Neonati prematuri, in Sicilia dieci trasfusioni con sangue cordonale: “Serve allargare la rete”


La trasfusione non cambia soltanto il livello di emoglobina di un neonato nato troppo presto. Può cambiare anche il tipo di emoglobina che circola nel suo organismo in una fase nella quale polmoni, retina, cervello e altri organi stanno ancora completando il loro sviluppo. Da questa differenza nasce il progetto che la Sicilia ha iniziato a portare nelle Terapie intensive neonatali, utilizzando concentrati di globuli rossi ottenuti dal sangue del cordone ombelicale al posto delle tradizionali emazie provenienti da donatori adulti nei prematuri che necessitano di supporto trasfusionale.

Il percorso parte dalla Banca regionale del sangue cordonale di Sciacca, centro regionale di riferimento che opera all’interno dell’Unità operativa complessa di Medicina trasfusionale dell’ospedale Giovanni Paolo II dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. La struttura fa capo a Pasquale Gallerano, direttore della Medicina trasfusionale e della Banca, mentre Giusy Tancredi, dirigente biologa e coordinatrice dei laboratori della Banca regionale, coordina il percorso multicentrico che coinvolge servizi trasfusionali e Terapie intensive neonatali.

I primi risultati sono già arrivati. La prima trasfusione è stata effettuata il 7 agosto e da allora sono state eseguite dieci procedure su neonati fortemente prematuri, al di sotto delle 29 settimane di gestazione. Tre Terapie intensive neonatali siciliane hanno finora attivato il percorso. Due strutture hanno già utilizzato concretamente le unità cordonali, mentre nella terza, pur pronta a farlo, non si è ancora presentata la necessità clinica.

“Siamo riusciti finalmente a fare diventare una realtà la trasfusione dei neonati in Sicilia. Al momento hanno iniziato soltanto tre Terapie intensive neonatali e lo sforzo adesso deve essere quello di coinvolgere sempre più strutture e, soprattutto, aumentare la donazione del sangue cordonale. In poche settimane abbiamo già effettuato dieci trasfusioni. Due centri hanno avuto necessità di utilizzare concretamente questo emocomponente, mentre il terzo è attivo e pronto a farlo, ma fortunatamente finora non ne ha avuto bisogno”, spiega Tancredi.

“L’obiettivo è offrire ai neonati fortemente prematuri un supporto trasfusionale sempre più appropriato alle loro caratteristiche fisiologiche. Il sangue cordonale ci consente di lavorare con un emocomponente più vicino a quello del neonato rispetto al sangue proveniente da un donatore adulto. Ma questo risultato richiede anche un’organizzazione capace di mettere in collegamento la Banca, i servizi trasfusionali e le Terapie intensive neonatali. Le prime trasfusioni dimostrano che questo percorso può funzionare concretamente e adesso la sfida è consolidarlo e renderlo disponibile a un numero sempre maggiore di centri siciliani”, aggiunge Gallerano.

Sangue più adatto

Il punto centrale riguarda la fisiologia del neonato. Nei bambini nati estremamente pretermine l’emoglobina fetale rappresenta ancora una componente fondamentale del sangue. Le trasfusioni tradizionali con globuli rossi di un adulto introducono invece emoglobina adulta e possono ridurre progressivamente la quota di quella fetale. Da qui l’interesse della ricerca verso un supporto trasfusionale più vicino alle caratteristiche biologiche dei bambini nati molto prima del termine.

Il neonato non è un piccolo adulto. Deve ricevere un emocomponente adeguato e quanto più possibile simile alle sue condizioni. Il sangue di un neonato non è uguale a quello di un adulto, ha un’emoglobina differente, proteine differenti e fattori di crescita propri di quella fase della vita. Per questo dobbiamo immaginare un prodotto biologico che sia il più vicino possibile al ricevente. Parliamo di bambini che devono superare uno dei momenti più difficili della loro vita. La prematurità può comportare complicanze importanti e l’obiettivo è cercare di ridurle utilizzando un emocomponente che rispetti maggiormente la fisiologia del neonato. È questo il significato della trasfusione con sangue cordonale”, sottolinea Tancredi.

Il razionale non nasce in Sicilia. Negli ultimi anni il progetto nazionale “BORN, umBilical blOod to tRansfuse preterm Neonates”, ha studiato l’impiego dei globuli rossi cordonali nei neonati nati molto prematuramente. Il trial multicentrico ha confrontato trasfusioni da sangue cordonale e trasfusioni da donatore adulto, concentrandosi soprattutto sulla retinopatia grave del prematuro. I risultati conclusivi non hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa dell’endpoint primario, ma il progetto ha contribuito a definire fattibilità, caratteristiche e criticità dell’approccio e ha consolidato il percorso scientifico su questo tipo di emocomponente.

Per la dirigente biologa, però, il passaggio decisivo arriva adesso, quando quanto studiato deve trovare una collocazione stabile nell’assistenza. “Gli studi sono importanti, ma poi bisogna riuscire a rendere disponibile questa possibilità ai pazienti che ne hanno bisogno. Dobbiamo costruire un modello organizzativo che permetta alle persone di donare e alle Terapie intensive neonatali di attivarsi, mettendo insieme punti nascita, centri trasfusionali, neonatologi e Banca del cordone. È un lavoro che richiede professionisti diversi ma che ha un unico obiettivo, migliorare le cure dei neonati prematuri”, sottolinea la coordinatrice.

La rete siciliana

Alla base di tutto rimane la disponibilità del sangue cordonale. La Sicilia possiede a Sciacca la propria Banca regionale e una rete di punti nascita autorizzati alla raccolta nelle diverse province. La donazione avviene dopo la nascita e il taglio del cordone, non sottrae sangue alla madre o al bambino e richiede una preventiva valutazione di idoneità della coppia.

È proprio sulla donazione che Tancredi insiste maggiormente. “Un bambino appena nato può aiutare un altro bambino a vivere e questa è un’immagine che continua a emozionarmi anche dopo tanti anni di lavoro. C’è dentro la solidarietà, ma anche il senso concreto di quello che facciamo. Una giovane coppia, nel momento più bello della propria vita, può scegliere di donare un emocomponente con caratteristiche uniche e contribuire alle cure di un altro piccolo paziente. I neonatologi sono presenti proprio nel momento della nascita e possono contribuire a far conoscere questa possibilità. La donazione del cordone è sicura, indolore e non comporta rischi per la mamma e per il bambino. Ma può essere anche l’occasione per parlare alle giovani coppie della donazione di sangue, di cellule staminali e di organi. Abbiamo bisogno di costruire una cultura della solidarietà che accompagni le persone nel tempo”, osserva.

La Banca di Sciacca utilizza il sangue cordonale anche per altre applicazioni. I prodotti ottenuti da questo emocomponente, tra cui colliri e gel piastrinico, hanno già raggiunto oltre 1.400 pazienti, grazie alla presenza di fattori di crescita e proteine utilizzati nei processi di rigenerazione dei tessuti. Il percorso dedicato ai prematuri aggiunge però un tassello ulteriore, perché porta le unità raccolte direttamente dentro l’assistenza trasfusionale neonatale.

“Adesso dobbiamo riuscire ad allargare il progetto. Tre Terapie intensive neonatali rappresentano un inizio, ma il nostro obiettivo è coinvolgere sempre più strutture siciliane e aumentare contemporaneamente le donazioni. Più punti nascita raccolgono e più centri entrano nel percorso, maggiore sarà la possibilità di rendere questo emocomponente disponibile quando serve. Sarebbe importante che dalla Sicilia partisse un modello capace di dimostrare che ricerca, assistenza e solidarietà possono camminare insieme”, prosegue Tancredi.

L’appello

Sul progetto interviene anche Alessandro Delle Donne, commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, che sottolinea il valore del lavoro sviluppato a Sciacca e guarda ora al consolidamento del percorso.

Il lavoro portato avanti dalla Banca regionale del sangue cordonale di Sciacca rappresenta un’esperienza di grande valore per la sanità siciliana. Dietro questo risultato ci sono professionalità, competenze e un impegno quotidiano che meritano di essere riconosciuti. Il ringraziamento va a chi opera nella Banca, ai servizi coinvolti e all’Assessorato regionale della Salute, che ha sostenuto e accompagnato questo percorso e continua a rappresentare un riferimento fondamentale per la sua crescita“, evidenzia il commissario.

Adesso dobbiamo fare in modo che quanto avviato possa crescere e consolidarsi. Il coinvolgimento di altre strutture consentirebbe di ampliare ulteriormente le possibilità di utilizzo del sangue cordonale nei percorsi assistenziali dedicati ai neonati prematuri. In questo senso è importante che i punti nascita continuino anche a promuovere la donazione e a informare le famiglie sul suo valore. L’Asp di Agrigento continuerà a sostenere la Banca di Sciacca e il lavoro dei suoi professionisti. L’obiettivo è valorizzare un’esperienza nata sul territorio e contribuire affinché possa diventare sempre più patrimonio condiviso della sanità regionale”, conclude Delle Donne.


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