Un edificio che si apre alla città
La logica compositiva della Cittadella Giudiziaria si basa su una scissione deliberata al piano terra: il blocco aule e il blocco polizia vengono tenuti separati, creando un passaggio aperto che invita visivamente dalla piazza pubblica verso il mare. Ai piani superiori, la struttura in carpenteria metallica si riunifica, ospitando gli uffici del Tribunale Civile e della Corte d’Appello. La scelta di sollevare questa parte dell’edificio — anziché appoggiarla a terra — è stata determinante per non chiudere il passaggio.
Il complesso è pensato per essere un presidio civico a tutto tondo. La piazza al piano terra sarà aperta al pubblico, con una quota di calpestio rialzata di circa 30 centimetri rispetto all’attuale livello stradale. Una scala panoramica percorribile offrirà una vista sul mare. Nella zona est, più vicina alla costa, è prevista un’area verde. Due livelli di parcheggi sotterranei — circa 6.000 metri quadri ciascuno — serviranno a contenere il traffico indotto da una struttura che concentrerà, sotto lo stesso tetto, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Municipale e uffici comunali. La vicinanza alla stazione ferroviaria e alla metropolitana completa un quadro di accessibilità pensato secondo i criteri delle città contemporanee.
Non manca, sullo sfondo, un ulteriore scenario di trasformazione urbana: per allungare la pista dell’aeroporto internazionale di Catania, la ferrovia dovrà essere interrata, eliminando quella fascia di binari che ancora oggi separa l’edificio dalla costa. Quando accadrà, la Cittadella Giudiziaria si ritroverà ad affacciare direttamente sul mare.
Colombrita: l’impresa che dà forma alla Cittadella Giudiziaria
A dare corpo a questa architettura è Ingegneria Costruzioni Colombrita, l’impresa catanese che firma l’esecuzione delle opere strutturali e provvisionali del cantiere. Fondata nel 1947 dai fratelli ingegneri Filippo e Paolo Colombrita, l’azienda è oggi guidata dalla terza generazione della famiglia — alla presidenza siede il Prof. Ing. Rosario Colombrita — e figura tra le prime 100 imprese di costruzione a livello nazionale, con circa 130 persone impiegate tra uffici e cantieri.
Una storia che lo stesso Rosario Colombrita lega a doppio filo con la vocazione tecnica e di ricerca dell’impresa, nata dall’incontro tra la formazione al Politecnico di Milano del padre e le radici catanesi della famiglia. Nel corso di oltre 75 anni di attività, Colombrita ha lasciato il segno nel panorama edilizio della città, firmando tra l’altro l’edificio a portici di Corso Sicilia progettato da Pier Luigi Nervi, con sbalzi di 12 metri che all’epoca non erano mai stati realizzati. Oggi il gruppo si articola in tre divisioni — ICC, dedicata a opere pubbliche e private di grandi dimensioni, Gis Design, per la progettazione e l’ingegneria, e Sincol, specializzata nel restauro di beni immobili di pregio.
È in questo know-how consolidato che affonda le radici la capacità di affrontare una sfida costruttiva come quella della Cittadella Giudiziaria: un cantiere che, per complessità geometrica e strutturale, si è imposto come uno dei più impegnativi nella storia recente dell’impresa.
La sfida strutturale: torri, sbalzi e controfreccia
Un’architettura così concepita non poteva che tradursi in una sfida ingegneristica complessa. La struttura in carpenteria metallica che costituisce i piani superiori è stata realizzata in opera: i pezzi arrivavano in cantiere man mano, venivano posati sulle putrelle di supporto e saldati in loco, componendo progressivamente l’intera ossatura dell’edificio.
Per sostenere questo processo — e per garantire che i solai non cedessero sotto il peso dei tre impalcati metallici durante la fase costruttiva — è stato necessario progettare un sistema di torri di puntellamento. Ogni torre regge un carico di circa 40 tonnellate, con quattro puntelli per ogni piede e travi metalliche in testa su cui poggia la struttura. «Sostenere tre impalcati di carpenteria metallica non è da poco», osserva Surace, e la precisione con cui il sistema è stato studiato e calcolato riflette esattamente questa consapevolezza.
Un dettaglio tecnico rivela tutta la raffinatezza dell’approccio: la struttura è stata assemblata con una controfreccia intenzionale, che prevede una monta massima di 9 centimetri nella zona più critica. Quando i puntelli verranno rimossi, la carpenteria si assesterà naturalmente verso il basso, tornando alla geometria di progetto. «Una volta tolti i puntelli la struttura si rimette al suo posto e noi potremo fare il resto delle opere che al momento non si potrebbero realizzare, altrimenti si fessurerebbero e si danneggerebbero», precisa il direttore di cantiere.
Il ponteggio Layher Allround Lightweight: quando la versatilità diventa valore di cantiere
È in questo contesto — geometrie complesse, carichi importanti, fasi costruttive che si sovrappongono — che il ponteggio multidirezionale Allround Lightweight di Layher ha espresso al meglio le sue caratteristiche. Il sistema è stato impiegato in una duplice funzione: come struttura di puntellazione per sostenere gli impalcati di carpenteria metallica durante l’assemblaggio, e come ponteggio di lavoro per le operazioni in quota. Due ruoli distinti, gestiti dallo stesso sistema senza compromissioni né adattamenti forzati — una dimostrazione concreta di quella universalità che Layher pone al centro della filosofia progettuale del prodotto.
La linea Allround Lightweight si distingue per una riduzione del peso dei componenti fino al 10% rispetto ai prodotti equivalenti presenti sul mercato, con un alleggerimento che può arrivare a 2,2 kg per singolo elemento, a parità di capacità di carico. Il risultato è reso possibile dall’impiego di acciai ad alta resistenza, dall’evoluzione dei processi produttivi e da un aggiornamento nella progettazione degli elementi stessi. Come spiega l’ing. Daniele Berlanda, direttore generale di Layher Italia, «l’impiego di acciai ad alta resistenza consente di ridurre il peso degli elementi senza comprometterne le prestazioni strutturali, semplificando il trasporto e il montaggio e riducendo l’affaticamento degli operatori».
Le conseguenze pratiche di questa leggerezza si traducono in numeri precisi: la velocità di montaggio e smontaggio può aumentare fino al 10%; i costi di trasporto calano fino al 12%, perché ogni autocarro carica più componenti, riducendo il numero di viaggi e le emissioni associate. Non si tratta di vantaggi marginali: circa l’80% dei costi complessivi di fornitura di un ponteggio è riconducibile proprio a montaggio, smontaggio e trasporto. Intervenire su questi fattori significa intervenire sulla redditività dell’intera operazione.
Sul piano della sicurezza, la riduzione del peso incide direttamente sull’affaticamento degli operatori durante le fasi di movimentazione e montaggio in quota. Un aspetto che Berlanda lega esplicitamente alla prevenzione degli infortuni: «ogni fase viene pianificata e verificata prima dell’avvio dei lavori», eliminando alla radice molte delle condizioni di rischio che nascono dall’improvvisazione o dall’incompletezza informativa in cantiere.
La linea Lightweight è inoltre pienamente compatibile con tutti i sistemi di ponteggio Layher esistenti, il che consente alle imprese di integrare i nuovi componenti nel parco materiali già in uso senza discontinuità. «La natura multidirezionale del sistema garantisce la massima flessibilità di impiego, adattandosi con precisione anche alle geometrie più complesse e assicurando la completa reimpiegabilità dei componenti in cantieri differenti», sottolinea Berlanda: un vantaggio economico che si estende ben oltre il singolo cantiere.
Layher SIM: il progetto provvisionale nell’era del BIM
Accanto alle prestazioni fisiche del sistema, un ruolo altrettanto decisivo nel cantiere catanese è stato svolto dalla piattaforma digitale Layher SIM (Scaffolding Information Modeling). Si tratta del software sviluppato da Layher per la modellazione tridimensionale delle opere provvisionali, che consente di riprodurre l’intera struttura in formato digitale prima ancora che il primo tubo venga montato.
Nel caso della Cittadella Giudiziaria, la modellazione digitale ha permesso di pianificare in anticipo tutte le fasi di installazione e smontaggio, verificare le interferenze tra le diverse componenti, ottimizzare le sequenze operative e individuare preventivamente eventuali criticità. La piattaforma supporta anche la creazione del modello BIM, integrando il progetto provvisionale nel flusso informativo complessivo dell’opera e favorendo la comunicazione tra i diversi attori coinvolti. Come sintetizza Berlanda, «il montatore può disporre in anticipo di tutte le fasi di montaggio e della lista dei materiali necessari, con una pianificazione più accurata delle attività. Questo si traduce in maggiore efficienza operativa, riduzione dei tempi di montaggio, contenimento dei costi».
SIM2Field XR: la realtà aumentata entra in cantiere
La catena digitale non si interrompe alla fase di progettazione. Con la app SIM2Field XR, Layher porta i modelli 3D direttamente sul campo, nelle mani di chi assembla la struttura, attraverso tablet e dispositivi mobili — iPad con iPadOS dalla versione 12.0 o tablet Android con sistema operativo minimo Android 12.
I dati di progetto vengono trasferiti da LayPLAN CAD tramite link o QR code e rimangono disponibili offline sul dispositivo, una caratteristica essenziale in ambienti dove la connettività è discontinua. Quando la rete è disponibile, eventuali modifiche apportate dall’ufficio tecnico si sincronizzano automaticamente: il montatore in cantiere riceve l’aggiornamento senza dover attendere nuove stampe o telefonate. «Se il collega dell’ufficio tecnico da remoto fa una modifica, in automatico il cantiere ce l’ha aggiornata», spiega Berlanda, descrivendo un flusso informativo che elimina il margine di errore legato alla trasmissione manuale dei dati.
All’interno del modello 3D, ogni componente è accompagnato da informazioni complete: designazione, numero articolo, peso. La distinta materiali è interattiva e si aggiorna in tempo reale in funzione dei tagli e dei filtri applicati alla visualizzazione. «Quando vado a segnalare mi indica dov’è il componente, quanti ne ho e il peso del componente», illustra Berlanda — un livello di dettaglio che trasforma la app in uno strumento operativo di cantiere, non in un semplice visualizzatore.
La funzionalità più avanzata è la modalità di realtà aumentata, che consente di posizionare il modello virtuale del ponteggio nell’ambiente fisico reale, sovrapposto all’inquadratura della fotocamera. La struttura può essere allineata con gesti touch, ancorata a un punto di riferimento preciso e bloccata per evitare spostamenti accidentali. Una funzione di taglio — la limit box — permette di isolare e analizzare porzioni specifiche della struttura. «È possibile posizionarlo con una realtà virtuale all’interno del cantiere, lo posiziono, lo blocco e mi consente esattamente di vedere com’è la struttura», precisa Berlanda. Una capacità che si è rivelata utile non solo nella fase di montaggio, ma anche in contesti di restauro, dove visualizzare anticipatamente il risultato finale aiuta a coordinare le scelte operative con maggiore precisione.
Ingegneria provvisionale come scelta strategica
Il cantiere della Cittadella Giudiziaria di Catania dimostra che l’opera provvisionale, quando è progettata con la stessa cura riservata alla struttura definitiva, diventa parte integrante del successo di un’opera. Non un costo da minimizzare, non un vincolo da aggirare: un sistema ingegneristico che condiziona tempi, sicurezza e qualità dell’intero processo costruttivo.
La combinazione tra il sistema Allround Lightweight — capace di operare contemporaneamente come puntellazione e come ponteggio di lavoro — e gli strumenti digitali Layher SIM e SIM2Field XR ha consentito di affrontare una delle geometrie più impegnative del panorama edilizio italiano recente con un livello di controllo che raramente si raggiunge su cantieri di questa complessità. «La versatilità e le performance del materiale Layher, combinate a una solida partnership con gli attori coinvolti, hanno contribuito a un’opera provvisionale di alta ingegneria», è il bilancio che ne trae lo stesso Berlanda.
Quando la Cittadella Giudiziaria sarà completata, Catania avrà un edificio in grado di guardare al mare. Lo farà grazie a un’architettura coraggiosa, a un’ingegneria strutturale precisa — e a un sistema provvisionale che ha reso possibile costruirla.
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Laura Murgia
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