«Chi non sa fare l’hardware, in caso di problemi, resterà fuori». Così Marco Ceribelli, general manager di Omron Italia, ha aperto all’I-Lab di Milano la prima tappa di Omron on Tour 2026, il roadshow del gruppo giapponese dell’automazione che fino a metà novembre toccherà Vicenza, Bologna, Frosinone, Ancona e Bari. Il software e l’intelligenza artificiale contano sempre di più, ha spiegato, ma qualcuno deve continuare a costruire ottimo hardware. Omron, fondata a Kyoto nel 1933, nell’esercizio chiuso a marzo 2026 ha fatturato 767,4 miliardi di yen, circa 4,4 miliardi di euro. Oltre all’automazione è presente nella sanità, a partire dai misuratori di pressione, e nei sistemi per l’energia e i trasporti. Il tour riguarda la divisione Industrial Automation, la più grande del gruppo: 409,5 miliardi di yen di vendite, circa 2,35 miliardi di euro, in crescita del 12,3% grazie anche agli investimenti legati all’intelligenza artificiale generativa. Produce controllori programmabili (Plc), controllori di movimento, azionamenti, sensori, telecamere e lettori di codici, sistemi di ispezione, dispositivi di sicurezza e robot industriali.
Ma a cosa si riferisce Ceribelli? Tra i clienti chiave della divisione ci sono i costruttori di macchine: macchine utensili, per il packaging, per la deformazione della lamiera e di altri materiali. In Italia questo comparto è una colonna dell’industria: vale oltre 50 miliardi di euro di ricavi ed è un punto di forza del Paese per la sua capacità di innovazione. Omron Industrial Automation vende a queste imprese componenti, macchinari e servizi, cioè i controllori, gli azionamenti, i sensori e i robot che fanno funzionare le loro macchine. Negli ultimi anni i produttori cinesi, partiti da tecnologie a basso valore, sono cresciuti fino a erodere anche la fascia alta. I costruttori di macchine italiani devono differenziarsi da concorrenti di Cina e Turchia e faticano a trovare tecnici capaci di programmare Plc, robot e sistemi di visione. È il problema delle competenze su cui lavorano gli Its Academy: secondo il monitoraggio Indire, l’84% dei diplomati trova lavoro entro un anno.
Qual è, dunque, la risposta di Omron? Da un lato un’organizzazione europea più vicina ai clienti, con Italia, Spagna e Germania come mercati di riferimento. Dall’altro tecnologie che semplificano le macchine: un nuovo servoazionamento compatto e un inverter fino a 630 kilowatt in anteprima europea, sensori che generano dati utili, visione artificiale che impara dai pezzi buoni, robot programmati direttamente dal Plc. E un investimento sulle persone: il tour nasce con la rete degli Its della meccatronica e alterna giornate per studenti, distributori e clienti. All’apertura milanese è intervenuto anche Ettore Acerra, direttore generale per l’istruzione tecnica e professionale del ministero dell’Istruzione e del merito. La rete Its della meccatronica, 14 fondazioni da Udine a Bari, si prepara a diventare un’associazione e porterà circa 800 studenti al suo primo evento nazionale di orientamento, il primo dicembre a Roma.
Sei tappe fino a metà novembre, costruite con gli Its: giornate per scuole, distributori e clienti, nate da un incontro tra Omron e i direttori a Stoccarda

Ogni tappa del tour alterna giornate dedicate a scuole e Its, giornate tecniche per i distributori e appuntamenti per i clienti. L’idea è nata durante una visita dei direttori degli Its al centro di automazione Omron di Stoccarda. «Tutti gli Its che abbiamo contattato si sono mostrati volenterosi di ospitarci», raccontano da Omron. In poco più di due mesi il progetto è diventato un calendario. Il rapporto con la scuola ha radici lunghe. Il progetto educational dell’azienda è nato nel 2003, con la formazione dei docenti e il concorso Smart Project per gli studenti degli istituti tecnici. Con il tour, spiegano da Omron, gli Its possono diventare anche hub di innovazione per le aziende del territorio.
Gli Its della meccatronica: quasi 60mila iscritti nel sistema nazionale, imprese in aula per legge e programmi costruiti sulla domanda del territorio
Il sistema degli Its, spiega il coordinatore della rete degli Its della meccatronica, è la risposta italiana alla formazione terziaria professionalizzante. La particolarità è che è affidata a fondazioni in cui le imprese sono obbligatoriamente presenti. «Quando i francesi vengono a vedere il nostro sistema rimangono meravigliati: in aula entrano le aziende». In circa quindici anni gli iscritti sono passati da poche migliaia a quasi 60mila, con la spinta del Pnrr.
La rete della meccatronica riunisce 14 Its nelle regioni a più forte vocazione manifatturiera. Gli Its, spiega il coordinatore, «non sono la scuola dell’offerta ma della domanda»: i programmi nascono dai fabbisogni delle imprese e si aggiornano più in fretta dei percorsi tradizionali. Restano due nodi culturali: gli stereotipi sulla fabbrica e la scarsa presenza femminile, in un’area che ha i risultati occupazionali più alti del sistema ma il minor numero di ragazze.
Macchine competitive, sicure, di valore e facili da usare: le quattro richieste dei costruttori, tra concorrenza estera, regolamento macchine e carenza di tecnici

Sul fronte tecnologico Omron riassume in quattro punti ciò che chiedono i costruttori italiani. Macchine competitive, non solo nel prezzo ma nel costo totale di esercizio. Sicure, che oggi significa anche cybersecurity e nuovo regolamento macchine. Di valore, con una produttività che abbassi il costo per pezzo. E facili da usare, perché mancano tecnici iperspecializzati.
Da qui le tendenze: intelligenza artificiale per semplificare la programmazione e il controllo qualità, quadri elettrici più compatti ed efficienti, linee flessibili per i cambi formato frequenti del packaging, raccolta dei dati e integrazione IoT.
In anteprima europea un servoazionamento entry level per le applicazioni semplici e un nuovo inverter che arriva a 630 kilowatt, integrati nella piattaforma Sysmac
All’I-Lab Omron ha mostrato in anteprima europea un nuovo servoazionamento entry level, molto più compatto, pensato per applicazioni come avvolgitori e nastri, dove i prodotti di punta sarebbero sovradimensionati. È integrato nella piattaforma Sysmac. Accanto, un nuovo inverter che completa la gamma fino a 630 kilowatt, un segmento finora scoperto. Per Omron in Italia è un prodotto strategico, visto il peso storico degli inverter in settori come la ceramica.
Sensori che semplificano le macchine e producono dati: una fotocellula che misura la distanza e avvisa quando la lente si sporca, prima del fermo

Queste telecamere sono progettate per “vedere l’invisibile”, catturando frequenze dello spettro elettromagnetico che l’occhio umano e le normali telecamere a luce visibile non riescono a percepire.
Nella sensoristica, la tecnologia a tempo di volo permette a fotocellule a lettura diretta di fare il lavoro che prima richiedeva catarifrangenti o coppie di emettitore e ricevitore. Il rilevamento non dipende più da colore, materiale e forma dell’oggetto: sulla macchina servono meno spazio, meno cablaggio, meno manutenzione. Lo stesso vale per i sensori di prossimità che mantengono la distanza di lavoro con metalli diversi.
Con IO-Link i sensori diventano fonti di dati: la distanza, la temperatura di lavoro, lo stato della lente. «Il dato non è un’informazione», spiegano i tecnici. «Lo diventa quando qualcuno fa il passo in più». Per questo Omron propone un controllore che raccoglie i dati da protocolli diversi, li registra, li elabora e li associa ai video delle telecamere di sorveglianza.
La visione artificiale impara dai pezzi buoni in pochi minuti, e le telecamere Swir vedono attraverso la plastica al posto della pesatura
Nella visione di Omron l’intelligenza artificiale serve soprattutto a semplificare. Un lettore di codici si configura da solo e lavora fino a 3mila pezzi al minuto. Una smart camera impara a distinguere pezzi buoni e difettosi in due o tre minuti, mostrandole alcuni esempi. «Il punto è darle quanti più campioni possibili di oggetto buono. Tutto il resto viene scartato». Le telecamere Swir, che lavorano nell’infrarosso a onde corte, mostravano in demo il contenuto di buste di plastica, verificando se erano riempite correttamente. Finora quel controllo richiedeva la pesatura su cella di carico, con la linea rallentata. «Si aumenta l’efficienza e si elimina una parte della complessità della linea».
Robot programmati direttamente dal Plc, da 190 a 220 pezzi al minuto in demo, e una «moviola» dei guasti che registra i dati prima e dopo l’anomalia
Una libreria che gira nel controllore permette di programmare robot e cinematiche direttamente dal Plc, senza un controllore dedicato e un linguaggio specifico. I movimenti vengono ottimizzati, con meno usura della meccanica. In demo, riducendo il tempo di presa da 50 a 10 millisecondi, il robot passava da 190 a 220 pezzi al minuto. Per i costruttori significa anche più libertà: progettare la propria meccanica senza dipendere da un unico fornitore.
Il controllore di macchina registra inoltre i dati ciclo per ciclo. Quando scatta un’anomalia salva ciò che è accaduto prima e dopo, anche insieme ai video. Il programmatore può rivedere la sequenza da remoto, come una moviola. «Si analizza anche una singola occorrenza del problema, senza aspettare che si ripeta». Completano il quadro i carrelli a movimentazione indipendente per le linee flessibili e la sicurezza integrata nel controllore.
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