica.
Ecco perché desidero ringraziare Samuele.
Per avere dato voce a chi non ha voce per aver costruito ponti tra il dentro e il fuori, per avere scelto la strada dell’ascolto in un tempo segnato dalla fretta dei giudizi e soprattutto per averci ricordato che la giustizia autentica non consiste soltanto nell’accertare una colpa,
Ma nel custodire la possibilità di una rinascita, perché nessun essere umano coincide definitivamente con il proprio errore e perché nessuna storia è così ferita da non poter essere raggiunta dalla speranza, allora vorrei chiudere con un appello che nasce prima ancora che della mia esperienza, tra virgolette di vescovo della mia coscienza di uomo,
Non abituiamo Acer.
Carcere.
Non abituiamoci alle notizie dei suicidi.
Al soffrono al sovraffollamento, alla cella e trasformati in luoghi di sopravvivenza.
Non abituiamoci all’idea che esistono vite di cui si possa parlare solo quando fanno paura.
L’assuefazione è la forma più subdola dell’indifferenza e l’indifferenza e la prima sconfitta della democrazia.
Noi abbiamo perciò bisogno di una politica che abbia il coraggio di guardare oltre l’emergenza e il consenso immediato, investendo nelle situazione penale esterna, nel lavoro, nella formazione, nella salute mentale, nelle comunità educanti ne parlava anche Aldo, abbiamo bisogno di operatori penitenziari sostenuti e valorizzati di volontari che continuano ad entrare nelle carceri di magistrati, educatori, cappellani associazioni soprattutto che sappiano lavorare insieme che formino quell’alleanza che creino quella rete.
Ma soprattutto abbiamo bisogno di cittadini che non voltano lo sguardo dall’altra parte, perché il carcere.
Non è un mondo separato dal nostro,
È quello che accade dietro quelle mura, riguarda tutti noi, se dietro quelle sbarre cresce solo disperazione, nessuno può sentirsi davvero al sicuro.
E se invece li germogliano responsabilità, riconciliazione il futuro, allora tutta la società ne diventa più ricca e più forte.
Lo so bene, la speranza non è un’ingenuità.
La speranza è la scelta più esigente, perché obbliga, ciascuno a fare la propria parte, significa credere che un uomo possa rialzarsi, ma anche creare le condizioni perché possa davvero a farlo.
Significa non cancellare la responsabilità, ma significa anche impedire che la responsabilità diventi una condanna senza orizzonte.
Questo libro, e concludo, ci consegna una domanda che non possiamo lasciare senza risposta.
Quale società vogliamo essere?
Una società che archivia le persone insieme ai loro errori.
Ho una società che sa riconoscere anche nelle pieghe più oscure della vita.
Il seme ostinato della dignità.
Io continuo a credere che noi, ogniqualvolta restituiamo voce a chi è stato ridotto al silenzio.
Ogni volta che scegliamo l’incontro invece del pregiudizio.
Ogni volta che difendiamo la dignità di un detenuto, noi non stiamo facendo un favore a qualcuno, stiamo difendendo l’umanità di tutti, perché è una società, sarà giusta solo quando nessuno verrà considerato definitivamente dappertutto.
Grazie a tutti, per l’ascolto e grazie al Samuele attraverso.
Grazie grazie, don Mimmo e con con questo applauso è al nostro Cardinale e ci salutiamo e diceva don Mimmo, ognuno deve fare la sua parte, quella che noi possiamo fare da questo momento e dare una mano a Samuele, a diffondere questo libro quanto più è possibile ognuno per il proprio piccolo o grande che sia grazie a tutti e buona serata grazie.
Grazie.
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