“La stabilità un successo per tutti gli italiani. Così la sinistra è rimasta senza idee…” – il Giornale


Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di Fdi, a tutto campo dopo la manifestazione di Bari.

Giorgia Meloni a Bari, per il taglio del traguardo della longevità governativa. Una scelta simbolica. È in questa regione che la premier ha organizzato il G7 a inizio legislatura.

«Tutta l’Italia è significativa e immensamente bella, ricca di città simboliche. Bari è una di quelle: un hub naturale sul Mediterraneo e uno storico crocevia di culture diverse dai Balcani, dall’Africa, dal Medio Oriente e oltre. Tutta la nazione lo è e crediamo fermamente che si meriti di viaggiare alla stessa velocità. Nell’Italia che vogliamo non ci sono regioni di serie A e di serie B. Per questo il governo Meloni ha scelto di investire sul Mezzogiorno, attraverso interventi diversificati, tra cui la potente leva della Zes unica, che ha messo in moto milioni di investimenti sul territorio e dato una vera spinta propulsiva al sistema. Solo nei primi tre mesi di quest’anno l’export del Sud e delle Isole è cresciuto di oltre il 13%, occupazione e Pil corrono. C’è ancora molta strada da percorrere ma dobbiamo fare il possibile per ridurre il divario».

Certo, si è percepito l’orgoglio delle cose fatte. Però la Meloni ha anche rivendicato la necessità di fare altro, e di più.

«Abbiamo messo mano a problemi che trovavano radici in distorsioni iniziate 30 o 40 anni fa, è comprensibile che quattro anni non siano sufficienti a portare a termine il processo, anche perché in questa legislatura abbiamo dovuto risanare i conti, devastati da politiche folli come il superbonus, triste eredità di Pd-M5S. Ma rivendichiamo con orgoglio di aver tenuto la barra dritta in quella che poteva essere la tempesta perfetta, tra conflitti internazionali, pressione migratoria in costante crescita, shock energetici ed economici, catastrofi naturali, un quadro globale sempre più instabile. In questo contesto la stabilità del governo Meloni è un valore ancora più prezioso. Non è il record di durata che ci interessa: la stabilità di questo governo è un successo per tutta la Nazione e non per una sola parte politica. Stabilità significa certezza economica, significa poter programmare, lavorare per dare risposte ai cittadini, alle famiglie e alle imprese oggi e domani. E significa portare una voce più autorevole ai tavoli internazionali. Lo abbiamo visto succedere in questi anni: l’Italia si è ripresa il posto e il ruolo che merita sullo scacchiere internazionale. E ha fatto la differenza. Porto un esempio per tutti: il sostegno all’Ucraina che abbiamo portato avanti con determinazione. Ma potrei parlare di politiche migratorie: le nostre politiche oggi sono le proposte dell’Europa, molti Paesi ci seguono sulla difesa dei confini, sugli accordi con i Paesi di origine e sui rimpatri. Scelte coraggiose a lungo osteggiate in Italia dalla sinistra e da una parte della magistratura».

E le riforme?

«Ieri Giorgia Meloni lo ha detto bene dal palco: la stabilità è la prima grande riforma portata a termine da questo governo. Ma non è l’unica. Se oggi l’Italia cresce più di tutti nel G7 ed è dietro solo a Stati Uniti e Gran Bretagna è perché abbiamo scelto di sostenere il nostro sistema economico, gli imprenditori e i lavoratori con interventi decisi e strutturali. La riforma fiscale, il taglio del cuneo e un piano complessivo che ha portato a un taglio delle tasse pari a 21 miliardi l’anno. Il sostegno al lavoro, che ha permesso di superare tutti i record di occupazione: in 1.413 giorni un milione e trecentomila posti di lavoro a tempo indeterminato in più, il più basso tasso di disoccupazione, il più alto numero di donne che lavorano. La difesa del Made in Italy e delle nostre eccellenze sui mercati internazionali. E ancora: 20 miliardi investiti per rinnovare i contratti nel pubblico impiego adeguare, stipendi che erano fermi da anni. Parliamo di migliaia di persone tra insegnanti, medici, infermieri, poliziotti, funzionari. Persone che sono state spesso sfruttate per una certa campagna sindacale, a cui finalmente abbiamo dato una risposta concreta in termini di aumenti in busta paga. A tal proposito vorrei ricordare che il Governo Meloni, guidato da una donna di destra, è stato il primo a introdurre una normativa sul salario giusto, dopo anni di chiacchiere della sinistra su un salario minimo che si è dimostrato, proprio in Puglia, non solo fallimentare ma anche deleterio per i lavoratori».

Ieri la premier ci ha tenuto a ribadirlo: l’elettorato di centrodestra non è fatto di bifolchi o di gente con la clava. A Bonaccini saranno fischiate le orecchie.

«La sinistra attraversa una pesante ed evidente crisi di identità. Dopo Ceuta anche l’ultimo idolo a cui si erano aggrappati, Pedro Sánchez, ha smesso di brillare. E adesso scricchiola pure la cultura woke. Potrebbero provare a uscire dalla Ztl, forse sarebbe utile a partorire qualche proposta più concreta per i cittadini».

La sinistra ha difficoltà a scegliere il candidato premier. Elly Schlein insiste con «prima il programma». Ma anche su quello l’intesa sembra complessa.

«L’unica cosa su cui si intendono a sinistra è mandare a casa la Meloni. E considerando che abbiamo appena superato il record di longevità non mi pare che l’intesa abbia portato grandi risultati».

Un po’ di arietta elettorale, ieri, si è percepita. Siete pronti? Potenzialmente manca ancora un anno.

«E sarà un anno complesso. Più che sulle elezioni in questo momento siamo concentrati sulle sfide economiche e sociali che ci attendono. La sicurezza nelle nostre città resta in cima alle priorità, ci stiamo già lavorando e non ci accontenteremo. Andremo avanti sul Piano Casa e sulle infrastrutture, perché la casa non è un privilegio ma un diritto su cui costruire il futuro e le infrastrutture sono essenziali per poterlo sviluppare».

Il precariato non è un destino, ha detto ieri la premier. È il messaggio chiave di questo governo?

«Credo che il messaggio chiave di questo governo sia quello di un’Italia non deve più chiedere il permesso a nessuno. Un’Italia su cui scommettere, in cui si possa pensare di progettare un futuro, in cui conta il merito più della raccomandazione, una Nazione di cui ognuno possa sentirsi finalmente fiero».

Ieri la comunità di Fdi si è ritrovata. La capacità di mobilitazione non vi manca. Merito anche della responsabile della segreteria politica? Arianna Meloni, in questa legislatura, non si è mai presa meriti.

«Il merito è di una grande comunità di militanti che ha dato davvero il massimo, anche oltre le aspettative. Anzi, approfitto per ringraziare di cuore tutti coloro che per raggiungere il palco di Bari sono stati disposti a camminare un gran bel po’. Dopo 4 anni di legislatura un po’ di stanchezza è fisiologica, eppure a Bari abbiamo respirato un grande entusiasmo. È l’affetto delle persone che ci dà la carica per andare avanti».


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