Morto in Francia Daniel Siad, l’ex talent scout implicato nel caso Epstein


Daniel Siad, ex scopritore di talenti sospettato di aver reclutato giovani ragazze per conto di Jeffrey Epstein, è stato trovato morto la sera del 20 luglio nella sua abitazione di Colombes, nella periferia di Parigi. Aveva 69 anni.

La sua morte arriva proprio nel pieno di un’inchiesta sulle ramificazioni francesi del caso Epstein. La Procura di Nanterre, che ha avviato un’indagine per accertare le cause del decesso, ha reso noto che l’autopsia «non ha rivelato, allo stato attuale, alcuna causa immediata della morte» e che gli esperti non hanno riscontrato «tracce di violenza riconducibili al decesso». Gli accertamenti hanno però evidenziato «un quadro clinico compromesso, oltre a elementi di un precedente infarto che avrebbero potuto esporre il soggetto al rischio di morte improvvisa». Le indagini sono ancora in corso, e le autorità hanno già disposto ulteriori esami tossicologici e istologici.

L’ex talent scout è morto senza essere mai stato interrogato dagli inquirenti, nonostante le plurime denunce presentate nei suoi confronti per stupro e violenza sessuale. Circostanza che ha spinto gli avvocati delle vittime a parlare di una «mancanza di giustizia», sebbene i legali di Siad abbiano sempre sostenuto la sua totale estraneità ai fatti. La Procura ha comunque precisato che l’inchiesta sulle connessioni francesi del caso Epstein proseguirà.

Nato in Algeria e con doppia cittadinanza svedese e francese, Daniel Siad era finito sotto i riflettori dopo la pubblicazione avvenuta il 30 gennaio da parte del ministero di Giustizia statunitense di oltre 3 milioni di documenti sul caso Epstein. Già nel 2019 il suo nome era emerso nel corso di una prima indagine finalizzata a individuare cittadini francesi coinvolti nella rete di Jeffrey Epstein.

Sono diversi i testimoni che hanno descritto Siad, da tempo ben introdotto nel mondo della moda, come un rabatteur, ossia una persona incaricata di reclutare contatti, e hanno sostenuto che avesse personalmente selezionato modelle di vari Paesi per poi indirizzarle verso Epstein.

Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo, morto nel nel 2019 carcere di massima sicurezza di New York in circostanze a dir poco sospette, trascorreva lunghi periodi nel suo appartamento a Parigi. Poche settimane dopo la sua morte, la magistratura francese aveva aperto un’inchiesta sulle ramificazioni del suo racket in Francia, inizialmente concentrata su Jean-Luc Brunel, l’agente di moda indagato per stupro e trovato morto nel 2022 nella cella di un carcere parigino all’età di 75 anni. L’uomo, da sempre dichiaratosi innocente, aveva compiuto diversi tentativi di suicidio durante la detenzione.

Dopo la pubblicazione degli “Epstein files” cinque donne avevano denunciato Siad per stupro e violenza sessuale. Secondo le testimonianze, l’uomo le avrebbe avvicinate a Parigi, in luoghi come Avenue Montaigne e gli Champs-Élysées, promettendo loro una carriera nel mondo della moda. Successivamente le avrebbe messe in contatto con Epstein o con altri uomini influenti, che le avrebbero poi sfruttate sessualmente. La prima a denunciare pubblicamente l’ex talent scout è stata la modella svedese Ebba Karlsson, che ha dichiarato di essere stata violentata a Cannes nel 1990, quando aveva 20 anni. Ma Siad aveva sempre respinto ogni accusa sostenendo inoltre che il suo rapporto con Epstein fosse esclusivamente professionale. «Non ho mai stuprato nessuno in vita mia», aveva dichiarato all’emittente francese Bfmtv. E poi: «Aspetto con impazienza di essere interrogato. Non ho nulla da rimproverarmi».

In un comunicato diffuso il 22 luglio, il procuratore di Parigi Laure Beccuau ha ricordato che, secondo il diritto francese, la morte dell’indagato comporta l’estinzione dell’azione penale nei suoi confronti. Ma l’inchiesta aperta il 18 febbraio per sfruttamento di esseri umani da parte delle organizzazioni criminali continuerà «al fine di identificare tutte le persone che potrebbero essere coinvolte».
Secondo la Procura, 24 donne hanno testimoniato o sono state identificate tra le possibili vittime di stupro da parte di Siad o di altri soggetti. Sedici sono già state ascoltate dagli inquirenti a partire dal 19 marzo, mentre altre otto dovranno ancora essere interrogate. La Beccuau ha inoltre precisato che Siad era stato messo sotto intercettazione ma che le registrazioni raccolte non avevano finora fornito elementi sufficienti a giustificare un suo arresto immediato.

Il 23 luglio, l’associazione francese per la tutela dell’infanzia Innocence in Danger, che assiste numerose querelanti nel procedimento e che aveva presentato le prime segnalazioni alle autorità francesi già nel 2019, ha annunciato di aver citato in giudizio lo Stato francese davanti al Tribunale giudiziario di Parigi per «diniego di giustizia», denunciando la lentezza e la scarsa trasparenza delle indagini.

Sette donne avevano presentato denunce contro Siad per stupro e violenza sessuale tra febbraio e marzo. Lo ha dichiarato a Epoch Times Usa Mathias Darmon, avvocato dell’associazione, sottolineando che il nome dell’ex talent scout era già noto alle autorità da quasi dieci anni. Nel 2016, Stan Pottinger, legale statunitense che rappresentava alcune delle vittime di Epstein, aveva inviato a un procuratore di New York informazioni ricevute da Jean-Luc Brunel. In quel messaggio, Brunel definiva Siad un vero e proprio «reclutatore» di ragazze per Epstein.

«Mi vergogno del nostro sistema giudiziario e mi vergogno della lentezza della Procura di Parigi in questo caso», ha dichiarato Darmon. Non a caso, la lentezza della giustizia francese è infatti da tempo oggetto di critiche nell’intero Paese e viene spesso attribuita a carenze di personale e di risorse, all’elevato carico di lavoro degli uffici giudiziari, alla complessità delle procedure e a una limitata modernizzazione del sistema.

Nel frattempo l’avvocato di Siad, Menya Arab-Tigrine, ha dichiarato a Et Usa che il suo assistito «non ha mai smesso di proclamare la propria innocenza» e che prima della sua morte aveva chiesto «in diverse occasioni» di essere ascoltato dagli inquirenti, senza tuttavia ottenere risposta. Pur essendo una persona riservata, ha aggiunto, Siad aveva deciso di esporsi pubblicamente perché desiderava che emergesse la verità. «Se è morto per un attacco cardiaco, allora l’attesa insostenibile, la diffamazione nei suoi confronti e, per estensione, nei confronti della sua famiglia, così come la pressione e l’angoscia con cui conviveva quotidianamente, potrebbero aver giocato un certo ruolo».



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 Redazione ETI/Etienne Fauchaire

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