Lo Spin Time, centro sociale e abitativo di Roma, occupato dal 2010 da oltre 120 famiglie e sede di numerose attività mutualistiche, è al centro di un possibile sgombero dopo l’incendio scoppiato nella notte dello scorso 31 luglio in un piccolo magazzino dell’edificio. Le verifiche di vigili del fuoco e Protezione civile hanno lasciato circa 400 persone fuori dal palazzo, mentre Comune, proprietà e occupanti trattano in Prefettura una possibile acquisizione pubblica dell’immobile. Con il rischio di cancellare non solo un’esperienza abitativa, ma anche un importante presidio sociale, sanitario e culturale della città.
«So che c’è una sorta di ambulatorio con infermieri e medici volontari a cui ho dato disponibilità per turni, ed anche attività ricreative per minori. E qui sto aspettando mi dicano chi coordina. Oggi sono andata per portare abiti perché col caldo immagino si debbano cambiare spesso e ho trovato una situazione tipo guerra…Mi veniva da piangere…Protezione civile, vigili urbani e alcuni volontari molto carini e accoglienti. La Polizia presidia tutte le entrate. La gente in 5 seduti su una brandina…i volti “sfatti” dalla stanchezza e delusione…una poveretta era completamente fuori agitata parlava da sola e accennava passi di danza, accettata, seguita e coccolata da chi era lì come lei rimasto senza nulla».
Davanti allo Spin Time, il palazzo (quasi) sgomberato in via S.Croce in Gerusalemme a Roma, non lontano dalla Basilica di S.Giovanni, questo racconta una delle tante e tanti romani che in questi giorni si sono recati a portare solidarietà a chi, in un attimo, è stato messo fuori casa e lasciato su sedie e brandine di fortuna. Il cancello di accesso all’edificio è chiuso e sprangato, presidiato dall’interno da una dozzina di agenti che controllano al di là delle sbarre. La situazione è questa dalla notte del 31 luglio, quando andò a fuoco un piccolo magazzino. L’incendio, domato grazie all’intervento tempestivo delle famiglie del palazzo, ha dato il via a una specie di Odissea, con l’intervento dei vigili del fuoco e della Protezione civile, le cui perizie sulla stabilità dell’edificio, a distanza di quattro giorni, hanno avuto più l’aspetto di una volontà di sgombero vero e proprio. Sono circa 400 persone, oltre 120 famiglie, lasciate a stazionare in presidio davanti allo Spin Time, con le temperature infuocate di questo periodo.
Nei giorni successivi, la stessa Protezione Civile e la Sala Operativa Sociale del Comune hanno cercato alla bell’e meglio di portare assistenza con tende, bagni chimici, qualche sdraio e alcuni ventilatori che tuttavia, con l’afa asfissiante, ben poco possono fare. La vicenda dello Spin Time è sicuramente singolare, nel panorama delle occupazioni dei comitati di lotta per la casa a Roma: nell’edificio – che fino al 2010 ospitava gli uffici dell’INPDAP e poi, rimasto vuoto, è stato occupato dai comitati di lotta – non viene infatti affrontata soltanto la questione abitativa. Nel palazzo di quasi 17mila metri quadrati, articolato su 10 livelli (otto piani e due interrati di cui uno è un’ampia sala congressi) le attività sono molteplici: oltre agli appartamenti in cui abitano le famiglie ci sono un’osteria popolare, uno sportello legale per chi subisce uno sfratto, un ambulatorio e un servizio di supporto psicologico, un doposcuola, una falegnameria, un auditorium per concerti e spettacoli e una redazione di giovani giornalisti, quella di Scomodo. Nel tempo, gli attivisti hanno anche creato un legame con le realtà ecclesiastiche cittadine: dalla presenza fissa di don Mattia Ferrari, che in occasione del Giubileo organizzò nello stabile proprio il Giubileo dei Movimenti Popolari, ai corsi di formazione e doposcuola a cui partecipano anche delle suore. Una risonanza particolare ebbe la vicenda accaduta nel 2019, quando l’ACEA staccò la corrente elettrica a tutto il palazzo e il cardinale Konrad Krajevskij, Elemosiniere di papa Francesco, intervenì personalmente per riattaccare i contatori, anche a fronte del fatto che nell’edificio vivevano persone malate, qualcuna delle quali dipendente dalle macchine per l’ossigeno.
Ma è difficile comprendere la vicenda se non si riannoda il filo a quel 2004, anno delle cartolarizzazioni di Tremonti e delle note Scip 1 e Scip 2, che prevedevano l’alienazione a privati di proprietà immobiliari pubbliche per fare cassa. Un’operazione definita nel complesso da fonti autorevoli come lavoce.info un vero e proprio disastro finanziario per le casse dello Stato. Proprio il palazzo dello Spin Time venne venduto ala società InvestiRE sgr ad un prezzo ben al di sotto del valore di mercato di un simile immobile. Come se non fosse abbastanza, essendo gli uffici dell’INPDAP ancora funzionanti (e lo furono ancora per dieci anni), lo stesso ministero dell’Economia lo prese in affitto proprio dalla società a cui lo aveva venduto, ad un canone questa volta ben superiore agli standard medi del mercato di locazione. Risultato: quella cifra incassata e sottostimata dal ministero fu quasi tutta restituita ai nuovi proprietari che gli avevano affittato il palazzo. Un’operazione insomma quasi a saldo zero – in barba al fatto che quel “dissanguamento” di beni immobili pubblici era stato deciso per sanare il debito pubblico di quegli anni.
All’oggi in questa situazione, pur in fase di stallo (e nella sofferenza degli occupanti) vede aprirsi qualche spiraglio: sono in corso infatti da giorni incontri in Prefettura tra Comune di Roma, la proprietà immobiliare dell’edificio e il comitato di occupanti, con la presenza discreta della Chiesa. La proposta del Campidoglio è quella di acquisto da parte del palazzo per mantenere il più possibile quell’esperienza mista questione abitativa/attività sociali.
Fino a poco tempo la InvestiRE sgr aveva sempre respinto la proposta. Ora, come raccontato dallo stesso assessore capitolino per le Politiche abitative, Tobia Zevi, sembra che il percorso possa avere uno sbocco positivo (anche se è troppo presto per dirlo). Negli anni lo Spin Time è stato un luogo-simbolo di un nuovo tipo di aggregazione sociale, visitato da delegazioni internazionali, attivisti da mezzo mondo e personalità come la giornalista russa, Oksana Chelysheva, amica e “sorella” della cronista di guerra della Novaja Gazeta, uccisa venti anni fa a Mosca, Anna Politkovskaja.
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Giancarlo Castelli
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