C’era una volta il Grande Albergo Moderno, cuore mondano di Catanzaro


Ancora oggi passando da una delle piazze più conosciute della città di Catanzaro, Piazza Matteotti, non può certamente passare inosservato quel particolare fabbricato che un tempo accoglieva il “Grande Albergo Moderno”, attualmente sede di un istituto bancario. Nella storia del capoluogo questo grande albergo, perché anche la costruzione aveva la sua imponenza, rappresentò il fulcro centrale della società del tempo. C’è da dire che ancor prima della sua edificazione l’area venne sottoposta ad un corposo intervento di bonifica poiché l’evolvere della città lo necessitava, sviluppandosi verso la zona nord. Infatti man mano sorsero nuovi edifici come il palazzo “Ercolino Scalfaro” i cui lavori iniziarono nel 1905 e terminarono nel 1912 e, ancora, nel 1907 la linea tranviaria (la cui stazione si trovava nell’attuale “Ex Stac”) che proveniva da Piazza Roma. Altri lavori si aggiunsero tant’è che nel 1930 veniva inaugurato anche il Palazzo della Corte d’Appello e cinque anni dopo il “Grande Albergo Moderno”. Nell’ampia piazza, inoltre, si distinguevano il “Monumento ai Caduti”, opera del calabrese Michele Guerrisi, la monumentale fontana del “Cavatore”, con la statua bronzea ad opera di Giuseppe Rito e la statua del generale Francesco Stocco, trasferita negli anni sessanta in Piazza Osservanza.

La storia. Il “Grande Albergo Moderno” primeggiava per la sua costruzione che venne realizzata dall’imprenditore Eugenio Mancuso, un’opera molto particolare poiché fu uno dei primi edifici ad essere edificato in cemento armato. Egli seguì i canoni della scuola “Bauhaus”, sobri e innovativi, la migliore per quei tempi con sede in Germania. Lo stile, senza dubbio all’avanguardia, includeva la cura dei particolari che si ritrovavano anche negli interni dove la classe e la raffinatezza degli arredi completava l’ambiente che risultava essere di grande pregio. Nella spaziosa “hall” la singolare e ampia scala era ciò che si ammirava, la sua “curvilinea” struttura portava al primo piano dove un grande salone era abitualmente usato per le serate dell’alta società del tempo. Era qui che si svolgevano sfavillanti feste, balli in maschera e veglioni di fine d’anno, i suoi interni erano studiati nei minimi particolari e nella sua linea innovativa era stato anche progettato un campo da tennis realizzato sul terrazzo. L’albergo era il cuore pulsante della città, accogliendo stranieri e la nobile società catanzarese, divenendo un polo di cultura sociale e politico.

La testimonianza. L’albergo, come accennato, fu un considerevole punto di riferimento e con l’ausilio del signor Rosario Rametti che vi lavorò, c’è stato modo di avere una importante testimonianza ripercorrendo tratti di storia del grande albergo con chi svolse l’attività di Direttore per svariati anni, il signor Michelangelo Frisini. Non un “semplice testimone”, ma una figura di rilievo che accompagnò l’evolvere della struttura sino alla sua chiusura. Frisini, molto conosciuto nel capoluogo, ha dato molto alla città ricoprendo diverse cariche, quale vicesindaco, assessore provinciale e tanto altro ancora nel mondo politico e sociale, aggiungendo il suo impegno nella direzione del Grande Albergo Moderno e nelle attività dell’Albergo delle Fate in Sila nei tempi dei suoi anni d’oro (la struttura fu ugualmente opera di Eugenio Mancuso). Attualmente è anche “Segretario generale” della “Fondazione Eugenio Mancuso” e con il presidente Francesco Granato e l’intero direttivo ne coadiuva le attività.

“Lavorai come direttore dell’albergo – racconta Frisini – dal ’57 sino alla sua chiusura. La struttura era di grande eccellenza, potendo competere con i migliori alberghi delle città più importanti dell’Italia meridionale, la sua valenza storica sarebbe da considerare “patrimonio pubblico”. La notorietà dell’albergo durò tantissimi anni, infatti accolse illustri ospiti come Umberto di Savoia e grandi politici del tempo come Togliatti, Nenni, Fanfani, Malagodi, ma anche diverse compagnie teatrali, squadre di calcio e noti attori cinematografici fra cui Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, ma questo episodio accadde in anni precedenti alla mia presenza. Fu qui che alloggiarono Mike Bongiorno, la Gambineri e tanti altri del mondo dello spettacolo, vennero girate anche alcune scene del film “La ballata dei mariti” con Aroldo Tieri, mentre altre vennero girate a Villaggio Mancuso in Sila”.

Il Grande Albergo Moderno di Catanzaro in Piazza Matteotti, simbolo della città nel Novecento

“Il mio compito di direttore venne svolto sempre con grande passione – aggiunge – il Grande Albergo Moderno era il centro di ritrovo di tutta la nobiltà catanzarese, era qui che si svolgevano feste di fine d’anno, cerimonie, feste di carnevale e studentesche, spesso venivano chiamate orchestre da fuori regione, in particolare ricordo che per una festa di fine d’anno del liceo Classico venne ospitato il gruppo dei “The Rokes”, erano gli anni ‘62/’63 e in quei tempi il complesso era uno dei più seguiti. Conobbi tanti divi del cinema, fra cui Sofia Loren, ciò in verità accadde all’Albergo delle Fate, c’è ancora uno scatto che ne ricorda l’episodio (lo scatto di riferimento è stato estrapolato dal libro “Le stelle si guardano, ma non si toccano” di Sergio Caroleo). Al tempo, la migliore società di Catanzaro che trascorreva l’inverno in città, nel mese di luglio soggiornava a Copanello, per poi trasferirsi in Sila, a Villaggio Mancuso, nel mese di agosto”.

“L’albergo – conclude Frisini – era stato realizzato in stile “Bauhuas”, un progetto a cui Eugenio Mancuso tenne molto ad attuare, la struttura era lineare ma particolarmente bella, come lo era la singolare scala nella hall che attirava subito l’attenzione degli ospiti. Il Moderno aveva il suo ristorante ma anche il bar, quest’ultimo era all’interno ma funzionante anche dall’esterno, nell’angolo sul lato di Via Poerio e poi una vera innovazione il suo campo da tennis, realizzato sul terrazzo della struttura. Il Grande Albergo Moderno fu una eccellenza e il suo vissuto di gran pregio”.

I mitici ospiti: Ingrid Bergman e Roberto Rossellini. Il rinomato albergo, fra pregevoli arredi, suntuose tappezzerie e cameriere dalle impeccabili divise, fu dunque meta di tantissimi personaggi illustri e, come già accennato da Michelangelo Frisini, come dimenticare, nel 1949, l’arrivo della bellissima Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, insieme per un viaggio programmato per la Sicilia dove si svolgevano le riprese di un film. Il loro arrivo suscitò un gran clamore nella Catanzaro d’altri tempi, del resto avere come ospiti due colossi del cinema non era cosa da poco e l’accoglienza nell’albergo si tradusse in mille attenzioni. Si racconta che al di sotto del balcone della loro stanza si radunò una discreta folla di ammiratori che vennero salutati dalla diva con un tenero bacio. Si racconta ancora che alla loro partenza il direttore di quel tempo chiese alla Bergman di apporre la sua firma sulle lenzuola dove aveva dormito.

Il tramonto del grande albergo. Come tutte le cose anche le più belle possono avere una loro fine e così fu anche per il “Grande Albergo Moderno”. Il suo splendore andò man mano scemando, finché il 1979 segnò la sua definitiva chiusura. Come tante strutture cedette al tempo che scorreva, quegli antichi salotti smisero di avere la loro funzione, il suo ciclo “vitale” si chiuse quasi come un vecchio libro, tuttavia ancor oggi restano vive quelle pagine di storia che si desidera nuovamente leggere, perché una città che non ha più memoria dei suoi luoghi è una città che smette di raccontarsi.




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 Clara Varano

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