La Ramularia è una malattia dell’orzo che si annida nel seme ancora prima che la campagna agraria cominci, che cresce in silenzio dentro la pianta per mesi e si manifesta solo quando la coltura è già avanzata — quando è difficile intervenire con efficacia. Si chiama ramularia, o più precisamente Ramularia leaf spot (RLS), ed è causata dal fungo Ramularia collo-cygni.
L’aumento degli areali coltivati a orzo negli ultimi anni ha portato alla ricomparsa di questa malattia emergente nel Nord Italia, analogamente a quanto già accaduto nel 2012 e nel 2015, e il problema è ormai noto da diversi anni negli areali di coltivazione di orzo primaverile del Centro-Nord Europa.
Per chi coltiva orzo — da malto o da foraggio — capire dove si nasconde il patogeno e come aggredirlo è fondamentale per preservare la resa e la qualità del raccolto.
Chi è Ramularia collo-cygni e perché è così difficile da gestire
Il fungo attacca l’orzo e la gramigna (Elymus repens). Originariamente conosciuto come Ophiocladium hordei, poi ribattezzato Ovularia hordei, fu infine trasferito nel genere Ramularia con il nome collo-cygni — che gli deriva dalla caratteristica forma a collo di cigno dei conidiofori, portanti alla loro sommità un conidio ovoidale con superficie spinosa, lungo 10-13 µm.
La caratteristica più insidiosa di questo patogeno è il suo comportamento biologico: il fungo presenta una prolungata fase di crescita endofitica prima di trasformarsi in un aggressivo patogeno necrotrofo che causa perdite significative della superficie fogliare verde e quindi della resa e della qualità della granella. In pratica, il patogeno vive dentro la pianta senza farsi vedere per tutta la fase vegetativa, poi scatta come un interruttore — spesso in coincidenza con stress nutrizionali o l’inizio della senescenza — e in pochi giorni brucia le foglie superiori.
Dalla metà degli anni ’80 R. collo-cygni è diventato il principale patogeno in molte aree di coltivazione dell’orzo nel mondo, sviluppando rapidamente resistenza alle principali classi di fungicidi. Questo complica ulteriormente la gestione chimica, come vedremo.
Le infezioni primarie avvengono in autunno, in concomitanza di giornate calde, probabilmente ad opera dei conidi formatisi sulla gramigna, presenti sui semi contaminati e tramite picnoconidi rilasciati dai picnidi formatisi sulle paglie.
Le infezioni interessano dapprima le foglie più vecchie per poi estendersi a quelle più giovani. Le infezioni secondarie avvengono soprattutto dopo spigatura, tramite conidi trasportati dal vento anche a considerevoli distanze. Dopo la germinazione, il patogeno penetra attraverso gli stomi e sviluppa un micelio intercellulare, portando alla comparsa di macchie confinate entro le nervature longitudinali.
Questo permette di distinguere visivamente la ramularia dalla maculatura bruna (Pyrenophora teres f.sp. maculata): le macchie di ramularia restano intrappolate tra le nervature e hanno un aspetto più “squadrato” e regolare, mentre quelle di maculatura bruna tendono a espandersi liberamente nella lamina fogliare.
Uno studio italiano durato due anni sulle stagioni 2019-20 e 2020-21 ha analizzato la presenza di R. collo-cygni in 99 campioni di granella raccolti in diverse aree geografiche della penisola — Nord, Centro e Sud — evidenziando come la fase seed-borne del patogeno renda particolarmente difficile il controllo e come la distribuzione sia trasversale alle diverse condizioni climatiche regionali.
Campo di orzo con sintomi avanzati di ramularia sulla foglia bandiera: quando i segni diventano visibili dopo spigatura, buona parte del danno fotosintetico è già avvenuto. La gestione preventiva a partire dalla semina è l’unica strategia davvero efficace.
Foto di: OmniTrattore.it
La strategia di difesa: tutto parte dal seme
La logica corretta prevede che la difesa dalla ramularia non si costruisce al momento dei trattamenti fogliari, ma prima ancora di mettere il seme in terra.
1. Semente sana e concia fungicida. Il punto di partenza è l’utilizzo di seme certificato privo di infestazione, eventualmente trattato con fungicida conciante specifico attivo su R. collo-cygni. Non tutti i concianti hanno la stessa efficacia su questo patogeno: è fondamentale verificare l’etichetta e orientarsi verso prodotti contenenti principi attivi con azione specifica, come le triazolo-tiazoli o le miscele che includono fluoxastrobina.
2. Eliminazione dei residui colturali. Per il contenimento della malattia sono importanti provvedimenti agronomici come la soppressione della gramigna eventualmente presente sui bordi degli appezzamenti e l’eliminazione dei residui della coltura precedente, che rappresentano il principale serbatoio di inoculo primario. L’interramento profondo delle paglie — meglio ancora la rotazione colturale — riduce significativamente la pressione del patogeno nelle stagioni successive.
3. Controllo della gramigna. La gramigna (Elymus repens) è ospite alternativo del fungo e serbatoio di infezione primaria. La sua gestione sulle capezzagne e ai margini degli appezzamenti è un intervento agronomico semplice ma spesso sottovalutato.
Confronto visivo tra orzo da seme conciato (a destra) e non conciato (a sinistra) in una prova di campo: la concia fungicida si conferma il primo e più importante strumento di difesa preventiva contro Ramularia collo-cygni, prima ancora degli interventi fogliari in stagione
Foto di: OmniTrattore.it
La difesa fungicida in stagione: finestre di intervento e resistenze
Anche con una buona partenza agronomica, in condizioni di forte pressione è necessario intervenire con fungicidi fogliari durante la stagione vegetativa. Le finestre di intervento più efficaci sono due: alla comparsa della foglia bandiera (stadio BBCH 37-39) e poco prima o alla spigatura (BBCH 51-55) — quando il patogeno innesca la sua fase aggressiva.
Sul fronte della scelta delle materie attive, il quadro è complicato dalla resistenza. La mutazione G143A nella proteina bersaglio delle strobilurine (CytB) domina in oltre l’80% della popolazione di R. collo-cygni, confermando la scarsa efficacia di questa classe fungicida nel controllo della malattia sull’orzo. Tra gli azoli (DMI), epoxiconazolo risulta il meno efficace, mentre mefentrifluconazolo è il più efficace della classe. Tra gli SDHI, fluxapyroxad si è dimostrato più efficace di boscalid, con la presenza di singoli isolati ad alta resistenza che potrebbero influenzare l’efficacia nel tempo.
Il consiglio pratico che emerge dalla letteratura tecnica più aggiornata è di strutturare il programma fungicida su miscele di azoli di nuova generazione + SDHI, evitando le strobilurine in monoprodotto e alternando le molecole tra campagne successive per rallentare lo sviluppo di ulteriori resistenze.
Schema del ciclo biologico di Ramularia collo-cygni sull’orzo: fase endofitica autunnale-invernale → switch necrotrofo in botticella → dispersione aerea dei conidi dopo spigatura. Comprendere il ciclo è il presupposto per scegliere il momento giusto degli interventi.
Foto di: OmniTrattore.it
Cosa fare in pratica: il piano d’azione per campagna
Per chi coltiva orzo — sia da foraggio che da malto — il protocollo di difesa più efficace contro la ramularia si articola in cinque punti:
Acquistare semente certificata e verificare la presenza di trattamento conciante specifico su R. collo-cygni. Pianificare la rotazione colturale evitando orzo su orzo, soprattutto in appezzamenti con storia di malattia. Gestire i bordi del campo rimuovendo la gramigna prima della semina autunnale. Programmare un intervento fungicida alla foglia bandiera con miscela azolo-SDHI, senza strobilurine. Monitorare attentamente dopo spigatura e valutare un secondo intervento in caso di condizioni favorevoli (umidità elevata, escursioni termiche marcate tra notte e giorno).
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