Il report USA che accusa Cuba di infiltrazione istituzionale


Esteri

di Cinzia Rolli

Dalla nostra inviata

Un nuovo rapporto di 100 pagine pubblicato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dal titolo “Cuba, la capitale del comunismo del 21° secolo”, accusa l’Avana di aver orchestrato una rete di spionaggio e influenza ultradecennale sul suolo americano.

Gli attivisti avrebbero elaborato una strategia di mobilitazione nazionale (denominata National Rapid Response Plan) da attivare entro 24 ore nell’eventualità di un attacco militare o di un’escalation degli Stati Uniti contro l’isola caraibica.

Il piano indica di colpire le basi militari, i centri di reclutamento, gli uffici e i centri di detenzione dell’immigrazione (ICE) e i tribunali o edifici federali.

Il dossier cita esplicitamente l’ex sindaco Antonio Villaraigosa e l’attuale sindaca di Los Angeles, Karen Bass. Di quest’ultima vengono ricordati i trascorsi giovanili del 1973 all’interno della Venceremos Brigade, un’organizzazione che portava cittadini americani a Cuba per scambi politici e lavoro agricolo, e di cui Bass è stata coordinatrice nel sud della California.

La National Network on Cuba (NNOC) è una coalizione statunitense, fondata nel 1991, che riunisce oltre 60 organizzazioni progressiste, pacifiste e sindacali con l’obiettivo comune di opporsi alla politica estera di Washington verso l’Avana.

Secondo il rapporto americano, il fine ultimo dell’organizzazione sarebbe chiaramente politico ed economico: rendere materialmente e politicamente insostenibile per il governo degli Stati Uniti dichiarare guerra a Cuba. Per raggiungere questo obiettivo, la rete ha pianificato una serie di azioni di sabotaggio e boicottaggio civile da far scattare istantaneamente in tutto il Paese.

In questa strategia di resistenza interna, la California assume un ruolo chiave. Lo Stato ospita infatti una delle più alte concentrazioni di infrastrutture di difesa al mondo, con installazioni strategiche della Marina, del Corpo dei Marines, dell’Aeronautica, della Space Force e dell’Esercito.

La Black Alliance for Peace, un’organizzazione afroamericana pacifista, avrebbe messo a disposizione della rete un database separato. Una vera e propria mappatura geopolitica per individuare al millimetro ben 1.335 siti militari e delle forze dell’ordine sul suolo statunitense.

Un funzionario del dipartimento di Stato ha dichiarato che le forze dell’ordine interne e le agenzie antiterrorismo stanno osservando molto attentamente quella che definiscono una minaccia molto seria.

Egli ha anche sottolineato che alcune delle organizzazioni segnalate sono state coinvolte in azioni violente in passato.

Il rapporto del Dipartimento di Stato, inoltre, considererebbe l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP) uno strumento di intelligence cubana volto a influenzare i movimenti attivisti negli Stati Uniti.

L’indagine al riguardo si concentra sui finanziamenti a gruppi come CodePink, con il filantropo Neville Roy Singham sotto inchiesta per potenziali crimini finanziari, evidenziando legami tra l’Avana e avversari degli Stati Uniti.

Report Usa e le organizzazioni che sarebbero coinvolte

L’inchiesta giudiziaria mira a smantellare le reti di finanziamento ed entità estere collegate a governi stranieri.

Tra le organizzazioni nel mirino anche  i Democratic Socialists of America (DSA) ed  il Partito Comunista USA (CPUS).

Secondo il rapporto, Pechino e Mosca riterrebbero l’isola uno dei loro avamposti di intercettazione più strategici al mondo. Nello specifico, l’intelligence cinese gestirebbe in modo diretto tre delle diciotto stazioni di spionaggio elettronico (signals intelligence) attive a Cuba, utilizzate per sorvegliare le comunicazioni e le basi militari nel sud-est degli Stati Uniti.

Le preoccupazioni e il momento storico delicato

A preoccupare Washington è anche l’escalation logistica: dal 2023, Cina e Russia avrebbero triplicato il proprio personale d’intelligence stanziato nelle strutture dell’isola, trasformando di fatto Cuba in un vettore per le minacce delle potenze rivali.

Queste rivelazioni arrivano nel momento in cui esiste una forte tensione tra Washington e l’Avana anche perché il Presidente Trump ha pubblicamente suggerito la possibilità di un’azione militare statunitense contro Cuba.

I media e le autorità dell’Avana classificano il rapporto come una chiara menzogna.

Secondo il governo cubano, il dossier serve all’amministrazione Trump solo per giustificare il durissimo blocco energetico che sta paralizzando l’isola e preparare l’opinione pubblica a un potenziale intervento militare o cambio di regime forzato.

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