A una settimana dalla finale vinta dalla Spagna contro l’Argentina, Gianni Infantino passa al contrattacco. In una lunga lettera aperta, il presidente della FIFA accusa media, commentatori e oppositori di avere raccontato il Mondiale attraverso pregiudizi, polemiche e “false narrazioni”, ignorando il clima di festa vissuto negli stadi.
Gianni Infantino: FIFA is the official happiness provider to humanity.
Trump: Unless your team loses. pic.twitter.com/KGRHBlfybD
— Clash Report (@clashreport) July 17, 2026
“Eravate così consumati dall’odio e dalle critiche da esservi persi tutto“, scrive Infantino, rivolgendosi a chi ha seguito il torneo “dietro penne, giornali e schermi”. La FIFA, sostiene, sarebbe stata invece “in prima linea”, impegnata a organizzare quello che definisce “il miglior spettacolo del mondo“.
Il bilancio tracciato dal dirigente svizzero è trionfale: nessuna violenza significativa, nessun grave incidente e un torneo caratterizzato, nelle sue parole, da “gioia e felicità”. Infantino presenta il Mondiale a 48 squadre come una dimostrazione della capacità del calcio di unire Paesi divisi da guerre, crisi politiche ed emergenze sanitarie.
Visti negati e l’invito a “mostrare rispetto”
Uno dei capitoli più contestati ha riguardato l’ingresso negli Stati Uniti di delegazioni, tifosi e addetti ai lavori provenienti da Paesi sottoposti a restrizioni. Il caso più discusso è stato quello dell’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, al quale è stato impedito l’accesso nonostante fosse in possesso di un visto valido. Problemi hanno coinvolto anche membri di delegazioni irachene e personalità calcistiche che in passato avevano viaggiato in Iran.
Infantino rivendica invece l’ingresso negli Stati Uniti della Nazionale iraniana, nonostante il conflitto con Washington, come prova del fatto che “il calcio riguarda la pace, non la politica”. Ha inoltre invitato i critici a mettere da parte “penne e tastiere” e a mostrare rispetto verso squadre come Haiti e Repubblica Democratica del Congo, arrivate al torneo in condizioni nazionali estremamente difficili.
La risposta, però, non chiarisce completamente perché alcune persone regolarmente accreditate siano state escluse né quale margine di intervento abbia avuto la FIFA sulle autorità statunitensi.
Il caso Balogun e la telefonata di Trump
La polemica più delicata ha riguardato Folarin Balogun, espulso negli ottavi contro la Bosnia-Erzegovina e inizialmente squalificato per la partita successiva. Dopo una telefonata del presidente americano Donald Trump a Infantino, la sospensione automatica fu revocata, consentendo all’attaccante degli Stati Uniti di scendere in campo contro il Belgio.

Trump ha ammesso di avere chiesto una revisione del caso, precisando di non avere ordinato alla FIFA come decidere. Infantino ha sostenuto che gli organi giudicanti federali operano in piena autonomia, ma la coincidenza temporale ha alimentato accuse di interferenza politica e disparità di trattamento. La UEFA parlò di una “linea rossa” oltrepassata, mentre associazioni per i diritti umani e parlamentari europei hanno chiesto verifiche sul rispetto delle regole di neutralità.
Nella lettera, Infantino non cita direttamente Balogun. Osserva però che cartellini discutibili e decisioni successive di non squalificare un giocatore sono eventi comuni nei principali campionati:
“È curioso che a criticare siano gli stessi Paesi dove queste pratiche sono accettate”.
Le proteste arbitrali di Argentina-Egitto
Un altro fronte ha riguardato l’arbitraggio della sfida tra Argentina ed Egitto, accompagnata da proteste particolarmente dure della delegazione egiziana. Le contestazioni hanno alimentato sospetti sul sistema arbitrale e sulla capacità della FIFA di mantenere una reale indipendenza dalle pressioni politiche e commerciali.
Il responsabile degli arbitri Pierluigi Collina ha respinto qualsiasi insinuazione: gli ufficiali di gara, ha affermato, non sono influenzati “da nessuno, nemmeno da Infantino”.

La difesa non ha però spento del tutto le discussioni, soprattutto dopo il caso Balogun, che ha reso ogni decisione controversa parte di un dibattito più ampio sulla credibilità della governance FIFA.
L’alleanza con Trump
Alla base di molte critiche c’è il rapporto sempre più stretto tra Infantino e Trump. I due si frequentano dal primo mandato presidenziale del leader repubblicano. Infantino lo ha definito in passato “un grande amico”, ha partecipato a eventi politici alla Casa Bianca e, nel dicembre 2025, gli ha consegnato il primo Premio FIFA per la Pace.
Trump ha ricevuto anche una replica dorata della Coppa del Mondo ed è stato coinvolto direttamente nella finale, durante la quale ha consegnato il trofeo insieme a Infantino tra fischi provenienti da una parte del pubblico.
Per i critici, questa vicinanza ha superato la normale collaborazione con il governo del Paese ospitante. L’organizzazione FairSquare ha accusato il presidente FIFA di ripetute violazioni del principio di neutralità politica, mentre dirigenti del calcio americano hanno parlato di un’eccessiva subordinazione agli interessi della Casa Bianca.
Biglietti, caldo e pause contestate
Il torneo è stato discusso anche per i prezzi elevati dei biglietti, il formato allargato a 48 squadre, le grandi distanze tra le città e le condizioni climatiche estreme. La FIFA ha introdotto due pause di idratazione in ogni partita, indipendentemente dalla temperatura, attirando critiche da parte di tifosi e tecnici per le interruzioni del ritmo di gioco.
Infantino ha negato che la Federazione abbia guadagnato dalle pause pubblicitarie, sostenendo che la misura fosse stata adottata esclusivamente per proteggere i calciatori.
Anche i temporali, il caldo intenso e gli spostamenti hanno messo sotto pressione squadre e sostenitori. Parallelamente, i voli privati utilizzati dal presidente FIFA durante la competizione hanno riaperto il tema della coerenza tra gli impegni ambientali dichiarati dalla Federazione e l’impatto reale dell’evento.
Un successo sportivo che non chiude il caso
Il Mondiale ha registrato stadi pieni, grande attenzione globale e un livello sportivo elevato. Su questo punto la rivendicazione di Infantino poggia su elementi concreti: la competizione è terminata senza gravi problemi di sicurezza e ha coinvolto milioni di persone.
Ma l’attacco frontale ai media rischia di produrre l’effetto opposto. Presentare tutte le critiche come odio o disinformazione non distingue tra polemiche pretestuose e questioni reali.
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Valeria Panzeri
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