«Possedere una casa a Cortona è hot». Così, lo scorso maggio, titolava Dream of Italy, la famosa testata giornalistica di viaggio statunitense, per annunciare l’acquisto di una villa storica a Cortona (Arezzo) da parte di John Grisham, re del legal thriller. Tra gli autori più pagati in assoluto, anche lui, come parecchi suoi connazionali, ha ceduto al fascino della bella Italia, del patrimonio artistico-culturale e alla piacevolezza del lifestyle.
«Negli ultimi tempi, gli americani alla ricerca di proprietà in Toscana o in Umbria sono aumentati, così come gli inglesi, i tedeschi, gli scandinavi e anche i francesi», dice Alessandro Deghè, ceo di Serimm/Knight Frank, società di consulenza e intermediazione immobiliare basata a Lucca. Merito delle attrattive di questa parte del nostro Paese e degli incentivi fiscali messi a disposizione di stranieri intenzionati a trasferire da noi il domicilio fiscale. La flat tax, in particolare, attualmente pari a 300mila euro l’anno, fa dell’Italia una delle residenze più convenienti per HNWI o UHNWI, soggetti con patrimoni superiori rispettivamente a 10 e 30 milioni di euro.
Questa categoria di persone è sempre alla ricerca di investimenti che combinino le ragioni economiche con quelle emotive e può trovare attraente un casale o una villa nella splendida campagna italiana: per ritirarvisi alcune settimane all’anno e poi affittarlo nei mesi restanti, o per trasferircisi stabilmente con la famiglia per qualche anno, se le condizioni al contorno (infrastrutture, collegamenti, scuole) lo permettono. Non solo.
Quando il casale è dotato di terreno, vi possono anche avviare attività economiche complementari come quella vitivinicola. Come spiega Alexander Hall, head of international vineyards di Knight Frank: «Per gli HNWI e i family office, i vigneti rappresentano un asset unico: uniscono terra, produzione agricola e brand, offrendo una diversificazione rispetto agli investimenti tradizionali e integrando sempre più dimensioni legate allo stile di vita e all’ospitalità. Si tratta di un progetto imprenditoriale complesso, in cui l’esperienzialità diventa un driver chiave: le proprietà vitivinicole si trasformano in destinazioni capaci di generare valore attraverso ospitalità, vendita diretta e relazioni durature con il consumatore». Ecco perché i casali toscani vanno forte.
«La zona di maggior interesse è quella attorno a Firenze, che registra i valori più alti», continua Deghè, «seguita dal Chianti, dalla Lucchesia e dal Senese: la Val d’Orcia, per esempio, è in forte crescita, così come sta acquisendo interesse anche la campagna pisana». Concorda Brando Baccini, head of private office di Lionard Luxury Real Estate S.p.A., che commenta: «La tipica casa colonica toscana storica, con facciata in pietra a vista, va sempre per la maggiore tra gli stranieri. Per quanto riguarda gli interni, però, pavimenti in cotto e travi a vista sono in declino: i clienti desiderano spazi più contemporanei, dotati di dispositivi domotici e tecnologici avanzati, e sono particolarmente attenti alla sostenibilità, all’autonomia e all’efficienza energetica».
Naturalmente non è facile trovare proprietà turnkey, cioè pronte per essere abitate, con queste caratteristiche. «Se da un lato possiamo dire che lo stock di questi immobili non è esaurito in Toscana, dall’altro occorre riconoscere che nella maggior parte dei casi sono da ristrutturare integralmente, oltre che da arredare e decorare», sottolinea Baccini. «Il che non piace ai compratori stranieri, poco propensi a imbarcarsi in pesanti lavori di riqualificazione sia per la barriera linguistica sia per la complessità della nostra burocrazia e per la lunghezza dei tempi richiesti. Inoltre, sono molto esigenti: richiedono camere di grandi dimensioni, numero congruo di bagni, letti king size, cucine super attrezzate e altro ancora. Tutto ciò restringe considerevolmente il numero di opzioni disponibili sul mercato».
Per fortuna, in questo periodo storico, casali e ville restano nelle mani di una famiglia, soprattutto se straniera, generalmente per una decina d’anni, poi passano di mano: «Sono proprio questi passaggi di proprietà a immettere sul mercato gli immobili più interessanti e, se si è alla ricerca di un bene di questo genere, occorre approfittare delle eventuali occasioni il più rapidamente possibile. I clienti desiderano asset liquidi», osserva Deghè.
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«Posizione di prestigio, condizioni eccellenti, rarità del bene e documentazione ineccepibile sono fondamentali per concludere una compravendita con soddisfazione di entrambe le parti».
E una volta che in Toscana e in Umbria non ci sarà proprio più nulla da comprare, che cosa succederà? «Il mercato USA tende a concentrarsi sulle zone italiane già note, ma stanno distinguendosi anche parti della Puglia, specialmente il Salento, e della Sicilia», conclude Alessandro Deghè.
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«Dovessi fare una previsione per i prossimi cinque anni, scommetterei sulle Langhe piemontesi: qui il paesaggio è bellissimo e si contano numerose aziende vitivinicole rinomate. Poiché i valori di mercato sono più bassi rispetto a quelli di regioni più famose, si potrebbero ancora concludere buoni affari. Speriamo che gli italiani, per primi, se ne accorgano e rispondano all’appello. Altrimenti, ne beneficeranno altri compratori: gente proveniente dagli Emirati Arabi Uniti, attualmente più presenti sul mercato immobiliare di lusso italiano, asiatici e indiani». (Riproduzione riservata)
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