Sempre più annunci su Airbnb, sempre più abitazioni destinate agli affitti brevi. Ma a crescere non è soltanto l’offerta: a cambiare è anche chi la gestisce. In Sardegna, quasi sette annunci su dieci fanno capo a host che pubblicano più di un alloggio. Un dato che ridimensiona l’immagine del proprietario che affitta la seconda casa per arrotondare e racconta un mercato sempre più concentrato nelle mani di chi gestisce più immobili. Nell’agosto 2026 gli annunci sulla piattaforma erano 44.918, l’11,8% in più rispetto allo stesso mese del 2025: una crescita ben superiore alla media nazionale. E mentre le località turistiche attirano una quota crescente della domanda, il tema degli affitti brevi si intreccia con quello dell’accesso alla casa per chi vive e lavora nell’Isola.
A certificare questa situazione è il rapporto “Turismo e shadow economy – ottobre 2026” realizzato dal Centro studi Federalberghi sulla base delle elaborazioni di Incipit Consulting e Inside Airbnb secondo cui la Sardegna si conferma una delle principali regioni italiane per presenza di alloggi turistici pubblicati su Airbnb. Ad agosto 2026 erano attivi 44.918 annunci, il sesto dato più alto del Paese dopo Toscana, Lombardia, Sicilia, Lazio e Puglia. Rispetto ad agosto 2025 la crescita è stata dell’11,8%, ben superiore alla media nazionale del 7,2%.
Il confronto con le altre regioni italiane
Nel panorama nazionale, la Sardegna si colloca al sesto posto per numero di annunci Airbnb, con 44.918 alloggi pubblicati nell’agosto 2026. Davanti all’Isola si trovano Toscana (72.771 annunci), Lombardia (66.619), Sicilia (57.335), Lazio (51.871) e Puglia (49.634). Alle sue spalle figurano invece Veneto (39.823) e Campania (38.406), mentre in fondo alla graduatoria si trovano Basilicata (2.625 annunci) e Molise, ultimo con 1.377 alloggi. Se si osserva la dinamica dell’ultimo anno, la Sardegna registra una crescita dell’11,8%, superiore alla media italiana. Incrementi più elevati si registrano soltanto in Friuli-Venezia Giulia (+21,5%) e Alto Adige (+19,9%), mentre regioni come Sicilia (+0,8%), Puglia (+1,2%) e Lazio (+1,7%) mostrano un’espansione molto più contenuta. La densità degli annunci nell’Isola è pari a 1,86 alloggi per chilometro quadrato, un valore vicino alla media nazionale di 1,90 ma lontano dai livelli della Liguria, che con 5,34 annunci per chilometro quadrato rappresenta la regione italiana con la maggiore concentrazione di offerte Airbnb.
Non solo turismo: il tema è ormai quello della casa
Ma il fenomeno degli affitti brevi rappresenta soltanto una parte di un quadro abitativo molto più ampio. E se ai dati del dossier Federalberghi si aggiungono quelli presentati oggi a Olbia da Confartigianato Sardegna e Nomisma sulla condizione dell’abitare nell’Isola, il quadro appare ancora più critico. Secondo lo studio, la Sardegna vive una crescente frattura territoriale tra aree costiere, dove domanda immobiliare e prezzi continuano a crescere, e aree interne caratterizzate da spopolamento e patrimonio abitativo inutilizzato. Su oltre un milione di abitazioni presenti nell’Isola, circa 320mila risultano non occupate o destinate agli affitti brevi, pari al 30,4% del totale. Di queste, circa 51mila abitazioni sono utilizzate per locazioni turistiche, mentre in molti territori interni la quota delle case disabitate supera il 50%.
Lo studio evidenzia inoltre una forte concentrazione della domanda immobiliare nelle aree costiere: l’80% delle compravendite regionali si concentra lungo i litorali e la sola Gallura assorbe il 21,7% delle transazioni effettuate in Sardegna. Un dato che si sovrappone in parte alla mappa degli affitti brevi e che conferma la crescente pressione abitativa nelle principali località turistiche. Un ulteriore elemento riguarda la qualità del patrimonio edilizio esistente. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato Sardegna, delle oltre 700mila abitazioni occupate nell’Isola, 442.700, pari al 61,3%, sono state costruite prima del 1980, evidenziando la necessità di interventi di recupero, efficientamento energetico e rigenerazione urbana. “La casa deve tornare ad essere un fattore di coesione sociale e di sviluppo diffuso”, ha dichiarato il presidente di Confartigianato Sardegna, Giacomo Meloni, chiedendo politiche differenziate per rispondere alle esigenze di territori che presentano problemi opposti: da una parte la scarsità di alloggi accessibili, dall’altra migliaia di immobili inutilizzati.
Olbia guida la classifica, Cagliari seconda
La geografia degli affitti brevi sardi è dominata dalle località turistiche del nord-est dell’Isola e dai principali centri urbani. La classifica regionale vede al primo posto Olbia con 3.718 annunci, seguita da Cagliari con 2.802 e Alghero con 2.769. Seguono San Teodoro (1.839), Arzachena (1.806), Villasimius (1.493), Quartu Sant’Elena (1.419), Budoni (1.346), Santa Teresa Gallura (1.287) e Orosei (1.121). Due comuni sardi compaiono anche tra i primi venti d’Italia per numero di annunci: Olbia è quindicesima a livello nazionale mentre Cagliari è sedicesima. Poco distante si colloca anche Alghero, con 2.769 alloggi pubblicati sulla piattaforma.
Prevalgono gli appartamenti interi
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la tipologia degli immobili offerti. In Sardegna 38.784 annunci, pari all’86,3% del totale, riguardano interi appartamenti o abitazioni, mentre una quota molto ridotta è rappresentata da stanze o porzioni di immobile. Si tratta di una percentuale superiore alla media nazionale, dove gli appartamenti interi rappresentano l’81,8% degli annunci presenti sulla piattaforma.
Oltre due annunci su tre fanno capo a gestori multiproprietà
Il rapporto evidenzia inoltre una forte concentrazione dell’offerta. Secondo Federalberghi, 29.890 annunci sardi, pari al 66,5% del totale, sono pubblicati da host che gestiscono più di un alloggio. Il dato è sostanzialmente allineato alla media italiana del 67,5% e viene utilizzato dagli autori dello studio per sostenere che il fenomeno sia sempre meno riconducibile alla condivisione occasionale dell’abitazione e sempre più a un’attività imprenditoriale strutturata.
Metà degli alloggi è disponibile per oltre sei mesi l’anno
Secondo l’indagine, 22.861 annunci, pari al 50,9%, riguardano immobili disponibili per più di sei mesi all’anno. Anche questo elemento viene letto come indicatore di una presenza stabile sul mercato turistico e non di una semplice integrazione del reddito familiare attraverso locazioni occasionali.
Oltre 5.600 annunci senza Cin
Un altro dato che emerge riguarda il Codice identificativo nazionale (Cin), obbligatorio negli annunci turistici. In Sardegna risultano 5.646 annunci privi di Cin, pari al 12,6% del totale. Si tratta di una quota inferiore alla media nazionale del 14,7%, ma comunque significativa in termini assoluti. A livello italiano gli annunci senza Cin sono oltre 84mila.
Un fenomeno che intreccia turismo e accesso alla casa
La distribuzione geografica degli annunci conferma la centralità delle aree a maggiore vocazione turistica. Olbia, Arzachena, San Teodoro, Budoni, Santa Teresa Gallura e Villasimius concentrano da sole oltre 11.400 annunci, ai quali si aggiungono i numeri di Alghero, Orosei e Cagliari. Letti insieme, i dati di Federalberghi e quelli presentati da Confartigianato Sardegna delineano uno scenario più ampio rispetto al solo fenomeno degli affitti brevi. Da una parte cresce l’offerta destinata al turismo e si rafforza la domanda immobiliare nelle aree costiere; dall’altra l’Isola continua a registrare migliaia di abitazioni vuote e un patrimonio edilizio spesso datato, soprattutto nei territori interni. Un equilibrio sempre più delicato che mette al centro il tema dell’accessibilità della casa per residenti, lavoratori e studenti e quello della rigenerazione del patrimonio esistente.
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