Pressato dalle proteste montanti in diversi territori interessati da progetti per la costruzione di data center, il 4 ottobre, con un’intervista a Il Giorno poi postata sulla sua pagina Facebook, Massimo Sertori, assessore regionale della Lombardia a risorse energetiche, enti locali e montagna, ha detto che «Stiamo facendo delle valutazioni sulla nostra legge, la prima approvata in Italia, quella che regola l’apertura di nuovi data center in Lombardia, perché vogliamo integrarla con norme ancora più restrittive. Entro un mese definiremo come migliorarla. La nostra volontà è rafforzare l’indirizzo della legge rendendo ancora più vincolante la scelta di insediare i nuovi data center su aree industriali dismesse e ancora più penalizzante insediarli su terreni agricoli. Quindi daremo prescrizioni più stringenti sulla sostenibilità di queste attività favorendo chi punta sulle nuove tecnologie, chi garantisce soluzioni che consentano di risparmiare il consumo di energia, ad esempio attraverso il ricorso alle rinnovabili, e il consumo di acqua, attraverso impianti a ciclo chiuso. Poi incentiveremo ulteriormente il recupero del calore».
Una clamorosa marcia indietro rispetto a quanto scritto nella Legge Regionale n. 11 – disposizioni in materia di insediamento di centri dati” e approvata solo il 3 giugno scorso e alle delibere attuative di Regione Lombardia approvate ad agosto che hanno introdotto disposizioni per la realizzazione, l’ampliamento e il monitoraggio dei data center, prevedendo anche misure per l’accelerazione dei procedimenti autorizzatori con il trasferimento dalle province/città metropolitana di Milano (CMM) alla regione della competenza sull’autorizzazione integrata ambientale in materia di data center e la definizione di linee di indirizzo tecnico-amministrativo con l’istituzione di una task force. Decisioni “decisioniste” e perfettamente in linea col governo di destra-centro di Giorgia Meloni e la cui modifica potrebbe mettere ora la Regione Lombardia in rotta di collisione con il ministro Adolfo Urso e con la sua “dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale” per 10 data center da realizzare in Lombardia.
Legambiente Lombardia, che il 10 ottobre alle 15:00 parteciperà al presidio in Piazza della Scala a Milano organizzato dalla rete dei comitati “NO DATA CENTER”, ha scritto all’assessore regionale Massimo Sertori affinché dia corso alle sue dichiarazioni sulla revisione del testo regionale sui data center e ha allegato an che il suo documento di posizionamento “Data center in Lombardia No alle speculazioni, la transizione digitale deve essere anche ecologica” che mette in evidenza come «La a corsa da parte degli operatori alle opzioni di connessione energetica siano pericolosamente simili a quella di una bolla speculativa, facendo impallidire i già esosi consumi energetici attuali; come se ciò non bastasse, i territori lombardi interessati dal fenomeno, dove si sono attivati anche i numerosi circoli di Legambiente, esprimono preoccupazione per tutti gli effetti collaterali di una tale concentrazione di impianti».
La presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, ha sottolineato che «Le comunità sono preoccupate per l’aumento del consumo di suolo, la prossimità degli impianti con le aree residenziali, gli impatti sul paesaggio, le emissioni atmosferiche dai gruppi di continuità e per il rumore dai sistemi di raffreddamento. Tutte preoccupazioni che, anche se potenzialmente disinnescabili grazie a una evoluzione tecnologica molto veloce, al momento rivelano, se non altro, una forte asimmetria informativa e negoziale nel rapporto tra territorio e operatori economici: grandi gruppi immobiliari, società finanziarie, big tech di stazza globale. Una asimmetria che non può rimanere tale».
Per il Cigno Verde lombardo, «La rivoluzione digitale, che sembra avanzare senza limiti di sorta, va quindi accompagnata a una evoluzione politica e amministrativa più accettabile di scarni decreti di commissariamento o di eccessive facilitazioni autorizzative. Legambiente ha accolto con favore la disponibilità del Pirellone di gestire meglio la corsa al gigawatt da destinare ai dati, perché non vanno dimenticati né il resto degli impegni di decarbonizzazione né l’urgenza di governare un ambito in continua evoluzione. Dopo l’ondata di centri commerciali e logistiche, il territorio lombardo è oggi terra di conquista dei data center, anche per le moratorie entrate in vigore altrove in Europa».
In sintesi, il documento di posizionamento Legambiente chiede di comprendere 8 punti nelle future decisioni politiche: insediamenti solo in aree dismesse; fonti rinnovabili per progetti energeticamente efficienti; mitigazioni e compensazioni da prevedere sul posto; no a nuova installazione di potenza termoelettrica, con alternative efficaci anche per i gruppi di continuità; no alla narrazione strumentale del nucleare come energia pulita per i DC; VIA e partecipazione pubblica potenziate; valutazione degli impatti cumulativi dei nuovi impianti su suolo, acqua, aria, ecosistemi, rumore e microclima, comprendendo le opere accessorie come i cavidotti; infine, la destinazione di quota parte della potenza computazionale installata a progetti di ricerca e di interesse pubblico».
L’assessore regionale Sertori risponde così a chi si oppone ai data center: «Noi vogliamo governare il fenomeno nell’interesse della collettività ma è nello stesso interesse evitare di diffondere fake news. Una per tutte, quella sul fatto che i data center favoriscano l’aumento delle temperature nei territori in cui si trovano. Questo era vero qualche anno fa, negli Stati Uniti, quando i data center avevano torri di vaporizzazione. Oggi nessuno li costruisce più con torri di vaporizzazione, quindi questo rischio è minoritario. Faccio solo questo esempio per dire che il tema deve essere affrontato con serietà e responsabilità. Proprio nell’interesse dei lombardi».
Nel suo documento “Moratoria italiana sui data center”, presentato il 3 ottobre, la Rete Nazionale dei Comitati Stop Datacenter chiede: «Il ritiro e la sostituzione della Strategia MIMIT per l’attrazione degli investimenti esteri nei Data Center con un Piano nazionale per lo sviluppo e la localizzazione dei Data Center, sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), fondato prioritariamente sulla determinazione del fabbisogno nazionale, sulla programmazione territoriale, sulla distribuzione equilibrata degli insediamenti e sulla sostenibilità ambientale, energetica, idrica e infrastrutturale, includendo una valutazione degli effetti cumulativi su scala nazionale e di area vasta. L’aggiornamento e l’integrazione delle “Linee guida per le procedure di valutazione ambientale dei Data Center”, adottate con Decreto Direttoriale MASE n. 257 del 2 agosto 2024, sugli impatti cumulativi e sull’obbligo dello studio e dell’impatto ambientale e sanitario delle isole di calore e della variazione microclimatica. L’abrogazione dell’art. 8 del Decreto-Legge 20 febbraio 2026, n. 21, convertito con modificazioni dalla Legge 10 aprile 2026, n. 49, relativamente alla disciplina del procedimento unico per i Data Center, ritenendo non coerente accelerare e comprimere i tempi dei procedimenti autorizzativi prima della definizione del Piano nazionale e della relativa valutazione strategica degli effetti ambientali, territoriali ed energetici della crescita del settore. La modifica della Legge Regionale Lombardia 3 giugno 2026, n. 11, recante “Disposizioni in materia di insediamento di centri dati”, affinché la disciplina regionale sia coerente con il futuro Piano nazionale e con la programmazione territoriale regionale, prevedendo criteri di area vasta per la distribuzione degli insediamenti e per la valutazione degli effetti cumulativi, della capacità energetica e idrica, del consumo di suolo, del microclima e della pressione antropica sui territori. L’arresto dell’ITER parlamentare dell’A.S. 1821, “Delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri elaborazione dati”, attualmente all’esame del Senato. La trasformazione digitale deve essere al servizio della società e non la società al servizio della trasformazione digitale. Non si chiede di fermare la trasformazione digitale. Si chiede di fermare temporaneamente una crescita non programmata, per definire prima – attraverso un Piano nazionale sottoposto a VAS – quanti Data Center siano effettivamente necessari, dove possano essere localizzati e quale carico complessivo possano sostenere i territori e le reti».
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