I diari rivelati di Anthony Fauci raccontano diverse cose interessanti sul Covid


«Ora sappiamo che il mercato non era la fonte, ma l’amplificatore». È il 26 gennaio 2020 quando Anthony Fauci affida ai suoi appunti privati una verità rimasta ai margini del racconto ufficiale sulle origini del Covid: i primi contagi risalivano all’inizio di dicembre e non sembravano collegati al mercato di Wuhan. Nei giorni successivi annoterà i sospetti su un virus costruito in laboratorio, stimerà la letalità tra lo 0,2 e lo 0,3% e sosterrà il prolungamento dei lockdown. Rivelerà anche di essere stato colpito, cinque mesi dopo il vaccino Moderna, da un infarto polmonare che Robert Kennedy Jr. indica oggi come possibile evento avverso, accusandolo di averlo taciuto mentre rassicurava il pubblico sulla sicurezza dei vaccini. Nelle 1.141 pagine dei “Tony’s Diary”, pubblicate da Rand Paul poche ore prima dell’audizione del 29 luglio, affiora così una doppia verità, che certifica la distanza tra ciò che Fauci scriveva in privato e la pandemia raccontata agli americani.

A portare alla luce i diari non è stata una normale indagine parlamentare, ma una ricerca durata otto mesi tra undici server governativi, guidata proprio da Rand Paul su mandato di Robert Kennedy Jr. Il passaggio più esplosivo risale al 31 gennaio 2020. Fauci racconta di una telefonata con Jeremy Farrar, allora direttore del Wellcome Trust, e il biologo evoluzionista Kristian Andersen, futuro coautore dell’articolo utilizzato per sostenere l’origine naturale del SARS-CoV-2, Proximal Origin: «Le persone al telefono ritenevano che le mutazioni attorno al sito di clivaggio della furina della proteina Spike non potessero essersi verificate naturalmente». Gli scienziati «sollevarono la possibilità che [il sito] potesse essere stato inserito deliberatamente» e che il virus fosse poi fuoriuscito accidentalmente da un laboratorio. Il giorno successivo Fauci partecipò a una teleconferenza riservata con Francis Collins, Farrar, Andersen e altri esperti: «Non vi era un accordo completo sulla probabilità di un inserimento deliberato», conclude il virologo. Fouchier e Drosten propendevano per l’origine naturale, mentre «gli altri consideravano possibile l’inserimento deliberato» e ritenevano che, alla luce delle ricerche di Shi Zhengli sui coronavirus, non si potesse «lasciar cadere la questione». I diari non provano l’origine artificiale del SARS-CoV-2, ma dimostrano che l’ipotesi era sul tavolo di Fauci fin dall’inizio e veniva discussa ai massimi livelli della comunità scientifica. Eppure, nel dibattito pubblico, lo stesso virologo avrebbe poi liquidato quella pista come una «tipica teoria del complotto».

La stessa ambiguità riguarda i finanziamenti del NIAID a EcoHealth Alliance, che trasferì parte dei fondi al laboratorio di Wuhan per studiare i coronavirus dei pipistrelli. Nell’ottobre 2021, Lawrence Tabak, vicedirettore del NIH, riconobbe che in un esperimento alcuni topi avevano mostrato una crescita virale maggiore e sintomi più gravi. Fauci si rifugiò nella classificazione amministrativa: il virologo non negava il risultato dell’esperimento, ma sosteneva che non rientrasse nella definizione burocratica sottoposta a controllo. È il cuore dell’accusa di Rand Paul: Fauci avrebbe fornito al Congresso una risposta formalmente difendibile, ma costruita per eludere la sostanza della domanda sulle ricerche nel campo del guadagno di funzione. Lo scarto tra pubblico e privato emerge anche sulla letalità dell’infezione. L’8 febbraio 2020 Fauci scriveva di condividere con l’ex direttore del CDC Tom Frieden la convinzione che il numero reale dei contagi fosse molto più alto, «rendendo il tasso di letalità più simile allo 0,2-0,3% anziché al 2%». L’11 marzo, davanti alla Camera, mise invece in primo piano il dato più allarmante: «La letalità dichiarata complessiva di questo virus, guardando a tutti i dati, compresi quelli della Cina, è di circa il 3%», concludendo che il Covid fosse dieci volte più letale dell’influenza stagionale.

Il diario contiene anche un’annotazione sanitaria dirompente, rimasta finora sconosciuta. Il 19 giugno 2021 Fauci descrive una «terribile giornata sulle montagne russe»: dopo avere accusato dolori al petto, si sottopose a una TAC che inizialmente fece temere un tumore. Gli specialisti esclusero poi l’ipotesi oncologica, diagnosticarono un infarto polmonare e gli prescrissero immediatamente l’anticoagulante Eliquis. Fauci non attribuì la patologia al vaccino Moderna ricevuto cinque mesi prima. A ipotizzare oggi un collegamento è Robert Kennedy Jr., sulla scorta delle valutazioni formulate da alcuni medici, tra cui il cardiologo Peter McCullough. Secondo quest’ultimo, l’infarto sarebbe stato conseguenza di un’embolia polmonare riconducibile alla vaccinazione con mRNA. Un nesso causale che il diario non dimostra e che nessuno dei medici citati da Fauci formulò, ma che McCullough ritiene meriti di essere indagato, accusando le autorità federali di non avere informato adeguatamente il pubblico sui possibili effetti avversi di questi prodotti.

Anche sulle chiusure i diari smentiscono il tentativo di Fauci di ridimensionare il proprio peso politico. Fu lui, secondo quanto annotò, a consigliare al governatore dello Stato di Washington Jay Inslee di adottare le misure di mitigazione e a convincere il sindaco Bill de Blasio a chiudere le scuole di New York, sollecitando poi la serrata di bar e ristoranti. Le sue dichiarazioni televisive, scrisse ancora, contribuirono anche alla decisione del governatore californiano Gavin Newsom di chiudere scuole e locali. Il 29 marzo 2020 Fauci annotò di avere convinto Trump, insieme alla coordinatrice della task force Deborah Birx, a prorogare fino alla fine di aprile le restrizioni inizialmente previste per quindici giorni. «È stato un buon risultato», scrisse, perché interromperle prematuramente sarebbe stato «un disastro». Nella stessa conferenza stampa Trump prospettò da 1,5 a 2 milioni di morti, una stima che Fauci giudicava in privato «lo scenario peggiore di un modello imperfetto». Secondo il virologo, il presidente continuava però a citarla perché riteneva che così «la gente avrebbe preso sul serio ciò che stavamo dicendo».

Oggi, il cambio di paradigma è certificato persino da covid.gov, il portale ufficiale statunitense sulla pandemia, che reindirizza a una pagina della Casa Bianca intitolata “Fuga da laboratorio: le vere origini del Covid-19” e che indica come scenario più probabile un incidente al Wuhan Institute of Virology durante ricerche gain of function. Questo non chiude il dibattito scientifico, ma segna il ribaltamento politico di una narrazione che per anni aveva escluso e demonizzato la pista di Wuhan come “complottismo”. Nell’ottobre 2021 Fauci scriveva di essere attaccato perché rappresentava «la verità». I suoi diari mostrano invece che, dietro le certezze sbandierate in pubblico, quella “verità” era assai meno granitica di quanto venisse raccontato.

Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.




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