Il dibattito sul futuro dell’aeroporto di Napoli-Capodichino torna ciclicamente ad accendere il confronto tra le istanze dei comitati cittadini, che da tempo chiedono una riduzione drastica o la chiusura dello scalo per motivi di sostenibilità ambientale e acustica, e le necessità di un’infrastruttura che rappresenta uno dei motori economici trainanti del Mezzogiorno.
Tuttavia, l’ipotesi di una dismissione completa si scontra con vincoli normativi, concessori e contrattuali – a partire dalla gestione di Gesac regolata da contratti di lungo termine con lo Stato – che rendono impraticabile questa strada. La vera sfida non risiede dunque nella cancellazione dello scalo partenopeo, ma nella piena attuazione di un sistema integrato e coordinato con l’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi. Ma i sostenitori di Napoli, che dovrebbero avere anche a cuore la propria città, dovranno iniziare ad accettare, che Napoli dovrà subire delle limitazioni ai movimenti ed alle tipologie di aerei. Il “campanilismo” e la storica rivalità tra le due città, deve lasciare spazio ad una visione di insieme, anche a Posillipo, dov’è nato l’attuale presidente di Regione.
Il modello a rete per il decongestionamento di Capodichino
La chiave di volta per il futuro del trasporto aereo regionale non è la sostituzione, bensì il decongestionamento reciproco attraverso una ridistribuzione strategica dei flussi di traffico. Un modello a rete che punta a rispondere in modo strutturale alle criticità di saturazione che colpiscono Capodichino sia nei cieli sia, soprattutto, a terra.
Il primo beneficio di una gestione condivisa dei flussi riguarda l’alleggerimento della pressione logistica sull’area metropolitana di Napoli. La saturazione attuale di Capodichino si riflette pesantemente sulla viabilità urbana, sulla Tangenziale e sui principali nodi autostradali di innesto (nella foto a sinistra la situazione quasi giornaliera dell’uscita di napoli Capodichino per chi proviene da SUD, nella foto copertina, da chi priviene dal Centro di Napoli e stazione centrale). Consentire a Salerno di assorbire quote consistenti di traffico, in particolare sui segmenti low-cost flessibili e sul comparto charter, significa sottrarre migliaia di veicoli e bus navetta dalle arterie d’accesso al capoluogo, fluidificando i servizi di terra.
Ma il vero successo, ci sarà solo, avviando uno studio approfondito dei flussi, indirizzando con un offerta che a questo punto può essere mirata, tutto il bacino del traffico di Salerno a Salerno e non a Napoli e viceversa, quindi non con la specializzazione dello scalo in un segmento ben preciso, ma anche con voli in sovrapposizione a Napoli, qualora i flussi ne giustificano la “sovrapposizione“
La valorizzazione del bacino Sud e lo stop alla mobilità passiva
Il potenziamento dello scalo salernitano permette di intercettare in modo efficiente il bacino di utenza del Sud della regione, del Cilento, della Basilicata e dell’alta Calabria. Fino a oggi, la mancanza di un’alternativa ha alimentato una mobilità passiva forzata, obbligando i passeggeri di questi territori a risalire la penisola verso Napoli, incrementando i tempi di viaggio e il congestionamento stradale, aumentando l’inquinamento.
Salerno-Costa d’Amalfi funge da magnete naturale per questo quadrante, riducendo le distanze percorse e i relativi tempi di spostamento complessivi, abbattendo le emissioni degli spostamenti su gomma, aiutato anche dalla prossima apertura della stazione del treno, in cui fermeranno anche i treni AV, un infrastruttura che Napoli non avrà mai.
Sostenibilità ambientale ed equilibrio del territorio
Questo bilanciamento infrastrutturale rappresenta la via più concreta per garantire la sostenibilità ambientale dell’intero sistema campano. L’attuale configurazione di Capodichino risente inevitabilmente di una pista inserita in un tessuto urbano ad altissima densità habitativa, dove le rotte di decollo e atterraggio sorvolano quartieri storici e densamente popolati, amplificando l’impatto dell’inquinamento acustico e delle emissioni atmosferiche a livello locale. Al contrario, l’aeroporto di Salerno sorge in un contesto geografico e urbanistico differente, caratterizzato da ampi spazi di rispetto che consentono una pianificazione della zonizzazione acustica e una gestione degli impatti ambientali decisamente meno critica.
Ripartire la capacità aeroportuale tra i due poli del sistema integrato permette di mitigare in modo significativo l’impronta sonora sulla città di Napoli. Attraverso il progressivo trasferimento a Salerno dei voli eccedenti la capacità sostenibile di Capodichino, diventa possibile alleggerire la pressione sui cieli del capoluogo. Questa strategia consente il rispetto dei rigidi limiti di tollerabilità imposti dalle normative ambientali a tutela delle comunità residenti, salvaguardando al contempo la connettività internazionale e la raggiungibilità complessiva dell’intera regione.
Parlare solo di trasferimento è riduttivo, perchè in realtà non sarà solo un trasferimento, perchè liberare spazio a Capodichino, pur limitandone i movimenti orari, potrà consentire allo scalo di napoli, di aumentare l’offerta in termini di destinazioni, senza perderne per forza. Se infatti lo studio sui flussi verrà davvero fatto, potremmo avere ad esempio le condizioni affinchè un Venezia Napoli 4 volte al giorno, diventi 2 voli al giorno VCE NAP, 2 voli al giorno VCE QSR, anche le frequnze quindi potrebbero essere ottimizzate, ottimizzando anche il riempimento degli aeromobili e riducendo gli spostamenti via terra. 2 frequenze in meno su VCE da NAP, potrebbero tradursi non in 2 nuovi voli (visto che dobbiamo abbassare i movimenti), ma 1 nuovo volo verso una nuova destinazione, magari a lungo raggio, con l’utilizzo di aerei di ultima generazione.
Spostare a Salerno voli, non significa quindi “rubare” traffico a Napoli, bensi, seppur con maggiori limitazioni, favorirne l’aumento dell’offerta. Favorendo nel contempo la crescita della capacità e dei volumi di PAX, dell’intera Regione Campania.
Intermodalità: il fattore decisivo per l’integrazione
Il successo di questa strategia a vasi comunicanti dipenderà in misura cruciale dallo sviluppo delle connessioni intermodali esterne ai terminal, elementi indispensabili per trasformare la vicinanza geografica in una reale continuità operativa ed economica. Senza una rete di trasporto terrestre rapida ed efficiente, la redistribuzione dei voli rischierebbe di tradursi in un mero trasferimento del traffico stradale da un’area all’altra della regione. La vera efficienza del sistema coordinato si misura quindi sulla capacità di offrire ai passeggeri e agli operatori logistici soluzioni di continuità che rendano lo spostamento tra gli hub e le destinazioni finali rapido, prevedibile e a basso impatto ambientale.
In quest’ottica, il completamento delle opere infrastrutturali già programmate assume un ruolo strategico e prioritario. Tra queste, il prolungamento della rete metropolitana e, soprattutto, la realizzazione di una stazione ferroviaria dedicata sulla linea ad Alta Velocità/Capacità Tirrenica rappresentano i fattori decisivi per abilitare il cambio di passo. La presenza del ferro all’interno del network di Salerno permetterà di connettere direttamente lo scalo non solo con il centro di Napoli, ma con l’intero bacino meridionale del Paese, riducendo i tempi di percorrenza e offrendo un’alternativa competitiva al trasporto su gomma. Solo attraverso questa integrazione intermodale la complementarietà teorica tra Napoli e Salerno potrà evolvere in un sistema logistico integrato, moderno e pienamente sostenibile.
Ma la mancanza per ancora qualche mese, forse un anno, di questa infrastruttura, non deve al contempo fermare GESAC e gli enti locali ad avviare una vera analisi dei flussi e iniziare davvero a spingere su Salerno, mettendo un freno a Napoli.
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Luca Gorrasi
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