Siamo di fronte a una fase di erosione profonda, un logoramento che sta svuotando il centrodestra di governo e lasciando le opposizioni in un vicolo cieco, prigioniere di una miopia ideologica che impedisce loro di leggere la realtà.
Il dato più significativo non è solo la crescita di Futuro Nazionale, che ormai veleggia stabilmente oltre il 6%, ma il fatto che questa ascesa avvenga nel vuoto più impressionante.
A destra, sicuramente la premier era stato mostrando delle qualità notevoli, come Capo di governo. Però tutto il contorno non riesce a stare al passo. La situazione internazionale è molto complessa, l’approvvigionamento energetico resta un settore critico.
A questo si aggiunge la questione sicurezza, esplosa con l’ennesimo episodio di violenza brutale nelle strade di Milano. Il governo ha risposto con decreti e inasprimenti normativi, ma la realtà quotidiana dei cittadini è fatta di degrado e paura. Il divario tra la retorica del pugno duro e l’insicurezza percepita è il fianco scoperto su cui si abbatte il successo di Roberto Vannacci.
Quando lo Stato non garantisce l’ordine nelle metropoli, il cittadino non si accontenta delle circolari ministeriali, cerca una risposta radicale, anche a costo di rifugiarsi in formazioni che promettono una protezione che non arriva. È vero che Giorgia Meloni è l’unica che è riuscita a far cambiare il diritto europeo per quanto riguarda i paesi sicuri, ma gli effetti di ciò non si vedranno un brevissimo termine.
Dall’altra parte, il campo largo vive un’illusione ottica che rasenta il suicidio politico. Elly Schlein e il Partito Democratico continuano a perseguire un’agenda woke e politicamente corretta che risulta aliena alla stragrande maggioranza degli italiani. E c’è un’ipocrisia di fondo, una miopia strategica che colpisce specialmente il rapporto con le comunità straniere.
La sinistra corteggia i nuovi cittadini puntando tutto sui diritti civili, ignorando che la stragrande maggioranza di queste comunità, bengalesi, pakistani, indiani è portatrice di valori profondamente tradizionalisti. Sono persone che, per cultura e visione della vita, si sentirebbero molto più affini a una politica che tutela il lavoro, la famiglia e la sicurezza, piuttosto che a quella che promuove le istanze del politicamente corretto.
La sinistra perde così due volte. Allontana l’elettorato autoctono, che si sente tradito nella sua identità, e non riesce a conquistare stabilmente il voto delle minoranze, perché non sa parlare ai loro bisogni concreti. Non è in sintonia con i loro valori culturali di riferimento.
A complicare ulteriormente il quadro c’è il fattore geopolitico.
La linea atlantista incondizionata su Zelensky, unita a un rapporto sempre più gelido con l’amministrazione Trump, rischia di presentare al governo un conto salatissimo. Se la guerra in Ucraina dovesse trascinarsi, i rincari energetici e le ricadute economiche trasformerebbero la legislatura in un calvario di lacrime e sangue, proprio in una fase post-elettorale in cui l’elettorato non avrà più pazienza.
Ma se questo rappresenta un problema per il centrodestra, rappresenta un problema ancora più grande per il campo largo. Immaginiamo il PD al governo che deve continuare a mandare armi, con tutta la pletora di pacifisti e di bandiera arcobaleno che si sentirebbe tradita.
Chiaramente a destra di governo si trova davanti a un bivio, sterzare, riportando l’agenda su temi di protezione sociale e pragmatismo, o rischiare di consegnare il Paese a una fase di instabilità che solo il radicalismo di Vannacci potrebbe, a quel punto, interpretare.
Il Paese chiede risposte semplici come lavoro, casa, sicurezza e rispetto delle regole. Mentre i palazzi romani si dividono tra tatticismi elettorali e battaglie identitarie di retroguardia, il malcontento reale si sta accumulando in un serbatoio che, se non intercettato, rischia di far saltare gli equilibri consolidati.
La politica italiana non sta solo cambiando pelle, sta perdendo il contatto con il proprio popolo. E in democrazia, quando la rappresentanza si spezza, il vuoto viene riempito da chi sa interpretare i bisogni più imminenti.
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Alessandro Scipioni
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