Colao sul palco di Disclaimer: «Con l’Ai tutti avremo un motore potentissimo. Ma ci vogliono senso critico e senso emotivo»


di
Eleonora Chioda

All’Università di Brescia la giornata si apre con Riccardo Luna che ricorda Annibale D’Elia, l’innovatore di «Bollenti Spiriti» morto martedì. Poi Vittorio Colao, i progetti dell’ateneo, l’eroe della pandemia Cristian Fracassi e il master in Ai

«Annibale sul palco non sbaglia una frase. Dice per esempio: “Smettiamola di pensare a cosa possiamo fare per i giovani. Pensiamo piuttosto a cosa i giovani possono fare per noi”. Lui ha 40 anni e mentre lo ascoltavo, una mattina di luglio, all’università di Bari, pensavo che le cose cambiano, per fortuna. A volte dove meno te lo aspetti». Riccardo Luna apre la tappa di Disclaimer all’Università di Brescia con un viaggio nel tempo. È commosso, rilegge l’editoriale che aveva scritto per Wired nell’estate del 2009. Annibale è Annibale D’Elia: «un grande innovatore, un innovatore sociale». Direttore del dipartimento cultura, istruzione, turismo e diritti civili della regione Puglia, è mancato ieri, martedì 20 ottobre, a 56 anni, in un incidente in moto a Bari. E tutto il mondo dell’innovazione lo sta piangendo. 

Suo, era quel bellissimo programma chiamato Bollenti Spiriti. «Un giorno, qualche anno fa, dieci ragazzi rispondono al bando di un assessore coraggioso. Non si conoscono fra loro ma hanno in comune i “bollenti spiriti”, sono la lava del vulcano. Hanno una etica hacker, nel vero senso della parola: credono nella potenza della Rete, nella condivisione della conoscenza, nel valore della partecipazione. Credono soprattutto che se vuoi far partecipare qualcuno a qualcosa, devi per prima cosa prendere parte a questa cosa, metterci del tuo. […] C’era una regione che doveva essere la California d’Italia e invece voleva solo diventare la Puglia. E lì c’è una località che vide passare la storia, Canne della Battaglia. Sono passati oltre duemila anni. Anche stavolta Annibale ha vinto». 




















































D’Elia aveva lavorato anche a Milano, poi quest’estate era tornato in Puglia. «Questa giornata di Disclaimer è dedicata a lui». In sala, il silenzio. Poi un lungo applauso. 

Dopo i saluti del rettore Francesco Castelli, medico infettivologo, che ha ricordato come la responsabilità di una decisione medica resti del medico e non della macchina, Luna ha dialogato con Vittorio Colao, ex ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale e oggi vice chairman Emea di General Atlantic. «Tutti con l’AI avremo un motore potentissimo, un motore a 3.000 cilindri. Ma per guidare bene ci vuole lo sterzo, e lo sterzo è la capacità critica. E poi le gomme, che sono le capacità relazionali, di capire il contesto, capire le persone attorno a te, perché è quello che la macchina non fa». Del resto, come fonte di conoscenza, l’AI «è potentissima, non possiamo far finta che non lo sia, e chi dice di poterne fare a meno è destinato prima o poi a dover cambiare idea». Ma la vera domanda è un’altra: «Come facciamo a mantenere il ruolo dell’umano e anche la capacità di innovare, di essere critici, di uscire dal seminato, di fronte a uno strumento così potente?». 

Poi lo sguardo si allarga al mondo. Il 29 settembre, ricorda Riccardo Luna, sul prato della Casa Bianca i leader delle aziende dell’intelligenza artificiale hanno firmato con Donald Trump un impegno volontario: in sostanza, fidatevi di noi. Ci possiamo fidare? «Non voglio commentare specificamente Anthropic o nessuno degli altri» risponde Colao. «Io penso che gli Stati hanno il dovere di garantire l’incolumità, il benessere e la sicurezza dei loro cittadini. Io non sono in grado di dire se veramente l’AI può distruggere l’umanità ma mi fido di chi, come Demis Hassabis e lo stesso Bill Gates, invita alla prudenza».

 Il problema è la corsa tra Stati Uniti e Cina. «È una gara che nessuno vuole perdere. Così prevale la logica del «no regole, autoregoliamoci, ma andiamo comunque a 300 all’ora. E, con la prima tecnologia che autoapprende, controllare è delicato». Per questo, Colao ama la proposta di Hassabis di un accordo mondiale di cooperazione, sul modello del nucleare: «Se poi riuscissimo a far cooperare americani e cinesi, non sarebbe male». 

E l’Europa? Il World Wide Web è nato qui, ricorda Luna, eppure è diventato un grande mercato americano: qualcosa è andato storto. Oggi si parla tanto di sovranità tecnologica. Colao parte dalla parola “sovranità” «Quando ero al governo non l’ho mai usata, preferisco autonoma. La sovranità ha un concetto di “ho tutto io, non ho bisogno di nessuno” e non è esattamente quello che a me piace. Autonomia invece è un concetto “in cui io dipendo da te, tu dipendi da lui, e tutti assieme siamo in qualche modo cooperanti”». Il conto per l’Europa è salato. «Abbiamo perso 25 anni. Perché? Abbiamo ottime università, ma non orientate a sviluppare l’innovazione. Abbiamo ottimi inventori ma non ottimi innovatori». E più dei soldi è mancata la scala: «Una ragazza che apre una piccola azienda nel Wyoming ha davanti come mercato gli Stati Uniti, 350 milioni di persone, chi la apre a Brescia no. Così l’Europa resta in mezzo, tra la Cina e l’America. Però non è che possiamo dire les jeux sont faits, ci fermiamo qua. Bisogna chiedere agli Stati membri, di piantarla di continuare a difendere gli orticelli. Dovremmo dire loro di guardare al bellissimo parco che si chiama Europa. Altrimenti continueremo per altri 40 anni a non contare niente». 

Sulle regole, Colao è netto. Promuove il Digital Services Act: «Online ognuno deve essere responsabile di quello che fa. È il minimo del convivere civile». Boccia invece per complessità il Gdpr, «è una regolazione sovradisegnata, che va semplificata», e l’AI Act, «molto complicato, soprattutto per le applicazioni ad alto rischio» La sua ricetta: «Ragioniamo sulle cose senza ideologia e abbiamo il coraggio di sperimentare». Salvaguardiamo ambiente, cultura e bellezze artistiche, ma non «leggi scritte 35-40 anni fa per altri mondi» 

Infine i ragazzi, divisi tra speranza e paura. «Sanno che l’AI li renderà più forti, se sapranno sviluppare capacità critica ed emotiva, lo sterzo e le gomme. Ma vedono un rischio per il lavoro e gli stipendi. La responsabilità è delle aziende, degli adulti, delle istituzioni: offrire lavoro, dare loro contratti, possibilità di fare impresa. In America, invece, aiutare i più giovani è motivo di orgoglio. Si dice «he is a good kid». «Anche il cosiddetto 28° regime, il quadro unico europeo per le imprese innovative proposto nei rapporti Letta e Draghi, rischia di arenarsi tra notai, controlli e veti nazionali». Bisogna avere pazienza?, chiede Luna. «Pazienza no, ottimismo sì». 

I progetti dell’Università

Dopo Colao, la tavola rotonda con Giuseppe Santonato, chief AI officer di EY Italia, e i docenti dell’ateneo Anna Richelli, Francesca Sgobbi e Alberto Signoroni, che hanno raccontato i progetti di intelligenza artificiale dell’Università di Brescia. «Nell’era dell’AI il vero vantaggio competitivo è la fiducia, e senza sicurezza la fiducia non esiste. Sicurezza e fiducia non sono un accessorio nella trasformazione digitale: sono ciò che converte l’adozione dell’AI in valore reale e duraturo» commenta Santonato. 

«Ho perso soldi, chili e soci ma la soddisfazione di fare cose con un impatto è impagabile» Poi è arrivato Cristian Fracassi, che qui anni fa si è laureato. Se il suo nome vi dice qualcosa è perché durante la pandemia il suo ingegno ha fatto il giro del mondo. È l’ingegnere che a marzo 2020 ha trasformato le maschere da snorkeling in dispositivi per respirare, grazie a una valvola stampata in 3D. Il file per stamparla è stato scaricato oltre 2 milioni di volte, e la sua storia l’hanno raccontata i media di tutto il mondo, dal New York Times alla Bbc. Quarantadue anni, laureato in Ingegneria edile all’Università di Brescia, un dottorato in Ingegneria dei materiali, più di 60 brevetti, è stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica e ha vinto il Compasso d’Oro. Ma quella stagione ha avuto anche un prezzo. «Ho dedicato la mia azienda all’etica, non all’economia. Ho dovuto liquidare i miei soci, ho affrontato cause, ho ricevuto lettere dal ministero, ha perso dieci chili e un sacco di soldi. E a un certo punto mi sono detto: mai più progetti benefici. Ma non potevo tirarmi indietro: ho la capacità di fare le cose e le ho fatte. Ci ho messo sei mesi a digerire tutto. Poi sono ripartito. Proprio da qui. Ho fatto 491 eventi e tante persone sono venute ad abbracciarmi perché erano vive grazie a quell’invenzione. È in quegli abbracci che ho capito quello che volevo fare: non più progetti fini a se stessi, ma tecnologie con un impatto sulle persone o sull’ambiente». Oggi ha una nuova società, una srl «più simile a una non profi», che lavora a progetti con un impatto. Ha creato Monnalisa: una cabina intelligente di tre metri per tre che fa dialogare tecnologie diverse e permette di fare più di 300 esami in 15 minuti. Il suo sogno è aprire nuove cliniche e cancellare le liste d’attesa. «La prima cabina è stata installata in questi giorni nell’ospedale più grande d’Italia». 

A chiudere la giornata, Nicoletta Cusano, docente di Filosofia teoretica e direttrice del master IAMI, «Intelligenza Artificiale, Mente, Impresa», insieme a Elisa Zambito Marsala di Intesa Sanpaolo. Per Cusano l’intelligenza artificiale pone un dilemma che è prima di tutto filosofico: «Vogliamo aumentare la potenza e perdiamo il controllo, o aumentiamo il controllo e perdiamo la potenza? Più l’AI è potente, meno la controlli e meno la capisci. Tutti i problemi di etica hanno qui le loro radici…». Nel 2009 Luna aveva descritto Bollenti Spiriti come «una porta che si apre in una stanza chiusa». È quello che, nel giorno dedicato ad Annibale D’Elia, Disclaimer ha provato a fare con l’intelligenza artificiale.


21 ottobre 2026 ( modifica il 21 ottobre 2026 | 20:03)


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