Come bene pubblico e quindi patrimonio della collettività, ho il diritto di possedere una soggettività giuridica indipendente dalla proprietà e dalla gestione sia essa privata, collettiva, o pubblica.
Non sono solo una risorsa sfruttabile o un semplice bene, ma un patrimonio comune cui attribuire il riconoscimento di diritti intrinsechi indipendentemente dalle utilizzazioni umane.
Ovvero ho diritto al rispetto integrale della mia esistenza, dei miei cicli vitali, della mia integrità territoriale. Sono una entità vivente e devo potermi difendere per proteggere il mio stato, garantire il benessere della comunità, e tutelare le generazioni che verranno.
Questa è la dichiarazione che farebbe l’Avisio a sua difesa se rappresentato legalmente di fronte ad un giudice.
La tutela dell’ambiente, inteso come patrimonio comune e legato alla salvaguardia della salute pubblica, ha trovato un primo riconoscimento con la modifica dell’articolo 9 della nostra Costituzione: “ …. La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni” Purtroppo, le leggi che interessano i corsi d’acqua, non sono state sufficienti a proteggere l’integrità dei fiumi dei torrenti e dei laghi, né tanto meno la salute degli umani e delle generazioni future, né degli altri esseri viventi. Basta citare l’inquinamento delle falde acquifere nel Veneto da PFAS, sostanze non biodegradabili, il più grande inquinamento d’Europa, con una comunità di 350.000 persone coinvolte. In prima pagina di IT in data 19 aprile del c.a., è stata pubblicata la conferma che anche in Trentino, a partenza dalle ex fonderie di Condino vi è inquinamento da PFAS nel fiume Chiese e di conseguenza anche nel bacino del lago d’Idro con pesci portatori di questa sostanza in concentrazioni superiori di 10 volte il limite di legge. ( Brescia-oggi 2 maggio).
Nel lago di Garda in 8 pesci su 10 sono state evidenziate micro plastiche. (Dolomiti.it Federico Oselini). Il primo paese al mondo a riconoscere ufficialmente i diritti della natura nel 2008, è stato l’Ecuador che li ha inseriti nella propria Costituzione conferendo agli ecosistemi il diritto legale di esistere, mantenersi e rigenerarsi.
Nel 2017, in Nuova Zelanda, il fiume Whanganui “essere vivente, un antenato” secondo i Maori, ha ottenuto il riconoscimento di personalità giuridica e quindi con gli stessi diritti di una persona. Attraverso la voce di due tutori eletti dalla comunità, ha una soggettività indipendente e può agire legalmente. Il fiume è sacro ai Maori, scorre per 290 Km ed è una delle principali risorse naturali del paese.
Per loro “il fiume è come il sangue che scorre nelle nostre vene, se il fiume è malato, anche noi siamo malati. Ecco perché dobbiamo proteggerlo” Così si é espressa l’attivista innu Rita Mestokosho.
In India i fiumi Gange e un suo affluente Yamura, sono sacri, venerati presieduti da Dee e definiti “Entità Viventi”.
Dopo tre anni di lotta contro le continue fuoriuscite di petrolio dall’oleodotto Norpeurano, il popolo peruviano Kukama, è riuscito nel 2021 ad ottenere dal tribunale Nauta di Loreto, lo status giuridico per il fiume Maranòn affluente del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti. La sentenza del tribunale, ha riconosciuto come custodi le organizzazioni indigene, ha istituito un Comitato di Bacino per la gestione del fiume. In Colombia, nel 2017, la Corte Costituzionale ha riconosciuto il bacino del fiume Atrato come soggetto di diritto. Ha inoltre imposto allo Stato di proteggere e bonificare il territorio creando un gruppo di tutori a rappresentanza del fiume.
In Bangladesh una sentenza dell’Alta Corte ha stabilito che tutti i fiumi hanno diritti giuridici. È significativo che i primi riconoscimenti dei fiumi a soggetti giuridici siano avvenuti in nazioni con società indigene esenti dall’antropocentrismo e con una fortissima connessione con il territorio.
Ettore Camerlenghi nel suo ultimo libro “Il Patto con la Terra”, presentato da Mauro Garofolo nella recensione sul Sole 24 ore del 5 aprile del 2026, scrive della interconnessione tra gli umani e i non umani. Evidenzia come “nelle antologie indigene le persone sono i guardiani della terra e il rapporto ancestrale è fondamentale per la loro sopravvivenza e per il benessere fisico, mentale e spirituale. Una caratteristica comune alla filosofia di questi popoli è l’immersione umana nel sistema. L’essere umano non si trova mai fuori dalla natura, ma ne è parte integrante.”
In Ohio, è stato indetto un referendum nella città di Toledo con l’obiettivo di far conferire al lago Erie, il tredicesimo lago per grandezza al mondo, una personalità giuridica e riconoscergli il diritto alla sua naturale esistenza. Il lago è infatti fortemente inquinato e ciclicamente vi si formano alghe tossiche per la presenza di grandi quantità di fosforo attraverso rifiuti industriali e un’ agricoltura intensiva. La procedura è prevista dalla Costituzione dello stato Federale Americano.
Inoltre, sempre negli U.S.A., una risoluzione del Consiglio Generale della tribù dei Nez Perce, che governa la propria riserva nativa, in Idaho,riconosce i diritti del fiume Snake, di esistere prosperare, evolversi, scorrere rigenerarsi e riqualificarsi, e una risoluzione della tribù Yurok riconosce al fiume Klamath il diritto di esistere, prosperare, evolvere naturalmente senza inquinanti e contaminazioni. La pesca dei salmoni per queste comunità è di primaria importanza.
Anche il governo del Canada nel 2012 ha attribuito una forma di personalità giuridica al fiume Magpie riconoscendogli nove diritti tra cui il diritto di scorrere, di mantenere la sua biodiversità, e il diritto di intraprendere azioni legali.
Roberto Casati scriveva sul Sole 24 ore, dopo la tempesta VAIA, della fragilità dell’ambiente e che si sta maturando un nuovo rapporto con l’acqua, la terra, con comportamenti profondamente diversi dagli attuali. Evidenzia con forza che i fiumi, i torrenti, gli alberi, le foreste, ovvero gli esseri non umani, abbiano il diritto di acquisire una personalità giuridica. Son stati riconosciuti diritti agli animali, ai pesci, perché non ai fiumi,e ai laghi pieni di vita?
Anna Beccaria scrive su “Equilibri Magazine “ del 1 settembre 2025 che la crescente inefficacia degli strumenti giuridici tradizionali nel contrastare la crisi ecologica, ha portato ad una “nuova visione ecocentrica” della natura non più come oggetto, ma come soggetto rifiutando la centralità assoluta dell’essere umano. La natura quindi non ha valore solo se utile all’uomo, ma possiede dignità e valore intrinseco indipendente dalla sua funzione per la società umana. E questo concetto è anche a tutela dei diritti fondamentali delle persone a vivere in un ambiente sano.
A difesa della natura e della biodiversità, nel 2024 il Parlamento Europeo, si è impegnato al recupero del 30% degli habitat terrestri, costieri, marini e di acqua dolce in cattivo stato, entro il 2030, del 60% entro il 2040, e del 90% nel 2050.
Inoltre, esiste una Dichiarazione Universale dei Diritti dei Fiumi firmata da oltre 100 organizzazioni in più di venti paesi presente sul sito “contrattodifiume.it “, dove si riconosce in primis, che i fiumi sono essenziali per tutti gli esseri viventi, con un ruolo vitale nel ciclo idrologico della Terra. Si dichiara il diritto di scorrere, di essere liberi da inquinamenti, di svolgere funzioni essenziali all’interno del proprio ecosistema, il diritto alla biodiversità originaria, alla rigenerazione e di essere alimentati da acquiferi sostenibili. Ogni fiume deve avere il diritto alla nomina incondizionata di uno o più tutori legali che agiscano esclusivamente per nome dei diritti del fiume e che possano rappresentarlo. Fonte consultabile “THE WATER CODE Staff 14 marzo 2024”.
La Spagna è stata la prima nazione europea che ha riconosciuto il primo ecosistema, il Mar Menor, come persona giuridica, con la legge 19/2022 dopo i ripetuti episodi di strage di pesci nella laguna salata più grande d’Europa, nella regione spagnola della Murgia. Tonnellate di pesci morti nel 2016, nel 2019 e nel 2021 a causa dell’eccessiva eutrofizzazione della laguna con la proliferazione di alghe, per l’uso intensivo di fertilizzanti azotati in agricoltura e per l’eccessivo sviluppo abitativo turistico con sistemi fognari non sempre efficienti.
La legge, presentata della docente di filosofia del diritto dell’università della Murcia, Teresa Ribera, è frutto di una mobilitazione popolare con la raccolta di ben 640.000 firme. Contro la legge è stato presentato un ricorso da parte di 52 deputati, respinto integralmente dal Tribunale Costituzionale Spagnolo con la sentenza 142/2024 che ha evidenziato l’articolo 45 della Costituzione Spagnola dedicato alla tutela dell’ambiente che impegna i poteri pubblici nella protezione della qualità della vita dei cittadini. Ovvero la titolarità del diritto della laguna si costituisce anche come mezzo per garantire ai cittadini un ambiente sano in cui vivere. (Anna Pedrolli -Lifegate- 25 gennaio 2025).
In Italia su IT del 8 marzo 2026 è comparso un articolo in cui si evidenzia la presentazione di un DDL (Disegno Di Legge), di iniziativa della senatrice Aurora Floridia, e dei senatori Luigi Spagnolli, e Pietro Patton che mira a far riconoscere al Lago di Garda una soggettività giuridica. L’iniziativa parte anche qui, dalla grande mobilitazione sociale del territorio contro l’eccessivo sviluppo di strutture alberghiere, e la criticità di un iperturismo sempre più difficile da gestire. Sarebbe il primo caso in Italia e l’inizio di una nuova visione giuridica del rapporto uomo natura.
Da ricordare ancora come la modifica dell’articolo 9 della Costituzione abbia già di fatto riconosciuto la visione ecocentrica della natura, e la rappresentanza giuridica dei fiumi e laghi applicherebbe di fatto il principio costituzionale.
La Magnifica Comunità di Fiemme protegge il territorio da circa mille anni con una finalità sociale rivolta al futuro. Nel tempo però sono state imposte servitù di utilizzo del torrente e dei rivi a scopo idroelettrico con un importante impatto ambientale. Questo rapporto fra acqua, territorio e sfruttamento idrico è stato ben sviluppato da Vincenzo Desantis nel 2024 sui Quaderni della Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Trento.
L’autore ritiene sia doveroso “dare ristoro a chi patisce una situazione di cui si avvantaggiano altri,” tenendo conto peraltro della posizione della M.C.F. nell’applicazione da gran tempo di un alto principio riconosciuto attualmente in Costituzione. Evidenzia poi, come il diritto di utilizzo dei territori e delle acque della M.C.F., dovrebbe essere riconosciuto con una equa partecipazione alla gestione delle risorse idriche considerando anche gli interventi necessari sul territorio coinvolto dalle servitù idroelettriche. Infine sottolinea come, in base all’articolo 9 e 41 della Costituzione, la gestione delle risorse idriche debba garantire pienamente la tutela dell’ambiente e l’utilità sociale delle comunità coinvolte.
Il torrente al contrario, viene “usato” periodicamente come discarica del materiale accumulato nel bacino di Pezzè compromettendo l’integrità e la biodiversità di un ecosistema fluviale contro ogni principio di tutela ambientale. I principi costituzionali ricordati, potrebbero/dovrebbero essere impugnati contro questi eventi che invadono e riempiono di fango maleodorante il torrente da Moena a Molina per recuperare la volumetria dell’invaso e ripulire le paratoie di fondo. La produzione di energia idro elettrica è definita pulita, che così non lo è.
In questo contesto, una rappresentanza giuridica dell’Avisio e dei rivi, sarebbe determinante per ottenere il rispetto dei principi ricordati. Tuttavia, eventi così importanti, non vengono decisi in primis dall’alto del potere politico, ma nascono sempre dalla mobilitazione dei cittadini, dalle comunità interessate alla salvaguardia del proprio territorio, e delle proprie acque.
Guido Piazza
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