ENERGIA E TRANSIZIONE ECOLOGICA
Non è la Sicilia immobile, soffocata dalla burocrazia e condannata a inseguire il resto d’Italia. Almeno nel settore delle valutazioni ambientali e delle autorizzazioni per le energie rinnovabili, i numeri presentati oggi a Palermo raccontano una regione diversa: prima in Italia per capacità fotovoltaica autorizzata e per potenza dei progetti che hanno già ottenuto una Valutazione di impatto ambientale positiva.
di Francesco Panasci
«Primi tra le Regioni in Italia sulle valutazioni ambientali. Questa è la Sicilia energetica che emerge dai dati».
È il commento di Gaetano Armao, presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali della Regione Siciliana, dopo la presentazione dei dati al convegno “Aree idonee e accumulo – Il punto sulle rinnovabili in Sicilia”, organizzato da ITALIA SOLARE nella Sala Mattarella di Palazzo Reale, a Palermo.
L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni regionali, delle associazioni ambientaliste, delle organizzazioni di categoria e delle imprese energetiche per affrontare alcuni dei nodi decisivi della transizione: l’individuazione delle aree idonee, la programmazione territoriale, le infrastrutture di rete e lo sviluppo dei sistemi di accumulo.
Al di là degli interventi e delle dichiarazioni, la notizia è contenuta soprattutto nei dati elaborati da Elemens e presentati da Francesco Palmisano, responsabile dati della società.
Numeri che fotografano una Sicilia ormai centrale nello sviluppo delle fonti rinnovabili e che confermano il cambio di passo compiuto sul terreno delle procedure ambientali.
Trentadue gigawatt di progetti fotovoltaici presentati
Dal 2020 sono stati depositati in Sicilia progetti fotovoltaici per una potenza complessiva di circa 32 gigawatt.
È il secondo valore più elevato in Italia, sostanzialmente in linea con quello della Puglia, che raggiunge i 33 gigawatt. Dietro le due regioni meridionali si collocano Lazio, Sardegna, Basilicata e gli altri territori maggiormente interessati dallo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Il numero dei progetti presentati non coincide naturalmente con quello degli impianti che saranno effettivamente costruiti. Dimostra però quanto la Sicilia sia diventata uno dei principali territori di interesse per gli investitori nazionali e internazionali.
Il sole, la disponibilità delle aree e la posizione geografica dell’Isola costituiscono condizioni favorevoli. A questi elementi si aggiunge oggi un fattore amministrativo determinante: la capacità di esaminare i progetti e concludere le valutazioni entro tempi più certi.
La Sicilia prima per fotovoltaico autorizzato
Secondo i dati illustrati da Elemens, la Sicilia è la prima regione italiana per capacità fotovoltaica autorizzata, con circa 8 gigawatt.
Di questi, approssimativamente 4,5 gigawatt risultano già contrattualizzati attraverso i diversi strumenti che accompagnano la realizzazione degli impianti.
Il primato riguarda anche i progetti che hanno già ottenuto una Valutazione di impatto ambientale positiva: altri 10 gigawatt attendono il completamento dell’Autorizzazione unica o del PAUR, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale.
È questo il quadro richiamato da Armao quando parla di una Sicilia prima tra le Regioni italiane sul terreno delle valutazioni ambientali.
Il riferimento non è a una generica classifica sull’intera attività amministrativa delle Regioni, ma al confronto presentato da Elemens sulla potenza dei progetti fotovoltaici già autorizzati o che hanno superato positivamente la VIA.
Una precisazione che non ridimensiona il risultato. Al contrario, ne definisce con maggiore esattezza la portata.
La Sicilia è oggi il territorio italiano che ha autorizzato la maggiore quantità di capacità fotovoltaica e quello nel quale il volume dei progetti che hanno già superato positivamente la valutazione ambientale risulta più elevato.
Un risultato costruito sul lavoro della Commissione tecnica specialistica
Il dato presentato a Palazzo Reale trova riscontro anche nell’attività della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, presieduta da Gaetano Armao.
Nel corso del 2025 la Commissione ha esaminato progetti di energia rinnovabile per oltre 4 gigawatt, con 376 procedure concluse positivamente e una potenza complessiva pari a circa 3,7 gigawatt tra fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico.
Nello stesso anno sono state svolte 24 sedute plenarie e oltre cento riunioni tecniche, con priorità assegnata alle infrastrutture pubbliche, agli interventi del PNRR, all’emergenza idrica e dei rifiuti, al dissesto idrogeologico e ai piani regionali.
Il dato più rilevante non è rappresentato soltanto dalla quantità dei pareri espressi, ma dal metodo seguito: riduzione degli arretrati, tempi maggiormente prevedibili e capacità di coniugare la rapidità delle decisioni con il rigore delle valutazioni.
È questo il punto che rende il risultato politicamente e amministrativamente significativo.
La transizione energetica non può avanzare senza investimenti, ma gli investimenti non possono trasformarsi in impianti senza una pubblica amministrazione capace di decidere. Il lavoro della Commissione guidata da Armao ha contribuito a rendere la Sicilia un territorio nel quale le procedure non rappresentano più necessariamente un ostacolo insormontabile.
Il quadro ufficiale della Regione conferma l’accelerazione
Le indicazioni diffuse dalla Regione Siciliana confermano la dimensione del fenomeno.
Alla Sicilia, nell’ambito della ripartizione regionale degli obiettivi europei sulle energie rinnovabili, è stato assegnato un traguardo di circa 10,5 gigawatt di nuova capacità da installare entro il 2030.
Secondo i dati comunicati dall’assessore regionale all’Energia Francesco Colianni, l’Isola può già contare su circa 3 gigawatt installati, oltre 10,7 gigawatt autorizzati e ulteriori 30 gigawatt ancora nella fase istruttoria.
La Regione ha inoltre approvato una norma finalizzata a velocizzare le procedure del PAUR, riducendo i tempi amministrativi necessari per avviare la produzione di energia da fonti rinnovabili, senza rinunciare alla tutela degli ecosistemi, della biodiversità e del paesaggio.
Si tratta di un passaggio coerente con la linea seguita negli ultimi anni: rendere la Sicilia più competitiva per gli investimenti, garantendo nello stesso tempo che la semplificazione non coincida con l’abbassamento della qualità delle valutazioni.
Eolico: dieci gigawatt di progetti, ma meno di uno già autorizzato
Il quadro appare più articolato sul fronte dell’eolico terrestre.
Dal 2020 sono stati presentati in Sicilia progetti per circa 10 gigawatt. Meno di un gigawatt risulta già autorizzato, circa 3 gigawatt hanno ottenuto una VIA positiva e altri 6 gigawatt si trovano ancora nel percorso amministrativo.
La distanza tra i progetti depositati e quelli definitivamente autorizzati dimostra che la transizione energetica non può essere misurata soltanto contando le richieste presentate.
Tra la proposta iniziale e la realizzazione di un impianto esistono la valutazione ambientale, l’Autorizzazione unica, la disponibilità effettiva dei terreni, la connessione alla rete e la sostenibilità economica dell’investimento.
È proprio questa selezione a distinguere una corsa indiscriminata agli impianti da una vera programmazione energetica.
Accumulo, la vera infrastruttura della nuova energia
La produzione di energia dal sole e dal vento, da sola, non è sufficiente.
Fotovoltaico ed eolico sono fonti non programmabili: producono quando sono disponibili il sole o il vento, non necessariamente quando la rete e i consumatori hanno maggiore bisogno di energia.
Per questa ragione i sistemi di accumulo, indicati con l’acronimo BESS, rappresentano uno dei passaggi decisivi della nuova infrastruttura energetica.
In Sicilia risultano presentati progetti di accumulo per circa 12 gigawatt. Secondo la ricognizione illustrata da Elemens, circa 2 gigawatt sarebbero già autorizzati, mentre altri 10 si troverebbero ancora nel percorso amministrativo.
Gli autori dell’analisi precisano che si tratta di un dato parziale, poiché le informazioni pubblicamente disponibili non consentono ancora di ricostruire in maniera completa tutti i progetti e il relativo stato di avanzamento.
Accumulo e potenziamento della rete saranno quindi essenziali. Senza batterie, nuove linee, stazioni elettriche e connessioni adeguate, una parte dell’energia prodotta rischierebbe di non poter essere utilizzata nel momento in cui diventa disponibile.
Non tutti i progetti saranno realizzati
La quantità dei progetti depositati non significa che il territorio siciliano sarà occupato da tutti gli impianti oggi contenuti nelle richieste.
Saranno la disponibilità della rete, l’accesso ai finanziamenti, la sostenibilità industriale, la qualità progettuale e la convenienza economica a determinare una selezione progressiva.
Le iniziative meno solide, meno sostenibili o economicamente non competitive resteranno sulla carta.
Il mercato svolgerà quindi una funzione di selezione, ma questa dinamica dovrà essere accompagnata da una programmazione pubblica chiara.
La Regione dovrà continuare a individuare le aree nelle quali gli impianti possono essere realizzati, tutelando nello stesso tempo il paesaggio, l’agricoltura, i beni archeologici, la biodiversità e l’identità dei territori.
Le aree idonee non possono diventare una scorciatoia per autorizzare qualsiasi progetto, ma la tutela ambientale non può neppure trasformarsi nel pretesto per fermare ogni investimento.
La qualità dell’azione amministrativa si misura proprio nella capacità di mantenere insieme sviluppo, legalità, sostenibilità e protezione del territorio.
Il primato amministrativo apre una nuova fase
I dati presentati a Palazzo Reale descrivono una Sicilia che ha ormai assunto un peso nazionale nella transizione energetica.
Essere primi per capacità fotovoltaica autorizzata e per potenza dei progetti che hanno superato positivamente la valutazione ambientale rappresenta un risultato amministrativo importante.
È il segnale di una Regione che, almeno in questo settore, ha saputo superare una parte delle lentezze che per anni ne hanno indebolito la credibilità e la capacità di attrarre investimenti.
Il lavoro della Commissione tecnica specialistica presieduta da Gaetano Armao costituisce uno degli elementi centrali di questo cambiamento. La rapidità delle procedure, quando è accompagnata dal rigore, non riduce la tutela ambientale: rende la pubblica amministrazione più autorevole, trasparente e affidabile.
Il primato raggiunto non rappresenta quindi un punto di arrivo, ma la base dalla quale aprire una nuova fase.
Il successo della transizione energetica si misurerà anche dai posti di lavoro qualificati che saprà creare, dalla partecipazione delle imprese siciliane alla filiera, dalla capacità di attrarre nuove attività produttive e dalla riduzione dei costi energetici per famiglie e aziende.
La sfida decisiva sarà trasformare la capacità amministrativa acquisita in un vantaggio economico stabile per il territorio.
La Sicilia possiede il sole, il vento, le competenze e, come dimostrano i dati presentati oggi, anche la capacità di autorizzare e accompagnare gli investimenti.
Adesso può utilizzare questo patrimonio per costruire un modello nel quale la produzione di energia pulita generi sviluppo, innovazione e competitività senza sacrificare la tutela ambientale.
Questa è la Sicilia energetica che emerge dai numeri: una regione che non insegue più, ma che può finalmente indicare la strada.
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Francesco Panasci
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