Milano, 24 luglio 2026 – “Se non le uso entro 18 mesi le perdo”, “nel pubblico impiego le ferie non possono mai essere pagate”, “se mi dimetto non mi spetta nulla”. Sono alcuni dei falsi miti più diffusi sul contenzioso per le Ferie non godute da medici e operatori sanitari nella PA. Convinzioni che, ancora oggi, spingono molti lavoratori a non verificare la propria posizione ed a rinunciare a migliaia di euro.
A fare chiarezza i legali Francesco Del Rio e Marco Tortorella, intervenuti al webinar promosso da Consulcesi & Partners (C&P) sulla monetizzazione delle ferie non godute. Insieme hanno analizzato il quadro normativo e giurisprudenziale alla luce dei più recenti orientamenti europei e nazionali. Un tema che assume particolare rilevanza in una fase di forte crescita del contenzioso: secondo le elaborazioni di C&P, nel primo semestre 2026 si registrano circa 2.200 pronunce nel pubblico impiego, contro le circa 600 dello stesso periodo del 2025. Un dato che non tiene peraltro conto degli accordi transattivi in forte ascesa.
I 4 falsi miti sulle ferie non godute
1. “Se mi dimetto o vengo licenziato perdo le ferie accumulate”
In realtà, è proprio la cessazione del rapporto che fa nascere il diritto alla monetizzazione delle ferie maturate e non utilizzate e ciò anche se il rapporto è cessato per dimissioni o licenziamento.
Come spiegato dall’avvocato Francesco Del Rio, il principio è che le ferie devono essere godute durante il rapporto, perché servono al riposo del lavoratore, tuttavia dopo la cessazione del rapporto di lavoro, non essendo più possibile fruire dei giorni di ferie maturati e non goduti, sorge il diritto per il lavoratore alla loro monetizzazione, a meno che il datore di lavoro non dimostri che il mancato godimento sia dipeso da una scelta del lavoratore stesso.
2. “Dopo 18 mesi le ferie scadono e vengono perse per sempre”
Il superamento del termine dei 18 mesi non significa automaticamente che il lavoratore perda il proprio diritto.
«I 18 mesi non rappresentano una cancellazione delle ferie maturate – ha chiarito l’avvocato Francesco Del Rio durante il webinar – ma riguardano gli obblighi del datore di lavoro nella gestione delle ferie e possono avere conseguenze anche sul piano contributivo».
La situazione deve comunque essere valutata caso per caso, considerando le ragioni che hanno impedito il godimento delle ferie.
3. “Se durante il corso del rapporto di lavoro, non ho presentato la preventiva richiesta di ferie, perdo il diritto alla loro monetizzazione”.
No, il lavoratore deve soltanto allegare e dimostrare di non aver fruito dei giorni di ferie durante il periodo lavorato e che il rapporto è cessato.
La preventiva istanza di godimento di ferie, rimasta disattesa, può certamente configurare una prova documentale a supporto della responsabilità del datore di lavoro, ma non è condizione necessaria per richiedere la monetizzazione.
4. “Nel pubblico impiego l’art. 5 del D.L. 95/2012 vieta la monetizzazione delle ferie dopo la cessazione del rapporto se non in casi eccezionali e particolari”.
Non più. La portata e la validità di tale norma è stata fortemente ridimensionata se non annullata del tutto alla luce delle recenti decisioni della Corte di Giustizia Europea e della Cassazione.
Il principio ora è esattamente l’opposto e cioè che alla cessazione del rapporto nasce automaticamente il diritto alla monetizzazione delle ferie residue non godute.
I casi in cui tale diritto viene meno sono eccezionali e residuali e devono essere dimostrati dal datore di lavoro.
Carenza di personale e ferie accumulate: il nodo della sanità
Il fenomeno assume particolare rilevanza nel settore sanitario.
Secondo l’Avvocato Marco Tortorella, molte situazioni nascono da carenze strutturali di organico che rendono difficile garantire il godimento delle ferie senza compromettere la continuità del servizio.
«Il datore di lavoro deve dimostrare non solo di aver invitato il dipendente a utilizzare le ferie, ma anche di averlo messo nelle condizioni concrete di farlo – ha spiegato l’avvocato –. Se una struttura è organizzata in modo tale che, anche volendo, il lavoratore non può assentarsi senza interrompere un servizio essenziale, questo elemento deve essere considerato».
Il boom del contenzioso: 2.200 pronunce nel primo semestre 2026
I chiarimenti arrivano mentre il fenomeno registra una crescita significativa.
Secondo i dati elaborati da Consulcesi & Partners, nel primo semestre 2026 si contano circa 2.200 pronunce sulle ferie non godute nel pubblico impiego, contro le circa 600 dello stesso periodo del 2025, con un aumento superiore al 266%.
Il tasso di accoglimento dei ricorsi si mantiene intorno al 98%.
Sul piano economico, le decisioni pubblicate nel primo semestre 2026 hanno riconosciuto circa:
- 9,9 milioni di euro di indennizzi;
- 4,5 milioni di euro di spese legali;
per un valore complessivo di circa 14,5 milioni di euro.
Il fenomeno sommerso delle conciliazioni
Le sentenze rappresentano però solo una parte del fenomeno.
Sempre più controversie, soprattutto quelle con importi più elevati nel settore sanitario e negli enti locali, vengono definite attraverso accordi conciliativi che non entrano nelle statistiche pubbliche.
Nel solo primo semestre 2026, l’attività di Consulcesi & Partners ha consentito ai propri assistiti di ottenere circa 400 mila euro attraverso conciliazioni, mentre dall’avvio dell’attività il valore complessivo riconosciuto ai clienti ha superato 1 milione di euro, considerando sentenze e accordi raggiunti.
Secondo Tortorella, «molte aziende preferiscono chiudere in conciliazione per evitare tempi più lunghi e ulteriori pronunce che possano consolidare l’orientamento favorevole ai lavoratori».
Anche la Corte dei conti monitora il fenomeno
La crescente rilevanza della questione emerge anche sul piano istituzionale.
Nel Questionario/Relazione per gli enti del Servizio sanitario nazionale relativo al bilancio 2025, la Corte dei conti ha inserito specifici controlli sulle ferie residue, chiedendo alle amministrazioni di monitorare:
- le ferie non godute oltre i 18 mesi;
- gli obblighi contributivi collegati;
- la corretta contabilizzazione del fondo ferie;
- le misure adottate per contenere il fenomeno.
Un’attenzione che conferma come il tema sia diventato non solo una questione di tutela del lavoratore, ma anche un problema organizzativo e finanziario per le amministrazioni pubbliche.
Prescrizione e Check Up: conoscere la propria posizione
Durante il webinar è stato inoltre chiarito il tema della prescrizione.
Secondo l’orientamento richiamato dall’avvocato Tortorella, il termine per far valere il diritto è decennale e decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro. Una richiesta formale può inoltre interrompere la prescrizione.
Per aiutare i lavoratori a orientarsi, Consulcesi & Partners ha sviluppato Check Up, un servizio di prima analisi dedicato ai dipendenti pubblici per ricostruire la propria posizione relativa alle ferie maturate e non godute e valutare eventuali profili da approfondire anche prima della cessazione dell’attività.
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AgenSalute Desk
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