A più di cinquant’anni dalla legge che in Italia introdusse la possibilità di sciogliere l’unione matrimoniale – legge n.898 del 1970, nota come legge Fortuna-Baslini –, anche l’instabilità coniugale ha conosciuto un’evoluzione nel tempo. Nei decenni successivi all’entrata in vigore della legge si assistette alla legittimazione sociale dei divorzi e alla loro crescita progressiva, un percorso che negli ultimi anni ha visto emergere un fenomeno nuovo e in costante crescita: quello dei cosiddetti “divorzi grigi”.
Prima dei divorzi grigi: il costante aumento dei divorzi e il picco del 2015
In generale, il numero di divorzi è aumentato in modo costante dal 1980 al 2022 (+70.775 in termini di valore assoluto). Nel 2015, come riflesso dell’introduzione della legge sul “divorzio breve”, che portava notevoli semplificazioni burocratiche, il numero dei divorzi crebbe vertiginosamente raggiungendo la cifra record di 82.469 casi registrati (nella decade precedente i numeri si erano stabilizzati su una media annua di 52.340). La legge favorì, infatti, la formalizzazione delle rotture di fatto già in essere. Negli anni successivi a quelli della riforma, l’andamento dei divorzi è tornato a stabilizzarsi.
Divorzi grigi: cresce l’età media dei coniugi al momento della separazione
Accanto alla crescita progressiva dei divorzi e delle separazioni, negli anni si è assistito anche all’aumento dell’età media dei coniugi al momento della rottura. Analogamente a quanto avviene nei paesi del Nord Europa, infatti, si comincia a osservare l’incremento dei divorzi grigi, che interessano i coniugi dai 50 anni in su. La concentrazione maggiore di divorzi interessa le età centrali della vita adulta, per le donne tra i 40 e i 49 anni, per gli uomini tra i 40 e i 54 anni. I dati mostrano che nel 2008 sono state 8.297 le donne over 50 a sciogliere il matrimonio; nel 2022 il dato lievita fino a giungere a quota 26.798 in valori assoluti. Un aumento ancora più marcato si può osservare tra le over 60: se nel 2008 sono state 3.212 a divorziare, nel 2022 il dato cresce vertiginosamente fino a raggiungere le 10.841 unità. Analoga tendenza si registra tra i mariti: gli over 50 al momento del divorzio nel 2008 sono stati 11.719, mentre si sono triplicati nel 2022, con ben 30.511 casi. Anche gli over 60 che lasciano il nido coniugale aumentano negli anni, passando da 5.202 nel 2008 a 17.562 nel 2022.
I divorzi riguardano sempre più frequentemente unioni di lunga durata
Il fenomeno dei divorzi grigi è una tendenza che può essere correlata al progressivo invecchiamento della popolazione italiana (46,8 anni in media nel 2025) composta per più del 24,7% da persone di 65 anni e più. Per l’intero periodo 2008-2022, circa metà delle separazioni coinvolge figli minorenni affidati e l’altra metà no, senza che gli anni di picco delle separazioni ‒ il 2015 e il 2016 ‒ alterino in modo apprezzabile questa proporzione. Dal momento che in media la convivenza coniugale è aumentata negli ultimi vent’anni (nel 2000 si attestava a 13 anni nelle separazioni e a 17 nei divorzi), l’aumento del tempo medio di durata del matrimonio, unito ai dati relativi alla presenza di figli, suggerisce che separazioni e divorzi riguardino sempre più frequentemente unioni di lunga durata. Complessivamente, appare chiaro che la dissoluzione del legame familiare tende a collocarsi in una fase più avanzata del ciclo di vita, dopo aver attraversato diverse fasi della genitorialità e della vita di coppia.
Le cause dei divorzi grigi: cambiamenti economici, lavorativi e culturali
L’aumento dei divorzi grigi in Italia va collocato all’interno di trasformazioni sociali di più ampio respiro. Tra i fattori più plausibili, che interessano invero tutte le tipologie di divorzi e separazioni, si potrebbero elencare i cambiamenti in campo economico e lavorativo che hanno un impatto diretto sulle condizioni materiali della vita familiare. A tal riguardo, anche il progressivo aumento della forza lavoro femminile è da prendere in considerazione; a una maggiore indipendenza economica e a una fonte di realizzazione personale esterna al focolare domestico, potrebbe corrispondere la rottura di una relazione non più soddisfacente. Ai mutamenti di ordine economico vanno affiancati quelli di carattere istituzionale e culturale. Il progressivo processo di secolarizzazione ha liberato l’individuo dal peso delle norme morali relative al matrimonio, favorendo una lenta e progressiva accettazione sociale della rottura del vincolo coniugale. Parallelamente, le innovazioni legislative hanno reso più accessibile l’iter giuridico di scioglimento dell’unione.
Divorzi ed empty nest: la perdita del collante familiare
Accanto a queste trasformazioni di carattere generale, è possibile individuare alcuni fattori più specificatamente legati all’aumento dei divorzi in età avanzata. La rottura definitiva del legame matrimoniale avviene molto spesso dopo aver superato tappe fondamentali della genitorialità, in particolare la crescita e l’uscita dei figli dalla famiglia di origine. Tale situazione, definita come empty nest, ovvero nido vuoto, svuotato dalla presenza dei figli ormai indipendenti, può scuotere profondamente gli equilibri familiari e, talvolta, far venir meno il collante che teneva unita la famiglia.
Longevità e divorzi grigi: si vive più a lungo ma insieme meno
Un ulteriore elemento va senza dubbio individuato nell’allungamento della speranza di vita e nel prolungamento delle traiettorie biografiche. Vivere più a lungo implica anche trascorrere più tempo nella relazione coniugale; quando questa non è più solida, la prospettiva di allungarla ulteriormente potrebbe divenire meno desiderabile. Questi profondi cambiamenti si inseriscono in un diffuso processo di individualizzazione delle traiettorie biografiche che ha contribuito a ridefinire il modo in cui gli individui percepiscono le relazioni. Il matrimonio tende sempre meno a essere vissuto come un vincolo permanente e sempre più come una relazione che trova il proprio senso principalmente nella soddisfazione reciproca, anche nelle fasi di vita più mature.
Il riflesso delle trasformazioni sociali del Paese
I divorzi grigi, dunque, sono l’esito prevedibile di cambiamenti demografici, culturali ed economici che hanno ridisegnato il ciclo di vita adulta e un’immagine della famiglia italiana in trasformazione. Un’Italia che invecchia, che vive più a lungo, in cui le donne hanno conquistato autonomia economica e progettuale, è inevitabilmente anche un’Italia in cui il matrimonio si misura su orizzonti biografici più estesi e più esigenti.
*Raffaella Saso, Vicedirettore della Ricerca dell’Eurispes
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