Si contano più di 4800 comunità energetiche in Italia. Tante, ma «saranno presto di più», ha affermato Gianluca Ruggieri, docente e ricercatore di Fisica Tecnica Ambientale presso l’Università dell’Insubria. La crescita è stata significativa rispetto alle 48 comunità presenti durante il regime transitorio. Si tratta però ancora di piccole realtà, con una potenza installata limitata. Quali sono ora le priorità per il loro sviluppo? «Oggi non si tratta più di costituire nuove CER, ma di far prosperare questo nuovo ecosistema», ha ricordato Ruggieri, nel corso del convegno sulle comunità energetiche, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb.


Gianluca Ruggieri ha segnalato che si aprirà una fase di fusioni, ingresso di nuovi membri e realizzazione di nuovi impianti nelle CER esistenti, oltre che di impianti collettivi. Ma, soprattutto, si apre una nuova stagione, in cui le comunità energetiche rinnovabili saranno chiamate a essere protagoniste di un nuovo modo di concepire, produrre e gestire l’energia per consentire al nostro Paese una maggiore indipendenza energetica.
Comunità energetiche in Europa tra risparmio e riqualificazione edilizia
Prima ancora che in Italia, le comunità energetiche in Europa hanno il potenziale “di aumentare la capacità installata di energia rinnovabile prodotta dalle comunità di famiglie e abitazioni fino a 90 GW entro il 2030”. Lo scrive la Commissione Europea, rilevando che già a novembre 2025 si contavano oltre 8mila comunità energetiche nell’Unione Europea. Oltre a essere uno strumento di condivisione energetica, le CER sono anche una fonte di risparmio.


Le singole famiglie che producono e consumano la propria energia fotovoltaica possono ottenere un risparmio compreso tra 260 e 550 euro all’anno, evidenzia ancora la Commissione UE. Per «le comunità di famiglie che utilizzano un mix di energia eolica e solare, il risparmio potrebbe ammontare a 440-930 euro all’anno per ogni singolo membro della famiglia».
Ma le comunità energetiche possono aprire nuove opportunità anche per l’edilizia. L’EPBD IV e il Citizens Energy Package definiscono insieme il quadro di riferimento entro il quale le comunità energetiche possono svilupparsi nel settore edile. Lo rileva il portale europeo Build Up, segnalando che la Direttiva ‘’Case Green’’ riconosce gli edifici come nodi della transizione energetica: spazi nei quali produrre, condividere e gestire energia rinnovabile. L’integrazione tra riqualificazione degli edifici, elettrificazione, rinnovabili e autoconsumo collettivo offre quindi nuove possibilità di sviluppo alle comunità energetiche e favorisce una maggiore partecipazione dei cittadini.
Nuovi servizi per le CER tra ostacoli e prospettive
Gianluca Ruggieri ha ricordato che le comunità energetiche in Italia possono abilitare nuovi servizi. In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. «Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza».
Oltre a presentare diversi esempi virtuosi, il docente ed esperto di energia ha segnalato le criticità ancora presenti, tra cui i ritardi burocratici del GSE nella gestione delle pratiche e l’incertezza sugli incentivi. Ma ha anche prospettato il possibile futuro delle CER, che possono trasformare famiglie ed edifici da consumatori passivi a soggetti attivi, aggregando produzione, accumulo e veicoli elettrici in virtual power plant capaci di operare sul mercato come un unico impianto flessibile.
Cesena sperimenta le comunità climatiche
La trasformazione delle Comunità Energetiche in Italia è già in atto. Il Comune di Cesena guida il progetto europeo ENERGY2ACT, che sperimenta un modello replicabile verso l’autosufficienza energetica a scala di quartiere. L’obiettivo «è accompagnare le comunità locali nella creazione di Positive Clean Energy Neighborhoods (PCENs), ovvero quartieri a energia positiva», ha illustrato Giovanni Fini, dirigente del Comune cesenate.


Si vogliono realizzare quartieri decarbonizzati e orientati alla sostenibilità sociale ed energetica, mettendo al centro le persone, i loro bisogni e desideri. Il progetto pone al centro il passaggio dalle comunità energetiche rinnovabili alle comunità climatiche. Esso «rappresenta un’evoluzione concettuale fondamentale per affrontare la transizione ecologica in modo sistemico», evidenzia Fini. Con le comunità climatiche si punta a un approccio integrato, che comprende la decarbonizzazione dei consumi termici, la promozione della mobilità sostenibile, l’avvio di interventi di efficienza energetica sugli edifici e la rigenerazione urbana a livello di quartiere.
In tutto questo, il Comune «supera il ruolo tradizionale di ente amministrativo per diventare un facilitatore pubblico attivo della transizione», promuovendo l’aggregazione dei cittadini e la partecipazione comunitaria. Garantisce, inoltre, la trasparenza dei processi decisionali e operativi, mettendo a disposizione il patrimonio pubblico per iniziative energetiche condivise.
Dalle serre fotovoltaiche alle Green Communities montane
Durante il convegno sono state esplorate altre potenzialità delle Comunità Energetiche in Italia sia in agricoltura sia nei borghi montani. In ambito agricolo, Rico Farnesi, responsabile dell’area tecnica di ESCo Agroenergetica (CIA Agricoltori Italiani) ha illustrato il modello della prima CER agricola in Liguria (“Energetica Taggia”), basata su serre fotovoltaiche, autoconsumo prioritario e meccanismi di retrocessione dinamica degli incentivi.
Il presidente dell’UNCEM (Unione nazionale comuni comunità enti montani), Marco Bussone, ha ampliato la visione, inquadrando le CER all’interno delle Green Communities: strategie territoriali integrate che superano i confini comunali per affrontare le crisi energetica, climatica e demografica. La strategia delle Green Communities rafforza quella delle Aree interne, affiancando alla riorganizzazione dei servizi e allo sviluppo locale la sostenibilità e l’uso delle risorse naturali.


Con il PNRR si è data ulteriore sostanza al percorso che dalle prime 38 aree si è espanso in tutte le zone montane italiane. Perché il percorso si sviluppi concretamente, sono necessarie alcune condizioni. La prima è superare una visione limitata al singolo Comune per lavorare insieme. Bussone ha posto l’accento sulla necessità di una partnership strategica tra pubblico e privato, sull’integrazione tra transizione digitale e verde e sulla valorizzazione economica dei servizi ecosistemici per garantire la sostenibilità dei progetti. Solo così, facendo rete, sarà possibile individuare le risorse e gli obiettivi condivisi per affrontare le complessità imposte da clima, energia e crisi demografica.
Il ruolo del digitale nella crescita delle CER
La digitalizzazione è al centro del progetto e della strategia della startup Alpinvision. Come ha spiegato Mattia Dallapiccola, Ceo e cofounder, la realtà innovativa, fondata a fine 2022 durante la definizione dei primi decreti, ha supportato inizialmente la nascita di sei progetti con PMI e amministrazioni locali. Con la pubblicazione del decreto CACER e delle regole operative nel 2024, è stata rilasciata la prima versione operativa del software e tra il 2025 e il 2026 l’attività si è estesa a livello nazionale, con una presenza operativa in 14 regioni e il supporto alla nascita di 67 comunità energetiche in Italia.


Si è poi arrivati al rilascio della seconda versione del software, che integra l’intelligenza artificiale. Il ruolo della digitalizzazione lo ha chiarito lo stesso Dallapiccola: «credo sia fondamentale nell’accelerare la partecipazione». Gli strumenti digitali consentono inoltre di gestire grandi volumi di dati, comunicazioni e adesioni su scala territoriale.
Condividere il calore con le comunità energetiche termiche
Un’altra forma di sviluppo possibile per le Comunità Energetiche in Italia passa dalle comunità energetiche termiche, modelli di condivisione e gestione locale dell’energia termica da fonti rinnovabili, per finalità di riscaldamento e raffrescamento, estendendo il concetto delle CER “elettriche”. Riccardo Battisti, senior project manager di Energia – Ambiente Italia, ne ha illustrato le principali caratteristiche e il ruolo delle cooperative, la forma di governance più comune per le comunità di riscaldamento e raffrescamento.


Le comunità energetiche incentrate sul calore sono presenti in diverse parti d’Europa. Ad Amsterdam, per esempio, si contano 1200 connessioni in un unico quartiere, tutte abilitate a sfruttare il calore. L’aspetto più interessante è la capacità di queste comunità di rafforzare la coesione sociale e favorire un modello più equo e sostenibile di gestione energetica.
Dalla gestione condivisa del calore al coordinamento di produzione, accumuli e mobilità elettrica, le comunità energetiche possono ampliare il proprio ruolo, offrendo nuovi servizi alle famiglie e ai territori.
FAQ Comunità energetiche
Quali vantaggi sono in grado di offrire le comunità energetiche alle famiglie?
Le CER permettono di condividere l’energia prodotta da fonti rinnovabili e di beneficiare degli incentivi previsti per l’energia condivisa. Il vantaggio economico per ciascuna famiglia dipende dagli impianti, dai consumi e dalle modalità di distribuzione dei benefici stabilite dalla comunità.
Quali nuovi servizi possono sviluppare le comunità energetiche?
Le comunità energetiche possono evolvere verso il coordinamento della produzione rinnovabile, dei sistemi di accumulo e della ricarica dei veicoli elettrici. Gli strumenti digitali possono inoltre semplificare la gestione dei dati e delle adesioni, favorendo la partecipazione dei membri.
Che cosa sono le comunità energetiche termiche?
Sono comunità che condividono e gestiscono localmente energia termica da fonti rinnovabili per il riscaldamento e il raffrescamento. Estendono la condivisione energetica al calore, con l’obiettivo di favorire una gestione più sostenibile e partecipata delle risorse locali.
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