Riunione in videoconferenza per discutere del coordinamento delle attività diplomatiche verso i Paesi terzi, oltre alle misure per rafforzare la protezione delle frontiere
“Non siamo davanti a una semplice emergenza: è un teatro di confronto d’intelligence permanente”. Lo afferma in una intervista a Il Giornale un alto ufficiale di collegamento del Cni, i servizi segreti spagnoli, 20 anni di operazioni tra exclave e Maghreb, nome in codice Carlos. “Nelle ultime ondate abbiamo rilevato ben 12 agenti marocchini mimetizzati tra la folla. È la tattica dell’allentamento della maglia. La Dgst (Dirección General de Vigilancia del Territorio) e la Dged (Dirección General de Estudios y Documentación) diffondono voci informali su orari di ‘manica larga’ al confine per attirare la massa. Poi inseriscono nel flusso informatori in abiti civili”.
“Volevano offrire alle tv l’immagine di una città sotto assedio”
“Erano lì per dirigere l’orchestra: guidare i gruppi verso i punti ciechi della recinzione, misurare i tempi di reazione della Guardia Civil e testare la tenuta dei sistemi di telecomunicazione e guerra elettronica. Volevano offrire alle tv l’immagine di una città sotto assedio per costringere Madrid a cedere sui tavoli diplomatici. Non è un caso isolato: abbiamo già registrato precedenti nel maggio 2021 e a Melilla nel 2022”. Per individuare le pedine di Rabat si incrociano tecnologia e analisi comportamentale: radar optronici e sensori biometrici al valico di Tarajal…
“I nostri operatori notano individui con postura tattica anomala. Impartiscono segnali manuali alle retroguardie, mantengono la distanza di sicurezza dalle cariche, monitorano le pattuglie. L’incrocio delle immagini coi database di frontiera dà il verdetto”. Quando uno di questi agenti viene fermato, scatta la “procedura parallela”. Se entrasse nel circuito giudiziario, finirebbe nei centri di accoglienza o davanti a un magistrato. Significherebbe ufficializzare la sua identità e scatenare un incidente diplomatico… “L’ordine è sottrarli ai canali di registrazione ordinari. Gli infiltrati vengono presi in consegna congiunta da Guardia Civil e Cni. Nell’arco di pochissime ore li scortiamo fino al valico neutro di Tarajal e li riconsegniamo agli ufficiali marocchini. Niente verbali, nessuna traccia”. (redm)
L’ingresso di oltre 60mila persone a Ceuta nel giro di tre giorni ha riportato a galla le divisioni tra i 27 Stati membri sulla politica migratoria, a poco più di un mese dall’entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo.
Il caso Ceuta e la riunione degli ambasciatori Ue
I fronti si sono ricompattati in blocchi, mentre il premier spagnolo Pedro Sanchez si è trovato isolato in un’emergenza alimentata da una campagna di disinformazione che ha riversato nell’enclave spagnola migliaia di giovani arrivati via mare e rientrati volontariamente in Marocco nel giro di poche ore. Ieri si è tenuta a Bruxelles la riunione degli ambasciatori Ue (Coreper II) incaricata di preparare la videoconferenza straordinaria dei ministri degli Interni che si terrà oggi alle 10:00, dedicata proprio ai fatti di Ceuta.
Alla riunione parteciperanno anche i Paesi associati a Schengen, il SEAE, Frontex, l‘Agenzia europea per l’asilo ed Europol, sotto la presidenza del ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e delle Migrazioni, Jim O’Callaghan.
Il primo banco di prova
Gli Stati membri si confronteranno sul nuovo quadro regolatorio varato dalla Ue a giugno e che proprio a Ceuta ha avuto il suo primo banco di prova. Tuttavia, lo status speciale riservato dal Trattato di Schengen a Ceuta e Melilla, che le colloca fuori dalla zona di libera circolazione, lascia pensare che la discussione sarà soprattutto di approccio politico al tema più generale.
Gli ultimi aggiornamenti delle autorità spagnole e delle agenzie Ue indicano che quasi tutte le persone entrate illegalmente a Ceuta sono state rimpatriate, senza movimenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri, riferisce un diplomatico Ue.
La valutazione condivisa dai partner europei è che la situazione sia stata rapidamente riportata sotto controllo, mentre resta grave il bilancio delle vittime nel tentativo di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola, salito a oltre settanta.
Le 5 aree di discussione
La riunione di oggi offrirà ai ministri l’occasione per ribadire il sostegno a Madrid e discutere il coordinamento delle attività diplomatiche verso i Paesi terzi, oltre alle misure per rafforzare la protezione delle frontiere esterne dell’Ue. Saranno presentate cinque aree di discussione richiamate anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in una lettera inviata oggi al premier spagnolo Pedro Sanchez: prevenzione della migrazione irregolare attraverso una cooperazione più ampia con i partner; rafforzamento delle frontiere esterne; implementazione di sistemi di allerta precoce; smantellamento delle reti di trafficanti; potenziamento dei rimpatri.
Rafforzare le frontiere
La portavoce della Commissione, Arianna Podestà, ricorda l’impegno di Palazzo Berlaymont nel fornire supporto finanziario e operativo alla Spagna per gestire la situazione, prevenire ulteriori perdite di vite umane e garantire la sicurezza delle frontiere esterne dell’Ue. Von der Leyen ha inoltre ribadito la necessità di un processo di apprendimento dagli errori per migliorare la resilienza e la capacità di risposta dell’Unione. “Quanto accaduto a Ceuta – ha ricordato – mostra che dobbiamo fare di più per rafforzare le frontiere esterne, anche con monitoraggio costante e, ove necessario, barriere fisiche”.
La sospensione di Schengen e le polemiche di Madrid
Ventidue Stati, guidati dall’Italia, hanno chiesto una stretta sui controlli con la Spagna e hanno intensificato le verifiche alle frontiere per chi arriva dalla penisola iberica. L’Italia però è l’unico stato ad aver notificato a Bruxelles la sospensione di Schengen fino al 1 settembre nei confronti della Spagna proprio per i fatti di Ceuta.
Madrid che oggi attraverso il suo ministro degli Esteri Manuel José Albares è entrato in polemica con Roma, invece chiederà la solidarietà degli Stati membri, ricordando che Ceuta e Melilla sono frontiere esterne dell’Ue e le uniche città europee con un confine terrestre con l’Africa. Quello che finirà per emergere dalla discussione è che molti Stati chiederanno una stretta sull’immigrazione e l’estensione del modello Albania sui centri rimpatrio anche ad altri Paesi extraUe, finanziati con fondi comunitari. La crisi di Ceuta diventa così il catalizzatore di una nuova resa dei conti politica sulla gestione delle frontiere europee e l’occasione per una dura presa di posizione contro il leader socialista Pedro Sanchez che a gennaio ha approvato una procedura per consentire la regolarizzazione dei migranti, circa 500mila, irregolari già presenti sul territorio spagnolo.
Ceuta, il ministro degli Esteri spagnolo: “L’Italia non è stata all’altezza. Loro hanno più immigrazione irregolare di noi”
Sale ai massimi livelli la tensione diplomatica tra Madrid e Roma all’indomani della grave emergenza migratoria che ha travolto l’enclave di Ceuta. In un’intervista all’emittente televisiva Rtve, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha attaccato direttamente il governo italiano per la gestione della crisi e per la decisione di sospendere il Trattato di Schengen nei confronti della Spagna.
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L’ATTACCO A ROMA E ALLE OPPOSIZIONI INTERNE
“Ci sono stati Paesi e governi che non si sono dimostrati all’altezza, oltre a politici e partiti, anche qui in Spagna”, ha affermato seccamente Albares durante il suo intervento televisivo. “Il governo italiano è stato uno di questi. Qui in Spagna sento dichiarazioni irresponsabili da parte del Partito Popolare e di Vox”.
Il capo della diplomazia di Madrid ha invocato una compattezza istituzionale che a suo avviso è mancata nei momenti più critici: “Questo è un momento in cui esigo e chiedo unità da tutte le forze politiche attorno a due città spagnole, Ceuta e Melilla, e unità da tutti gli europei attorno a due città europee”.
“CEUTA E MELILLA UNICHE FRONTIERE TERRESTRI DELL’UE CON L’AFRICA”
Nel suo ragionamento, Albares ha rivendicato la specificità geografica e strategica dei territori autonomi spagnoli nel Nord Africa in vista del vertice dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea previsto per domani.
“È l’unico confine esterno dell’Unione Europea che è terrestre con l’Africa. Non possiamo affrontare quel confine come affrontiamo qualsiasi altra città di confine in Europa”, ha spiegato il ministro, ribadendo la necessità che Bruxelles riconosca pienamente questa peculiarità. “Bisogna rafforzare questi meccanismi e ricordare a tutti gli Stati dell’Ue che senza solidarietà non c’è Europa“.
LA STOCCATA SU LAMPEDUSA E I NUMERI DEGLI INGRESSI
Albares ha infine replicato alle accuse arrivate dall’Italia confrontando i dati sui flussi migratori delle due nazioni. Il ministro ha ricordato che l’Italia resta il Paese europeo con il maggior numero di ingressi irregolari, a fronte della Spagna che registra le cifre più basse.
“All’Italia piacerebbe risolvere la situazione a Lampedusa come è stata risolta quella di Ceuta”, ha concluso in maniera polemica il titolare del Ministero degli Esteri spagnolo.
TAJANI: CAPISCO IL NERVOSISMO SPAGNOLO, MA NOI ABBIAMO IL DOVERE DI PROTEGGERE I CONFINI
“Capisco il nervosismo spagnolo per la loro politica fallimentare sui migranti, ma noi abbiamo il dovere di proteggere i confini italiani, che sono fra l’altro anche 7 mila chilometri di confini europei, che riguardano anche altri Stati, e che sono dunque confini di tutta l’Unione. Noi siamo sempre stati solidali con la Spagna, siamo amici degli spagnoli, ma la loro politica su questo dossier non è perfetta, e noi i nostri passi li abbiamo fatti dopo un’attenta valutazione del ministero dell’Interno”. Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Sulla situazione di Ceuta e sulla reazione degli altri partner europei inoltre precisa: “Che fine faranno i 5 mila migranti sub-sahariani a Ceuta, che non potranno essere rimandati in Marocco? Dove andranno? Non è un caso che il governo socialista della Danimarca abbia condiviso per primo le nostre preoccupazioni insieme a tanti altri Stati della Ue. Quello che è successo a Ceuta non è qualcosa di marginale, è un rischio per tutta l’Unione, ed è nostro diritto chiedere misure aggiuntive, chiarimenti e misure preventive perché questi fatti non si ripetano e non compromettano il tessuto sociale di altri membri della Ue”.
“La Spagna regolarizza senza condividere le scelte”
“La Spagna sta regolarizzando 500 mila stranieri irregolari, e lo sta facendo senza aver condiviso questa scelta con nessuno dei partner europei, e questo non va bene. Ora addirittura si apprende che sono un milione le domande di regolarizzazione, e chi impedisce a queste persone di circolare liberamente nell’area Schengen?”, “del resto, ci sono dei precedenti, abbiamo già sospeso Schengen con la Slovenia e nessuno ha obiettato nulla, per noi non esiste una politica del diritto assoluto a emigrare. Fra l’altro anche il Ppe spagnolo è molto critico con le scelte di Sánchez”.
Sui rapporti politici interni poi precisa: “Guardi per noi Vannacci è ininfluente, non prendiamo decisioni sulla base di quello che fa Vannacci. E Sánchez non è il salvatore del mondo, ognuno ha il diritto-dovere di prendere le decisioni che ritiene opportune, nel rispetto però delle regole europee”.
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Valeria Bocci
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