Arriva al 77,4% chi chiede che le politiche climatiche comunitarie vengano riviste e migliorate anziché abbandonate
“Primum vivere”, il pragmatismo energetico degli italiani di fronte a nucleare, gas di Mosca o carbone: Censis e Confcooperative fotografano un Paese pronto a tutto pur di tagliare le bollette.
“Primum vivere”
Di fronte all’instabilità dei mercati, alle tensioni geopolitiche e al costante timore di nuovi rincari, le famiglie italiane scelgono la strada del pragmatismo difensivo.
È quanto emerge dal nuovo Focus Censis – Confcooperative intitolato “Primum vivere, il pragmatismo energetico degli italiani”, un’indagine condotta su un campione di 1.000 famiglie e integrata con i dati su prezzi, consumi e povertà energetica elaborati da fonti ufficiali come Istat, MinAmbiente, Oipe ed Arera.
Il ritratto degli italiani
L’istantanea che ne scaturisce è quella di una popolazione spinta dalla necessità di mettere in salvo il bilancio familiare, disposta ad aprire contestualmente a fonti rinnovabili, nucleare di nuova generazione, ritorno al gas russo e persino al carbone.
Come evidenziato dal presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, la transizione ecologica viene condivisa come principio fondamentale, ma entra in crisi quando si traduce in un costo aggiuntivo a carico dei cittadini.
Energia: incari in vista e timore per i bilanci familiari
La spesa media annuale delle famiglie italiane per energia domestica e carburanti ha raggiunto i 3.956 euro, segnando un incremento di oltre 600 euro rispetto al 2021.
A testimonianza del disagio economico diffuso, nel 2025 sono stati erogati 4,2 milioni di Bonus sociali per sostenere i nuclei familiari in difficoltà economica con le bollette.
Il clima di incertezza resta elevato
Il 78,5% delle famiglie si aspetta nuovi rincari e, tra queste, l’87,9% teme un aumento fino a 100 euro al mese (con il 51% che colloca l’aggravio proprio nella fascia tra 50 e 100 euro).
Il peso di questi rincari risulta fortemente sproporzionato a danno dei ceti meno abbienti. Il 10,3% delle famiglie a basso reddito teme aumenti mensili fino a 200 euro, a fronte del 6,1% registrato tra le famiglie più benestanti.
L’apertura al nucleare, al gas di Mosca e al carbone
Il bisogno di contenere la spesa spinge gli italiani verso posizioni fortemente pragmatiche.
Sebbene l’82,2% chieda di accelerare sulle energie rinnovabili senza ricorrere al nucleare, il 54,5% del campione si dichiara aperto a investimenti in centrali nucleari di nuova generazione.
L’interesse per l’atomo cresce all’aumentare del reddito, toccando il 60,9% tra i ceti più abbienti contro il 51,2% della fascia a basso reddito. Quasi una famiglia su due (49,7%) si dice favorevole a riaprire le forniture di gas dalla Russia pur di stabilizzare i costi energetici.
Torna a essere presa in considerazione persino l’opzione del carbone, con un’apertura maggiormente diffusa proprio tra i nuclei familiari con minori risorse economiche.
Sostenibilità e il ruolo (ancora?) chiave dell’Unione Europea
Sul piano dei principi, l’77,1% degli italiani sostiene la necessità di un mix equilibrato tra fonti rinnovabili e tradizionali. Tuttavia, messa di fronte al bivio economico, la maggioranza del 53,1% preferisce mantenere le bollette basse anche a costo di ridurre gli investimenti ambientali.
Mentre solo il 27,2% si dichiara disposto a sostenere costi più alti nei prossimi cinque anni per finanziare la transizione ecologica.
Anche in questo ambito la spaccatura sociale è evidente. Il 36,6% delle famiglie benestanti accetta di pagare di più per l’ambiente, contro appena il 22,3% di quelle a basso reddito.
In questo scenario articolato, l’Europa si conferma il punto di riferimento principale per i cittadini, ma con distinguo.
Arriva al 77,4% chi chiede che le politiche climatiche comunitarie vengano riviste e migliorate anziché abbandonate. E il 58,8% ritiene che le scelte strategiche sull’energia debbano essere adottate a livello europeo piuttosto che dai singoli Stati nazionali.
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Angelo Vitale
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