D’inverno le polveri sottili, in estate l’ozono. “In Lombardia servono più centraline, dati accessibili e allerte ai cittadini”



Centraline ferme per settimane e valori delle polveri sottili oltre le soglie prese come riferimento in tutte le province lombarde: è il quadro che emerge dall’analisi condotta dalla Rete Ambiente Lombardia sui dati ufficiali di Arpa relativi ai primi tre mesi del 2026.

Ral – rete che comprende diverse realtà ambientaliste di tutta la Regione – ha monitorato le diverse centraline presenti sul territorio lombardo: la centralina per il PM2,5 di Brescia non avrebbe funzionato per 32 giorni consecutivi, mentre quella di Pavia sarebbe rimasta inattiva per 55 giorni. Per il PM10, la stazione di Brescia non sarebbe stata operativa per l’intero periodo esaminato e quella di Pavia avrebbe registrato un’interruzione di 55 giorni.

L’analisi segnala inoltre che, già nel primo trimestre, in tutte le province lombarde sarebbero stati superati per più di 18 giorni i 25 microgrammi per metro cubo di PM2,5. A Milano e Monza, invece, il PM10 avrebbe oltrepassato per più di 35 giorni il valore medio giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo, mentre nelle altre province i dati risulterebbero in crescita e vicini alla stessa soglia (la mappa nell’immagine di apertura è relativa al Pm 2,5, immagine generica).

Partendo da questi risultati, Ral ha presentato ad Arpa Lombardia una serie di richieste per rafforzare il monitoraggio della qualità dell’aria nella regione e nel bacino padano. Le proposte sono raccolte in un documento datato 31 luglio 2026 e puntano anche ad adeguare progressivamente il sistema lombardo alle nuove norme europee e alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

L’allarme ozono in estate

Negli stessi giorni in cui veniva presentato il documento, settimana scorsa, si parlava invece di un’altra emergenza ambientale, quella relativa alle concentrazioni di ozono.
Negli ultimi giorni il caldo intenso e la persistente stabilità atmosferica hanno favorito un marcato aumento delle concentrazioni di ozono in tutta la Lombardia. Secondo Arpa Lombardia, il 30 luglio si è verificato il secondo episodio del 2026 di superamento della soglia di allarme (240 µg/m³), registrato nelle stazioni di rilevamento di Calusco d’Adda, Valmadrera e Monza Parco.
Anche nella provincia di Varese i valori sono risultati elevati: la centralina di Saronno ha raggiunto un picco di 218 µg/m³, superando la soglia di informazione fissata a 180 µg/m³.

L’ozono, che si forma in presenza di forte irraggiamento solare e alte temperature, rappresenta un rischio soprattutto per bambini, anziani e persone con patologie respiratorie. Per questo Arpa raccomanda di limitare le attività fisiche all’aperto nelle ore più calde della giornata, tra le 12 e le 16, in attesa di un possibile miglioramento legato all’arrivo di condizioni meteorologiche più instabili

Più centraline nei luoghi maggiormente esposti

Una delle richieste principali riguarda l’aumento delle stazioni fisse. Secondo Ral, l’attuale distribuzione delle centraline non sarebbe sufficiente a rappresentare le differenze tra le varie zone della Lombardia, una regione caratterizzata da un’elevata presenza di industrie, traffico, aeroporti, impianti di trattamento dei rifiuti e attività agricole e zootecniche intensive.
Le nuove apparecchiature dovrebbero essere installate soprattutto vicino a scuole, ospedali, residenze per anziani (per monitorare l’esposizione della popolazione) ma anche stabilimenti industriali, grandi allevamenti, autostrade, poli logistici e aeroporti (per monitorare le diverse fonti inquinanti).

Ral propone anche di affiancare alle stazioni ufficiali una rete di sensori meno costosi, da diffondere con il coinvolgimento di Comuni, scuole, università e cittadini. I dati raccolti dovrebbero essere verificati periodicamente attraverso il confronto con le centraline certificate.

Controllare anche gli inquinanti meno conosciuti

La rete chiede di estendere il monitoraggio a un maggior numero di sostanze. Oltre a PM10 e PM2,5, i controlli dovrebbero comprendere le particelle ultrafini, il “black carbon” prodotto dalle combustioni, l’ammoniaca legata alle attività agricole, le diossine, alcuni metalli pesanti, le microplastiche e i PFAS presenti nell’atmosfera.

L’obiettivo – spiegano – è comprendere meglio non soltanto l’effetto di ogni singola sostanza, ma anche le conseguenze della presenza contemporanea e prolungata di diversi inquinanti.

Dati in tempo reale e allerte ai cittadini

Un altro punto centrale riguarda la trasparenza. Ral chiede che tutti i dati siano pubblicati gratuitamente, in formati aperti e con aggiornamenti in tempo reale. Dovrebbero essere più semplici da consultare anche gli archivi storici, le modalità con cui vengono elaborate le previsioni e i relativi margini di incertezza.

La proposta comprende previsioni sulla qualità dell’aria fino a 72 ore e mappe aggiornate ogni ora. In presenza di situazioni critiche, i cittadini potrebbero ricevere notifiche attraverso applicazioni o messaggi telefonici, accompagnate da indicazioni sanitarie. Un’attenzione specifica dovrebbe essere riservata alle persone fragili.

Ral propone inoltre un tavolo permanente tra Arpa, Ats, Ispra (l’istituto nazionale di protezione dell’ambiente), università, ospedali, istituti di ricerca e associazioni. Il compito sarebbe mettere in relazione i dati ambientali con ricoveri, patologie respiratorie e cardiovascolari, malattie pediatriche e mortalità.
Tra le tecnologie da sperimentare vengono indicati droni, satelliti, strumenti laser, intelligenza artificiale e reti di dispositivi connessi.

Il nodo di Malpensa

Una parte specifica del documento è dedicata all’aeroporto di Malpensa. Ral ricorda che Arpa e Sea hanno concordato l’installazione di una centralina per misurare le particelle ultrafini e altri microinquinanti. Le associazioni chiedono però che almeno una postazione venga collocata anche all’esterno del sedime aeroportuale, nei territori maggiormente interessati dalle rotte di decollo, con particolare riferimento a Somma Lombardo, Casorate Sempione e Arsago Seprio (l’area a Nord dello scalo, più esposta alle rotte di decollo, la fase maggiormente inquinante).

La richiesta è quella di controllare in maniera più approfondita le particelle ultrafini e gli idrocarburi policiclici aromatici prodotti dal traffico aereo. Ral domanda inoltre di conoscere tempi e modalità del piano con cui Arpa intende sostituire le stazioni obsolete e rafforzare la rete regionale.

Un coordinamento per tutta la Pianura Padana

Poiché l’inquinamento non si ferma ai confini amministrativi, Ral sollecita un coordinamento stabile tra le agenzie ambientali di Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. La collaborazione dovrebbe servire a utilizzare metodi omogenei, condividere i dati in tempo reale e adottare procedure comuni per le allerte.

Il documento contiene per ora una serie di proposte e domande rivolte ad Arpa. Resta quindi da conoscere quali interventi potranno essere accolti, con quali risorse e secondo quali tempi.

Alla Rete Ambiente Lombardia e alla proposta aderiscono realtà attive in diversi territori della regione: gli Stati Generali Clima Ambiente Salute Cremona Provincia, Basta Veleni SOS Alberi Brescia, Basta Veleni Brescia, Tavola Ambiente Garda, il Comitato Ambiente Vidardo Lodi, Amici della Terra, oltre alle realtà vicino a Malpensa come il Comitato Salviamo La Brughiera, il Coordinamento No alla Grande Malpensa e l’Uni.Co.Mal. – Unione Comitati Malpensa,




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