Dal Commodore 64 al web marketing


Se oggi prenotare una settimana bianca a Canazei o un trekking a Moena è questione di pochi clic, lo si deve a una trasformazione radicale iniziata quando internet era ancora una parola misteriosa. Ripercorriamo il cammino compiuto dalla Val di Fassa con Walter Facchini, personaggio eclettico, che unisce la nostalgia dell’informatica pionieristica, all’innovazione digitale in ambito turistico.

Come è nata la passione per l’informatica?

«Erano i primi anni Ottanta e frequentavo il negozio de “La Bora” di Moena che possedeva uno dei primi computer circolanti, il Triumph-Adler Alphatronic, ora un pezzo da museo. Umberto, Giovanni e Filippo “Bora”, per i quali ho sempre provato immensa gratitudine, mi diedero accesso all’attrezzo che mi incuriosì talmente da chiedere a mio padre di acquistarne uno. Il prezzo era proibivo e dopo suppliche, e con i buoni auspici del titolare, Michele Zanon, ebbi in regalo un Commodore 64, un computer casalingo che si poteva collegare alla tv. Da solo imparai i principi del linguaggio di programmazione chiamato Basic e per rendermi utile sviluppai il primo rudimentale programma per stampare le fatture della falegnameria di mio padre dove lavoravo durante le vacanze estive. Ho passato notti a cercare di capire come cambiare il colore degli “sprite” (elementi in movimento nei videogiochi n.d.r.). La voglia di smanettare mi spinse a fare un salto di qualità chiedendo ancora ai miei genitori lo sforzo di acquistare un computer Commodore Amiga, altro attrezzo mitico della preistoria informatica».

Quando la svolta in ambito lavorativo?

«Conclusi gli studi all’istituto tecnico Marconi di Rovereto, grazie al passa parola di Napoleone Farina (noto titolare dell’allora pasticceria Faloria di Moena n.d.r.) presi contatto con la ditta System B di Bolzano che fece una grande scommessa sul mio entusiasmo: aprì una filiale in Val di Fiemme. Ma c’era di mezzo il militare che chiuse temporaneamente la mia nascente carriera. Trascorsi mesi nel Ministero dell’Aeronautica a Roma dove trovai un sergente con la mia stessa passione che mi insegnò i rudimenti di Clipper, potente linguaggio di programmazione con cui realizzare programmi gestionali per le aziende. Fu il più bel regalo dei 12 mesi di naja. Tornai in valle e seguii il mio sogno. Mentre molti guardavano all’informatica con scetticismo, avevo compreso che il futuro sarebbe passato al digitale. Era il 1993, la filiale di System B nel frattempo era stata chiusa, e aprii la partita IVA».

Quali i primi esperimenti in ambito turistico?

«Molte le vie intraprese con tanta voglia di sperimentare. Elaborai programmi per gestire magazzini di abbigliamento e applicativi per la scuola di sci di Moena – Passo San Pellegrino. Ed ebbi fortuna. Tracce di questo programma si potranno trovare poi fino a Livigno, Bormio e Santa Caterina Valfurva. Nel secolo scorso, all’Alpe Lusia, furono disputate le prime gare di sci in Val di Fassa e Fiemme in cui le classifiche venivano consegnate sul terreno di gara. Giravo sulle piste con l’attrezzatura legata a una slitta di legno. All’interno di un borsone il computer portatile e la carta a modulo continuo, sopra una stampante ad aghi e un cavetto auto costruito che mi permetteva di “scaricare” i dati dal sistema di cronometraggio, caricarli nel computer, elaborarli e stamparli in quattro copie, con l’aiuto della carta copiativa. A quel tempo un vero miracolo organizzativo».

Quando il passaggio al settore alberghiero?

«Non è stato automatico. Inizialmente svolgevo servizi di assistenza informatica agli alberghi. Un lavoro snervante, sempre alle prese con computer che si bloccavano, stampanti che non ubbidivano e virus che distruggevano i dati. Di giorno litigavo con i computer recalcitranti e programmavo di notte applicativi. In quel periodo ero molto legato al Consorzio Moena Welcome per il quale avevo sviluppato il software per gestire le prenotazioni raccolte per tutti gli hotel consorziati e il primo portale web multilingua, entrambi molto articolati e basati su database. Sommerso dal lavoro sistematico e stanco di lavorare sulla “ferraglia” mandai in soffitta la “Soipat” (primo nome della attività fondata da Facchini n.d.r.) rinominandola “Pixelia” e orientata solo alla programmazione web. Gli alberghi erano un mercato affollato, mantenendo il servizio di supporto web agli hotel trovai il settore appartamenti trascurato in rete. Vedevo in loro un potenziale enorme, ma sprecato. A quel tempo molti appartamentisti e piccoli albergatori erano praticamente invisibili online».

Come ha approcciato la nuova clientela?

«Inizialmente è stato un lavoro di alfabetizzazione. Persone di tutte le età, con poca dimestichezza con il digitale sono entrate nel misterioso mondo di internet. Un lavoro in salita e di molta pazienza. Una vera impresa portare le strutture ricettive della valle online, offrendo loro una vetrina globale quando la concorrenza era ancora intesa sul passaparola o sul telefono. Il primo approccio non si limitò all’informatica di base, ma abbracciò il web marketing ante litteram, ponendo le basi per la digitalizzazione del sistema ricettivo. Pixelia è nata per fare da ponte tra la tradizione dell’accoglienza locale e la rivoluzione digitale».

Arredamenti Zorzi

Qual è il panorama attuale?

«Oggi viviamo in un mondo iper – connesso. L’Intelligenza Artificiale (Ai) ci sta portando verso lidi sconosciuti. Non è facile proporre ai clienti un “pacchetto” di soluzioni che vanno dalla realizzazione di un sito web, con conseguente necessità di un servizio fotografico, e un sistema di prenotazione integrato. Grande attenzione ai social, alle recensioni che i clienti lasciano dopo il soggiorno senza dimenticare l’invio di offerte tramite mail e campagne pubblicitarie sui motori di ricerca. Questo mondo digitale complesso ed eterogeneo “obbliga” le strutture turistiche ad investire venti, trentamila euro e oltre all’anno in questi strumenti e canali così impalpabili, molto diversi dalla concretezza offerta dall’arredamento di una stanza o del bar. Tutto cambia. Anche nella nostra azienda, dove non basta più il programmatore solitario ma un’equipe di professionisti con specializzazioni diverse».

Ultimamente ha acquistato un Garnì. È un investimento economico o un laboratorio di sperimentazione?

«Entrambe le cose. Non puoi fare web marketing turistico se non ti sporchi le mani. Questo approccio permette di affrontare le stesse sfide che affrontano i clienti di Pixelia e proporre strumenti che la mia squadra sperimenta e ottimizza di persona tutti i giorni».

Gilberto Bonani

Pixelia


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