Il ToBRFV in serra non si ferma alle macchie su foglie e frutti: nelle aziende con cicli lunghi sta erodendo resa e continuità di raccolta attaccando anche le radici, con piante che “mollano” prima del previsto e costringono a chiudere i turni in anticipo. In questo contesto, per chi coltiva pomodoro da mensa innestato, la scelta del portinnesto non è più solo una questione di vigore o resistenze al colletto, ma diventa un tassello di difesa mirato alla tenuta dell’apparato radicale sotto pressione virale.
Accanto alle resistenze del nesto e alle misure igieniche ormai consolidate nelle aziende più strutturate, i dati tecnici oggi disponibili permettono di leggere il portinnesto resistente a ToBRFV come uno strumento operativo per contenere il crollo di massa radicale e gestire meglio il rischio di infezione veicolata dal suolo. Non è una “coperta totale” contro il virus, ma un modo concreto per sostenere l’assorbimento di acqua e nutrienti e allungare la vita utile dell’impianto, soprattutto dove si lavora con cicli prolungati e forti stress colturali.
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Prove interne Syngenta: come è stato misurato l’effetto
Syngenta Vegetable Seeds ha reso noti i risultati di uno studio condotto tra gennaio e aprile 2026 a Enkhuizen (Paesi Bassi), focalizzato sull’effetto di un portinnesto resistente a ToBRFV sul peso radicale delle piante di pomodoro. Secondo l’azienda, inserire un portinnesto resistente all’interno di un normale programma di innesto contribuisce a preservare la massa radicale nei confronti del virus, con l’obiettivo di mantenere più stabili rese e qualità dei frutti anche in condizioni di forte pressione del patogeno, ormai ben noto ai produttori che seguono l’evoluzione delle principali virosi del pomodoro.
Il confronto è stato eseguito su giovani piante infettate artificialmente, misurando il peso delle radici in tre momenti – 7, 14 e 21 giorni dopo infezione – in parallelo su portinnesti resistenti e portinnesti suscettibili. Questo approccio ha permesso di seguire l’andamento del danno radicale nel tempo e di quantificare il divario tra i due comportamenti, concentrandosi sulla fase in cui la pianta costruisce la base dell’apparato radicale per sostenere il ciclo produttivo successivo.
Più del 50% di massa radicale: cosa significa in campo
Nel dettaglio, Syngenta riporta che i propri portinnesti resistenti a ToBRFV hanno fatto registrare circa il 50% di massa radicale in più rispetto ai materiali suscettibili, a 21 giorni dall’inoculazione del virus. Secondo quanto riferito, le differenze tra i due comportamenti sono risultate nette e crescenti nel tempo, confermando che nel caso di ToBRFV il danno non riguarda solo la parte aerea, ma colpisce in modo significativo anche l’apparato radicale.
Per l’azienda agricola questo dato si traduce in alcuni effetti pratici: più massa radicale significa maggiore capacità di assorbire acqua e nutrienti in condizioni di stress e, di conseguenza, più margine per mantenere ritmo di crescita, allegagione e continuità di raccolta, soprattutto nei cicli prolungati in serra. In altre parole, la pianta innestata su portinnesto resistente ha più “motore” sotterraneo per reggere la pressione virale e gli altri fattori di stress che si sommano lungo la stagione.
Cicli colturali lunghi: come impostare l’innesto
Syngenta sottolinea che l’abbinamento di un portinnesto resistente con un nesto “forte” permette ai produttori di pomodoro di impostare cicli colturali più lunghi, con l’obiettivo di combinare, in un solo sistema d’innesto, le resistenze alle malattie del suolo del portinnesto con le resistenze proprie della parte aerea e dei frutti del nesto. L’azienda insiste sul fatto che, in presenza di ToBRFV, la protezione “dalle radici ai frutti” diventa un requisito chiave per la sostenibilità economica degli impianti, in particolare nelle serre dove i cicli di produzione si protraggono su diverse settimane o mesi e dove le strategie per mitigare gli stress della coltura del pomodoro sono già molto spinte.
In quest’ottica, l’impostazione pratica del ciclo deve tenere conto di tre blocchi che lavorano insieme: portinnesto resistente per difendere radici e continuità di assorbimento; nesto con resistenze mirate e buona qualità dei frutti; misure igieniche in serra (gestione residui, movimentazione del personale, sanificazione attrezzi) per ridurre le fonti di inoculo. Senza questa integrazione, il solo portinnesto rischia di non essere sufficiente per mantenere cicli lunghi e regolari in presenza di ToBRFV.
l’abbinamento di un portinnesto resistente con un nesto “forte” permette ai produttori di pomodoro di impostare cicli colturali più lunghi, con l’obiettivo di combinare, in un solo sistema d’innesto, le resistenze alle malattie del suolo del portinnesto con le resistenze proprie della parte aerea e dei frutti del nesto OmniTrattore.it
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Radici e stress: perché la difesa parte dal basso
Nello stesso filone, viene ricordato che le radici sono responsabili dell’assorbimento di acqua e nutrienti e influenzano in modo diretto la capacità della pianta di reagire agli stress abiotici (ad esempio calore o salinità) e biotici (altri patogeni e parassiti) oltre al ToBRFV. Per questo motivo, i tecnici Syngenta considerano la difesa dell’apparato radicale un prerequisito per qualunque strategia di lungo periodo sul virus, da affiancare alle resistenze genetiche di nesto e alle misure di biosicurezza aziendale già applicate dai produttori più attenti alla gestione integrata di virosi come ToBRFV, TSWV o TYLCV e alla riduzione degli interventi chimici sul ciclo del pomodoro.
Per l’operatore ciò implica valutare il portinnesto non solo per la lista di resistenze dichiarate, ma per la capacità di mantenere radici attive e sviluppate nel tempo. In presenza di ToBRFV, una riduzione marcata della massa radicale comporta minor risposta a irrigazione e concimazione e maggior sensibilità agli altri stress tipici della serra: da qui l’interesse a inserire il portinnesto resistente come base della strategia, evitando di puntare solo sulla gestione della parte aerea.
Due studi interni: conferma del danno radicale da ToBRFV
L’azienda riferisce che due studi indipendenti condotti internamente hanno evidenziato come le infezioni da ToBRFV non si limitino a vegetazione e frutti, ma interessino anche la massa radicale. In pratica, oltre ai sintomi visibili su foglie e bacche, il virus riduce in modo marcato lo sviluppo delle radici, con potenziali ripercussioni sulla capacità della pianta di mantenere il ritmo di crescita e di allegagione, soprattutto in condizioni critiche. Questa lettura si inserisce nel quadro più ampio delle strategie per sostenere il pomodoro in chiave sostenibile, dove struttura del suolo, irrigazione e radici sane sono elementi strettamente collegati.
A commento dei risultati, Peter Schleicher, Syngenta Vegetable Seeds Breeder per Passive Greenhouse, Solanaceae, sottolinea il divario osservato tra materiali resistenti e suscettibili. Schleicher dichiara:
Le piante suscettibili hanno mostrato oltre il 50% in meno di massa radicale rispetto ai nostri portinnesti resistenti a 21 giorni dall’infezione. La resistenza che Syngenta sta implementando evita questo effetto negativo dell’infezione da ToBRFV sulla crescita delle radici.
Il messaggio, rivolto alle aziende che lavorano con cicli intensivi di pomodoro, è che proteggere il sistema radicale può tradursi in piante più stabili nel tempo, con ricadute su produttività e qualità.
Studio su Frontiers: quali limiti ha il portinnesto resistente
Oltre ai propri dati aziendali, Syngenta richiama un recente studio indipendente pubblicato su Frontiers in Plant Science, in cui è stato valutato il comportamento di circa 100 varietà di pomodoro rispetto al ToBRFV, con particolare attenzione all’uso di portinnesti resistenti. Secondo le conclusioni riportate, per questo virus
l’innesto su portinnesti resistenti fornisce una barriera contro la trasmissione mediata dal suolo, ma non conferisce immunità alle infezioni inoculate per via fogliare.
In pratica, il portinnesto resistente può ridurre il rischio derivante da infezioni che si trasmettono attraverso il terreno, ma non blocca completamente il virus quando entra tramite la vegetazione.
Questo punto è operativo: l’adozione di portinnesti resistenti non consente di allentare le misure igieniche sulla parte aerea (gestione delle ferite di potatura, movimentazione degli operatori, contatto con foglie e frutti). Il rischio di infezione per via fogliare resta presente e deve essere gestito con protocolli interni all’azienda, mentre il portinnesto interviene soprattutto sulla porzione di rischio legata a suolo e apparato radicale.
Combinazione nesto/portinnesto: ridurre l’incidenza delle piante infette
Nello stesso lavoro, gli autori indicano che
i portinnesti resistenti mitigano i danni economici riducendo i sintomi sui frutti e potenzialmente inducendo risposte di difesa sistemica attraverso segnali trasmissibili dall’innesto che raggiungono principalmente il primo palco di frutti”.
Il dato numerico più rilevante per gli operatori è la differenza nella percentuale di piante infette: la combinazione portinnesto resistente + nesto resistente ha presentato un tasso di infezione pari al 16,43%, contro il 92% osservato nei controlli suscettibili. Una riduzione che, secondo i ricercatori, si traduce in minori perdite economiche dirette, pur non configurandosi come immunità totale dal virus.
La lettura pratica di questi risultati è chiara: nella scelta della combinazione d’innesto, conviene puntare su materiali che sommino le resistenze di nesto e portinnesto, perché è la combinazione a portare al calo più marcato della percentuale di piante infette e dei sintomi sui frutti. Il portinnesto resistente da solo contribuisce a contenere il danno radicale e a ridurre parte dell’incidenza, ma il salto maggiore si ottiene quando anche il nesto è caratterizzato da resistenza a ToBRFV.
Classificazione IR: cosa aspettarsi in termini di protezione
Syngenta specifica che i propri portinnesti per pomodoro resistenti a ToBRFV sono classificati come IR – Resistenza Intermedia. Ciò significa che, secondo la definizione comunemente adottata per questa categoria, non si tratta di una resistenza completa: l’infezione può comunque manifestarsi, ma con una pressione ridotta rispetto ai materiali completamente suscettibili. In pratica, per l’operatore, questo si traduce nella possibilità di limitare i danni su radici e frutti, contenendo la percentuale di piante gravemente colpite e mantenendo più stabile la produzione lungo il ciclo colturale, sempre nell’ambito di un pacchetto complessivo di misure agronomiche e igieniche.
Nella pratica di serra, la classificazione IR implica quindi di non considerare il portinnesto resistente come uno “scudo” sufficiente da solo: serve comunque mantenere alto il livello di biosicurezza aziendale, aggiornare la scelta del nesto in funzione delle resistenze disponibili e integrare il tutto con gestione di irrigazione e nutrizione coerente con l’obiettivo di preservare il massimo possibile di massa radicale attiva.
Integrare portinnesti resistenti nella strategia aziendale
Nell’insieme, le evidenze presentate indicano che l’impiego di portinnesti resistenti a ToBRFV può diventare un elemento chiave nei programmi di innesto per il pomodoro da mensa e, potenzialmente, per segmenti affini.
Per gli operatori che già utilizzano l’innesto come standard, la novità riguarda soprattutto la gestione del rischio di infezione via suolo e la salvaguardia della massa radicale; per chi sta valutando l’ingresso in questo tipo di tecnica, i dati suggeriscono di considerare con attenzione il pacchetto di resistenze offerto da portinnesto e nesto in combinazione, anche alla luce delle più recenti ricerche su resistenze genetiche e TEA contro i virus del pomodoro.
La direzione è quella di un sistema integrato in cui scelta del materiale vegetale (nesto + portinnesto), protocolli di igiene e gestione agronomica lavorano nella stessa direzione: mantenere radici sane e funzionali il più a lungo possibile, ridurre la percentuale di piante infette e salvaguardare la regolarità delle raccolte. In presenza di ToBRFV, il portinnesto resistente si configura quindi come un supporto tecnico da inserire dentro una strategia di difesa strutturata, non come soluzione unica al problema del virus.
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