Fulvio Speranza, la rivoluzione digitale una grande passione,la stampante 3D la sfida


Si dice che la rivoluzione digitale ha coinvolto in maniera totalizzante ogni aspetto della nostra vita quotidiana: tempo libero, istruzione, lavoro, interazioni sociali. Come possiamo interpretare questo passaggio così rapido al digitale? 

Incontriamo Fulvio Speranza. Un testimone, da Viterbo, della rivoluzione digitale globale, tecnico informatico viterbese di 59 anni. Un professionista IT che, muovendo i primi passi in modo quasi pioneristico tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, ha attraversato le epoche dei grandi mainframe, delle prime connessioni analogiche e della transizione al cloud, maturando oggi una profonda prospettiva su come la tecnologia abbia ridisegnato la nostra quotidianità e i modelli di lavoro.
Spesso si pensa all’informatica come ad un settore per giovanissimi, ma la vera esperienza appartiene a chi ha visto nascere il web.
Troviamo Fulvio nel suo studio-laboratorio, uno spazio grande, che, lontano dal cliché del
“nerd” disordinato e immerso nel caos, si rivela come un ecosistema perfettamente
ordinato e organizzato, ma traboccante di oggetti, alcuni già realizzati, altri da ultimare,
progetti da sviluppare, come un tempio della produttività dove esiste un angolo dedicato
al futuro: le stampanti 3D collegate ad un potente computer.

Proviamo a fare un salto indietro nel tempo.Com’è nata la Sua passione per
l’informatica in un’epoca in cui Lei era un giovane ragazzo e  i computer erano
oggetti misteriosi ad uso di pochi?
Tutto è iniziato a Natale del 1983, quando a sedici anni ricevetti in regalo un home
computer Texas Instruments TI-99/4A. Più che a giocarci, iniziai subito a
programmare in BASIC e me ne appassionai a tal punto che, tornato da scuola,
frequentavo l’Istituto per Geometri, scrivevo programmi sugli argomenti delle materie
tecniche.Ricordo ancora quello per la verifica dei muri di sostegno dopo le lezioni di Tecnologia delle costruzioni. Ammetto che già a quel punto avevo capito che l’informatica mi appassionava più della scuola stessa e non mi vergogno ad ammettere che i risultati
scolastici erano enormemente inferiori a quelli della mia crescita informatica.
Il pomeriggio andavo negli uffici di mio cugino che si occupava di computer e software:
da lì l’informatica è diventata una scelta professionale.

Qual è stato il suo percorso ?
Ho cominciato a lavorare come tecnico per alcune società, poi nel ’92 ho scelto la libera
professione. Alla Camera di Commercio sono stato registrato come “artigiano”, perché
all’epoca, dovendo aprire la partita Iva,  non sapevano  come inquadrarmi. Allora il tecnico informatico era una figura ancora non definita. Tutto questo mi pareva strano poi la situazione si è evoluta, oggi quella parte manuale del lavoro, si è ridotta tantissimo. E’ difficile che nel mio laboratorio apra un pc per ripararlo. Il mio lavoro è direzionato  sulla consulenza: reti, connessioni, per risolvere i problemi di tipo sistemistico.

Di cosa si occupa esattamente?
Essendo un consulente informatico mi occupo anche di assistenza tecnica.
Lavoro anche per chi vende i computer, mi occupo della configurazione e dell’istallazione. Non mi occupo di siti web, la parte di gestione dei social è curata da mia figlia Eleonora, esperta in comunicazione.
Si percepisce da ciò che esprime un mix di competenza e passione. Cosa tiene viva dopo tanti anni di esperienza, la forte  curiosità e il legame profondo con il Suo lavoro?
Amando ciò che faccio, continuo a vivere il lavoro come una sfida stimolante.
Ho la fortuna di svolgere  una professione che coincide con la mia passione, ma i grandi
amori, si sa, hanno sempre una doppia faccia; ti riempiono la vita, ma proprio per
questo non ti lasciano mai andare e la mente non si ferma mai.

Qualcosa bolle in pentola?
Da un anno a questa parte, ho ritrovato la parte dell’artigiano che è in me e il senso di questa definizione, che nel ’92 mi aveva lascito un pò perplesso.

Quale è stata la illuminazione?
Ho ritrovato probabilmente nei tempi maturi la parte manuale del mio lavoro riportandomi indietro nel tempo grazie alla stampa 3D.

Si spieghi meglio
E’ un’ opportunità incredibile perché c’è dentro l’informatica, la modellazione 3D, la
creatività e tutto il lavoro dell’artigiano perchè bisogna conoscere tutti i materiali, come
devono essere utilizzati, ad esempio la temperatura in cui avviene la fusione, i parametri di stampa, poi segue tutta la parte manuale di ripulitura e assemblamento delle varie parti dell’oggetto riscoprendo  quella manualità che permette di creare pezzi unici e reali.
In buona sostanza è’ l’unione della parte tecnologica-digitale con quella manuale ciò che mi appassiona profondamente.
Che tipo di strumento rappresenta oggi la stampante 3D?
Oggi la stampante 3D è uno strumento di produttività; oltre ad oggetti artistici
e quotidiani è applicato in tantissime realtà, dall’alimentazione, alla medicina.Le sfide del futuro includono la sostenibilità dei materiali, l’ottimizzazione dei processi di produzione e l’integrazione della stampa 3D nell’industria 4.0. Inoltre, la ricerca continua sulla stampa 3D a livello molecolare potrebbe aprire nuove possibilità per la creazione di materiali completamente nuovi.

Il progetto viene creato al computer?
Si, ci sono dei programmi di modellazione 3D. I tipi di programma sono due, uno col
quale si crea il progetto e poi lo slicer (dall’inglese slice, fetta, software che suddivide il
file tridimensionale in strati orizzontali sottilissimi) che importa il modello e lo
trasferisce alla stampante.
Qual è stato il primissimo lavoro e cosa le piace creare oggi im 3D?
Il primo oggetto fu un busto, ormai dieci anni fa, realizzato con mezzi “preistorici” perché le stampanti 3D di dieci anni fa erano estremamente più complicate da utilizzare.
I miei sono oggetti di uso quotidiano, mensole, utensili di vario tipo che possono essere
utili nella vita di tutti i giorni e oggetti artistici, decorazioni per la casa, lampade,
miniature usate per il diorama, spesso dando una nuova vita a vecchi scarti, ad
esempio un freno della mia mountain bike è diventato un orologio. Sono molto contento
quando posso riciclare e ridurre gli sprechi.
Il mercato è interessato a questa produzione artistica?
Si, c’è senz’altro un interesse, anche se questa attività per me non è la fonte pricipale
dei miei guadagni. Fino a qualche anno fa, avevo addirittura smesso per le difficoltà che
si incontravano. Oggi i modelli 3D si caricano su un sito, Maker World, dove è
possibile inviare e scaricare gratuitamente i progetti che interessano ed alcuni di questi possono essere venduti in seguito all’acquisto di una licenza commerciale.
Che tipo di materiale usa per realizzare le sue produzioni?
Uso materiale biodegradabile come il PLA, l’acido polilattico e il PETG, lo stesso materiale usato con cui sono fatte le bottiglie di plastica.
Come vede il futuro dell’informatica da qui a breve?

E’ molto difficile rispondere a questa domanda perché l’evoluzione in questo campo corre veloce. Di sicuro è una realtà che ormai fa parte della nostra vita quotidiana,
molto diffusa e l’intelligenza artificiale sta entrando di forza in tutti i sistemi operativi degli strumenti digitali. Per la  3D l’abbassarsi dei costi ne incrementerà la diffusione.

La stampante 3D dialogando con l’intelligenza artificiale Le offre concretamente l’ottimizzazione di tempo e materiale?
L’Intelligenza artificiale è veramente rivoluzionaria, se usata con rispetto ed intelligenza
è certamente un aiuto di cui mi avvalgo nel mio lavoro.
Dialogandoci, riesco a creare un modello, mi aiuta nella modellazione e nella
risoluzione dei problemi di stampa, è un assistente che lavora con me.

Quale messaggio rivolgerebbe ai giovani  che sognano di lavorare nell’informatica?
Di studiare. La formazione continua è necessaria per non rimanere indietro, ma credo che chi sogna di lavorare nell’informatica nutra una grande passione che è il motore di tutto.
Dopo quarantatré anni il mio lavoro continua a cambiare, gli strumenti si trasformano,
ne nascono di nuovi.L’innovazione tecnologica emerge come una forza trainante che rimodella profondamente le strutture sociali e le interazioni umane.

La visione del suo lavoro oggi?

Dopo quarantatré anni il mio lavoro è in continuo mutamento, gli strumenti si trasformano,
ne nascono di nuovi …Basta guardare cosa sta succedendo con l’intelligenza artificiale.L’innovazione tecnologica emerge come una forza trainante che rimodella profondamente le strutture sociali e le interazioni umane. La mia attività la conduco singolarmente. Facendo ricerca, non si finisce mai di imparare, abbiamo tutte le informazioni a portata di mano, l’aspetto più importante è  cercarle nel modo giusto .




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