a Palermo cinque bambine allontanate


Palermo

Maltrattamenti in famiglia: una brutta storia di violenza avvenuta a Palermo. Protagonisti della triste vicenda due genitori (arrestati) e le loro cinque figlie – messe in salvo .

di Priscilla Rucco

Un clima di violenza reiterata, fatto di percosse, insulti e umiliazioni quotidiane. È lo scenario che i carabinieri della stazione Palermo Oreto hanno ricostruito tra le mura di un’abitazione del capoluogo siciliano, dove a subire i maltrattamenti sarebbero state cinque sorelle minorenni.

Per i genitori, una donna di trentacinque anni e un uomo di quarantasette, entrambi già conosciuti dalle forze dell’ordine, si sono aperte le porte del carcere Lorusso Pagliarelli. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo ha disposto nei loro confronti la misura cautelare più restrittiva, ritenendo necessario tutelare l’incolumità delle giovani vittime.

L’allarme è partito dalla scuola

L’inchiesta ha preso avvio da un fatto avvenuto all’interno dell’istituto scolastico frequentato da una delle ragazzine. In quella circostanza la madre, incurante della presenza di insegnanti, di altro personale e degli stessi militari, avrebbe aggredito verbalmente la figlia con insulti e minacce arrivando a tentare di colpirla fisicamente.

Quell’episodio specifico – avvenuto sotto gli occhi di diversi testimoni – ha convinto gli inquirenti ad approfondire la situazione familiare, facendo emergere una realtà ben più grave di quanto si potesse immaginare. La scuola, ancora una volta, si è rivelata un presidio capace di cogliere segnali che altrove sarebbero rimasti nell’ombra.

Maltrattamenti in famiglia: ricostruiti gli episodi

Le verifiche, condotte tra febbraio e giugno di quest’anno – sotto il coordinamento della procura ordinaria e della procura per i minorenni di Palermo – hanno permesso di ricostruire settantaquattro distinti episodi di violenza fisica ai danni delle sorelle.

Le piccole – secondo l’accusa – sarebbero state colpite ripetutamente con schiaffi, calci e pugni. In alcuni casi le aggressioni sarebbero avvenute persino con l’ausilio di utensili da cucina, a testimonianza di una brutalità che sembrava non conoscere limiti.

Il lavoro dei militari, come sottolineato dal comando provinciale, ha permesso di sollevare un velo di silenzio calato da tempo su quella casa, riportando alla luce una quotidianità scandita dalla paura.

Un contesto familiare “tossico e pericoloso”

Accanto alla violenza fisica, gli investigatori hanno documentato un contesto segnato da continue umiliazioni. Le figlie sarebbero cresciute, infatti, in un ambiente intriso di sopraffazione psicologica, tra ingiurie, imprecazioni e mortificazioni continue che si ripetevano giorno dopo giorno. Un quadro familiare definito dagli inquirenti “altamente tossico e pericoloso”, dal quale le minori, da sole, non avrebbero mai potuto trovare una via di uscita.

Le cinque sorelle affidate ad una comunità

Il solido impianto indiziario raccolto dai carabinieri è stato condiviso dal gip, che ha ritenuto indispensabile allontanare la coppia dalle figlie. I due coniugi sono attualmente in carcere, mentre le cinque sorelle si trovano in una comunità protetta, dove potranno ricevere assistenza e sostegno lontano dal contesto familiare che per anni avrebbe segnato la loro esistenza.

Gli operatori dei servizi territoriali seguiranno adesso il loro percorso, con l’obiettivo di restituire a ciascuna di loro un ambiente sereno e la possibilità di ricostruirsi.

La rete di protezione che si è attivata attorno alle cinque bambine – dalla scuola che ha lanciato l’allarme fino agli operatori della comunità che oggi le accoglie – racconta anche un altro versante di questa storia: quello di istituzioni che – quando funzionano – riescono a intercettare il disagio e a spezzare catene di violenza spesso invisibili.

Un segnale importante, in una città e in un Paese in cui i casi di maltrattamento fra le mura domestiche restano purtroppo numerosi e, troppo spesso, sommersi dal silenzio, dalla paura e dall’omertà.

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