Il tema è caldo da tempo. La vetrina distrutta del Caffè Deorsola la settimana scorsa, l’ultimo atto eclatante di un problema che c’è tra le vie cittadine. Particolarmente tra le vie Festaz, torre del Lebbroso, Challand, Gramsci.
Ad Aosta, la sicurezza è al centro del dibattito pubblico. Ne abbiamo parlato con il sindaco del capoluogo Raffaele Rocco e la vicensindaca Valeria Fadda. Abbiamo chiesto loro cosa stia mettendo in atto il Comune, quali siano i confronti in corso con le forze dell’ordine. Quale, soprattutto, il punto di vista di piazza Chanoux.
E quali le eventuali soluzioni sul tavolo, tenendo conto anche degli incontri – tre da marzo ad oggi – avuti con il Cosp, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Vetrina distrutta al Caffè Deorsola: “Qui ogni mattina troviamo caos”
Partiamo larghi. Il tema della sicurezza in città si sta facendo sempre più pressante. Qual è la situazione dal vostro punto di vista? Siete preoccupati?
Rocco: Io contesto che faccia discutere. Esiste un’attenzione, forse estrema, su una serie di microeventi che capitano in città. Questo non significa sottostimare il fenomeno, lo prendiamo in grande considerazione, ma sicuramente c’è stato un aumento dell’attenzione. Si tratta però di eventi diversi tra loro, ma si tende a riportare con la stessa enfasi un arresto da parte delle forze di Polizia, il danneggiamento di una panchina o lo schiamazzo. Si mettono assieme eventi diversi per costruire una ‘fotografia’ che non fa onore alla città. Poi, che ci sia una diffusione maggiore di atti che una volta venivano visti come figli dell’inciviltà e di cattiva educazione è senz’altro vero. Ma quando si parla con forze di Polizia e con la Questura i dati dicono che le denunce e i reati sono in netto calo.
Insomma, parliamo della famosa “percezione”?
Fadda: La percezione del problema fa parte della partita, ma nessuno sottovaluta gli episodi che ci sono. Come Comune ci siamo attivati nelle zone ritenute più sensibili, ponendo attenzione nell’immediatezza, con il passaggio più frequente della Polizia locale attivato subito e le telecamere installate appena possibile, dal momento che ci sono episodi di degrado e di disagio notevoli. Ci sono anche altri episodi in città, subito attenzionati dalla Questura, perché la sicurezza pubblica è competenza loro. La somma di tutti questi episodi fa sì che ci sia un aumento della percezione di insicurezza. E, pian piano, una forma di diffusione maggiore. Ma la Questura è la prima a dire che i reati sono in calo. Spesso i problemi sono il disagio notturno, gli schiamazzi, gli atti di vandalismo. Sicuramente atti incivili.
Rocco: C’è anche una tensione che viene amplificata dai social, non per gettarvi la ‘croce sopra’, che aumentano la percezione ma anche la dimensione di certi eventi che magari, dieci anni fa, erano derubricati come ‘ragazzata’ o fatti di minore entità e che oggi assumono un rilievo di maggiore entità. Ne dobbiamo prendere atto, ma cerchiamo di porre la massima attenzione su tutte le segnalazioni, perché servono sia a noi sia alla Questura.
Se non è una questione di percezione, o non solo, perché c’è questa discrepanza tra i dati forniti dalle Forze dell’ordine e quanto vivono i cittadini?
Fadda: Spesso si confonde la sicurezza con il degrado ed il disturbo. A volte si usa il termine impropriamente, un po’ per tutto, ed è il motivo per cui si richiede un intervento del Sindaco su un tema di competenza dello Stato. È giusto che la questione non sia sottovalutata, ma a volte si confonde il dato specifico che la Questura ha sotto controllo – l’aggressione, la violenza o lo spaccio –, con un ragazzo che urla o che spacca una bottiglia per strada. Così si fa sembrare la città insicura. Invece è sicura, ma oggettivamente ha delle zone sotto attenzione, da controllare e nelle quali rimuovere il degrado che si sta sviluppando. Magari con passaggi in aumento della Polizia locale, controlli maggiori e anche qualche ramanzina. E soprattutto atti di prevenzione.
Una frase del Sindaco in campagna elettorale sembra ottenere oggi un effetto boomerang. Ritenete che Aosta sia, e rimanga, una città sicura?
Rocco: Certo. Ma non lo diciamo noi. Lo dice il Ministero degli Interni.
Le richieste sono diverse: maggiori controlli, più illuminazione, videosorveglianza. Come si sta muovendo il Comune?
Fadda: Siamo andati a vagliare, con la Polizia locale e con gli Uffici del Comune, tutte le vie meno illuminate e che hanno necessità di maggiore attenzione. Gli Uffici stessi si stanno muovendo, ma chiaramente l’iter è più lungo, soprattutto per l’illuminazione. Ma stiamo cercando di accelerare.
Rocco: Gli Uffici sono impegnati nella mappatura dei punti sui quali intervenire, mappature parziali che si trasformeranno in azioni. Abbiamo dato priorità alle aree sensibili, con indicazioni sul tipo di intervento attraverso il quale agire.
Quello della videosorveglianza è un tema annoso ed il servizio viene implementato progressivamente da anni. Ritenete che stia funzionando, che sia un deterrente o che non sia più sufficiente?
Fadda: La videosorveglianza serve? Sì, se viene assieme a tutto il resto. Dovrebbe essere un deterrente se la gente sa che c’è una videocamera ed è segnalata. Serve anche dopo, per eventuali indagini, ma non solo. Serve l’illuminazione e serve il fatto che il Comune si attivi e faccia la sua parte: ovvero con atti di prevenzione come la cultura, l’educativa di strada per i ragazzi e attività specifiche che diano la possibilità ai giovani di scegliere una via piuttosto che un’altra. Ad esempio? Andare a vedere un concerto invece che stare a bere in giro. Tutti aspetti che, pian piano, dovrebbero aiutare a prevenire il fenomeno. La videosorveglianza serve solo se c’è anche tutto il resto, come la rete di associazioni sul territorio e nei quartieri, l’attività che fa Plus sull’adolescenza, ma anche la formazione, a costo sostenibile, della banda musicale di Aosta. Questo dovrebbe far sì che si torni a quel senso di comunità che c’era una volta. Questo è ciò che il Comune può e deve fare.
Insistete spesso, l’avete fatto anche in Consiglio comunale, sull’importanza della prevenzione. Restiamo sul tema: quali azioni si possono mettere in campo in questo senso?
Fadda: I ragazzi che stanno per strada a bere dovrebbero essere attenzionati dall’educativa di strada, bisogna capire perché stiano lì a bighellonare. E, se possibile, farli partecipare ad alcune attività. Questo deve fare il Comune e questo sta cercando di fare. E non è semplice perché vanno individuati, e non parliamo sempre orari compatibili con le attività o con il lavoro che fanno le associazioni.
Negli anni ci siamo abituati ad altre zone al centro dell’attenzione e delle cronache. Oggi invece si parla di via Festaz e dintorni. È un segnale che il “disagio” si sposta?
Fadda: Penso sia quella sia una ‘zona calda’ e non sia un fatto di percezione. Effettivamente, il disagio c’è, un disturbo della quiete c’è e anche notevole, perché comunque si trovano bottiglie rotte, escrementi. Il disagio potrebbe essersi spostato per vari fattori concomitanti: la stazione è chiusa, i ragazzi possono comprare alcolici in determinate attività che vendono anche fuori orario. E lì trovano, magari, posti anche un po’ meno illuminati. In quelle zone c’è effettivamente un problema che però non è sempre questione di sicurezza, ce lo dice la Questura. Però è una delle zone per le quali abbiamo chiesto alla Polizia locale di intensificare molto i passaggi perché c’è un effettivo problema di degrado.
A proposito, come vi state muovendo con la Polizia locale? Avete dato loro indicazioni particolari?
Fadda: Alla Polizia locale abbiamo richiesto, soprattutto nei venerdì e nei sabato d’estate, di fare passaggi fino a mezzanotte, sia nel centro storico sia in via Festaz, anche girando in borghese e attenzionando particolarmente quelle zone. In più, la Polizia locale si è preoccupata della videosorveglianza di quelle zone e nella piazzetta di Saint-Étienne. Abbiamo richiesto anche alla ditta Quendoz la pulizia straordinaria su via Festaz.
Degrado in via Festaz, l’amministrazione comunale ha installato una telecamera
Quali sono state le richieste del Comune al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica?
Rocco: Nel Cosp si condividono informazioni su aspetti e su attenzioni di diverso tipo. Come Comune, abbiamo chiesto specificatamente, per tre volte, di poterci confrontare con la Questura e le Forze dell’ordine sulle criticità che vediamo, anche per organizzare gli interventi della Polizia locale e aiutare il coordinamento tra le forze di Polizia dello Stato, consentendo così al Sindaco di rappresentare la percezione che si ha delle diverse situazioni. Ed è giusto che loro conoscano le iniziative di prevenzione che mettiamo in piedi, perché non si può parlare soltanto di repressione.
All’ultima riunione di venerdì scorso abbiamo rappresentato proprio tutte le iniziative di cui stiamo parlando ora: videosorveglianza, pulizia straordinaria delle strade, passaggi della Polizia locale aumentati. Ci siamo coordinati su diversi aspetti: quando il cittadino rileva comportamenti non corrette deve segnalarlo alle forze di polizia, saranno loro a valutare se si tratta di questioni di sicurezza o di degrado. C’è sempre massima disponibilità da parte delle Forze dell’ordine e anche nostra, ma anche un forte apprezzamento per le attività messe in piedi. Da qui nasce l’intensificazione dei controlli in primavera e in estate. L’avevamo chiesto nel Cosp, la Polizia ha subito accolto l’invito e l’ha messa in atto.
Quale situazione emerge incrociando gli “osservatori” del Comune e delle Forze dell’ordine?
Rocco: Abbiamo condiviso le aree da tenere sotto controllo, come via Festaz o Saint-Étienne. Anche se in molte zone non vengono riscontrati reati, l’attenzione viene rafforzata ovunque. Ad esempio, se in via Festaz non si commettono reati non significa che le Forze dell’ordine non passino a controllare.
Dopo l’episodio del Caffè Deorsola c’è chi sostiene che non si tratti più di “episodi isolati”. È così?
Fadda: Quella è una delle zone maggiormente attenzionate. Per cui stiamo valutando quanto accade e non lo stiamo sottovalutando. Direi che ci sono degli episodi, non sappiamo se siano collegati tra loro.
Rocco: C’è una narrazione che lega eventi diversi, di diversa natura, che si svolgono in modi e in orari diversi e con motivazioni diverse. Anche così si costruisce una percezione, che non è certo da sottovalutare perché tutti gli episodi vanno presi in carico e considerati seriamente. Poi dipende anche dalla narrazione politica che sta contribuendo, a sua volta, a costruire una percezione. Ma in certi casi si tendono a collegare tra loro eventi che possono anche non esserlo. Qual è il collegamento? C’è una connessione tra quanto avviene in via Festaz, nel quartiere Cogne o a Tzambarlet?
Avete detto che Aosta rimane sicura ma è comunque un momento di fermento, anche nell’opinione pubblica. Un messaggio da lanciare?
Fadda: L’unico modo per mantenere una città sicura è creare un sentimento di comunità e non di odio.
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Luca Ventrice
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