Agrivoltaico in Italia, tra norme, autorizzazioni e costi


La crisi climatica fa avvertire i suoi effetti sul Belpaese. Negli ultimi 10 anni si sono verificati 186 eventi estremi nel nostro Paese. «Ben 117 di questi sono avvenuti negli ultimi tre anni». A ricordarlo è Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente, che ha introdotto il tema dell’agrivoltaico in Italia, nel corso di un convegno, come soluzione in grado di coniugare la produzione agricola ed energetica, fornire una risposta agli eventi climatici e contribuire all’economia, creando nuove opportunità di reddito e di sviluppo per le imprese agricole.

Agricoltura italiana tra primati e fragilità

Malgrado il nostro Paese sia primo nell’UE per valore aggiunto agricolo nel 2025 (rileva Istat), e l’agroalimentare abbia un peso specifico importante, con 89 miliardi di euro di valore e 72 miliardi di export, va anche ricordato che in 60 anni è scomparso oltre il 50% delle aziende e, negli ultimi cento anni, sono andati persi oltre 10 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata.

I benefici dell'agrivoltaico per l'agricolturaI benefici dell'agrivoltaico per l'agricoltura

A tutto questo va aggiunta la necessità di aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili, fotovoltaico innanzitutto. L’agrivoltaico diventa quindi una soluzione da sviluppare, perché i suoi benefici possono estendersi anche alla qualità delle coltivazioni.

I benefici dell’agrivoltaico sulle colture

Il valore dell’agrivoltaico in Italia, in termini di benefici sulle colture, è stato messo in evidenza durante il convegno “Agrivoltaico – Come generare energia e reddito dallo stesso terreno”, organizzato da Legambiente a SSEC – Storage & Solar Expo Conference.

I relatori del convegno dedicato all'agrivoltaico organizzato a SSEC 2026I relatori del convegno dedicato all'agrivoltaico organizzato a SSEC 2026
I relatori del convegno dedicato all’agrivoltaico organizzato a SSEC 2026

Intanto, «può essere uno strumento utile per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici», ha rilevato Gentili, elencando vari benefici agronomici che spaziano dall’ombreggiamento alla riduzione dell’evapotraspirazione, fino alle minori perdite d’acqua e alla maggiore protezione dall’eccessiva insolazione. A ciò si aggiunge la positiva sinergia tra colture (foraggere, frutta, verdura) e fotovoltaico. Le coltivazioni sotto i pannelli già attive sono diverse: lenticchie, meloni, kiwi e uva, solo per citarne alcune.

Proprio a SSEC Aldo Dal Prà, ricercatore del CNR, ha presentato i primi risultati del progetto Erasmus+ agriVOLTages sulle sperimentazioni agronomiche in condizioni agrivoltaiche. I dati preliminari evidenziano migliori caratteristiche nella biomassa foraggera coltivata in condizioni di ombreggiamento rispetto alla piena luce e una migliore risposta eco-fisiologica di due cultivar di mele sotto i pannelli fotovoltaici. Pur richiedendo ulteriori analisi, i risultati suggeriscono che l’agrivoltaico possa andare oltre la semplice coesistenza tra agricoltura e produzione energetica, contribuendo allo sviluppo di sistemi agricoli più resilienti e produttivi.

Norme e autorizzazioni: i nodi da sciogliere

Il superamento di questi problemi è uno dei passaggi necessari per favorire lo sviluppo dell’agrivoltaico in Italia. Chiara Nelli, di ANIE Rinnovabili, ha ricordato, a tal proposito, l’inserimento della definizione di agrivoltaico nel Testo Unico FER, che ha introdotto l’obbligo di asseverazione del raggiungimento dell’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV).

Tale parametro genera dibattito e incertezze tra gli operatori, poiché eventi imprevisti non dipendenti dal progettista o dall’agricoltore possono impedire il conseguimento della percentuale stabilita. ANIE Rinnovabili propone di spostare il focus dal mero dato economico alla quantità effettivamente prodotta e alla collaborazione tra le diverse competenze tecniche. A questo scopo, l’associazione sta elaborando, insieme ad altre associazioni di categoria, linee guida sui punti essenziali che devono comporre il piano agronomico dell’impianto.

Agrivoltaico, i nodi da sciogliere tra norme e autorizzazioniAgrivoltaico, i nodi da sciogliere tra norme e autorizzazioni

Un’altra questione ancora in sospeso è stata sollevata da Andrea Rovera, country manager di Gruppo Green Design. Diverse autorizzazioni mantengono ancora il vincolo di altezza a 2,10 m, creando complessità strutturali e costi non necessari per alcune colture, come gli ortaggi.

A livello normativo si parla ora di “altezza adeguata”, ma la prassi autorizzativa non si è uniformata. L’adeguamento delle strutture all’altezza richiesta dalla coltura (per esempio, il kiwi) fa crescere i costi in modo significativo. Già oggi, «i costi di costruzione di impianti agrivoltaici sono superiori del 20-30% rispetto ai tradizionali». Le sole strutture possono costare fino al 50% in più.

La componentistica elettrica resta sostanzialmente la stessa; la differenza di costo riguarda le strutture e la loro altezza. L’altezza prescritta e l’adeguamento alle colture sono quindi i principali fattori di costo e complessità. Servono autorizzazioni coerenti con il criterio dell’“altezza adeguata”.

Agrivoltaico, mercato e decarbonizzazione

Il superamento di queste criticità rappresenta un passaggio importante per favorire lo sviluppo dell’agrivoltaico in Italia.

Sandro Esposito, direttore generale CCE Italia e consigliere AIAS, ha evidenziato il potenziale dell’agrivoltaico per il mercato italiano ed europeo, illustrando come l’integrazione dell’attività agricola negli impianti fotovoltaici permetta di abbattere i costi di gestione operativi. Ha descritto, a questo proposito, il percorso aziendale avviato con un progetto pilota in Sicilia e la successiva nascita dell’associazione AIAS per aggregare gli operatori e interloquire con i regolatori.

Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, intervenuto al convegno, ha evidenziato il valore dell’agrivoltaico come leva per decarbonizzare il sistema elettrico italiano, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e dalle speculazioni sul gas, tagliare le bollette e proteggere l’agricoltura dagli impatti della crisi climatica.

Agrivoltaico, mercato e decarbonizzazioneAgrivoltaico, mercato e decarbonizzazione

Ha spiegato che Legambiente ha voluto essere in prima fila nel sensibilizzare sul tema e promuovere lo sviluppo di questo sistema, convinta dei benefici derivanti dalla combinazione tra produzione agricola ed energetica. Per questo ha avviato quest’anno una campagna nazionale di informazione sull’agrivoltaico, con eventi a livello nazionale, regionale e territoriale, coinvolgendo università, associazioni, aziende agricole ed energetiche e i propri 500 circoli.

L’associazione ricorda, a questo proposito, che:

“L’agrivoltaico, se progettato con criteri rigorosi e inserito in una pianificazione coerente, consente di migliorare la resilienza delle aziende agricole, ridurre i costi energetici, ottimizzare l’uso del suolo e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione. Con gli impianti agrivoltaici si coltiva tra le file dei pannelli fotovoltaici, garantendo la continuità delle pratiche agricole e generando benefici alle diverse filiere produttive.”

Il nodo del consumo di suolo

Ciafani ha criticato l’impostazione normativa che limita gli impianti fotovoltaici a terra e l’agrivoltaico in aree agricole. «Tutta questa campagna contro il proliferare degli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli ha portato il Paese a vietare sui terreni agricoli il fotovoltaico a terra. Ma se si vanno a leggere i rapporti sul consumo di suolo di Ispra, negli ultimi due anni, si potrà notare che il consumo di suolo in Italia non si è fermato. Tutt’altro». Il pensiero va, in particolare, ai data center e ai centri logistici, in crescita sensibile sul territorio nazionale.

«Vogliamo che l’Italia resti un paese manifatturiero industrializzato dove l’agricoltura continui a produrre quegli straordinari prodotti che rendono il paese famoso in tutto il mondo, mi riferisco all’agroalimentare made in Italy», ha concluso il presidente di Legambiente.

La sfida da affrontare per lo sviluppo dell’agrivoltaico in Italia

La sfida, quindi, è trasformare le potenzialità che stanno emergendo dalla ricerca in progetti capaci di trovare un equilibrio tra produzione agricola ed energetica. Perché l’agrivoltaico possa esprimere pienamente il proprio valore serviranno impianti progettati sulle esigenze delle colture, regole e procedure autorizzative più coerenti e modelli economici in grado di sostenere i maggiori costi di realizzazione. È su questo equilibrio tra sostenibilità agronomica, energetica ed economica che si giocherà lo sviluppo dell’agrivoltaico in Italia.

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